I Crocifissi di Giambologna: Arte, Devozione e Produzione nelle Botteghe Medicee

L'Arte di Giambologna: Prolificità e Successo di un Maestro Fiammingo-Italiano

Il presente crocifisso, di buona qualità e fine esecuzione, è avvicinabile a una serie di opere analoghe, eseguite durante gli ultimi decenni del secolo XVI e attribuibili a Giambologna, al secolo Jean De Boulogne (1529-1608).

Questo artista, scultore alla corte dei Medici, creò un numero considerevole di crocifissi, distinguendo tra due tipologie principali: il "Cristo vivo", più rara, e il "Cristo morto", più comune. Tali manufatti incontrarono molto successo, soprattutto alla corte medicea. Si sa ad esempio che Cosimo II ne regalò un esemplare in argento al duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga, mentre un'altra croce fu inviata nel 1578 a Roma al cardinale Ferdinando de' Medici. La studiosa Dhanens dà notizia di diciassette crocifissi scolpiti da Giambologna, di cui sette sono identificabili.

Nel corso della sua vita, all'interno della sua prolifica bottega, che non mancava di giovani e volenterosi apprendisti scultori, Giambologna produsse una quantità considerevole di bronzi e bronzetti. Questi bronzetti erano vere e proprie repliche in serie che, dato il gran successo e la notorietà dell'artista, venivano venduti alle corti imperiali di tutta Europa. Il modello dei suoi crocifissi fu ulteriormente diffuso anche dagli allievi dello scultore, tra cui Pietro Tacca e Antonio Susini.

Esemplari Significativi e Collezioni

Il Crocifisso del Museo Nazionale del Bargello e Opere Affini

Un esemplare specifico, proveniente dalla collezione di Augusto Sezenne, fu acquistato dal Museo Nazionale del Bargello e nel 1947 fu ceduto in deposito alla Prefettura di Firenze. Questo crocifisso è particolarmente vicino al "Cristo morto" del convento di Santa Maria degli Angioli, a quello del convento di San Marco e a quello conservato nel convento del Palazzo Apostolico di Loreto, tutte opere attribuite al Giambologna.

La Croce d'Altare di Bergamo: Dettagli e Attribuzione

Una pregevole croce d'altare, attribuita a Giambologna o alla sua bottega (1529/1608), è conservata a Bergamo presso la Fondazione Adriano Bernareggi - Museo Adriano Bernareggi, parte del Museo e Tesoro della Cattedrale. Questa croce si presenta come un esemplare di croce latina, con un crocifisso a tutto tondo nel tipico stile "patiens".

Il Cristo crocifisso è rappresentato nella sua morte, con la testa coronata di spine e chinata sulla spalla destra. La bocca è leggermente aperta, mentre gli occhi sono chiusi. Il corpo snodato e slanciato è avvolto da un perizoma che pende graziosamente dal fianco destro. Le ginocchia sono unite mentre i piedi si sovrappongono. Il crocifisso stesso è fissato saldamente alla croce attraverso l'uso di tre piccoli chiodi. In cima alla croce, vi è un cartiglio con il titolo, delicatamente curvato verso il basso.

Croce d'altare in stile

Quest'opera è menzionata in vari inventari, con la descrizione più dettagliata proveniente dall'inventario della Deputazione Ecclesiastica del 1818, che la cataloga come un crocifisso d'argento con una targa simile, con un peso di nove libbre e sei once.

Processo Creativo e Tecniche di Produzione

Le Botteghe Granducali e la Manifattura in Argento

I crocifissi creati da Giambologna spesso derivavano da un modello originale ideato dal grande scultore. Questi venivano poi fusi e rifiniti all'interno delle botteghe granducali, talvolta con la diretta supervisione di Giambologna stesso. Tuttavia, va notato che l'artista non era direttamente coinvolto in tutte le fasi di produzione, spesso affidando la rifinitura al suo collaboratore Antonio Susini.

Il pregiato materiale utilizzato, l'argento di alta qualità, e l'attenzione meticolosa ai dettagli suggeriscono che l'orafo coinvolto potrebbe essere stato affiliato alle botteghe granducali, molto probabilmente di origine italiana. Questo è evidenziato dal modellato morbido e quasi "impressionistico" dei capelli, trattati con un tocco naturalistico che richiama l'opera dell'"Appennino" di Pratolino.

Nei documenti della Guardaroba Medicea sono presenti i nomi di vari orafi che, a partire dal 1595 e per i primi anni del secolo successivo, realizzarono crocifissi d'argento basati sui disegni di Giambologna. La rarità degli oggetti d'argenteria fiorentina di quel periodo rende prudente astenersi dall'attribuire questo crocifisso a un maestro specifico. Tuttavia, è evidente una somiglianza notevole tra questo crocifisso e quello presente nella Chiesa di Sant'Egidio a Firenze, soprattutto per quanto riguarda l'incisività con cui sono delineati i contorni delle palpebre e delle sopracciglia. Questa freschezza nel modellato distingue nettamente questo crocifisso dai tipici lavori di Susini, che solitamente si caratterizzano per una finitura cesellata ottenuta tramite un lungo e laborioso processo.

Confronto tra due crocifissi di Giambologna, evidenziando dettagli scultorei

Riguardo alla committenza di quest'opera, la presenza dello stemma degli Uguccioni sulla base della croce (purtroppo scomparso) suggerisce che l'oggetto potrebbe provenire da una delle numerose cappelle gentilizie che un tempo arricchivano la chiesa di Sant'Egidio, oppure potrebbe essere stato un lascito da parte di un prelato con quel cognome.

Il Crocifisso della Santissima Annunziata: Spiritualità e Posizionamento

Il Crocifisso della Chiesa della Santissima Annunziata a Firenze fu eseguito per la cappella che doveva ospitare la tomba dello scultore e degli altri artisti fiamminghi morti in città. Si tratta di un Crocifisso del tipo del Cristo morto, con la testa reclinata e gli occhi chiusi. Nel marzo 2016, questa croce è stata ricollocata dinanzi all’altare principale al centro della navata, posizione che aveva occupato per più di 200 anni fino al 1819. Adesso è di nuovo posta fra i sacrifici dell’antica e della nuova Alleanza, rappresentati sugli altari laterali.

Interno della Basilica della Santissima Annunziata con il crocifisso di Giambologna al centro

La navata della chiesa dispone di un chiaro asse centrale che guida dal Pantocratore bambino, al di sotto della galleria, fino al Re dell’universo che torna alla fine dei tempi, situato sulla sommità dell’altare maggiore. Quest’asse simboleggia il cammino della vita e della passione di Gesù, un percorso che raggiunge la gloria attraverso la croce. Il Crocifisso, un’opera dell’artista fiammingo-italiano Jean de Boulogne, detto Giambologna, centra l’intero spazio della chiesa. Quest’unica scultura di bronzo è stata realizzata secondo l’ideale di bellezza vigente nell’epoca del Rinascimento.

Le mani e i piedi del Crocifisso sono inchiodati sulla croce, ma il suo corpo si mostra illeso e bello, senza difetto. Si tratta della visione credente di una realtà interiore che rivela nel paradosso del Martirizzato l’amore di Dio: un amore che trasforma tutto. Questo corpo preannunzia ciò che vuol dire “risurrezione della carne” e ci ricorda che in ogni eucaristia, il Risorto raduna i suoi al sacro convito. La comunità celebra la presenza del Signore, colui che guida verso l’unità, che rafforza la fede e che dona un futuro anche al di là della morte.

Maria Maddalena e il Contesto Spirituale

Ai piedi della croce, in ginocchio, troviamo Maria Maddalena. La sua scultura fu realizzata dal tedesco Hans Reichle, discepolo (o maestro) di Giambologna. La Maddalena è simbolo dell’anima credente, bisognosa di redenzione. Con sguardo fervente e pieno di dolore, cerca il volto di Gesù: è da un tale intimo affetto con Cristo che vive la fede cristiana. Gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio non vogliono condurre a nient’altro che questo. L’architettura di San Michele, con tutte le opere d’arte presenti nella chiesa, è permeata da questo spirito.

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