Il dibattito sulla paternità di Dio e l'interconfessionalità nel Pontificato di Papa Francesco

Il Contesto: Il Martirio e il Richiamo alla Fratellanza

In un momento di crescente tensione interreligiosa, Papa Francesco ha espresso un desiderio profondo per la coesistenza pacifica e il rifiuto della violenza in nome della fede. In un'omelia tenuta il 14 settembre 2016 presso la Cappella della Casa Santa Marta, nella festa dell’Esaltazione della Croce, il Pontefice ha affermato: «Quanto sarebbe bene che tutte le confessioni religiose dicessero: “Uccidere in nome di Dio è satanico.”»

Questo pronunciamento è stato fatto in ricordo di Padre Jacques Hamel, martire assassinato in Francia mentre celebrava la Messa. Papa Francesco ha sottolineato come la sua figura si inserisca in una lunga catena di martiri cristiani, che oggi, a suo dire, sono «più martiri cristiani che non ai primi tempi». Cristiani vengono «assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù Cristo». Questa crudeltà che chiede l’apostasia, ha detto il Papa, «è satanica».

Foto di Papa Francesco con un'immagine di Padre Jacques Hamel

Il Pontefice ha ricordato che Padre Jacques Hamel, «uomo buono, mite, di fratellanza, che sempre cercava di fare la pace, è stato assassinato come se fosse un criminale». Nel momento della tragedia, nonostante le coltellate, Padre Jacques non ha perso la lucidità di accusare e dire chiaramente il nome dell’assassino, dicendo: “Vattene, Satana!”.

Il vescovo di Rouen, Dominique Lebrun, ha confermato che Padre Jacques è «beato adesso», dopo che Papa Francesco stesso aveva suggerito di mettere la foto del sacerdote sull'altare, dando il permesso di considerarlo beato. Il vescovo Lebrun ha anche precisato, riguardo al rischio che le parole del Papa "uccidere in nome di Dio è satanico" potessero essere confuse come un esplicito riferimento all'Islam, che «gli assassini hanno accettato l’influenza del diavolo, di Satana. Gli assassini. È solo questo.»

La Misericordia come Architrave del Pontificato

Il tema della misericordia è centrale nel pontificato di Papa Francesco. L'Anno Santo della Misericordia (2015-2016), indetto con la bolla «Misericordiae vultus», ha posto in risalto Gesù Cristo come «volto della misericordia del Padre». La misericordia di Dio, secondo il Papa, «non è un’idea astratta, ma una realtà concreta con cui Egli rivela il suo amore come quello di un padre e di una madre che si commuovono fino dal profondo delle viscere per il proprio figlio. È veramente il caso di dire che è un amore “viscerale”.»

Questa enfasi si estende a un invito per la Chiesa a farsi «segno efficace dell’agire del Padre», sottolineando che «la credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole». Il Pontefice ha auspicato un dialogo ecumenico e interreligioso sulla misericordia, che comprenda un confronto con ebrei e musulmani, per andare incontro a ogni persona portando «la bontà e la tenerezza di Dio».

Immagine concettuale della misericordia divina che abbraccia le persone

Un elemento chiave per vivere questa misericordia è il sacramento della Riconciliazione, che il Papa definisce «un incontro di festa, che guarisce il cuore e lascia la pace dentro; non un tribunale umano di cui aver paura, ma un abbraccio divino da cui essere consolati». Papa Francesco insiste che «Dio perdona sempre! Non si stanca di perdonare. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono». Per questo, ha istituito i Missionari della Misericordia e ha esteso a tutti i sacerdoti la possibilità di perdonare anche peccati gravissimi, come l'aborto, precedentemente riservati alla Sede Apostolica.

Il Papa, pur parlando di perdono, non ha mancato di richiamare l'attenzione sulla realtà devastante del peccato, denunciando mali come la mafia, la corruzione (che ha definito «piaga putrefatta della società» e «forma di bestemmia»), la «cultura dello scarto» e i «peccati brutti che uccidono con le parole» come la gelosia e l'invidia. Il teologo Giuseppe Lorizio ha sottolineato che «il tema della misericordia... recupera il senso forte del peccato», poiché senza la gravità del peccato non vi sarebbe bisogno della misericordia.

Francesco incoraggia i penitenti a non avere paura, perché «non esiste alcun peccato che Dio non possa perdonare! Nessuno! Solo ciò che è sottratto alla divina misericordia non può essere perdonato». Rivolgendosi ai confessori, ha raccomandato: «Perdonate tutto, perdonate sempre, senza mettere il dito troppo nelle coscienze; lasciate che la gente dica le sue cose e voi ricevete quello come Gesù, con la carezza del vostro sguardo, con il silenzio della vostra comprensione. Per favore, il sacramento della confessione non è per torturare, ma è per dare pace.»

La Controversa Affermazione: "Dio Padre di Tutte le Confessioni"

Un episodio specifico ha generato un acceso dibattito e sollevato interrogativi sulla visione del Papa riguardo la paternità divina e le confessioni religiose. Il 27 gennaio 2018, al termine di un incontro nell’Aula Paolo VI con i Membri della Croce Rossa Italiana, Papa Francesco ha pronunciato parole che sono state oggetto di un'attenta analisi. Dopo aver invitato i presenti a pregare, ha concluso l'incontro affermando: «E chiediamo che lo Spirito del Risorto, che è Spirito di amore e di pace, ci insegni questa via e ci aiuti a realizzarla. Dio Padre di tutti noi, Padre di tutte le confessioni.»

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Ciò che ha colpito molti osservatori è stata non solo l'affermazione di un "Dio Padre di tutte le confessioni" - interpretato da alcuni come un «Dio indistinto», non il Dio della Santissima Trinità o il Dio di Gesù Cristo - ma anche l'assenza di una benedizione impartita dal Papa, Vicario di Cristo, a dispetto delle migliaia di persone che si erano alzate per riceverla. Si è percepita «una vaga invocazione ad un non meglio precisato “padre di tutte le confessioni”».

Questo episodio ha riacceso le preoccupazioni riguardo al «grave rischio di una religione universale ed umanitaria», con il timore che si possa innescare una «apostasia del nostro tempo». La reazione critica si concentra sull'idea che, pur riconoscendo il rispetto dovuto al Pontefice, sia necessario reagire quando si ritiene che «Dio viene al primo posto» e che la dottrina tradizionale sia compromessa.

Analisi Teologica e Critica

La dottrina cattolica insegna da sempre che Dio è «Padre di tutti» in quanto Creatore del cielo e della terra. Tuttavia, la critica sollevata dall'affermazione di Papa Francesco distingue tra questa paternità creatrice universale e la paternità divina in senso teologico, che si realizza attraverso Gesù Cristo.

«TUTTI siamo Figli dello stesso Padre “Creatore del cielo e della terra….”, ma diventarlo ed esserlo in qualità di EREDI DEL SUO PROGETTO è altra cosa». Questo passaggio sottolinea che per essere figli nel senso pieno, ovvero eredi del progetto divino, è necessaria una dinamica spirituale che, secondo il Vangelo, avviene solo attraverso Gesù. Infatti, il Vangelo di Giovanni riporta le parole di Gesù: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce.» E aggiunge: «Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi.» Questo implica una paternità divina che si realizza attraverso la conversione a Cristo, e non, come evidenziato dal testo, in modo generico.

Un ulteriore punto di critica riguarda il fatto che, ad esempio, «nei famosi 99 Nomi dedicati a Dio, dall’Islam, manca il centesimo, quello di “PADRE”». Ciò suggerisce una differenza fondamentale nella comprensione della relazione tra Dio e l'umanità tra le diverse fedi.

Il "Cristianesimo Anonimo" e le sue Implicazioni

Secondo le critiche, affermare che «Dio è Padre di tutte le confessioni» annullerebbe «l’efficacia del Battesimo». La domanda sorge spontanea: «A cosa serve, infatti, quel dire: “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato…”, se abbiamo anche un Padre che è Padre dell’Islam, del Buddhismo, del protestantesimo, e pure dell’ateismo o delle gnosi, e così via?»

Questa interpretazione viene accostata al concetto di «Cristianesimo Anonimo» del gesuita Karl Rahner. Questa dottrina sostiene che in ogni religione sia presente la grazia e una chiamata di Dio, indipendentemente da una conversione specifica al Cristianesimo. Sebbene la Chiesa riconosca che in ogni religione «possono esserci fermenti dello Spirito Santo, spirito di Verità, non pienamente maturata», la critica al rahnerismo è che esso affermi che «la grazia è presente in ogni religione-confessione indipendentemente dalle scelte che gli uomini faranno».

Schema o infografica che illustri il concetto di

Secondo Rahner, tutte le religioni sarebbero «cristianamente anonime», non sapendo di essere cristiani, ma essendolo «anonimamente senza rendersene conto». Questo è visto come un «potenziale» per una «religione mondiale» che vedrebbe il Papa come «Pastore omogeneo di TUTTE LE CONFESSIONI, ognuna naturalmente LIBERA di rimanere nel proprio status, senza dogmi o dottrine, ognuno si tenga le proprie».

La critica fondamentale è che questa visione inficia i comandamenti di Gesù Cristo, suggerendo che la salvezza non si raggiunge «PER LA CONVERSIONE A CRISTO nello specifico, ma è semplicemente un dono di Dio», che avanza per «maturazione» e non per conversione. Questo porterebbe all'idea che Dio «NON LO CONOSCEREMO MAI», ma solo «dopo la morte», e che nel frattempo «VIVI COME PUOI, non importa come vivi, basta che non fai del male al prossimo; non importa la religione-confessione che vivi, basta che vuoi bene agli altri: siamo tutti “cristiani anonimi”.»

Questo è considerato «esattamente il contrario di quanto afferma Gesù», che ha detto: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». E ancora: «Chi ha visto me ha visto il Padre.»

Pertanto, la risposta alle domande che hanno dato il titolo a questa analisi è un categorico «NO! Assolutamente NO! Dio, il Padre, non ha creato le altre religioni, non ha creato l’Islam, il Protestantesimo, il Buddhismo, l’Induismo, e così via», ribadendo l'unicità della rivelazione cristiana attraverso Gesù Cristo.

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