La confessione di fede di Nicea: eredità e attualità

Il movimento ecumenico non è una strada regale, che, larga e spaziosa, conduce direttamente a un lieto futuro. Oltre alla via principale, conosce strade secondarie, deviazioni e impasse. Certamente, sperimenta anche tempi particolarmente favorevoli. Un momento ecumenico memorabile è l'anno 2025, che segna il 1700° anniversario del primo Concilio ecumenico della storia della Chiesa, avvenuto nel 325 a Nicea. Questo importante evento presenta prospettive ecumeniche significative, con la Commissione “Fede e Costituzione” del Consiglio Ecumenico delle Chiese e il Patriarca ecumenico Bartolomeo I intensamente impegnati nei preparativi della ricorrenza.

Mappa storica dell'Impero Romano con l'ubicazione di Nicea (odierna Iznik in Turchia)

Le radici dottrinali: la controversia ariana

Il Concilio affrontò innanzitutto questioni dottrinali, come mostra in particolare la “Dichiarazione dei 318 Padri”, ovvero il credo che professa Gesù Cristo come Figlio di Dio, “consustanziale al Padre”. Questa formula deve essere compresa alla luce della violenta disputa divampata in quel tempo, principalmente nella parte orientale dell’Impero Romano, su come conciliare la fede in Gesù Cristo quale Figlio di Dio con la fede in un unico Dio.

Il teologo alessandrino Ario propugnava un rigido monoteismo, secondo il quale Cristo non poteva essere “Figlio di Dio” in senso proprio, ma solo un essere intermedio. Il Concilio di Nicea condannò aspramente questa posizione. Come si legge nella lettera ai fedeli egiziani: “Si è deciso all’unanimità di condannare con anatema la sua dottrina contraria alla fede, le sue affermazioni e le sue descrizioni blasfeme, con le quali oltraggiava il Figlio di Dio.”

Il Credo e la dimensione trinitaria

Il credo cristologico di Nicea rappresenta una tappa fondamentale, perfezionata poi dal grande credo di Nicea-Costantinopoli del 381. Mentre il Concilio di Nicea definì la fede in Gesù Cristo, fu solo con Costantinopoli che si giunse a formulare il dogma della Divina Trinità come forma specificamente cristiana del monoteismo. Questa confessione è condivisa non solo dalle Chiese ortodosse e dalla Chiesa cattolica, ma anche dalle comunità nate dalla Riforma, come dimostrato dalla Confessio Augustana del 1530.

Come sottolineato dal teologo Wolfhart Pannenberg, il credo niceno-costantinopolitano è legato in modo speciale a una pretesa di validità nella Chiesa universale, rappresentando il vincolo ecumenico più forte della fede cristiana.

Schema illustrativo della relazione tra le tre Persone della Trinità secondo il dogma niceno

Attualità e sfide contemporanee

Occuparsi del Concilio di Nicea è importante non solo per la storia. La sua confessione cristologica conserva una permanente attualità, in un’epoca in cui il cardinale Joseph Ratzinger ravvisava la sfida di un “nuovo arianesimo”. Tale tendenza si manifesta quando, anche tra i cristiani, si accetta l'umanità di Gesù di Nazaret, ma si fatica ad accogliere la fede nel suo essere l’unigenito Figlio di Dio. Di fronte a questo svuotamento di significato, è urgente rinnovare la confessione cristologica, con il coraggio di “vedere Cristo in tutta la sua grandezza”.

Questioni disciplinari: la data della Pasqua

Oltre alla cristologia, il Concilio si occupò di venti canoni disciplinari. La questione pastorale più attuale resta quella della data di Pasqua. Nella Chiesa primitiva esistevano datazioni diverse: alcuni cristiani, i "quartodecimani", la celebravano il 14 del mese di nisan, in concomitanza con la Pesah ebraica. Nicea stabilì una regola uniforme: la domenica successiva al primo plenilunio di primavera.

Oggi, il 1700° anniversario offre l’occasione per intensificare gli sforzi verso una comune Pasqua cristiana, un obiettivo pastorale fondamentale per le famiglie di diverse confessioni. Papa Francesco si è espresso favorevolmente verso la ricerca di una data condivisa, che tenga conto della sensibilità ecumenica e del legame profondo con la tradizione apostolica.

Sinodalità: camminare insieme

Il termine “sinodo”, che unisce le radici greche *syn* (insieme) e *hodos* (cammino), esprime l’essenza della Chiesa come via comune. Nicea non è stata solo una decisione dogmatica, ma un evento sinodale che ha riunito servi di Dio da Europa, Africa e Asia. Il Papa ha ribadito che intraprendere il cammino della sinodalità è ciò che Dio attende dalla Chiesa del terzo millennio, un processo gravido di implicazioni ecumeniche.

Tuttavia, la storia ci insegna a non idealizzare i concili. Come ricordava Gregorio di Nazianzo, i periodi successivi alle grandi assise sono stati spesso segnati da caos e profonde crisi. Nonostante le difficoltà post-conciliari, Nicea resta una testimonianza di come le questioni controverse di fede possano essere discusse e decise in maniera sinodale, sotto la guida dello Spirito Santo.

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