Contesto Storico e Fondazione del Complesso Conventuale
La Chiesa di San Francesco di Città Sant’Angelo è inserita in un vasto e articolato complesso conventuale architettonico, occupato in massima parte, dal 1809, dalla sede municipale. Il primo insediamento monastico probabilmente ebbe luogo nel XII secolo. È certo che i Padri Basiliani iniziarono nel 1327 la costruzione del convento, la cui chiesa sorse come logico polo di raccordo. La costruzione si fa risalire al 1327 per opera dei monaci basiliani, passando successivamente all’ordine francescano. Il convento di San Francesco, adiacente alla chiesa, fu fondato nella seconda metà del XIII secolo, in seguito alla ricostruzione della città avvenuta nel 1240. Dopo la sua soppressione, nel 1809, il convento divenne sede comunale.
Architettura Esterna: Fisionomia Medievale e Dettagli
La facciata di San Francesco è del primo Trecento ed è, così, l'unico esempio di architettura solenne rimasta a Città Sant'Angelo. Finanche chi non è abituato a soffermarsi di fronte a un'opera di architettura, adesso capisce quanto sia bella, nella sua purezza di mattoni e di pietre, la facciata laterale di San Francesco. La facciata, a due spioventi, ospita un portale sormontato da un arco con timpano. Sulla navata destra, ornata da lesene che terminano con una cornice ad archetti ogivali su mensole in pietra, si trova un portale trecentesco attribuito a Raimondo di Poggio, che ha la funzione di ingresso principale. Nuove finestre vengono aperte sul prospetto principale, che mantiene la sua fisionomia medievale, per consentire una diffusa illuminazione del nuovo spazio. All’esterno della chiesa si trova il campanile a base quadrata, che delimita la parte inferiore più antica, edificata in epoca quattrocentesca, con arcatelle in laterizio.

Le Grandi Trasformazioni Barocche del XVIII Secolo
A seguito dei terremoti del 1706 e del 1730, la chiesa venne totalmente ristrutturata. Il totale rifacimento della chiesa si rese necessario a causa del crollo avvenuto, e i lavori iniziarono nel 1741 come testimonia un’iscrizione sull’arco absidale. L’utilizzo delle preesistenti strutture a sala nel periodo barocco determinò uno spazio nuovo, dove nell’originale involucro gotico con pilastri e finestre concresce una delicata invenzione spaziale barocca. L’aula viene trasformata in una navata coperta a botte con lunette sulla quale si innesta un vano cupolato. Il coro viene escluso dalla navata. La chiesa è a navata unica con la struttura muraria in mattoni. Altro elemento insolito è la chiusura del presbiterio che sostituisce alla parete piana, tipica soluzione di molte chiese francescane, l’abside semicircolare. Le finestre della parete sinistra vengono tamponate ed utilizzate come punto di innesto del nuovo sistema cupolare.

L'Arciconfraternita del Santissimo Rosario e il suo Oratorio
Lavori di una certa consistenza, senza peraltro modificare l’aspetto esterno dell’edificio, risultano realizzati successivamente alla costituzione, con bolla papale del 1571, dell’Arciconfraternita del Santissimo Rosario, proprietaria ancora oggi della chiesa. Alla confraternita del Santo Rosario si debbono i lavori del 1571 che portarono alla costruzione dell’oratorio e alla costruzione di due cappelle laterali. Viene accentuato l’asse trasversale attraverso la costruzione, di fronte all’ingresso laterale aperto sulla parete destra della chiesa, di una grande cappella denominata oratorio del Rosario. Si tratta di un vano absidato, coperto a botte, realizzato contemporaneamente o poco dopo la ricostruzione della chiesa.
Tesori d'Arte all'Interno
L’interno è caratterizzato da un pavimento a mosaico, realizzato nel 1845 dalle stesse maestranze venete che realizzarono quella della chiesa di Santa Chiara. È ospitata una tela raffigurante la “Madonna del Rosario e San Domenico”, opera del pittore angolano Paolo De Cecco, componente del “Cenacolo di Francavilla” con Michetti, Tosti, d’Annunzio, Barbella ed altri illustri artisti abruzzesi della fine del XIX secolo. Nello stesso oratorio, troviamo sull’altare 15 dipinti ovali che rappresentano i “misteri del rosario” attribuiti a Padre Angelo da Chieti (ca 1781); di questi quindici dipinti è stato di recente asportato da ignoti quello raffigurante la “Visitazione di Maria a S. Elisabetta”. Mentre di un’altra artista del posto, Concetta De Angelis (XVIII sec.), sono gli affreschi della volta dell’oratorio.
