La Storia dell'Azione Cattolica e l'Impronta di Don Tito Oggioni Macagnino ad Acquarica del Capo

La storia dell'Azione Cattolica in Italia è un percorso ricco di evoluzioni e adattamenti, che ha trovato risonanza significativa anche nelle realtà locali, come quella di Acquarica del Capo, in seno alla Diocesi di Ugento - Santa Maria di Leuca. Questo movimento, nato per promuovere i valori cristiani nella società, ha plasmato generazioni attraverso l'impegno di figure chiave e iniziative concrete.

Le Radici Nazionali e le Trasformazioni dell'Azione Cattolica

Nell’Ottocento, con l’espressione Azione Cattolica (AC) veniva indicato il Movimento cattolico, un insieme di interventi volti a promuovere lo spirito cristiano in tutti i settori della società con una serie di iniziative concrete. L'AC fu fondata nel 1868 da due giovani, Mario Fani e Giovanni Acquaderni, rispettivamente di Viterbo e di Bologna. Un ruolo importante in questo primo periodo lo ebbero anche e soprattutto le donne: il 1 ottobre 1918 una ragazza di Milano, Armida Barelli, fondò la Gioventù Femminile di Azione Cattolica (GF). La GF si diffuse rapidissimamente e divenne ben presto la più forte organizzazione dell’Azione Cattolica nel Paese. Nel 1923, con l’approvazione dei nuovi statuti, le associazioni già citate divennero sezioni della più grande e articolata “Azione Cattolica”, che iniziò ad assomigliare a quella dei nostri giorni, anche se uomini e donne, i giovani e le giovani erano ancora separati.

Negli anni del fascismo, il regime inviò a tutti i prefetti l’ordine di chiudere i circoli dell’AC. Nonostante ciò, molti giovani venivano in chiesa tutte le mattine, alla prima messa, e poi si vedevano di nascosto in sacrestia dove facevano le loro “adunanze”. Fino a quando poterono riunirsi, cercarono di mettere in discussione le politiche autoritarie adottate dallo Stato.

Una foto d'epoca di un gruppo di giovani dell'Azione Cattolica durante un raduno clandestino o un'attività ricreativa.

Subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, l’Azione Cattolica si riprese in grande stile. Tutti si impegnavano negli ambiti più disparati, quello ricreativo, sportivo, scolastico; ci si interessò al mondo dello spettacolo, del lavoro e addirittura si formarono delle Unioni per le singole professioni. Per coordinare tutti questi impegni si crearono le Consulte, a livello nazionale, diocesano e parrocchiale. Con i grandi cambiamenti nel mondo, come la guerra fredda, la crisi dei valori tradizionali e un crescente benessere nel mondo occidentale, la Chiesa non rimase in disparte. Nel Concilio Ecumenico Vaticano II vennero concepiti in modo del tutto nuovo la vita ecclesiale e il rapporto tra la Chiesa e la società. Il Concilio esortò a promuovere i laici e specialmente l’Azione Cattolica.

L’AC, che durante gli anni precedenti aveva preparato il terreno per facilitare questo rinnovamento, si trovò ad essere protagonista di quel tempo. Proprio in un periodo molto difficile, in piena contestazione, essa si rinnovò profondamente formulando nel 1969 il nuovo Statuto. Grande slancio di idee e di impegno nel varare la nuova associazione fu dato dal presidente Vittorio Bachelet. Fu una rivoluzione non solo per la nuova struttura che l’AC ha ancora oggi (unione delle sezioni maschile e femminile con nascita dei Settori Adulti e Giovani e trasformazione delle sezioni minori nell’Azione Cattolica dei Ragazzi), ma soprattutto perché si riscoprì la motivazione alla base dei cammini formativi: la “scelta religiosa”.

L'Azione Cattolica nella Diocesi di Ugento - Santa Maria di Leuca

Nella Diocesi di Ugento - Santa Maria di Leuca, il primo Comitato diocesano, con sede nella canonica del Duomo, nacque nel 1878, grazie al vescovo mons. Zinelli, e venne subito affiancato dal Movimento cattolico delle donne, che aveva come riferimento le Canossiane. Nel 1905, Pio X riorganizzò il Movimento e nel 1908 il beato mons. Longhin approvò i nuovi Statuti. L’attività procedette con alterne vicende fino al termine della prima guerra mondiale. Nel 1919, i primi a ripartire furono i giovani, con mons. Enrico Pozzobon e Luigi Stefanini, presto seguiti nell’ordine dalle donne e dalle giovani, lo stesso anno, e dagli uomini, nel 1920 con la Lega dei padri di Famiglia, confluita tre anni dopo nella Federazione italiana Uomini cattolici. Nel 1923, con la riforma di Pio XI, l’Azione Cattolica prese una fisionomia simile all’attuale.

Una mappa storica della Diocesi di Ugento - Santa Maria di Leuca con i confini dell'epoca.

Nella diocesi, l'Azione Cattolica crebbe grazie soprattutto ad alcune campagne (contro la bestemmia, l’alcolismo, l’immoralità e per la promozione della buona stampa, dell’Università cattolica, dell’ossequio verso il papa, della carità), all’impegno dei dirigenti-responsabili a livello diocesano e vicariale, alla cura della vita spirituale, anche se non si riuscì ad avere una propria casa di esercizi, all’appoggio dei sacerdoti e delle suore. Si registrò molto spesso la presenza di dirigenti nazionali, che seguivano l'esperienza associativa con particolare attenzione, specialmente per le originali proposte formative a tutti i livelli e in tutti i settori.

Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Azione Cattolica fece partire nel 1947 la Scuola di teologia per laici, in sostituzione del Corso superiore di religione, e nel 1948 cominciò a promuovere i Comitati civici, strumenti di formazione politica. Nel 1951 si contarono 254 iscritti all’AC impegnati in politica: 12 sindaci, 80 assessori, 152 consiglieri comunali, 7 consiglieri provinciali e 3 deputati. Tuttavia, questo portò anche a un disagio interno all’Associazione, soprattutto da parte dei giovani che non condividevano il collateralismo con la Democrazia Cristiana. Il vivace dibattito che ne scaturì produsse anche sfiducia nei confronti dell’Azione Cattolica e portò successivamente alla scelta religiosa. Ciò non impedì la numerica crescita associativa che raggiunse il suo apice nel 1961 con 77.304 tesserati (le percentuali si possono così riassumere, anche per gli anni precedenti: 39% GF, di cui 12% Effettive; 36% GIAC, di cui 9% Seniores; 15% Unione donne; 10% Unione uomini; la percentuale più alta era, quindi, di quella che attualmente è l’ACR) e il moltiplicarsi delle iniziative formative a tutti i livelli, per tutte le età e per ogni settore di vita delle persone, iniziative che ebbero il loro apice nelle settimane estive, già timidamente proposte dai giovani e dalle giovani negli anni Trenta.

Tra i fatti da segnalare, nel 1951 si cominciò a parlare dell’apostolato dei laici; nel 1953 prese avvio il Movimento famiglie; nel 1958 aprì ufficialmente la Casa di esercizi Santa Maria in Colle, già donata nel 1947 dal vescovo mons. Ruotolo.

Don Tito Oggioni Macagnino: Da Assistente Diocesano ad Arciprete di Acquarica del Capo

Formazione e Primi Incarichi

Tito Oggioni Macagnino nacque a Milano il 14 aprile 1930. Rimasto orfano in tenera età, visse con la sorella Carla presso un orfanotrofio di Bari gestito dalle suore. Nel 1936 fu adottato da Giuseppe Macagnino e Margherita Di Salvo, coniugi di Taurisano che, nonostante le ristrettezze economiche, accolsero successivamente anche la sorella Carla, offrendo a entrambi una nuova famiglia. Compiuti gli studi ginnasiali presso il Seminario Vescovile di Ugento e quelli liceali al Pontificio Seminario Regionale di Molfetta, proseguì la formazione accademica presso la Facoltà Teologica “San Luigi” di Napoli, risiedendo nel seminario annesso dei Padri Gesuiti e conseguendo la licenza in Sacra Teologia. L'11 luglio 1954 fu ordinato sacerdote nella chiesa parrocchiale della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo in Taurisano, svolgendo il suo primo ministero sacerdotale in Alessano al fianco dell'Arciprete Don Carlo Palese. Le sue qualità umane e spirituali furono presto riconosciute dai superiori, che nello stesso anno lo chiamarono a ricoprire il ruolo di Vicerettore del Seminario Vescovile di Ugento, dove nel 1956 assunse anche l’incarico di docente. Fu in quel periodo che Don Tito incontrò per la prima volta il giovane seminarista Don Tonino Bello, descrivendo così quel momento: «Ricordo le lacrime di quel ragazzino confuso e smarrito quando i parenti, la mamma soprattutto, andarono via e rimase solo con i seminaristi e i superiori. Aveva paura di non farcela e voleva tornare a casa da mamma Maria. Non so cosa dissi e feci per distrarre e confortare il novellino, ma la serata andò per il meglio tra presentazioni, conoscenze e ricreazione improvvisata nei corridoi. Nei giorni successivi tutto si rasserenò! Venne a trovarlo anche il suo parroco. E la vita del seminario andò avanti».

Foto di Don Tito Oggioni Macagnino e Don Tonino Bello.

L'Impegno nell'Azione Cattolica Diocesana

Nel 1957, Don Tito fu nominato Direttore dell’Ufficio Missionario della Diocesi di Ugento e, a partire dal 1958, per un decennio, fu assistente diocesano della Gioventù maschile di Azione Cattolica. Nello stesso anno fu nominato Canonico del Capitolo della Cattedrale di Ugento e Rettore del Seminario Vescovile di Ugento, incarico che rivestì sino al settembre del 1962. L'anno successivo fu designato canonico teologo. Secondo l'Annuario della Diocesi del febbraio 1970, Don Tito risultava tra gli esaminatori prosinodali, consigliere dell'Ufficio Catechistico, componente della Commissione per l'Arte Sacra e membro del Consiglio Amministrativo della Diocesi, oltre che Promotore di Giustizia presso il Tribunale Ecclesiastico diocesano. Nel 1960, in qualità di Rettore del Seminario, fu affiancato da Don Tonino Bello, divenuto Vicerettore, e da allora i due divennero amici e svilupparono una proficua collaborazione, tanto da essere soprannominati “i Santi Medici Cosma e Damiano”.

L'Attività Pastorale ad Acquarica del Capo (1962-1991)

Don Tito assunse l’incarico di parroco ad Acquarica del Capo il 30 settembre 1962 e, con Bolla Pontificia del 10 ottobre dello stesso anno, fu ufficialmente nominato Arciprete della Parrocchia San Carlo Borromeo. Fin da subito si distinse per la capacità di cambiare prassi consolidate: abolì le tariffe per la celebrazione delle Messe, educò all’anonimato delle offerte e introdusse una prassi di trasparenza amministrativa, rendendo pubblico il bilancio parrocchiale, primo caso nella Diocesi di Ugento. Tra gli anni Sessanta e Settanta, animato dal desiderio di valorizzare la memoria collettiva, promosse uno studio sistematico sulla storia e le vicende di Acquarica: affidò a Don Salvatore Palese il coordinamento di una raccolta di indagini che confluirono nell’opuscolo “Acquarica del Capo 1970”, al quale contribuirono studiosi come il giovane Prof. Antonio Brigante e il Notaio Francesco Pedaci che scrisse alcuni componimenti in dialetto acquaricese, insieme a pubblicazioni di saggi su aspetti storici e sociali, che contribuirono alla creazione della “identità acquaricese". Nel 1964 istituì la biblioteca parrocchiale, inizialmente composta da circa 300 volumi, segno tangibile dell’impegno culturale e formativo per la comunità.

Foto dell'antica Chiesa Madre di Acquarica del Capo.

Negli anni Settanta e Ottanta, in risposta all’introduzione delle leggi sul divorzio e sull’aborto, Don Tito insistette sulla necessità di sostenere il valore della famiglia e della vita nella sacralità del matrimonio, promuovendo la diffusione del movimento END (Equipe Notre Dame) volto a rafforzare la spiritualità coniugale. Nel gennaio 1978 ideò il foglio di collegamento “Insieme per crescere”, distribuito ogni quindici giorni alle famiglie: dalle 275 lettere inviate agli acquaricesi emerge la figura di un sacerdote che desiderava mantenere un quotidiano dialogo con la propria gente, attraverso insegnamenti religiosi, morali, spirituali, sociali, a volte esprimendo sdegno e amarezza davanti ad alcuni avvenimenti ma facendo appello alla speranza, alla partecipazione, all’impegno e alla condivisione.

Accanto all’impegno pastorale, Don Tito legò il suo nome alla realizzazione della nuova chiesa Madre del Cristo Risorto con annesso Oratorio e relativi impianti sportivi, convinto che l’oratorio rappresentasse uno strumento di aggregazione dei giovani, dove trovare spazi e stimoli per curare anima e corpo. Alla fine degli anni Settanta, il salone dell’oratorio si trasformò in un vivace centro di attività ricreative, teatrali e formative: Acquarica del Capo divenne in breve tempo sede di dibattiti e conferenze culturali, ospitando personalità di rilievo come Italo Mancini (presbitero, filosofo e accademico), Luigi Bettazzi (Vescovo di Ivrea e presidente di Pax Christi, movimento cattolico internazionale per la pace) e David Maria Turoldo (presbitero, teologo, filosofo, scrittore, poeta e antifascista).

L'Impegno Missionario "Fidei Donum" in Rwanda e l'Eredità ad Acquarica

Memore dell'esperienza vissuta in Rwanda (Africa) nell'agosto del 1987, dove fu ospite delle Suore Discepole di Gesù Eucaristico, Don Tito scrisse una lettera l'8 gennaio 1991 al Vescovo Mons. Mario Miglietta, chiedendo di essere inviato in quel luogo come missionario Fidei Donum. La risposta del Vescovo fu chiara e incoraggiante: «È il Signore a chiamarti per suscitare, tramite te, un più ardente spirito missionario nella nostra comunità diocesana». Fu così che il 22 gennaio 1991 ricevette il mandato missionario nella Cattedrale di Ugento e, il 27 gennaio, si congedò dalla comunità acquaricese con parole intrise di fede, speranza e profondo affetto. Il 29 gennaio, all’aeroporto di Brindisi, ricevette un biglietto da parte di Don Tonino Bello che esprimeva affetto e stima nei suoi confronti: «Dio sa come avrei voluto salutarti e abbracciarti e inginocchiarmi davanti a te per ricevere la tua benedizione, prima della tua partenza... Il Signore ti custodisca nel cavo della sua mano ovunque tu metta i tuoi passi... Aiutaci da lontano, don Tito. Perché recuperiamo tutti un nuovo gusto di vivere... Grazie per ciò che hai fatto per me fin da quando entrai in seminario. Grazie per l’esemplarità con cui hai sorretto i primi passi del mio sacerdozio. Tu non lo sai, ma ti sono debitore di tante cose... Ti abbraccio. don Tonino».

Un'immagine di una comunità in Rwanda, in un contesto missionario.

A partire dal 1991, la cooperazione missionaria tra la Diocesi di Ugento - Santa Maria di Leuca e l’Arcidiocesi di Kigali inaugurò una nuova fase: Don Tito fu il primo sacerdote “Fidei Donum” inviato in Rwanda, dove assunse l'incarico di professore di Latino e Padre Spirituale presso il Seminario Minore di Ndera. Nel tempo promosse la costruzione di un Centro di Accoglienza per i gruppi missionari, inizialmente composto da sei alloggi, cucina, refettorio e salone, finanziato grazie alla generosa donazione di 100 milioni di lire da parte della benefattrice acquaricese Sig.ra Malvina Villani. Negli anni seguenti, grazie al contributo di volontari e visitatori, il centro si ampliò con undici camere, un ufficio-parlatorio e una cappellina. Dal 1993, Don Tito fu affiancato dalla Prof.ssa Antonietta Stasi, volontaria laica, e da una coppia di sposi di Taurisano, incaricati dell’avvio e della gestione di una cooperativa agricola.

Per dieci anni fu al servizio della Diocesi di Kigali, alternando l’attività didattica a quella pastorale in diverse parrocchie, con il supporto di volontari provenienti da diverse Diocesi e del gruppo locale di laici "Freres du Verb". Gli ultimi anni della sua vita furono dedicati ai poveri, agli orfani, alle vedove, ai carcerati e agli ammalati, condividendo le sofferenze della sanguinosa guerra etnica del Rwanda iniziata il 1° ottobre 1990 e culminata nel genocidio dell'aprile del 1994, che costò la vita a circa un milione di persone. Tale periodo fu interrotto da un breve rientro in Italia, durato circa un anno, durante il quale prestò servizio come Cappellano presso l’Ospedale “Card. Panico” di Tricase. Anche in questa parentesi forzata non venne meno al suo impegno missionario: si adoperò per accogliere e mettere in salvo alcuni sacerdoti rwandesi, portandoli in Italia e sottraendoli alle violenze del conflitto.

Nel 1995, con il suo rientro in Rwanda, ripresero le attività missionarie della diocesi. Nel 1997, grazie al contributo della Provincia di Lecce, il Centro di Accoglienza Santé fu ampliato con la realizzazione di un reparto maternità. Nello stesso periodo, la diocesi presentò alla Conferenza Episcopale Italiana il progetto “Una casa per i profughi rwandesi”, finanziato dalla CEI e realizzato concretamente da Don Tito. Il 19 novembre 2002, Don Tito morì improvvisamente presso il Centro Domus Pacis di Kicukiro, stroncato da un infarto. La sua salma fu accolta all’Aeroporto di Fiumicino dai suoi collaboratori più stretti, tra cui Don Rocco Maglie e il Diacono Oronzo Schiavano, testimoni del suo lungo cammino sacerdotale. I funerali furono celebrati dal Vescovo di Ugento, Mons. Vito De Grisantis, e il suo corpo fu tumulato nel cimitero di Taurisano. A suggello della sua esistenza, rimane il commovente incipit del testamento spirituale redatto il 6 luglio 1983 a Cassano Murge, che ne riflette l’essenza più profonda: "Porto con me, nell’Eternità, il bene ed il male compiuto. Nient’altro. Le mie insignificanti cose rimangono nel mondo. Ne ho tante poche, anzi nessuna, perché ho vissuto distaccato e preoccupato solo di avere tesori in cielo. Il mio tesoro, la mia perla preziosa è stato ed è Gesù Cristo, cui ho posposto ogni persona ed ogni cosa”. Con deliberazione n. 113 del 20 giugno 2025, la Giunta Comunale di Presicce-Acquarica ha accolto la richiesta di trasferimento della salma nel Cimitero di Presicce-Acquarica, avanzata dai familiari che si sono fatti "portavoce dei sentimenti della comunità locale" che non ha mai sbiadito il ricordo di chi "ha accompagnato generazioni di fedeli nei momenti gioiosi e dolorosi". Il provvedimento ha trovato accoglienza anche grazie al riservato interessamento della Parrocchia San Carlo Borromeo, nella persona di Don Luca Abaterusso.

Riconoscimenti e Memoria

A proposito della morte di Don Tito, Mons. Rocco Zocco ebbe a dire: “Generosa la sua morte per le profondità che ha dischiuso alle nostre coscienze fiacche e accomodanti. Consapevole di una sofferenza recidiva, ha deciso, dopo alcuni mesi di cura in Italia, di tornare per concludere il suo servizio in Rwanda, paese del quale, nel 1994, aveva vissuto anche la dolorosa esperienza della guerra civile. La sua vita è stata un dono; la sua morte, un atto d’amore”. L’Arcivescovo di Kigali, Thaddée Ntihinyurwa, lo ricordò con parole di immensa gratitudine: “Con la sua morte, noi perdiamo un missionario zelante, un fratello umile e semplice amico dei poveri e degli ultimi di questo mondo. Educatore e professore diligente nel seminario diocesano, è stato nello stesso tempo apostolo presso i poveri di ogni genere, orfani, carcerati, ammalati … A tutti ha saputo cercare conforto e sollievo. Don Tito lascia in mezzo a noi una testimonianza di grande fede, di speranza e di carità. Egli ci ha amati e noi l’abbiamo amato. Nei momenti difficili della guerra dell’aprile 1994 egli si rifiutò di abbandonare i confratelli sacerdoti rwandesi in pericolo di morte e, alla squadra militare italiana impegnata a mettere in salvo i connazionali, disse: ’Se non ci potete salvare tutti insieme, preferisco morire con loro’. La presenza di don Tito in Rwanda costituisce un ponte di solidarietà fra la Chiesa diocesana di Ugento-S. Maria di Leuca e quella di Kigali, e i frutti ne sono un grande centro di accoglienza e di formazione e un centro di cure sanitarie, operante ad alto livello. Don Tito ha gettato i ponti, ha preparato la strada ed ha dato l’esempio. Non temete nulla, custodiremo per sempre il ricordo di un missionario coraggioso e completamente dedito agli ultimi”.

Dopo la sua morte, la Diocesi di Ugento - Santa Maria di Leuca continuò a coltivare i legami di cooperazione con l’Arcidiocesi di Kigali, realizzando vari progetti che Don Tito ebbe a cuore, tra cui la Maison d’Accueil di Ndera per ammalati soli, inaugurata nel luglio del 2004 alla presenza del Vescovo e intitolata alla sua memoria. In suo ricordo, il Prof. Don Salvatore Palese curò la pubblicazione della raccolta "Carissimi", che riunisce le 275 lettere inviate da Don Tito agli Acquaricesi tra il 1978 e il 1991 per il tramite del foglio di collegamento. Nel 2014, fu pubblicato il libro "Don Tito Oggioni Macagnino - Una pedagogia sulle orme del Concilio Vaticano II", scritto dalla giornalista e pedagogista Daniela Casciaro, nell'ambito di una collana editoriale sotto la direzione scientifica della Prof.ssa Anna Maria Colaci dell'Università del Salento: il testo restituisce la figura e il pensiero educativo del sacerdote alla luce del fervore del Concilio Vaticano II. Il 29 novembre 2014, con una cerimonia solenne presieduta da Mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, gli fu intitolato l’Oratorio parrocchiale di Acquarica mediante una lapide commemorativa apposta nell’atrio del sagrato della chiesa Madre.

Foto dell'Oratorio parrocchiale di Acquarica del Capo con la lapide commemorativa.

Fonti

Angiuli Vito, Vescovo di Ugento - S.M. di Leuca, La Diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca: una Chiesa tutta missionaria - Messaggio alla Diocesi per l’inizio dell’Anno della fede (11 ottobre 2012); Casciaro Daniela, "Don Tito Oggioni Macagnino - Una pedagogia sulle orme del Concilio Vaticano II", 2014, Milella; Carissimo don Tito… | dontoninobello.info; Palese Salvatore (a cura di), "Carissimi - lettere di don Tito Oggioni Macagnino agli Acquaricesi - 1978 - 1991", Parrocchia San Carlo Borromeo, Pubbligraf, 2002; Comune di Presicce-Acquarica, deliberazione di Giunta Comunale n. 113 del 20 giugno 2025.

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