Il rito della Dedicazione è tra i più ricchi e suggestivi della liturgia cattolica. La dedicazione è più che una semplice inaugurazione, come invece accade per qualsiasi altro edificio. La chiesa, infatti, non è semplicemente un luogo per la preghiera, ma è l’immagine della Chiesa che è corpo di Cristo, della comunità che lì si riunisce per pregare, della Chiesa terrena e di quella che è in cielo.
Sono tanti e suggestivi i riti che si compiono sull’edificio, ma al centro della dedicazione sta la Chiesa in quanto popolo di Dio e il Cristo suo Signore. Questi riti, ricchi di profondo simbolismo, rendono visibile il mistero di una casa che diventa spazio di incontro tra cielo e terra attraverso elementi come la deposizione delle reliquie nell’altare, l’unzione con il sacro Crisma, l’incensazione della chiesa e la progressiva accensione delle luci.
Le Radici Storiche e la Metodica Antica
Erede di una ritualità complessa ed articolata, basata su culti solari o lunari precedenti (Mitriaci, Pitagorici, ecc.), la chiesa cristiana aveva adottato, nel corso dei primi secoli, una scrupolosa metodica nella consacrazione degli edifici dediti al culto. Tale ritualità, mantenuta pressoché intatta per circa 1500 anni, ha subito significative modifiche a partire dal 1960.
Senza entrare in dettagli che esulano dallo scopo di questa trattazione, è utile richiamare alcuni passi che esaltano la geometrizzazione e il profondo simbolismo di questo antico rito.

La Preparazione e i Primi Gestis Simbolici
La consacrazione avveniva dunque dopo molti giorni di preparazione ed uno di vigilia, nel quale, di norma, venivano preparate le reliquie in un apposito contenitore, insieme a tre grani d’incenso e ad una pergamena attestante il valore delle stesse. Le candele rivestivano un ruolo fondamentale in questo contesto. Il collegamento al dodecaedro pitagorico-gnostico è evidente, così come quello agli Apostoli, allo schema zodiacale e al simbolismo numerico del tre e del quattro, come esplicitato in capitoli dedicati ai numeri.
Il Vescovo passava quindi alla benedizione dell’acqua, seguita dall’esorcismo del sale e dall’esorcismo dell’acqua. Alchemicamente ed energeticamente, è un gesto di soluzione e dissolvimento, mentre quello orario è di coagulazione. Cosa scaccia in realtà?
Il Gesto Misterioso della Croce Trasversa
Dopo l’ingresso nel tempio del Vescovo e dei sacerdoti (mentre il popolo rimaneva fuori), e i canti del Veni Creator Spiritus, delle litanie dei santi e delle antifone dedicate al Santo del Tempio, seguiva un gesto interessantissimo e misterioso: il Vescovo disegnava con il pastorale una croce trasversa nella chiesa, composta di tutte le lettere latine e greche. Si dà per probabile che tale segno, alle origini, non fosse composto soltanto di alfabeti, ma di sigilli confinarii di probabile ascendenza romana, di cui si è perso l’uso.

I Riti di Purificazione e Unzione
Vengono poi benedetti singolarmente e dopo mescolati acqua, sale, cenere e vino. Tali elementi serviranno per tutte le aspersioni a seguire. Il Vescovo eseguiva quindi tre circoambulazioni dell’altare e lo aspergeva sette volte. Si tratta di due dispari connessi con l’incommensurabile. Il loro prodotto dà 21 e la loro somma dà 10 (vedere anche il significato dei numeri).
Successivamente, aspergeva i muri della chiesa: girando in senso antiorario li aspergeva in basso ed a media altezza, poi, girando in senso orario li aspergeva in alto. Quindi il Vescovo andava al centro della chiesa ed aspergeva il pavimento nelle quattro direzioni, segnando prima da Est a Ovest e poi da Nord a Sud.
L'antico e sconosciuto rito della consacrazione dell'altare
La Conclusione del Rito: Sigillo e Simbolismo Finale
Benediceva quindi il cemento per chiudere le reliquie dei santi nell’altare. I famosi spigoli e vertici del poliedro-altare hanno dunque, per la tradizione cristiana, una importante valenza ed individuano uno spazio sacro dentro lo spazio sacro.
Infine, il Vescovo bruciava le cinque croci di cerini. Le ceneri raccolte venivano gettate nel sacrario. Questi e molti altri dettagli sono stati descritti da C. Lanzi in "Ritmi e Riti, orientamenti e percorsi di derivazione pitagorica", evidenziando la profondità e la complessità di un rito che ha plasmato per secoli lo spazio sacro cristiano.