L'Azione Cattolica a Santa Marinella: Storia e Figure Chiave

L'Azione Cattolica (AC) rappresenta una realtà significativa nel panorama ecclesiale italiano, supportando l'attività ecclesiastica attraverso l'impegno di laici e laiche. Anche la comunità di Santa Marinella ha visto la presenza e lo sviluppo di questa associazione, intrecciandosi con la storia della sua parrocchia principale e con le vicende di figure di spicco a livello nazionale che con la città hanno avuto un legame.

Le Radici Storiche dell'Azione Cattolica in Italia: L'Opera di Mario Fani

La storia dell'Azione Cattolica affonda le sue radici nell'opera di Mario Fani, una figura cardine per la Chiesa italiana. Nato a Viterbo il 5 giugno 1845 da Vincenzo ed Elmira Misciatelli, Fani è ricordato come fondatore, insieme a Giovanni Acquaderni, della Società della Gioventù Cattolica, embrione di quella che sarebbe poi divenuta l'Azione Cattolica, l'associazione laica di più robusto supporto all’attività ecclesiastica. La sua esistenza, sebbene breve - appena 24 anni, terminata nel 1869 - fu interamente dedicata al Signore e alla Chiesa, sebbene non abbia preso i voti.

A Viterbo gli è stata dedicata una piazza, incastonata tra il palazzo della Provincia e l’immobile che fino a pochi anni or sono è stato sede della Questura. La storia contemporanea ricorda il suo nome anche per il legame con uno degli episodi più drammatici della Repubblica Italiana: è in una via di Roma a lui intitolata che il 16 marzo del 1978 avvenne il rapimento di Aldo Moro e la strage della sua scorta.

Nel 1867, quando i garibaldini entrarono a Viterbo, Mario Fani scelse di unirsi agli zuavi, le guardie pontificie, per difendere la città dalle camicie rosse, dimostrando di essere uno strenuo protettore del Papa e dello Stato Pontificio, un autentico soldato di Cristo. Nel 1868, a Bologna, fondò la Società della Gioventù Cattolica, il cui motto era "preghiera, azione, sacrificio". L'anno successivo, a Viterbo, creò il Circolo intitolato a Santa Rosa, un'iniziativa nata, secondo la tradizione, dopo una notte di preghiera trascorsa nella chiesa dedicata alla patrona viterbese. I primi iscritti al Circolo furono il fratello Fabio, Alessandro Medichini, Roberto Gradari e Scipione Lucchesi. In pochi mesi i circoli divennero 12 e nel 1874 se ne contavano 72 in tutta Italia, con il gruppo viterbese che fungeva da battistrada non solo dal punto di vista religioso, ma anche nell’opera di proselitismo tra i giovani.

Il Circolo di Santa Rosa non era unicamente luogo di incontro e di discussione, ma un centro propulsore di attività promosse e illustrate nell’opuscolo “La Rosa, strenna viterbese”, un condensato di preghiere, aneddoti a sfondo morale, racconti di santi e vicende cittadine. Quest'opera era quasi un giornale di orientamento squisitamente religioso, dedicato soprattutto ai giovani con l’obiettivo di crescita culturale coniugata con la dottrina di Cristo. Rapidamente furono organizzate anche una biblioteca circolante con sede a palazzo Chigi e una scuola serale, allestita nel seminario.

A causa della sua salute cagionevole, Mario Fani morì il 4 ottobre 1869 in un ospedale di Livorno, dove si trovava per un periodo di riposo, forse per complicazioni polmonari dopo aver tentato di salvare un giovane che stava annegando. La sua salma fu traslata a Viterbo il primo dicembre dello stesso anno e tumulata nella cappella di famiglia nella chiesa di Santa Teresa dei Carmelitani. Successivamente, nel 1952, il Centro Diocesano di Viterbo della Gioventù Italiana di Azione Cattolica decise di collocare i suoi resti mortali nella chiesa di Santa Rosa, in coincidenza con il settimo centenario della morte di Rosina.

Ritratto storico di Mario Fani, fondatore dell'Azione Cattolica

La Parrocchia di San Giuseppe a Santa Marinella: Culla di Attività Pastorali e dell'Azione Cattolica Locale

La Parrocchia di San Giuseppe in Santa Marinella ha una storia che affonda le sue radici intorno al XVII secolo. Originariamente situata nella tenuta agricola dei Barberini, nacque a supporto spirituale e pastorale della dipendenza del castello con l'istituzione di una piccola cappellina per una manciata di anime, che nel 1724 non superavano il numero di 24.

Una curiosità storica riguarda l'evoluzione del patronato. Pare che dopo l'anno mille, all'epoca dei monaci basiliani giunti su queste rive, si sviluppò il culto di Santa Marina, che rimase patrona della tenuta per lungo tempo. Tuttavia, sembra che Santa Marina, vissuta sotto le mentite spoglie di monaco, fosse una ragazza-madre, una situazione poco decorosa per i nuovi canoni promulgati dal Concilio Tridentino (1548-1563). Così, si ipotizza che la sua figura fu sostituita da quella di San Giuseppe, mistico e casto sposo e padre putativo di Gesù, più rispondente alla nuova situazione cattolica e meno imbarazzante.

Verso la metà del Settecento, la chiesetta di Santa Marinella fu eretta a dignità arcipresbiteriale, permettendo l'ampliamento del corpo originario con due fabbricati laterali che oggi, dopo gli ulteriori restauri eseguiti nel marzo del 1911 a totale carico della parrocchia stessa, costituiscono le navate laterali. Nel 1888, la tenuta di Santa Marinella fu venduta dal Pio Istituto Santo Spirito alla famiglia Odescalchi, e la chiesa di San Giuseppe al Porticciolo svolse le funzioni parrocchiali fino al 1958.

In quell'anno, grazie all'opera di Don Ostilio Ricci (1942-1972) e al contributo decisivo della locale Associazione Combattenti e Reduci, con il Cavaliere Giuseppe Bomboi in prima fila, venne inaugurato il nuovo centro di culto in via della Libertà, su terreno donato dalla famiglia Rospigliosi/Odescalchi, con la beneaugurante testimonianza del Cardinale Eugenio Tisserant. Don Ostilio Ricci resse la cura della chiesa con prestigio, autorità e dedizione fino al 1972, favorendo e sviluppando numerose attività, tra cui l'Azione Cattolica, un gruppo teatrale, corsi di formazione biblica, la festa del Patrono, convegni, gruppi di preghiera e attività caritative.

Fotografia della Chiesa di San Giuseppe a Santa Marinella

Alla sua morte, gli successe Mons. Carlo Tamarasso, docente di Teologia Morale al Sacro Cuore di Roma. Monsignor Tamarasso seppe stimolare il fervore della gioventù locale, istituendo il Gruppo Scout Cattolici, organizzando una corale polifonica, rafforzando la compagnia teatrale e dotando la Parrocchia e la città di una sala cinematografica e di un monumentale organo italiano di rara tecnica e qualità, grazie alla fattiva collaborazione di un comitato cittadino.

Dal 1989 alla sua scomparsa, la parrocchia fu guidata da Mons. Amleto Alfonsi, sacerdote di alta spiritualità e vasta cultura. Memore della profonda e fraterna amicizia e stima che lo legava a Don Carlo, seppe mantenere e continuare vivo e produttivo l'intervento della parrocchia, lasciando un'eredità ricca di sentimenti, valori e opere.

Nel 1991 la parrocchia venne affidata a Don Vittorino Fincato che, con spirito non dissimile dai suoi predecessori, rafforzò il peso e l'incisività dell'opera parrocchiale, allargando il cammino della crescita cristiana dei parrocchiani attraverso la personale cura liturgica e caritativa. Chiamato poi alla guida della chiesa cattedrale, gli successe l'attuale parroco, Don Salvatore Rizzo (dal 26 settembre 1993), che in precedenza aveva già svolto funzioni vicarie con Mons. Tamarasso. È da notare, inoltre, che il Comune di Santa Marinella ha conferito la cittadinanza onoraria a don Salvatore Rizzo. I fedeli auspicano che il suo intervento, pur in contesti diversi, sappia mantenersi nel solco della passata pastorale.

Ferdinando Prosperini: Un Impegno Nazionale nell'Azione Cattolica e il Legame con Santa Marinella

Un'altra figura di rilievo nel contesto dell'Azione Cattolica con un legame diretto con Santa Marinella è stato Ferdinando Prosperini. Nato il 5 giugno 1890 a Legnago (VR), fu ordinato sacerdote e incardinato nella diocesi di Verona nel 1914. Dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale come cappellano militare, meritando onorificenze, ricoprì le cariche di vice-assistente e poi assistente diocesano della Gioventù cattolica, dirigendo anche la rivista «Idea giovanile».

Nel 1930 fu nominato vice-assistente centrale dell’Unione donne di Azione cattolica, incarico che ricoprì fino al 1944, affiancando l'impegno come direttore del Segretariato per la moralità. Nel 1944 fu nominato consulente ecclesiastico dell’Ente dello spettacolo, e dal 1948 divenne consulente ecclesiastico del Segretariato per la moralità. In quest’ultimo ruolo, che mantenne fino al 1969, Prosperini diede un notevole impulso alle «campagne» attraverso le quali l’Azione Cattolica si mobilitava «in difesa della pubblica moralità».

Nel 1939 fu insignito del titolo di prelato domestico di sua santità e nel 1948 divenne protonotario soprannumerario alla cappella pontificia. Autore di diverse pubblicazioni su temi morali ed educativi, rappresentò l'Office catholique international du cinematographe e nel 1948 fu nominato segretario della Pontificia Commissione per la cinematografia didattica e religiosa. Nel 1961, infine, fu designato membro della Commissione dell'apostolato dei laici per la preparazione del Concilio ecumenico Vaticano II. Ferdinando Prosperini morì a Santa Marinella (RM) il 31 maggio 1986.

Le sue carte personali, organizzate in due serie principali (carteggio e ritagli stampa), sono state conservate dalla sorella Maria Prosperini, la quale le donò all’Istituto nel 1986, insieme alla sua biblioteca personale. Questo fondo archivistico è liberamente consultabile, previa autorizzazione del direttore dell’Istituto, rispettando le limitazioni per la tutela del diritto alla riservatezza.

Fotografia di Ferdinando Prosperini, sacerdote e figura centrale dell'Azione Cattolica

tags: #azione #cattolica #santa #marinella