Un aspetto fondamentale da considerare riguardo a Martin Lutero, come sottolineato da Padre Roberto Coggi O.P. nel suo libro “Ripensando Lutero”, è la sua personale lotta interiore con il peccato. Contrariamente a quanto talvolta si afferma, il lusso e lo sfarzo della Curia Romana, così come la diffusa corruzione, non sembrano essere stati il motivo principale dello scandalo per Lutero, né hanno turbato la sua fede cattolica o la sua fedeltà al Pontefice Romano. Sebbene questa interpretazione sia rispettabile, è importante notare che esistono opinioni divergenti, le quali sostengono che proprio questi malcostumi abbiano innescato le reazioni di Lutero. La tesi che predilige la corruzione come catalizzatore è supportata dall'idea che si possa scegliere l'interpretazione dei fatti che meglio si adatta alla propria prospettiva.
Lutero concepiva ogni opera umana come intrinsecamente "ammalata", ovvero peccaminosa. La concupiscenza era per lui il tarlo insuperabile e insanabile, un peccato personale permanente anche dopo il Battesimo, motivo per cui non credeva più nella grazia del celibato. Di conseguenza, la "sola fede" nei meriti della crocifissione di Cristo era, secondo Lutero, l'unica via per la salvezza e la beatitudine, indipendentemente dalle azioni individuali.
Lutero era profondamente tormentato dal sentimento di essere costantemente in stato di peccato. Nonostante le confessioni, le penitenze e i digiuni ripetuti con crescente inquietudine, cedeva al dubbio atroce di non poter resistere all'infinita maestà di Dio, temendo di essere tra i dannati.

Le Indulgenze: Pretesto o Causa Scatenante?
Nel contesto ecumenico del giugno 2013, è stata proposta una rilettura storica volta a migliorare i rapporti tra luterani e cattolici, talvolta riscrivendo gli eventi. In questo quadro, le indulgenze vengono presentate come un mero pretesto, una sorta di capro espiatorio per l'inquietudine vissuta da Lutero, sebbene sia innegabile che in molte parti della Chiesa si fossero verificati veri e propri abusi nell'uso delle indulgenze.
Secondo l'opinione di Lutero, la pratica delle indulgenze era dannosa per la spiritualità cristiana. Egli sollevava interrogativi fondamentali: le indulgenze potevano liberare i penitenti dalle pene inflitte da Dio? Le pene imposte dai sacerdoti venivano trasferite in Purgatorio? Il fine delle pene, ovvero la purificazione dell'anima, non rendeva forse più desiderabile per un penitente sincero subirle piuttosto che esserne liberato? E il denaro offerto per le indulgenze non sarebbe stato meglio impiegato per aiutare i poveri?
Inizialmente, Lutero rimase sorpreso dalla reazione suscitatata dalle sue tesi, poiché intendeva una discussione accademica piuttosto che un evento pubblico. Temeva che un pubblico più vasto potesse fraintendere le sue argomentazioni. Per questo motivo, verso la fine di marzo 1518, pubblicò il sermone "Sull’indulgenza e la grazia" in lingua volgare. Questo opuscolo ottenne un successo straordinario, diffondendo rapidamente la fama di Lutero in tutta la Germania.
La Curia Romana, preoccupata che le idee di Lutero potessero minare la dottrina della Chiesa e l'autorità papale, tentò di ricondurlo alla retta dottrina, intervenendo presso i suoi superiori. Tuttavia, Lutero rifiutò di ritrattare. Roma lo convocò per rispondere davanti al tribunale ecclesiastico, ma su richiesta del principe elettore di Sassonia, Federico il Saggio, il processo fu trasferito in Germania, alla Dieta imperiale di Augusta. Lì, il Cardinale Caietano fu incaricato di interrogarlo.
Nonostante la promessa di un processo equo, il 13 ottobre 1518, Lutero, in una solenne protestatio, dichiarò di essere in accordo con la Chiesa di Roma, ma di non poter ritrattare se non fosse stato convinto del proprio errore. Riuscì a fuggire da Augusta e richiese formalmente che il Papa fosse informato più dettagliatamente delle sue tesi. Il 9 novembre 1518, la Santa Sede pubblicò una Bolla sulle indulgenze per rimuovere il pretesto di Lutero secondo cui la Chiesa non si era ancora espressa ufficialmente sulla questione.

La Sola Fede e la Critica ai Sacramenti
Lutero riteneva che i sacramenti dell'Ordine e del Matrimonio non fossero "scritturali" e, pertanto, non fondati nella Scrittura. Criticò in particolare il Sacramento dell'Ordine, insistendo sull'unica lettura scritturale accettabile per lui: quella del "sacerdozio universale" dei fedeli, ovvero di ogni battezzato. Se il Sacramento fosse stato ricevuto solo per fede, non sarebbe stato più necessario né il Sacramento stesso né un sacerdote per amministrarlo.
Con la bolla Exsurge Domine del 15 giugno 1520, il Papa condannò 41 proposizioni tratte dagli scritti di Lutero, definendole "eretici, scandalosi, falsi, offensivi per le orecchie pie, o (...) capaci di sedurre le menti degli uomini semplici o in contraddizione con la fede cattolica". Nonostante le offerte di discussione, Lutero non rispose, e il Papa espresse la speranza di una sua conversione.
Lutero iniziò a considerare il papa come l'Anticristo, ritenendo che egli impedisse a Cristo di manifestarsi pienamente e si ponesse al di sopra della Bibbia anziché sottomettersi alla sua autorità. La sua attività letteraria divenne sempre più critica e violenta nei confronti del papato e dei "papisti". Al termine dell'adunata di Smalkalda, esortò i predicatori: "Dio vi riempia di odio contro il Papa".
L'interpretazione del Vangelo proposta da Lutero guadagnò seguaci tra preti, monaci e predicatori, che iniziarono a diffonderla nei loro sermoni. Segni visibili di questo cambiamento includevano la ricezione della comunione sotto le due specie da parte dei laici, il matrimonio di sacerdoti e monaci, l'abbandono di certe regole di digiuno e manifestazioni di irriverenza verso immagini sacre e reliquie.
Lutero non aveva inizialmente l'intenzione di fondare una nuova Chiesa, ma era espressione di un desiderio di riforma. Egli cercava di riformare pratiche e dottrine che sembravano basate solo sull'autorità umana e in contrasto con le Scritture. Il Concilio di Trento, nel desiderio di preservare "la stessa purezza del Vangelo", rifiutò il principio della sola Scriptura, dichiarando inammissibile scindere la Scrittura dalla tradizione e affermando che il Vangelo è conservato "nei libri scritti e nelle tradizioni non scritte".

La Ricerca della Salvezza: Un Problema Esistenziale
La ricerca di Lutero, partendo da un suo problema esistenziale, rivela un punto fondamentale dell'essenza del Cristianesimo: "Come posso salvarmi? Come posso trovare un Dio propizio? Come posso ottenere il perdono dei peccati?". La prospettiva luterana appare come una via apparentemente più pratica e forse più facile.
Lutero era tormentato dalla domanda su come ottenere la salvezza e la riconciliazione con Dio. La sua vita monastica, pur vissuta con scrupolosità e passione, non riuscì a placare la sua angoscia. La dottrina delle indulgenze, che affermava la possibilità di ridurre o annullare le pene del Purgatorio attraverso i meriti accumulati da Cristo e dai santi, non gli appariva affidabile. Il suo viaggio a Roma nel 1511, sebbene vissuto con l'intenzione di ottenere la salvezza, gli fornì elementi di sconcerto.
Di fronte all'inaccessibilità della salvezza attraverso le opere, Lutero giunse a odiare Dio, percepito come un giudice giusto e punitore. Tuttavia, attraverso la lettura del Salmo XXII ("Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"), iniziò a comprendere che Cristo, pur senza peccato, si era fatto peccatore per amore degli uomini, assumendo la loro iniquità e la loro distanza da Dio. Questo gli permise di vedere Dio non solo come giudice, ma anche come misericordioso salvatore.
La sua decisione di entrare in convento fu dettata dalla convinzione che la vita monastica fosse la via regale per la salvezza offerta dalla Chiesa medievale. Lutero ruppe con la vita monastica per lo stesso motivo per cui l'aveva abbracciata: la ricerca della salvezza e l'obbedienza al Dio vivente. La sua celebre affermazione alla Dieta di Worms, "La mia coscienza è vincolata alla Parola di Dio. Non posso e non voglio ritrattare nulla...", testimonia la sua incrollabile fedeltà alla Scrittura.
Lutero non era un sistematico, ma un uomo profondamente determinato dall'esperienza vissuta (Erlebnis). Tutto ciò che scrisse e disse era confessione, un riconoscimento pagato con la vita e la sofferenza, che egli doveva condividere con gli altri. La sua teologia si fondava sul vissuto delle prove e delle tentazioni, e sull'esperienza consolante della grazia annunciata dalla Parola di Dio.
La sua "scoperta" della giustificazione per la sola fede, sebbene non fosse una dottrina del tutto nuova nella teologia cattolica medievale, rappresentò per Lutero una riappropriazione esistenziale di un insegnamento divenuto privo di rilevanza pratica. La sua teologia della croce e la sua "theologia Verbi" miravano a liberare l'uomo da ogni presunzione, sottoponendolo al giudizio vivificante della Parola di Dio.
Documentario ITA - Martin Lutero
La Riforma Protestante: Crisi Religiosa e Trasformazioni Sociali
La Riforma protestante non fu semplicemente una reazione agli abusi ecclesiastici, ma l'espressione di una profonda crisi religiosa che attraversava l'Europa moderna. La diffusione delle idee dei riformatori, favorita dalla stampa e dalle lingue volgari, portò a una spaccatura dell'unità religiosa europea.
L'umanesimo, con il suo desiderio di ritorno alle fonti e la filologia applicata all'esegesi biblica, creò le condizioni per l'assimilazione dei motivi di protesta. Movimenti come la devotio moderna e l'umanesimo cristiano, con Erasmo da Rotterdam come esponente di spicco, avevano già indicato la necessità di un ritorno alla semplicità evangelica e a una religione vissuta interiormente, senza mediazioni sacerdotali.
La Riforma ebbe successo anche grazie all'intreccio con motivazioni politiche. L'interesse degli Stati moderni a secolarizzare i beni ecclesiastici e ad estendere la propria autorità alla sfera religiosa contribuì all'affermazione della Riforma in diverse aree d'Europa.
L'attacco di Lutero ai sacramenti, riconoscendo solo il battesimo e l'eucarestia come istituiti da Cristo, e la sua dottrina del "sacerdozio universale dei credenti", minarono alla base l'edificio teocratico ecclesiastico, stabilendo un diverso rapporto tra uomo e divinità.
La reazione di Roma fu cauta, culminando nella bolla Exsurge Domine nel 1520. La risposta di Lutero fu la rottura definitiva, con il rogo della bolla e delle decretali a Wittenberg. La sua sfida all'autorità papale e imperiale, culminata nella Dieta di Worms, lo portò all'esilio, durante il quale intraprese la traduzione della Bibbia in tedesco.
La sua polemica si rivolse poi contro i seguaci più estremisti, ma il suo pensiero continuò a diffondersi, alimentando speranze di riscatto e ascesa sociale e soddisfacendo il bisogno di una fede elementare e accessibile a tutti.

Il Dialogo Ecumenico e la Dichiarazione Congiunta sulla Giustificazione
Il 31 ottobre 1999, ad Augsburg, la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale sottoscrissero una Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della giustificazione. Questo documento affermò che le precedenti condanne dottrinali non si applicano all'insegnamento attuale delle due parti, segnando un consenso sul tema centrale della Riforma: l'azione salvifica di Dio che rende l'uomo "giusto" ai Suoi occhi.
Il consenso raggiunto si basa su due negazioni: l'uomo non può salvarsi senza la Grazia di Dio, e questa Grazia non può operare senza il libero consenso della creatura. Questo porta a un unico "sì": la giustificazione avviene nell'orizzonte dell'alleanza, un dono gratuito di Dio. Come affermava Sant'Agostino, "Colui che ci ha creato senza di noi, non ci salverà senza di noi".
La Dichiarazione congiunta rifiuta sia il "pelagianesimo" o "semipelagianesimo" (la presunzione dell'uomo di salvarsi da solo) sia il "predestinazionismo" (l'assoluto arbitrio divino sulla salvezza individuale). Si afferma una comune teologia del Dio misericordioso e una comune antropologia che celebra la dignità della creatura libera.
Già nel 1956, il teologo cattolico Hans Küng aveva sostenuto nella sua tesi di dottorato che la dottrina della giustificazione del Concilio di Trento e quella del teologo evangelico Karl Barth dicevano la stessa cosa. La Dichiarazione congiunta rappresenta un passo decisivo verso l'unità dei cristiani, un' "impossibile possibilità" di Dio che si realizza nella storia della fede.
