La Chiesa di Santa Maria a Poppiena: Storia e Architettura

La storia della Chiesa di Santa Maria a Poppiena, situata a Pratovecchio, è strettamente legata al contesto delle pievi romaniche del Casentino, una terra della Toscana orientale ricca di chiese medievali costruite in uno stile sobrio e austero.

Le Pievi Romaniche del Casentino

Il Casentino è rinomato per la presenza di numerose chiese romaniche, in particolare le cinque più grandi e famose, la cui edificazione risale a un periodo limitato tra il 1150 e il 1170. Questo lasso di tempo coincide con la massima espressione del feudalesimo in Casentino. Tali chiese, costruite per il popolo e con la partecipazione della popolazione attraverso la manodopera, rappresentavano un segno di lustro per i Signori che padroneggiavano il territorio dai loro castelli. La pieve non era solo un luogo di culto, ma anche un organo amministrativo: solo qui era presente il fonte battesimale e si celebravano i funerali, fungendo di fatto da ufficio anagrafe. Nonostante i rifacimenti e le modifiche architettoniche subite nei secoli, questi sacri edifici conservano un grande fascino, e l'osservazione dei loro straordinari capitelli trasporta indietro nel tempo. Le note pievi romaniche del Casentino includono quelle di Montemignaio, Romena, Stia, Strada e Socana.

Mappa del Casentino con indicazione delle principali pievi romaniche

Oltre alle grandi pievi, il Casentino ospita anche il "romanico minore", piccole chiese dello stesso stile ma più modeste in dimensioni, forme architettoniche e lavorazione della pietra, presenti in piccoli borghi. Nei paesi più importanti e nei piccoli centri montani, si trovano chiese che sono veri e propri contenitori di opere d'arte di vario genere, che abbracciano diversi secoli dalla fine del Duecento al Settecento.

Il Trittico di Poppiena e l'Opera di Giovanni dal Ponte

Nel 1430-35, il tema dell'Annunciazione ritorna nell'opera di Giovanni di Marco, detto Dal Ponte (Firenze 1386 - 1437 o 1438). Oltre al Trittico di Rosano, il Trittico di Poppiena (Pratovecchio) e un terzo trittico della Pinacoteca Vaticana (1435) sono opere che si caratterizzano per un plasticismo insistito e per un decoratismo un po' pesante.

Il Contesto Artistico di Giovanni dal Ponte

Il prezioso dipinto di Giovanni dal Ponte, datato 1434, fu commissionato dalla Badessa di Rosano Caterina di Guido da Castiglionchio, che resse il monastero dal 1422 al 1440, ornandolo di altre opere importanti, come il fonte battesimale eseguito nel 1423, il quale reca incisi il suo nome e la data. Il trittico riveste particolare importanza perché, insieme a un altro molto simile della Pinacoteca Vaticana del 1435, è una delle poche opere datate nel corpus di Giovanni dal Ponte, costituendo un punto di riferimento essenziale per tutti gli studi su questo artista.

Dettaglio del Trittico di Poppiena raffigurante l'Annunciazione

Giovanni di Marco si formò nell'ambito di botteghe di tradizione trecentesca, come quelle dei Gerini e di Spinello Aretino, mostrando un interesse particolare per la produzione dei pittori che diffusero a Firenze le nuove correnti del tardogotico oltremontano, come lo Starnina e il Maestro del Bambino Vispo. Le tavole raffiguranti i Santi Cosma e Damiano (già Roma, coll. Massimo) e i due sportelli di tabernacolo con la Resurrezione e la Crocifissione (già coll. Silberman) documentano la prima attività di un pittore che si distingue per la vivacità ritmica del disegno e la freschezza degli effetti cromatici. I Santi Giuliano e Giovanni Battista (Arezzo, Museo Civico), i tre pannelli di predella (Bruxelles, Musées Royaux) e i portelli con Santi e Annunciazione (divisi tra Cambridge, coll. Fitzwilliam, e Firenze, coll. Bartolini Salimbeni Vivai) evidenziano un avvicinamento allo stile del Ghiberti. A Lorenzo Monaco, Giovanni di Marco guarda con particolare interesse a cominciare dal 1415 circa fino alla scomparsa del pittore camaldolese intorno al 1424, come si può osservare nel polittico ex Fabbri (Columbia, Museum of Art) e nella Madonna già a Northuick.

Gli affreschi della cappella Scali nella chiesa fiorentina di Santa Trinita (1434-35), la tavola con la Madonna e Santi, già nella chiesa di San Salvatore del Monte (Firenze, Museo di San Marco) e i Santi Michele e Bartolomeo (Digione, Museo Municipale) rappresentano gli ultimi, meno felici sviluppi dell'attività del pittore.

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