Salomè nel Vangelo e nell'interpretazione patristica

La figura di Salomè, una discepola di Gesù, è menzionata specificamente nel Vangelo di Marco, dove compare nell'elenco delle donne che assistettero da lontano alla crocifissione. La sua presenza è altresì legittimamente supponibile nei testi che menzionano genericamente le donne che seguivano Gesù. A differenza di altre figure femminili, non viene mai chiamata Maria. L'opinione comune che vi fossero tre Marie sotto la croce potrebbe aver portato alcuni a desumere questo nome, sebbene non sia esplicitamente indicato nei Vangeli canonici.

Salomè è identificata come la moglie di Zebedeo, madre degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni. L'Evangelista Matteo riporta che ella chiese a Gesù di far sedere i suoi figli alla sua destra e alla sua sinistra nel suo Regno. I Vangeli testimoniano la sua presenza ai piedi della Croce, insieme a Maria e Giovanni, attribuendole il ruolo di testimone diretta della morte di Cristo. Fu presente anche alla deposizione e tumulazione di Cristo.

Un ruolo particolarmente significativo le viene attribuito la mattina di Pasqua, quando, insieme a Maria Maddalena e Maria di Cleofa (tradizionalmente indicate come le "Tre Marie"), fu tra le prime testimoni della Risurrezione recandosi al Sepolcro. Marco 15,40 e Matteo 27,56 la menzionano tra le donne presenti alla croce. Insieme, dopo il sabato, acquistarono oli aromatici per recarsi al sepolcro e imbalsamare Gesù, come narrato in Marco 16,1. Furono esse a ricevere il primo annuncio della resurrezione e l'incarico di diffondere la buona notizia.

Il Vangelo di Giovanni (19,25) menziona: "Presso la croce di Gesù stavano sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clopa e Maria di Magdala". L'identificazione di queste figure ha generato diverse interpretazioni. Molti esegeti ritengono che la "sorella di sua madre" possa essere Salomè, sebbene il testo non lo affermi esplicitamente. Questa ipotesi si basa sulla possibile maggiore estensione del termine "fratello" nel greco biblico e nell'aramaico, che può indicare un parente stretto. Se si accetta questa lettura, Salomè sarebbe quindi una parente di Gesù.

Un'altra tradizione, riportata in alcuni Vangeli apocrifi, come il Protovangelo di Giacomo e il Vangelo dello pseudo-Matteo, la identifica come una levatrice che assistette alla nascita di Gesù. In queste narrazioni, Salomè inizialmente mostra scetticismo riguardo alla verginità di Maria, ma viene poi guarita miracolosamente dopo aver toccato il Bambinello, diventando così una delle prime convertite. In queste versioni, il suo ruolo è quello di testimoniare la straordinarietà della nascita di Gesù.

La figura di Salomè è stata oggetto di approfondite riflessioni nell'interpretazione patristica e nella tradizione cristiana. La sua possibile parentela con Gesù, suggerita da alcuni passi evangelici, è stata dibattuta. Alcuni Padri della Chiesa hanno sostenuto che i "fratelli di Gesù" menzionati nei Vangeli fossero figli di Maria di Clopa, identificata come sorella della madre di Gesù. Altri hanno proposto che Cleofa fosse fratello di Giuseppe, rendendo i figli di Maria di Clopa (e quindi Giacomo e Giovanni) cugini di Gesù per via paterna.

Nonostante le diverse interpretazioni, la figura di Salomè rimane quella di una discepola fedele, presente nei momenti cruciali della vita di Gesù, dalla crocifissione alla scoperta della resurrezione. La sua richiesta a Gesù riguardo alla posizione dei suoi figli nel Regno, pur interpretata come un segno di ambizione, riflette anche la sua profonda fede e il suo desiderio di vicinanza al Messia.

L'interpretazione di Sant'Agostino sul Salmo 92 e la creazione

Sant'Agostino, nella sua esposizione del Salmo 92, collega il titolo del salmo alla creazione del mondo, in particolare ai sei giorni della Genesi. Il salmo, intitolato "Lode del cantico, per David stesso nel giorno prima del sabato, quando fu fondata la terra", invita a riflettere sulle opere divine nella creazione, dal primo al sesto giorno, lasciando da parte il settimo, giorno di riposo e consacrazione a Dio.

Agostino sottolinea che il sesto giorno, Dio creò tutti gli animali della terra e, successivamente, l'uomo a sua immagine e somiglianza. Questo ordine non è casuale, ma prefigura l'ordine dei secoli prima del riposo in Dio, che si ottiene compiendo opere buone. Il riposo di Dio nel settimo giorno non implica stanchezza o cessazione dell'attività divina, ma piuttosto un'operatività continua e quieta, un modello per l'uomo.

Le opere buone, come dare pane all'affamato o vestire l'ignudo, comportano fatica in questo mondo, ma la speranza del riposo futuro ne costituisce la consolazione. Tuttavia, queste opere avranno fine quando si giungerà al riposo eterno, dove non ci sarà più bisogno di soccorrere gli affamati o vestire gli ignudi. Il sesto giorno ha la sua sera perché le opere buone termineranno, mentre il sabato, simbolo del riposo finale, non conosce sera.

Agostino vede nella creazione dell'uomo a immagine di Dio nel sesto giorno un parallelo con la sesta età del mondo, in cui venne nostro Signore Gesù Cristo per restituire all'uomo l'immagine divina. Le età del mondo vengono così delineate: la prima da Adamo a Noè, la seconda da Noè ad Abramo, la terza da Abramo a Davide, la quarta da Davide alla cattività babilonese, la quinta dall'esilio in Babilonia alla predicazione di Giovanni, e la sesta dalla predicazione di Giovanni fino alla fine del mondo. Con la fine del sesto giorno si giunge al riposo.

Il titolo del salmo "Nel giorno prima del sabato, quando fu fondata la terra" viene interpretato da Agostino non tanto con riferimento alla creazione fisica della terra, quanto al suo fondamento nella fede. La terra è fondata quando tutti i fedeli sparsi nel mondo sono stabili nella fede, un'immagine che si realizza con la venuta di Cristo, il vero fondamento.

Schema della creazione divina nei sei giorni secondo la Genesi.

L'interpretazione di Sant'Agostino sul Salmo 92: la bellezza e la fortezza di Cristo

Il Salmo 92, nella sua interpretazione agostiniana, proclama: "Il Signore ha regnato; si è vestito di bellezza. Il Signore si è vestito di fortezza e si è cinto". Queste parole vengono analizzate in relazione alla missione di Cristo e all'atteggiamento dei fedeli.

La bellezza e la fortezza con cui Cristo si è vestito sono finalizzate a fondare e consolidare l'orbe terraqueo, affinché non venga scosso. Agostino spiega che Cristo si è vestito di bellezza per coloro che accoglievano le sue parole con favore, e di fortezza di fronte a coloro che lo respingevano o lo calunniavano. Questa dualità riflette il modo in cui il Vangelo viene accolto diversamente dalle persone.

L'apostolo Paolo, imitando il suo Signore, si è rivestito di bellezza e fortezza, divenendo "buon profumo di Cristo" sia per coloro che si salvano sia per coloro che si perdono. Per i primi, è profumo di vita; per gli altri, profumo di morte. Questo significa che la stessa predicazione evangelica può portare alla salvezza o alla perdizione a seconda della disposizione del cuore di chi l'ascolta.

Agostino invita i fedeli a imitare Cristo: essere pieni di bellezza per coloro che apprezzano le loro buone opere e forti di fronte ai detrattori. La fortezza si manifesta nella capacità di non lasciarsi scoraggiare dalle critiche o dall'ingratitudine, mantenendo salda la fede. La bellezza, invece, si rivolge a coloro che trovano gioia nelle opere di bene.

Il versetto "Per questo ha consolidato l’orbe terraqueo, il quale non sarà scosso" si realizza quando i fedeli rimangono stabili nella fede, pronti ad accettare lodi e insulti con la stessa serenità. La stabilità dell'orbe terraqueo è garantita dalla fede incrollabile in Cristo.

Un'attenzione particolare viene dedicata al verbo "si è cinto" (praecinctus est). Agostino lo collega alle opere e all'umiltà. Il cingersi simboleggia il prepararsi al lavoro, e nel caso di Cristo, al compimento della sua missione salvifica. Il Vangelo narra di Cristo che si cinse di un panno e lavò i piedi ai suoi discepoli, un gesto di profonda umiltà.

La fortezza, secondo Agostino, risiede nell'umiltà. La superbia è fragile, mentre l'umiltà conferisce solidità. Il gesto di lavare i piedi ai discepoli, inizialmente incomprensibile per Pietro, divenne poi un esempio di servizio e umiltà che i discepoli dovevano imitare. Cristo, cingendosi di umiltà, ha dimostrato la vera forza che non teme i superbi, i quali sono effimeri come il fumo.

Il termine "praecingere" assume anche il significato di porre davanti a sé ciò che ci circonda, preparandosi ad affrontarlo. Questo si applica all'atteggiamento del cristiano di fronte agli insulti. Se un'offesa viene fatta alle nostre spalle, non richiede particolare fortezza, ma se viene fatta in faccia, è necessaria la capacità di sopportarla senza reagire con ira. La vera fortezza non è la vendetta, ma la capacità di vincere la propria ira, come insegna la Scrittura: "Colui che vince l’ira è più forte di colui che conquista una Città" (Proverbi 16,32).

Di fronte all'insulto, il cristiano deve ricordare le parole dell'Apostolo: "Non restituite male per male né ingiuria per ingiuria" (1 Pietro 3,9). Agendo così, si spezza l'ira e si conserva la fortezza, cingendosi di essa per affrontare l'offesa subita di persona.

Illustrazione di Cristo che lava i piedi ai discepoli, a simboleggiare l'umiltà.

Buoni e cattivi mescolati in questo mondo

Il Salmo 92, secondo Agostino, descrive la realtà della convivenza tra buoni e cattivi in questo mondo. Nonostante la grande moltitudine di fedeli in Cristo, la divisione e il contrasto persistono.

Il testo fa riferimento al Vangelo che annuncia la conversione e la fede nel Vangelo, sottolineando che "nulla ogni principato e potestà" di fronte al Regno di Dio. Si parla del Regno di Dio attraverso parabole, annunciando la sua venuta futura e la vita apostolica di Gesù. Viene affrontato il tema delle autorità civili e religiose, l'importanza di prepararsi fin da ora alla vita cristiana, e la promessa di un Dio che soccorre i poveri e abbatte l'oppressore.

Le immagini cosmiche e temporali descrivono la gloria di Dio che si estende "quanto il sole, quanto la luna, per tutti i secoli". La pioggia che irrora la terra simboleggia la benedizione divina. I nemici di Dio sono destinati a leccare la polvere, mentre i re di Saba offriranno doni. La gloria di Dio è piena di promesse per i suoi miseri, e la giustizia divina assicurerà che "i loro occhi il loro sangue" non vengano dimenticati. La preghiera perenne e la benedizione eterna accompagnano la lode a Dio, che solo compie prodigi.

Il concetto di "minimo vitale" e il riferimento al "poveraccio mendicante" evidenziano l'attenzione divina verso gli umili e i bisognosi. La simbologia cosmica e temporale rafforza l'idea di una realtà divina che abbraccia tutto il creato e ogni tempo.

Il riferimento alla "sposa adorna per il suo sposo" e alla "dimora di Dio con gli uomini" evoca l'immagine della Chiesa e della comunione finale con il divino. Le parole "Ecco, io faccio nuove tutte le cose" e "sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine" sottolineano la trasformazione radicale che avverrà alla fine dei tempi.

Viene descritto lo spazio sacro, che varia dalla stanza più riservata, il "santo dei santi", a quello dedicato a Israele, fino a quello riservato ai "goìm" (i pagani). La cerimonia di insediamento del re, con l'unzione e la processione, simboleggia la consacrazione e la regalità, applicata a Cristo come Re.

La relazione tra Cristo e la Chiesa è paragonata a quella tra sposo e sposa. Il riferimento ai nemici posti sotto i piedi del re evoca la vittoria sul male. Le immagini di rompere i vasi e le spade simboleggiano la distruzione dell'ingiustizia e la vittoria di Dio.

Si menzionano i Vangeli apocrifi che citano Salomè come levatrice incredula, ma che poi si converte testimoniando la nascita verginale di Gesù. La tradizione cristiana identifica un'area sepolcrale in Israele come la tomba di Salomè, legata alla figura della levatrice della Vergine Maria.

Il personaggio di Salomè, in alcuni Vangeli apocrifi, è descritto come una levatrice che, pur scettica, viene guarita miracolosamente dopo aver toccato il Bambinello. Questo evento la converte e la rende testimone della nascita straordinaria di Gesù.

Il Vangelo armeno dell'infanzia presenta Eva come la prima donna ad adorare Gesù Bambino, attribuendole un ruolo di primo piano nella redenzione. Questa narrazione, pur leggendaria, sottolinea l'importanza della conversione e della fede.

La figura di Salomè, sia come discepola di Gesù sia come personaggio leggendario nei Vangeli apocrifi, continua a suscitare interesse e interpretazioni diverse, arricchendo il panorama della tradizione cristiana.

I Vangeli che la CEI ha adulterato

Il testo menziona anche la riapertura di San Donato, un luogo legato alla preghiera e alla carità, dove si alternano letture di Vangeli e Salmi, con preghiere di intercessione legate alle vicende del mondo e alle povertà. Questa iniziativa, denominata "VANGELO, SALMI E STORIA", mira a creare uno "spazio sacro" e un "tempo sacro" per la città, promuovendo un'autentica sinodalità attraverso la partecipazione di diverse persone nella proclamazione del Vangelo.

I Salmi sono descritti come un'opera composta da 150 capitoli, ognuno dei quali rappresenta un inno di vario genere: lode, supplica, meditazione sapienziale. Originariamente inni cantati con accompagnamento musicale nei luoghi sacri, i Salmi sono stati contestualizzati nel Salterio, che riflette la vita di Davide e contiene istruzioni e norme. La loro attribuzione è variegata, con molti salmi "di Davide", ma anche "di Asaf", "dei figli di Core", "di Salomone", "di Mosè", Heman ed Ethan, oltre a quelli senza attribuzione chiara. La critica testuale ha cercato di identificarne gli autori e i periodi storici, riconoscendo stili diversi corrispondenti a re e periodi storici differenti.

Il Salterio è diviso in 5 parti, in analogia con il Pentateuco, e ogni parte termina con una benedizione. I Salmi 1 e 2 sono considerati introduzioni generali. Il primo libro (Salmi 3-41) è attribuito principalmente a Davide, così come parte del secondo libro (Salmi 42-72). Il quinto libro comprende i rimanenti 44 salmi (107-150).

I Salmi possono essere classificati per genere letterario, includendo suppliche (lamenti), preghiere, atti di fede, ringraziamenti e liberazioni. La poesia ebraica è caratterizzata dal parallelismo semantico e da una concisione che rende l'interpretazione complessa. La cultura cananea ha influenzato i Salmi, così come il resto della letteratura ebraica.

Tra i generi particolari si annoverano i salmi regali, composti in occasioni legate al re, e i salmi delle ascensioni, utilizzati per il pellegrinaggio a Gerusalemme. I salmi dell'Hallel, di lode a Dio, hanno il titolo "Alleluia" e sono spesso collocati verso la fine del salterio.

I Salmi possiedono un grande valore spirituale e poetico, rappresentando per il giudaismo il testo della fede pura e il fondamento del pietismo ebraico. Essi riconoscono la colpa ma implicano anche la redenzione, sia dell'anima che del corpo.

I Salmi hanno avuto un ruolo preminente nel culto ebraico e sono stati adottati dai primi cristiani nel culto divino. Sono ampiamente utilizzati nella liturgia ortodossa, cattolica e anglicana, con sviluppi di salmodie particolari. Nelle chiese evangeliche, il canto dei Salmi è stato storicamente importante, anche se nel XIX-XX secolo sono stati progressivamente sostituiti dagli inni.

Dal punto di vista della parentela con Gesù, le opinioni degli esegeti sono divise riguardo all'identificazione di Salomè come sorella della madre di Gesù. Sebbene alcuni Padri della Chiesa abbiano sostenuto questa ipotesi per spiegare la vicinanza di Giacomo e Giovanni a Gesù, altri ritengono la questione insolubile a causa dell'ambiguità dei testi evangelici. La tradizione cristiana, tuttavia, sottolinea che i veri parenti di Gesù sono coloro che fanno la volontà del Padre celeste, superando i legami di carne con quelli dello spirito.

Illustrazione della struttura del Libro dei Salmi.

Santa Salomè ha una chiesa a Santiago de Compostela, costruita nel XII secolo per onorarla come madre di San Giacomo il Maggiore. La sua festa liturgica è celebrata il 22 ottobre.

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