Nel racconto della storia della Repubblica di Venezia, le donne sono sempre state all’ombra delle ben più note figure maschili dei dogi, dei magistrati, dei condottieri e dei mercanti. Eppure, una donna ha avuto un ruolo fondamentale nel destino della Serenissima: il suo nome è Caterina Cornaro.
Caterina Cornaro (in veneziano il cognome è Corner), apparteneva ad una delle più potenti e ricche famiglie patrizie veneziane. Figlia di Marco Corner e Fiorenza Crispo, nacque a Venezia il 25 novembre 1454 e venne educata in un monastero a Padova fino all'età di 14 anni. Sin da giovanissima, fu coinvolta nei progetti politici della Repubblica.

Un Destino Legato alla Serenissima e a Cipro
Per parlare di Caterina Cornaro, occorre spostarsi dalla laguna e trasferirsi per un attimo sull’isola di Cipro. La caduta di Costantinopoli per mano turca nel 1453 rivalutò enormemente l’importanza di Cipro, una grande isola ricca di piantagioni di zucchero e cotone, di saline e di vini, considerati tra i migliori.
Nel 1458, con la morte di re Giovanni II Lusignano, si presentarono i consueti problemi di successione dinastica. Il re aveva una figlia e un figlio naturale, Giacomo, che era stato avviato dal padre alla carriera ecclesiastica. Giacomo non accettò i voti di buon grado e aspirava al trono. Spodestò la sorellastra, legittima erede, e divenne re di Cipro.
Tra i suoi più influenti consiglieri c’era Andrea Corner, condannato all’esilio a Cipro. Corner aveva concesso cospicui prestiti alla corona con un tasso d’interesse elevatissimo, e il re Giacomo gli doveva una somma che non avrebbe mai potuto pagare. Il pragmatismo tutto veneziano si manifestò: Andrea Corner aveva una nipote, Caterina, di una bellezza travolgente. Per farsi saldare il debito, indusse il re a sposarla e a farsi nominare tesoriere. Caterina era molto giovane, e si dovette aspettare che compisse quattordici anni di età.
Nel 1468, Giacomo II di Cipro sposò per procura Caterina Cornaro che, solo nel 1472, venne condotta a Famagosta, sull'isola di Cipro, dove furono celebrate nozze sontuose. Caterina arrivò a Cipro quando Giacomo aveva trentadue anni e lei diciotto, e presto rimase incinta.
La Regina di Cipro: Matrimonio, Eredi e Intrighi
La felicità di Caterina finì improvvisamente. La notte tra il 6 e il 7 luglio 1473, re Giacomo II morì a seguito di un incidente di caccia, poco prima della nascita del suo erede Giacomo III. Caterina si ritrovò così, appena diciannovenne, a reggere le sorti del regno. Un anno dopo, il piccolo Giacomo III, debole e febbricitante, morì a Famagosta il 26 agosto 1474, non avendo ancora compiuto il primo anno di età, probabilmente a causa di febbri malariche. La morte prematura del piccolo Giacomo III aumentò la solitudine di Caterina, tanto che cadde in depressione.
Subito dopo la morte di Giacomo II, a Famagosta scoppiò una sommossa, fomentata da più parti, per sostituire a Caterina l'erede "legittima" Carlotta, figlia di Giovanni II di Lusignano, sorellastra di Giacomo II e moglie di Ludovico di Savoia.
A questo punto, Venezia intervenne dirigendo la politica di Caterina, che governò su Cipro assistita da un Consiglio di Reggenza, dallo zio Andrea Corner e da due cugini. Cipro cadde quindi sotto l'influenza della Serenissima. Decisi a liberarsi dal dominio veneziano, nella notte del 13 novembre 1473, alcuni nobili catalani, appoggiati dal vescovo di Nicosia, penetrarono nel Palazzo Reale e nella stanza stessa della Regina, assassinando lo zio Andrea, il cugino Marco Bembo, il medico e un domestico.
Venezia rispose inviando dieci galee agli ordini del Provveditore Vettor Soranzo. Le truppe da sbarco catturarono i nobili dissidenti, al soldo del re di Napoli e del Duca di Savoia. In seguito a questi eventi, le fu attribuito dal Senato veneto l'appellativo di "Figlia adottiva della Repubblica", onore mai tributato a nessuna donna prima di lei. Le pressioni per farla abdicare furono forti e costellate da episodi sanguinosi. Nonostante ciò, Caterina Cornaro si rivelò una regina decisa e autorevole, riuscendo a governare Cipro da sola per quindici anni.

L'Abdicazione Forzata e il Ritorno Trionfale a Venezia
Nell'ottobre 1488, fu scoperta un'altra congiura, ordita ancora dai nobili catalani, pretendenti al trono. Questo diede l'occasione propizia e desiderata a Venezia per richiamare Caterina dall'isola e annettersi il regno. Venezia represse di nuovo la ribellione e decise di richiamare Caterina, costringendola ad abdicare in favore della Repubblica. Caterina tentò di opporsi, ma tutto fu inutile: dovette arrendersi. A seguito del suo rifiuto, fu minacciata che, in caso di disobbedienza, sarebbe stata spogliata di tutti i privilegi e trattata come ribelle.
Nel 1488 il governo veneziano mandò a Cipro Giorgio Corner, fratello di Caterina, per convincerla ad abdicare per il bene della patria. Caterina Cornaro fu costretta, alla fine dell’inverno del 1489, ad abdicare, a quanto sembra tutt’altro che di buon volere. Venezia sostenne che l’annessione di Cipro era necessaria per contenere la crescente minaccia ottomana nel Mediterraneo orientale. Il 26 febbraio 1489 avvenne l'atto ufficiale dell'abdicazione di Caterina in favore della Serenissima, e il 14 marzo successivo, con tutti gli onori, salpò da Cipro. Il 18 marzo, vestita di nero, la regina lasciò per sempre l'isola, consegnando il regno ereditato dal suo defunto consorte nelle mani del Doge.
Fu così che Venezia riuscì a conservare Cipro, l’isola più ricca nel Mediterraneo dopo la Sicilia e porto fondamentale per le galere in rotta verso la Siria. Ad accoglierla a Venezia, il 5 giugno 1489, si recò il doge Agostino Barbarigo, in Bucintoro, con tutta la Signoria. Venezia accolse la sua “figlia” in maniera trionfale. Rientrata e accolta trionfalmente a Venezia a bordo del Bucintoro, Caterina Cornaro dovette deporre la corona di Cipro senza per questo rinunciare al titolo e al rango di regina. Come ricompensa, Caterina ebbe in dono il feudo di Asolo, conservando il titolo di regina di Cipro.

La Corte di Asolo: Un Cenacolo di Cultura e Arte
Dopo aver abdicato al trono di Cipro, Caterina fu creata domina Aceli, signora di Asolo, conservando tuttavia anche negli atti ufficiali il titolo e il rango di regina. Come signora, Caterina aveva su Asolo e su tutto il suo territorio un dominio effettivo di mero et mixto imperio et gladii quacumque et omnimoda alia potestate, quale prima spettava al Doge. Sul territorio di Asolo, Caterina aveva gli stessi poteri del doge, con gli unici limiti di non poter far subire ai sudditi nessun onere o angheria e di non poter ospitare chi non fosse gradito al doge.
Agli ultimi, turbolenti anni vissuti sull’isola seguirono anni di pace e di quiete che Caterina condusse come signora di Asolo, nella marca trevigiana. Ad Asolo, Caterina e la sua corte, un'ottantina di persone, si installarono nel Castello. A guardia e onore della propria persona, la regina aveva un centinaio di soldati, stabiliti dalla stessa Repubblica Veneta. Nel palazzo che qui abitò, circondata da una piccola corte, visse e regnò come regina delle arti. Durante il suo regno, la corte di Asolo divenne famosa per accogliere artisti e letterati di chiara fama.
Nel Palazzo Pretorio di Asolo, noto anche con questo nome e situato nel centro della città, Caterina invitò pittori e letterati, tra i quali Giorgione, Lorenzo Lotto, Pietro Bembo e Luigi da Porto.
- Giorgione (pseudonimo di Giorgio Barbarella o da Castelfranco, 1477 circa-1510) fu un pittore di scuola veneta la cui arte avrebbe influenzato negli anni a seguire anche Tiziano e Sebastiano del Piombo. Frequentatore della corte asolana di Caterina Cornaro, intorno al 1503 l’artista dipinse la sua unica pala d’altare e la sola opera la cui attribuzione appare certa: la Madonna in trono con il bambino tra i santi Liberale e Francesco, più nota con il nome di Pala di Castelfranco.
- Pietro Bembo (1470-1547), letterato, umanista e cardinale, studiò e contribuì a diffondere un modello poetico basato sugli scritti dei maggiori letterati toscani del Trecento. Tra le sue opere principali figurano Gli Asolani, dialoghi sull’amore platonico, ambientati proprio alla corte asolana di Caterina Cornaro. Composti negli anni che vanno dal 1497 al 1502, furono pubblicati per la prima volta nel 1505 da quel Aldo Manuzio, considerato il primo editore di tipo moderno.
- Lorenzo Lotto (1480-1556/7) fu uno dei massimi esponenti della pittura rinascimentale veneziana. Frequentatore del vivace circolo artistico che la regina Cornaro intrattenne ad Asolo, Lorenzo Lotto dipinse proprio in quegli anni (1506) l’olio su tavola Assunta, anche chiamata Pala di Asolo. Secondo alcuni, l’artista avrebbe dato al volto della Vergine i tratti di Caterina Cornaro, e ancora oggi si dibatte sull’ipotesi che sia stata proprio lei la committente dell’opera.

Caterina Cornaro e la Reliquia: Iconografia e Memoria
La figura di Caterina Cornaro è stata immortalata anche nell'arte. Nel celebre dipinto di Gentile Bellini, il Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo (1500), la prima tra le dame in basso a sinistra, vestita di nero, è identificata come Caterina Cornaro. Questo telero fu realizzato per la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia.
Esistono anche altri ritratti che riprendono l'iconografia della regina, come un'opera di un artista formatosi in ambito accademico veneziano che riprende il ritratto elaborato da Gentile Bellini. In questa rappresentazione, Caterina Cornaro indossa l’abito cipriota, con le sue insegne e i gioielli, e due lunghe ciocche di capelli rigorosamente biondi, come d’obbligo per le aristocratiche, le cadono sulle spalle. Quest'opera, assieme a molte altre coeve, testimonia l’entità della mitizzazione della storia della regina Cornaro nell’Ottocento e non si esclude che, al tempo del suo acquisto da parte di Caterina Kay Bronson (che poi donò il dipinto al Museo), potesse essere ritenuta un originale di Gentile Bellini.
Il mito immortale di Caterina Cornaro è giunto fino ai giorni nostri senza dubbio anche grazie al corteo acqueo, organizzato sin dal secondo dopoguerra, che ogni anno apre la Regata Storica. Da allora, ogni anno a Venezia si ricorda con la Regata Storica l'accoglienza riservata dalla Serenissima alla Regina di Cipro.
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Gli Ultimi Anni e l'Eredità Immortale
Caterina non dimenticò mai la sua isola, dove forse cercò di ritornare negli ultimi anni della sua vita, visto che ricevette un ammonimento dal Consiglio dei Dieci. Nel 1509, a seguito della invasione da parte delle truppe della Lega di Cambrai e l'avanzare delle truppe imperiali di Massimiliano I d'Asburgo nel territorio Asolano, Caterina Cornaro si rifugiò a Venezia. Dopo la cacciata dei Tedeschi, fece un breve ritorno ad Asolo, ma fuggì di nuovo quando le truppe tedesche si affacciarono alle porte di Altivole, abbandonando il suo castello e gli asolani che tanto l'amavano.
Caterina Cornaro morì il 10 luglio 1510 nel palazzo di suo fratello sul Canal Grande, che ora si chiama Ca’ Corner della Regina. Venne tumulata nella Chiesa dei Santi Apostoli. Tale fu la folla che volle partecipare al rito funebre che i Provveditori fecero costruire un ponte di barche da Rialto a Santa Sofia per permettere un migliore deflusso.