La memoria liturgica di Santa Rita da Cascia, celebrata il 22 maggio, è un momento di intensa devozione che richiama fedeli da ogni parte, i quali invocano la Santa con particolare intensità. Rita è venerata come un esempio luminoso di unione con Dio nella preghiera e di servizio e amore verso i fratelli. La sua figura è un modello di vita che, come ricordato anche da Papa Francesco, rimane valido ancora oggi in tutti gli stati di vita: "donna, sposa, madre, vedova e monaca".
Chi era Santa Rita da Cascia: Una Vita tra Fede e Prova

Margherita Lotti, conosciuta come Rita, nacque a Roccaporena, una piccola borgata in Umbria, molto probabilmente nel 1371 (altre fonti indicano 1380 o 1381). I suoi genitori, modesti contadini e "pacieri", le assicurarono una buona educazione scolastica e religiosa nella vicina Cascia, curata dai frati agostiniani. Fin dalla giovane età, Rita coltivava il sogno di consacrarsi a Dio.
Contro le sue personali preferenze e per le insistenze dei genitori, intorno al 1385, fu destinata al matrimonio con Paolo di Ferdinando di Mancino, un uomo di carattere violento e bevitore, coinvolto nelle contese e rivalità politiche dell'epoca. La giovane sposa, con la preghiera, la sua pacatezza e la capacità di pacificare appresa dai genitori, riuscì gradualmente a trasformare la condotta del coniuge, portandolo a una vita più autenticamente cristiana. Con amore, comprensione e pazienza, la loro unione divenne feconda, allietata dalla nascita di due figli maschi: Giangiacomo e Paolo Maria.
Tuttavia, il sereno focolare domestico si contrappose presto alla spirale d'odio delle fazioni dell'epoca. Il marito di Rita fu assassinato a causa dei suoi vincoli di parentela e delle implicazioni politiche. Per evitare di indurre i figli alla vendetta, Rita nascose loro la camicia insanguinata del padre. In cuor suo, perdonò chi aveva ucciso il marito, ma la famiglia di Mancino non si rassegnò, esercitando pressioni e scatenando rancori e ostilità. Rita non smise di pregare affinché non si spargesse altro sangue, facendo della preghiera la sua arma e consolazione. Le tribolazioni non finirono: dopo la perdita del marito, rimase presto priva anche dei due figli, morti di malattia. Anche in questa circostanza, Rita convinse la famiglia del marito a non vendicarsi, mostrando una fortezza cristiana esemplare.
Rimasta sola e libera da ogni vincolo terreno, decise di darsi interamente a Dio. All'età di 36 anni, chiese di essere accolta tra le monache agostiniane del Monastero Santa Maria Maddalena di Cascia. Inizialmente, la sua richiesta fu respinta, forse perché le religiose temevano che l'ingresso di Rita - vedova di un uomo assassinato - potesse mettere a repentaglio la sicurezza della loro comunità. Le preghiere di Rita e le intercessioni dei suoi santi protettori portarono, invece, alla pacificazione tra le famiglie coinvolte nell'uccisione di Paolo di Mancino, e dopo tanti ostacoli, avvenne finalmente il suo ingresso in monastero.
Si racconta che, durante il noviziato, la badessa, per provare l'umiltà di Rita, le chiese di innaffiare un arido legno. La sua obbedienza fu premiata da Dio con una vite, tuttora rigogliosa. Rita visse per circa quarant'anni in monastero, un'esistenza umile, zelante nella preghiera e nei lavori affidatile, capace di frequenti digiuni e penitenze. Fu un periodo di assidua contemplazione, sconosciuto agli occhi del mondo ma aperto all'intimità con Dio.
La Profonda Unione con Cristo: La Stigmata e la Rosa

Sempre più immersa nella contemplazione di Cristo, Rita chiese di poter partecipare alla sua Passione. Nel 1432, mentre era assorta in preghiera davanti al Crocifisso, si ritrovò sulla fronte la ferita di una spina staccatasi dalla corona di Gesù, che persistette per 15 anni fino alla sua morte. Questo segno doloroso divenne, al di là della sofferenza fisica, il sigillo delle sue pene interiori e, soprattutto, la prova della sua diretta partecipazione alla Passione di Cristo, in particolare al momento della coronazione di spine nel pretorio di Pilato.
Questa esperienza mistica segna il vertice della sua ascesa spirituale e la profondità di una sofferenza che lasciò una traccia somatica esterna. Come le stigmate furono per San Francesco, così la spina fu per Rita: un segno di diretta associazione alla Passione redentiva di Cristo Signore. Questa associazione si stabilì in entrambi i santi sulla base di un amore intrinsecamente unitivo, e proprio per quella spina dolorosa, la "Santa delle rose" divenne simbolo vivente di amorosa compartecipazione alle sofferenze del Salvatore. Il misticismo ritiano, alimentato da questa "piaga", si ricollega all'ideale vissuto dall'apostolo Paolo: "Ego... stigmata Domini Iesu in corpore meo porto".
La figura di Santa Rita è tradizionalmente collegata al dono di una rosa, un particolare che si spiega con un episodio della sua vita. Nell'inverno che precedette la sua morte, Rita, malata e costretta a letto, chiese a una cugina, venuta a visitarla da Roccaporena, di portarle due fichi e una rosa dall'orto della casa paterna. Era gennaio, e la donna, pur pensando che Rita delirasse a causa della malattia, assecondò la richiesta. Al suo ritorno, trovò con stupore una bella rosa sbocciata tra la neve e i fichi. Li colse e li portò alla Santa, che a sua volta li consegnò alle consorelle. Per Rita, questi frutti e il fiore erano segno della bontà di Dio, che aveva accolto in cielo i suoi due figli e il marito. Rita spirò nella notte tra il 21 e il 22 maggio dell'anno 1447 (o 1457).
Per il grande culto fiorito immediatamente dopo, il suo corpo non fu mai sepolto ed è oggi custodito in un'urna di vetro. Santa Rita ha saputo fiorire "nonostante le spine" che la vita le ha riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori con la dolcezza del Maestro. La rosa dell'amore, ci insegna Rita, è fresca e olezzante quando è associata alla spina del dolore.
Santa Rita: La Patrona dei Casi Impossibili

Rita è universalmente considerata la Santa degli impossibili proprio perché si ricorre alla sua intercessione nei casi che sembrano disperati. Non è tanto per la fama dei prodigi che la devozione popolare le attribuisce, quanto per la stupefacente "normalità" dell'esistenza quotidiana che ha vissuto in tutti i suoi stati di vita, a fare di lei un modello di santità.
Come sottolineato da Papa Giovanni Paolo II in occasione del VI centenario della sua nascita, la ragione della sua santità e l'eroicità delle sue virtù risiedono nell'itinerario terreno che si articola in diversi stati di vita, cronologicamente successivi e disposti in un ordine ascendente che segna le fasi di sviluppo della sua unione con Dio. Rita dimostra che con umile determinazione e la forza del Vangelo si possono cambiare i cuori, trasformare le vite ed essere costruttori di pace. Il suo è un grande insegnamento: "Non abbiate paura! Io ho vinto il mondo!" (Gv 16,33).
Le Celebrazioni e la Devozione Popolare Oggi
Ogni anno, le celebrazioni del 22 maggio si accompagnano a un ricco calendario di iniziative. Nella parrocchia-santuario dedicata a Santa Rita, fedeli e volontari collaborano per garantire l'accoglienza e offrire le rose da donare alla Santa, o da portare a malati che non possono partecipare in presenza, o semplicemente da tenere in casa come segno di devozione. In alcune occasioni, la festa viene prolungata per offrire a tutti l'opportunità di rendere omaggio alla Santa.
A Cascia, la Messa solenne è un momento centrale, spesso presieduta da alte personalità ecclesiastiche, seguita sul sagrato della Basilica di Santa Rita dalla supplica alla Santa e dalla benedizione delle rose. Nonostante il tempo bizzoso, la devozione non viene meno, e le rose, simbolo per eccellenza della Santa, fioriscono in abbondanza come espressione della fede popolare.
La figura di Santa Rita continua a stimolare la venerazione e la pietà popolare, come dimostrano i numerosi fedeli che ogni anno visitano le cappelle a lei dedicate, come quella di Pontenure, omaggiandola con rose e fiori profumati e mormorando preghiere e invocazioni. Un recente sondaggio indica Santa Rita come la santa più invocata dagli Italiani, superando Santa Teresa di Calcutta e Santa Chiara d'Assisi.
Riconoscimenti e Solidarietà
Ogni anno vengono assegnati i riconoscimenti "Donne di Rita", un premio internazionale istituito nel 1988 che onora coloro che incarnano gli ideali della Santa degli impossibili. Tra le premiate di quest'anno, nella Basilica di Santa Rita a Cascia, figurano Cristina Fazzi, medico che ha dedicato 24 anni al servizio in Zambia per la dignità umana; Virginia Campanile, che ha trasformato il dolore per la perdita di un figlio in aiuto per altri genitori e giovani in difficoltà; e Anna Jabbour, testimone di pace, fratellanza e fede, rifugiata di guerra diventata "mamma speranza".
La festa di Santa Rita è anche un'occasione per un gesto di solidarietà concreta. La comunità agostiniana del Monastero Santa Rita da Cascia raccoglie offerte per sostenere i lavori di completamento dell'Auditorium "Beata Maria Teresa Fasce" dell'istituto educativo "San Agustin de Hipona", fondato dai missionari agostiniani a Cuzco, in Perù. Chi sostiene la raccolta fondi riceve l'"Ovunque di Santa Rita": un ciondolo a forma di cuore con una rosa incisa, che custodisce l'immagine della Santa e la preghiera "Ovunque proteggimi".
Per coloro che desiderano approfondire la conoscenza della Santa, sono disponibili testi come "Santa Rita a Torino. Frammenti e tracce del cammino centenario di una singolare parrocchia-santuario", dello storico don Giuseppe Tuninetti (edizioni Effatà).