La figura di Elisabetta, lontana parente della Madonna, riveste un ruolo di fondamentale importanza nei Vangeli, in particolare nel Vangelo di Luca. Insieme a suo marito Zaccaria, discendente di una casta sacerdotale, Elisabetta è la madre di Giovanni il Battista, il precursore di Gesù. La loro storia è un esempio di fede e speranza, culminata in una gravidanza miracolosa in età avanzata.

Elisabetta e Zaccaria: Una Coppia Giusta
Al tempo di Erode, re della Giudea, viveva un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e sua moglie Elisabetta, una discendente di Aronne. Il Martirologio Romano commemora i santi Zaccaria ed Elisabetta come genitori di san Giovanni Battista, Precursore del Signore. Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Si tratta di una coppia di genitori Santi, la prima di cui la Scrittura ci parla dopo Maria e Giuseppe. Zaccaria era un sacerdote dell’ottava classe, quella di Abìa, una delle 24 stabilite da David per regolare i turni di servizio settimanale nel tempio. Lui e Elisabetta, anch'essa discendente da una famiglia sacerdotale, si stabilirono ad Ain Karen.
Il loro matrimonio non era stato benedetto dalla nascita di un figlio, e in quell’epoca essere sterile era motivo di emarginazione. Tuttavia, la loro unione era solida, si amavano e la loro vita era retta. La storia di Zaccaria ed Elisabetta insegna che non bisogna mai perdere la speranza perché “nulla è impossibile a Dio”.
L'Annuncio a Zaccaria
Un giorno, mentre si trovava al tempio per il suo turno di servizio, Zaccaria ricevette la visita dell’arcangelo Gabriele che gli preannunciò la gravidanza di sua moglie. Elisabetta, colei che tutti dicevano sterile, stava per diventare madre, e il figlio avrebbe dovuto essere chiamato Giovanni. L'evangelista Luca apre la sua narrazione parlando di questa coppia toccata dalla grazia procreatrice di Dio, per mostrare come Egli operi meraviglie nelle vite di quanti confidano in Lui e sanno attendere i tempi del Suo intervento. Il ruolo di Elisabetta, dunque, contro ogni previsione, era quello di essere la madre di colui che sarebbe stato destinato a preparare la via a Gesù: Giovanni il Battista.

La Visitazione di Maria a Elisabetta
Elisabetta sentì dentro di sé questa grazia e la vita crescerle nel grembo. Nel sesto mese della sua gravidanza, la vita le sussultò dentro alla visita inaspettata della cugina Maria. Maria aveva anch'essa ricevuto l’annuncio dell’angelo, al quale aveva immediatamente detto sì, ed era anch'essa piena di grazia. La Vergine Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda, mossa da un impulso interiore.
Il Viaggio e l'Incontro
Tanti furono i motivi che spinsero la Vergine Maria a intraprendere quel viaggio. Il desiderio di mettersi a servizio della cugina Elisabetta, saputo che attendeva un bimbo in tarda età, si univa al desiderio di comunicare quanto era avvenuto a lei, sapendo che tra donne “visitate” dall’angelo è più facile capirsi. In quel “correre”, Maria si rivela donna missionaria, nel portare e condividere la gioia dell’annuncio, e donna di carità, nel mettersi a servizio dell’anziana cugina. Nulla vieta di pensare che ci fosse anche il “santo desiderio” di andare a vedere il “segno” che l’Angelo le aveva indicato: “Ed ecco Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,36-37). Maria non sottovalutava i “segni” che Dio le offriva.
Il percorso da Nazaret ad Ain Karin - la piccola città situata sui monti della Giudea, che la tradizione identifica con il luogo di residenza di Zaccaria ed Elisabetta - è lungo, coprendo una distanza di quasi centoquaranta chilometri. Probabilmente Giuseppe organizzò il viaggio, preoccupandosi di trovare una carovana in cui la Madonna potesse viaggiare in sicurezza, e forse l’accompagnò almeno sino a Gerusalemme, se non fino ad Ain Karin. Entrata nella casa di Zaccaria, Maria salutò Elisabetta. Alcune tradizioni locali affermano che l’incontro tra le due cugine ebbe luogo non nella stessa città, ma in una casa di campagna dove Elisabetta si tenne nascosta per cinque mesi (cfr. Lc 1, 24), per evitare sguardi indiscreti e per ringraziare Dio.
Sui passi di Maria, da Ain Karem a Gerusalemme
Il Sussulto di Giovanni e l'Acclamazione di Elisabetta
Con Maria, entrò in quella casa la grazia del Signore, poiché Dio l’aveva fatta sua mediatrice, provocando una vera rivoluzione spirituale. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?”. Da madre a madre, Elisabetta raccontò subito dopo un altro segno fisico di questa prodigiosa agnitio domini: “ecco, appena mi è giunto agli orecchi il tuo saluto, il bambino mi ha sussultato di gioia in grembo”. Erano parole di esultanza in ogni senso.
La scena del Vangelo raccorda le due annunciazioni, ad Elisabetta e a Maria, come due donne e due promesse. Il Messia Gesù, non ancora nato ma presente nel grembo della madre Maria, incontra il precursore, profeta egli pure nel grembo della madre Elisabetta e, riconosciuto, causa gioia ed esultanza, come la danza di David davanti all’arca della presenza del Signore (cf. 2Sam 6,12-15). Immediatamente il Battista ancora non nato si scosse ed esultò di gaudio, venendo santificato dalla presenza di Gesù Cristo. Allora Elisabetta, illuminata dallo Spirito di Dio, proruppe nell’acclamazione profetica: "E beata Colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore".

Il Magnificat di Maria
La Madonna andava a servire, ma finì per essere lodata e benedetta, proclamata Madre del Messia, Madre di Dio. Maria sapeva che effettivamente era così, ma attribuì tutto al Signore: “perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome” (Lc 1, 48-49). Nel Magnificat, un cantico composto dalla Madonna per ispirazione dello Spirito Santo con espressioni tratte dall’Antico Testamento, si rispecchia l’anima di Maria. È un canto alla misericordia di Dio, grande e onnipotente, ed è contemporaneamente una manifestazione dell’umiltà della Madonna. Maria rimane tre mesi nella casa di Elisabetta, fino a quando nasce Giovanni, umile serva di Dio e degli uomini.
La Nascita di Giovanni Battista e il Cantico di Zaccaria
Con la presenza di Maria, anche Zaccaria fu riempito di grazie, affinché potesse cantare al Signore un inno di lode e di pentimento. Quando Zaccaria, con la nascita del figlio Giovanni, riprese a parlare, usò le parole per pronunciare lodi a Dio. Questo è il Benedictus, anche noto come Cantico di Zaccaria, in cui il Santo ringrazia Dio per quanto avvenuto: “Benedetto sia il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo; ha suscitato per noi un potente Salvatore, nella casa di David suo servo, come aveva annunziato per bocca dei suoi Santi e dei suoi profeti, fin dall’inizio dei tempi…” (Lc 1, 68).
Il Significato dei Nomi Aramaici e l'Effusione dello Spirito Santo
Non conosciamo i suoni delle parole in aramaico pronunciate dalla Madonna, tranne che per due nomi propri. Uno è quello di Gesù, il cui vero nome, Yehoshua, significa «Dio salva». La seconda parola è il nome di sua parente, Elisheba (Elisabetta), che significa «Dio è perfetto», o forse «Dio è fedele». Ed è di certo con questo suono, "Elisheba! Elisheba!", che Maria chiamò la parente, una volta giunta all’ingresso della sua casa, nella «regione delle alture». Questo richiamo da parte di Maria è collegato a una potente effusione dello Spirito Santo. Elisheba dapprima fu solo capace di emettere un grido; poi lo spirito le restituì la parola per esprimersi profeticamente, riguardo a una gravidanza che non poteva esserle ancora visibile nella parente. Ella la chiamò infatti «benedetta tra le donne e benedetto il frutto del seno tuo», nonché «madre del mio Signore».
Nulla nella creazione rimane indifferente all’approcciarsi del Creatore. La gioia esplode al suo riconoscimento, nelle parole della madre Elisheba (Dio è perfetto) e nel sobbalzare in lei del feto Jeho’hanan/Giovanni (Dio è pietoso). Sono suoni senza tempo, i primi al cui ascolto la creazione, posseduta dallo Spirito, riconosce e profetizza l’Emanuele, il Dio-con-noi.
La Rappresentazione Iconografica di Elisabetta
La rappresentazione iconografica di Elisabetta è difatti quella di una donna anziana con il capo velato, a testimonianza della sua età avanzata al momento della gravidanza. Oltre a essere presente in soggetti di tipo devozionale, come la Sacra Famiglia, Elisabetta compare in alcune scene narrative, la principale delle quali è la Natività del Battista. In queste opere, Elisabetta è spesso raffigurata nel suo letto, con il figlio in braccio, oppure dopo averlo consegnato alle nutrici; a volte compare anche Zaccaria, intento a scrivere il nome di Giovanni su di una tavoletta. Nelle raffigurazioni della Visitazione, Elisheba viene spesso rappresentata con i capelli bianchi e il ventre prominente; accanto a lei, la giovane Maria sembra la figlia.

Le Feste Liturgiche
- La festa di Elisabetta e Zaccaria si celebra, nella Chiesa latina, il 5 novembre.
- La festa della Visitazione di Maria ha i suoi albori a Bisanzio, il 2 luglio, quando si legge il vangelo della visita di Maria ad Elisabetta, nella festa della “Deposizione nella Blachernes (basilica) della santa Veste della Theotokos”. I francescani adottarono questo giorno mariano di festa, ma ne fecero la Visitazione di Maria, nel 1263. La festa è stata istituita da papa Urbano VI nel 1389, con lo scopo di far cessare il Grande Scisma per intercessione di Maria.