Il Canto, le Memorie e la Ricerca di Spartiti nella Tradizione Italiana

Memorie Giovanili: La Figura della Suora e l'Educazione

Nel contesto dell'infanzia, le figure delle monache erano spesso associate a momenti di disciplina e rigore. Durante i lunghi pomeriggi nel refettorio, era comune ricevere ammonizioni, come il continuo richiamo a "restare dritto!" e a non mangiare con la testa nel piatto. Tale educazione severa era talvolta accompagnata da "buffetti sulle guance rigonfie del boccone che proprio non riuscivo ad ingerire." Le monache osservavano attentamente il comportamento dei bambini, e un gesto innocente come armeggiare con un cucchiaio sotto la tovaglia poteva condurre a un'ora di castigo, "in piedi dietro la lavagna con le mani in testa ed il rimorso per i poveri bambini neri che non hanno di che mangiare." Questo ambiente, sebbene austero, ha plasmato le prime esperienze e ricordi legati a figure di autorità come la suora.

Foto di un refettorio d'epoca con bambini e suore

Gabriella Ferri: La Voce di Roma e la Ricerca delle Radici Musicali

Il panorama musicale italiano è stato profondamente arricchito da artiste come Gabriella Ferri, riconosciuta come la regina della canzone romana. La sua versatilità artistica spaziava dal cabaret al teatro, dall'interpretazione di ballate d'autore e intense canzoni d'amore alla ricerca e autorialità di canti tradizionali. Ferri aveva il dono di una voce chiara e tagliente, capace di spaziare dall'antico sberleffo romanesco alla risata limpida, pur mantenendo una vena di malinconia che emergeva quando "attorcigliava le note e soffocava la voce," lasciando "chi l’ascolta con il vuoto nello stomaco."

Una Carriera al Servizio del Canto Popolare

Gabriella Ferri ha avuto il merito inestimabile di aver riscoperto, reinterpretato e riscritto un vasto repertorio di musica popolare che per molti era sconosciuto, rendendolo celebre a livello mondiale. Attraverso stornelli, ottave e tarantelle, ha saputo esprimere "le espressioni più genuine del sentimento popolare della sua città," narrando storie di quartiere e di umanità ai margini con il dialetto romano. La sua abilità le permetteva di "commuovere e di emozionare, di far ridere e di far piangere," esplorando "nella voce e nell’interpretazione tutti i gradi possibili dell’espressività," dando vita a uno stile di canto unico e inimitabile, caratterizzato da strofe sospese e ritornelli liberatori carichi di passione.

Il Talento Ereditato e la Famiglia Ferri

Nata il 18 settembre 1942 a Piazza Santa Maria Liberatrice 18 al Testaccio, un quartiere popolare di Roma, Gabriella proveniva da una famiglia dove la musica era parte integrante della vita quotidiana. Sua madre, Mamma Lucia, "cantava da soprano con una voce da usignolo," senza cercare la ribalta, rimanendo sempre "nell’ombra." Con otto figli, la famiglia Ferri era un crogiolo di talenti musicali: "chi suonava la fisarmonica chi le tamburelle, mamma suonava il mandolino e cantava con una voce incantevole. Cantavano e suonavano tutti quando si incontravano." Il padre, Vittorio, "biondo, bellissimo, aveva gli occhi azzurri," era un carrettiere con una passione per la scrittura, componendo poesie e testi di canzoni. Ha scritto brani come Er monno per Lando Fiorini e la colonna sonora di un film con Gianni Morandi, diventando in seguito paroliere per le canzoni della figlia Gabriella.

Gabriella Ferri, storia di una regina

La Scoperta e la Reinterpretazione degli Spartiti Tradizionali

La carriera di Gabriella iniziò quasi per caso. Dopo un breve periodo nel mondo della moda, che non amava, e un'esperienza come commessa, conobbe personaggi del mondo dello spettacolo. La sua vera passione, tuttavia, era il recupero delle radici musicali. "Mi sono appassionata alla canzone popolare," scriveva Gabriella. "Ho iniziato a studiarla, quando potevo andavo all’Archivio di Stato a cercare vecchi spartiti." Questo impegno per la ricerca e la salvaguardia della tradizione musicale italiana si inseriva in un contesto più ampio, dove figure come Ernesto De Martino, Gianni Bosio e il Nuovo Canzoniere Italiano si adoperavano per conservare e diffondere il vastissimo patrimonio culturale di canti e musiche popolari, minacciato dall'urbanizzazione e dall'industrializzazione del dopoguerra.

Nel 1964, Gabriella fece il suo debutto in Rai, invitata da Mike Bongiorno a La Fiera dei Sogni, segnando l'inizio di una lunga serie di successi che la portarono a incidere dischi e a intraprendere tournée.

Immagine di vecchi spartiti musicali

L'Evoluzione del Repertorio: Dalla Romanesca alla Canzone Impegnata

Il suo album del 1966, Gabriella Ferri, includeva brani dal repertorio di Romolo Balzani, celebre autore romano degli anni Trenta. Con Roma canta (1969) rileggeva brani della tradizione come La povera Cecilia e Alla renella, quest'ultimo un brano di fine Settecento che narra le sofferenze di un carcerato, tema a lei caro. L'album omonimo del 1970 affiancava a canzoni moderne brani della tradizione folkloristica italiana come il canto napoletano Ciccio Formaggio e la struggente Sinnò me moro, composta per il film Un maledetto imbroglio. Attraverso questi lavori, "nasce, così, una nuova canzone romanesca che si riallaccia alla tradizione reinventandola. Più vera e vicina ai sentimenti e alle storie quotidiane."

La sua personalità e teatralità si rivelarono perfette anche per il repertorio popolare napoletano, come dimostrato dalla sua partecipazione allo show Dove sta Zazà (1973) e dall'album E se fumarono a Zazà (1971). Brani come Roma forestiera, o Nannarella, raccontavano la Roma popolare anteguerra, "in cui si cantavano gli stornelli e le tarantelle suonate con la chitarra e il mandolino." La sua voce, "ora più scura per disegnare atmosfere malinconiche, ora più roca e disperata, ora brillante per accendersi di entusiasmo," dava vita a un'interpretazione profonda dei sentimenti della gente comune.

Nel 1972, con Gabriella, i suoi amici…e tanto folk, tornavano i brani popolari romani e napoletani, inclusa la rielaborazione di Tutti al mare degli anni Trenta e Le mantellate, brano che narra i sentimenti di una carcerata. L'arrangiamento scarno esaltava la "voce incredibile di Gabriella che procede cupa, si accende, svanisce in un sussurro, poi si impenna e graffia nel finale straziante."

Oltre a rielaborare, Gabriella componeva anche di sana pianta. Il suo album Remedios (1973), dedicato al Cile dopo il colpo di stato di Pinochet e l'uccisione di Victor Jara, è un esempio del suo impegno. Il capolavoro poetico Remedios, con testo e musica originali, è una celebrazione della speranza e della consolazione.

Tra le sue collaborazioni, spicca l'incontro con Pier Paolo Pasolini, che le fece i complimenti e la incoraggiò a cantare un suo pezzo, che sarebbe diventato Il Valzer della toppa. Gabriella ha anche composto brani autobiografici, come Er zelletta, che raccontava un suo primo amore giovanile. La sua carriera, tra show televisivi come Mazzabubù (1975) e la tragica perdita del padre, per il quale aveva scritto la canzone Seminario, testimonia una vita e un'arte profondamente legate al canto e alle sue innumerevoli sfaccettature.

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