Santa Rita da Cascia: Vita, Storia, Miracoli e Devozione

Santa Rita da Cascia, al secolo Margherita Lotti, è una delle figure più venerate nella tradizione cattolica, conosciuta universalmente come la "santa degli impossibili". La sua vita, sebbene in parte avvolta nella leggenda a causa della scarsità di documentazione coeva, è un esempio luminoso di fede, pazienza, perdono e umiltà, che continua a ispirare milioni di fedeli in tutto il mondo.

Ritratto di Santa Rita da Cascia con spina sulla fronte e rosa

Origini e Infanzia

Margherita Lotti nacque a Roccaporena, una frazione montana a circa cinque chilometri da Cascia (Perugia), in Umbria. Le date di nascita variano tra il 1371 e il 1381, ma Papa Leone XIII, in occasione della canonizzazione, sostenne il 1381. Fu la sola figlia di Antonio Lotti e Amata Ferri, modesti contadini e persone molto devote, che vennero nominati dal Comune come "pacieri di Cristo" nelle lotte politiche e familiari tra guelfi e ghibellini. I genitori, che erano già avanti negli anni, si occuparono di insegnarle a riconoscere i segni della scrittura e a farle conoscere gli ideali religiosi. Sebbene illetterata, fu ammessa fra le monache coriste per un'eccezione, sostituendo l'ufficio divino con altre orazioni.

Alla sua infanzia è legato un celebre episodio prodigioso, il cosiddetto miracolo delle api. Si racconta che, mentre i genitori erano impegnati nella mietitura, la neonata Margherita fosse stata posta in una cesta all'ombra di un albero. Un buon numero di api ronzava attorno al canestro; alcune di esse entrarono nella boccuccia aperta della bimba, depositandovi del miele, senza pungerla. Un agricoltore che transitava vicino alla bimba, ferito ad una mano con la falce e in cerca di medicazione, si accorse delle api e cercò di scacciarle con la mano ferita. Immediatamente la lacerazione della sua cute si cicatrizzò.

Vita Matrimoniale e Le Sfide Familiari

Fin da piccola Margherita desiderò diventare una religiosa, ma i suoi genitori, forse a causa della loro età avanzata e dell'usanza medievale di far sposare le donne il prima possibile, la diedero in sposa. Intorno ai quindici/sedici anni, la ragazza fu data in sposa a Paolo Mancini (o Paolo di Ferdinando di Mancino), della famiglia aristocratica dei Mancini e capo delle milizie di Collegiacone. Egli era descritto tradizionalmente come un uomo dal carattere fiero, irascibile e autoritario, ghibellino risentito. La vita coniugale fu inizialmente difficile, fatta di umiliazioni e tradimenti, ma Rita si dedicò instancabilmente alla sua famiglia, sopportando con pazienza ogni maltrattamento senza mai lamentarsi. Con amore, comprensione e pazienza, Rita aiutò Paolo a vivere una condotta più autenticamente cristiana, fino a che egli non abbandonò le armi per dedicarsi al lavoro.

L'unione fu benedetta dalla nascita di due figli, probabilmente gemelli, Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Rita si occupò con sollecitudine della prole e dello sposo, educando i figli secondo i principi cristiani. La vita matrimoniale si protrasse per circa diciotto anni, fino a quando Paolo Mancini fu ucciso una notte mentre rincasava, verosimilmente ad opera di suoi ex-compagni o conoscenti, a causa di rancori passati od offese subite. La Santa, profondamente religiosa, rinunciò alla vendetta nel suo cuore e perdonò gli assassini di suo marito. Tuttavia, si preoccupò fortemente quando comprese che i suoi figli desideravano vendicarsi, assimilando gli ideali della comunità casciana che riteneva legittima la vendetta. Si rivolse a Dio implorandone l'aiuto, ritenendo preferibile la morte dei figli piuttosto che si rendessero colpevoli di azioni violente che avrebbero danneggiato le loro anime immortali. Di lì a poco, una grave malattia, probabilmente la peste, spense la vita dei due ragazzi, uno dopo l'altro.

La Vocazione Religiosa e l'Ingresso in Monastero

Rimasta sola, privata dei suoi affetti più cari, Rita si dedicò a una vita di più intensa preghiera. All'età di circa 36 anni, desiderando da sempre la vita monacale, si rivolse alle Suore Agostiniane del Monastero di Santa Maria Maddalena a Cascia per essere accolta tra loro. Per ben tre volte la sua richiesta venne respinta, forse a causa del suo stato vedovile, delle implicazioni dell'omicidio del marito (le suore temevano di essere coinvolte nella faida tra famiglie), o perché non era più illibata. Con tenacia, fede e preghiera, Rita convinse la famiglia Mancini ad abbandonare ogni proposito di vendetta e, dopo una riappacificazione pubblica tra i fratelli del marito e i suoi uccisori, fu finalmente accettata in monastero. Per la tradizione, l'ingresso avvenne misteriosamente nell'anno 1407: si narra che una notte Rita, dopo aver pregato sullo "Scoglio" di Roccaporena, ebbe la visione dei suoi tre Santi protettori (Sant'Agostino, San Giovanni Battista, San Nicola da Tolentino) che la trasportarono in volo a Cascia, introducendola nel monastero dentro il Coro. La monaca posta a capo del monastero non poté quindi esimersi dall'esaudire la richiesta della Santa, che finì per abitare in quel luogo sino al suo decesso.

Il Miracolo della Vite

La nuova vita di suor Rita durò per ben quarant'anni, durante i quali ella professò la preghiera, la penitenza, la carità e l'obbedienza. Già dai primi tempi, da novizia, dimostrò la sua umiltà e obbedienza quando la Madre Badessa, per metterla alla prova, le comandò di piantare e innaffiare un arido pezzo di legno secco nel cortile interno dell’abbazia, facendo in modo che l'acqua cadesse come pioggia. Rita obbedì senza indugi, e grazie alle sue premure, il pezzo di legno secco produsse diversi frutti, trasformandosi in una vite rigogliosa. Ancora oggi, nel chiostro del Monastero, è presente una vite risalente al XIX secolo che testimonia questo prodigio. Questo evento simboleggia i valori dell'umiltà, dell'amore e della pazienza nella vita e nel messaggio di Santa Rita.

Segni Divini e Miracoli in Vita

La Stigmata della Spina

Negli anni, il dolore di Rita non scomparve e, sempre nell'amore di Dio e secondo l'educazione agostiniana, la suora lo visse ogni giorno innalzandolo alle sofferenze di Cristo per l'umanità. Questa unione fu così profonda che, in un Venerdì Santo (18 aprile 1432 o 30 marzo 1442 secondo diverse tradizioni), assorta in preghiera dopo aver ascoltato l'omelia sulla Passione di Cristo, Rita chiese al Signore di renderla partecipe delle sue sofferenze. In quel momento, un bagliore di luce e una spina dalla corona di Cristo posta sul Crocifisso le si conficcò nella fronte, donandole un vero e proprio sigillo d'amore. Rita portò questa ferita sanguinante e dolorosa per ben 15 anni, fino alla morte. La ferita si chiuse inspiegabilmente una sola volta, quando Rita intraprese il suo unico viaggio fuori Cascia, un pellegrinaggio penitenziale a piedi a Roma nel 1446, per assistere alla canonizzazione di San Nicola da Tolentino. La Badessa era contraria per via della ferita purulenta, ma questa scomparve il giorno prima della partenza, permettendole il viaggio.

Crocifisso dal quale si staccò la spina per Santa Rita

Il Miracolo delle Rose e dei Fichi

Verso la fine della sua vita, Rita fu provata da una grave malattia che la costrinse a letto nella sua cella per lunghi periodi. Nell'inverno che precedette la sua morte, probabilmente nel gennaio del 1457 (o 1447), una parente le fece visita. Rita, il cui cuore non aveva mai dimenticato Roccaporena, le chiese di recarsi al suo vecchio orto per cogliere per lei due rose e due fichi. Il fatto che fosse pieno inverno, con neve e gelo, fece pensare alla parente a un delirio causato dalla malattia, ma Rita insistette. La parente si recò lo stesso all'orto di Roccaporena e, con sua grande meraviglia, trovò tra la neve una bellissima rosa sbocciata e due fichi maturi sulla pianta. Per Rita, questi erano un segno della bontà di Dio che aveva accolto in cielo le anime dei suoi due figli e del marito. Per questo la rosa è da sempre il simbolo ritiano per eccellenza.

Illustrazione del miracolo delle rose e dei fichi di Santa Rita

Morte, Culto e Canonizzazione

Rita si spense nella notte tra il 21 e il 22 maggio del 1457 (anche se alcune fonti riportano il 1447). La tradizione racconta che, al momento della sua morte, le campane iniziarono a suonare da sole a festa, annunciando la sua "nascita" al cielo. Un altro racconto narra che il giorno dei funerali comparvero delle api nere che si annidarono nelle mura del convento e ancora oggi, da secoli, si riproducono tra quelle mura senza fare miele né avere un alveare.

Il Corpo Incorrotto e i Primi Miracoli

La devozione religiosa per Rita da Cascia iniziò quasi subito dopo il suo decesso. Il suo corpo, rimasto inspiegabilmente incorrotto e non incartapecorito, venne posto in una cassa di pioppo chiamata codex miraculorum. Mastro Cicco Barbari, un artigiano malato alle mani, si incaricò di costruire la prima bara, detta "cassa umile"; nel vedere il corpo di Rita, egli guarì immediatamente. Nel 1457, un incendio divampato nell'oratorio minacciò la cassa e il corpo di Rita che, rimasti intatti, furono adagiati in un nuovo sarcofago, detto "cassa solenne". Questa cassa fu decorata con immagini della Santa e con un epitaffio commemorativo che riassumeva gli ultimi anni della sua vita, in cui si legge "quindici anni la spina patisti". Il corpo di Santa Rita, nel corso dei secoli, fu spostato più volte, fino a giungere nella bellissima cappella all'interno della Basilica a lei intitolata. Ricognizioni mediche effettuate nel 1972 e nel 1997 hanno confermato la presenza, sulla zona frontale sinistra, di tracce di una lesione ossea aperta (forse osteomielite) e segni di una malattia al piede destro, forse associata a sciatalgia.

La Devozione dei Fedeli e i Simboli Ritiani

La venerazione di Rita da Cascia da parte dei fedeli fu caratterizzata dal numero e dalla qualità degli eventi prodigiosi riferiti alla sua intercessione, tanto che divenne la «santa degli impossibili» o "santa dei casi impossibili e disperati". Il suo culto è oggi molto diffuso nei paesi latini, negli Stati Uniti d'America e in Irlanda, e in Italia viene invocata come patrona dei casi difficili, in particolar modo di quelli che hanno attinenza con la vita matrimoniale. La devozione popolare cattolica per santa Rita è tuttora una delle più diffuse al mondo.

Gli attributi iconografici che raccontano la storia della santa sono:

  • Le api: in un episodio della sua infanzia alcune api circondarono la sua culla senza nuocerle.
  • La vite: alla novizia Rita venne chiesto di annaffiare ogni giorno e per un anno una vite ormai secca presente nel monastero; con il tempo la pianta riprese prodigiosamente a vivere.
  • La spina: il desiderio di essere compartecipe ai dolori di Cristo crocifisso fu esaudito; mentre pregava davanti al Crocifisso, dalla corona di spine di Gesù se ne staccò una, che si conficcò nella fronte di Rita, provocandole una ferita che mai si rimarginò.
  • La rosa e i fichi: chiesti in pieno inverno e trovati miracolosamente, sono simboli della salvezza e del candore dell'anima.
  • L'anello nuziale e il rosario: si trovano ancora nella sua cella.

La Basilica e l'Alveare di Santa Rita

Il santuario di Cascia, con la basilica di Santa Rita, è luogo di pellegrinaggio quotidiano che culmina nel giorno della sua festa, il 22 maggio. La costruzione della nuova Basilica e di un'Opera che seguisse gli insegnamenti di Rita, chiamata Alveare di Santa Rita, fu voluta dalla Badessa Madre Maria Teresa Fasce. L'Alveare, operante da quasi un secolo, accoglie ancora oggi bambine in difficoltà, fornendo assistenza, istruzione e cure mediche a oltre 60 ragazze bisognose. La Basilica fu fatta erigere tra il 1937 e il 1947. In una sola occasione il corpo ha lasciato la Basilica per il Giubileo del 2000, quando il 20 maggio Papa Giovanni Paolo II ricevette in udienza Rita e l'immensa famiglia dei suoi fedeli. La presenza simbolica di Rita in Piazza San Pietro si è ripetuta anche il 30 settembre 2015, quando una magnifica e imponente statua raffigurante la Santa degli Impossibili è stata benedetta da Papa Francesco, a testimonianza del messaggio sempre attuale di amore e pace professato dalla Santa.

Riconoscimenti Ufficiali e Diffusione del Culto

Il cammino di ascesa agli altari di Rita fu lento. Fu beata 180 anni dopo la sua morte, nel 1627 (o 1626) sotto il pontificato di Urbano VIII Barberini, già vescovo di Spoleto, il quale concesse alla diocesi di Spoleto e agli agostiniani la facoltà di celebrare la messa in suo onore. La canonizzazione avvenne il 24 maggio 1900, quando Papa Leone XIII la proclamò Santa. Oggi, il suo corpo riposa nella Basilica di Santa Rita a Cascia, all'interno di un'urna d'argento e cristallo realizzata nel 1930. A Cascia si organizza il 22 maggio una grande festa dedicata alla santa, con la benedizione delle rose in memoria della sua richiesta sul letto di morte. La cittadina brasiliana di Santa Cruz ha inaugurato la statua religiosa cattolica più grande al mondo, alta 56 metri, dedicata alla santa umbra, e sta organizzando anche un centro informativo sulla religiosa di Cascia.

Il Messaggio di Santa Rita

Santa Rita non ci ha lasciato scritti, ma l'esempio vissuto nella quotidianità della sua vita semplice e intensa. Il suo messaggio è un inno alla passione, al dialogo e alla comunione con il Signore, da cui trarre luce e forza per affrontare ogni momento della vita. Rita non scelse un marito violento, né la perdita dei figli, la vedovanza o la vita monastica; il Signore le aprì delle strade che lei percorse con passione, senza abbattersi, ma lottando con coraggio. Ella è un modello di donna adatto per i tempi duri, invitando a ricentrare il cuore e la mente sulle Parole di vita eterna del Signore.

La sua vita insegna che avere fede non significa possedere un talismano della felicità, ma affrontare le prove con la consapevolezza di essere in compagnia di qualcuno che ha condiviso fino in fondo la nostra stessa situazione, aiutandoci a vivere con sapienza anche il dolore. Rita è stata uno strumento del perdono, comprendendo che la violenza genera sempre violenza e non risolve nulla. In un mondo che sempre più appare preoccupato di avere successo, di produrre e di essere efficiente, la sua esperienza di vita in clausura richiama l'idea della gratuità, di una vita donata per un ideale grande, per un desiderio di fare qualcosa di buono. La clausura diventa una provocazione, una sfida all'efficientismo, ricordando che nella vita c'è ben altro oltre a ciò che ci viene proposto abitualmente. Rita da Cascia è invocata come santa del perdono e paciera di Cristo, un simbolo eterno di resilienza e amore incondizionato.

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