Beata Charlotte della Resurrezione: Biografia e Martirio

La storia di Suor Charlotte della Resurrezione è indissolubilmente legata a quella delle sedici Carmelitane di Compiègne, martiri della Rivoluzione Francese. La loro vicenda costituisce una testimonianza di fede incrollabile in uno dei periodi più turbolenti della storia.

Ritratto di Beata Charlotte della Resurrezione, suora carmelitana

Introduzione: Il Martirio nel Contesto Rivoluzionario

Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede; il martire è un testimone che arriva fino alla morte, rendendo testimonianza a Cristo, morto e risorto, al quale è unito dalla carità. Egli rende testimonianza alla verità della fede e della dottrina cristiana e affronta la morte con un atto di fortezza. Tra questi annoveriamo le sedici carmelitane del Monastero di Compiègne, la cui comunità si era stabilita in Oise (Francia) nel 1641, provenendo dal monastero di Amiens. A sette anni dalla fondazione sorgeva il convento con la chiesa dedicata all’“Annunciazione”.

Il monastero prosperò sempre nel fervore, splendendo per regolare osservanza e fedeltà allo spirito carmelitano, che si traduceva nel motto: "Salire sul monte Calvario insieme a Cristo per offrire e donare la vita". Questa osservanza teresiana godette dell’affetto e della stima della corte francese. La Comunità delle Carmelitane Scalze di Compiègne fu la cinquantatreesima fondazione dell’Ordine in Francia, avvenuta dopo l’arrivo nel Paese della Beata Ana de Jesus, discepola di Santa Teresa d’Avila.

Biografia di Suor Charlotte della Resurrezione

La Nascita e la Vocazione

Suor Charlotte della Resurrezione, il cui nome di nascita era Anne-Marie-Madeleine-Françoise Thouret, nacque il 16 settembre 1715 a Mouy, nel Dipartimento francese dell’Oise, nella diocesi di Beauvais. Rimasta orfana di padre, la giovane Anne-Marie non apprezzava il patrigno e sfidava regolarmente l'autorità dei genitori, mostrando una natura vivace e dinamica.

A sedici anni, durante una festa, avvenne qualcosa che la turbò profondamente. Sebbene non svelò mai i dettagli precisi, provò un istantaneo ribrezzo per la vita che stava conducendo. Decise allora di lasciarsi il mondo alle spalle, entrando in monastero.

La Vita nel Carmelo dell'Annunciazione a Compiègne

Il 18 marzo 1736, appena raggiunse l'età giusta, Anne-Marie Thouret entrò nel Carmelo dell’Annunciazione a Compiègne. Ricevette l’abito il 17 luglio 1739, diventando Suor Charlotte della Resurrezione. Il 22 agosto 1741, dopo un lungo noviziato durato cinque anni e spesso difficile, professò i voti definitivi.

Nel corso della sua vita monastica, Suor Charlotte ricoprì quasi tutte le mansioni nel convento, compresa quella di vicepriora. Fu soprattutto responsabile dell'infermeria, curando le consorelle più fragili e deboli, e in seguito lavorò anche come pittrice ed economa, mettendo molto impegno nel suo lavoro. Ella stessa sperimentò la malattia; in particolare, la sua salute fu danneggiata dall’uso della vernice che le serviva per un lavoro di manutenzione.

Interno di un convento carmelitano del XVIII secolo, con suore in preghiera

La Rivoluzione Francese e l'Offerta di Sé

La Soppressione degli Ordini Religiosi

Quando scoppiò la Rivoluzione francese, Suor Charlotte della Resurrezione aveva 74 anni ed era la decana del convento carmelitano di Compiègne. Il 26 agosto 1789 fu promulgata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino dall’Assemblea Nazionale Costituente. Il decreto del 13 febbraio 1790 abolì tutti gli ordini religiosi, e i membri del Comitato di Salute pubblica di Compiègne si recarono al convento per interrogare le monache e indurle ad abbandonare la vita religiosa.

Gli ufficiali infransero la clausura, installandosi nella sala capitolare e ponendo guardie per impedire alle monache di comunicare tra loro o con la priora. Il 5 agosto 1790 le religiose furono convocate singolarmente per registrare le loro risposte. Nonostante le pressioni, le monache rifiutarono di deporre l’abito monastico, e tutte le 21 religiose dichiararono di "voler vivere e morire in questa santa casa".

Con la rivoluzione che assumeva toni di persecuzione contro la Chiesa di Francia, in particolare con la Costituzione Civile del Clero, tra il giugno e il settembre 1792, la priora, Madre Teresa di Sant’Agostino (Maria Maddalena Claudina Lidoine), suggerì alla sua comunità di recitare ogni giorno un atto di consacrazione a Dio. Con quest'atto, si sarebbero "offerte affinché la Sua pace divina, che il Suo caro Figlio era venuto a portare nel mondo, fosse restituita alla Chiesa e allo Stato".

Quasi tutte le sorelle professe si unirono all’offerta; tuttavia, le due più anziane, Suor Charlotte della Resurrezione e Suor Anna Maria di Gesù Crocifisso (Maria Anna Piedcourt), provarono inizialmente ripugnanza al pensiero di morire sotto la lama insanguinata della ghigliottina. La sera stessa, però, aderirono anche loro, e il loro atto di consacrazione divenne un'offerta quotidiana fino al giorno del martirio.

Illustrazione delle Carmelitane di Compiègne che rinnovano i voti

La Persecuzione e l'Arresto

Nei primi giorni di settembre del 1792, la notizia dei massacri di sacerdoti a Parigi, dove vennero uccisi duecentocinquanta ecclesiastici, aumentò la tensione. Alcuni parenti delle monache si rivolsero a Madre Teresa chiedendo che le religiose tornassero a casa. Il 12 settembre 1792, le carmelitane ricevettero l’ordine di lasciare il monastero senza indugio. Cacciate dal loro convento il 14 settembre 1792, le suore continuarono la loro vita di preghiera e penitenza, separate e vestite con abiti civili. Furono divise in quattro gruppi, ospitate nelle case degli abitanti di Compiègne, ma rimasero unite dall’affetto, dalla corrispondenza e dalla vigile direzione di Suor Teresa di Sant’Agostino. Si mantenevano grazie a piccoli lavori che varie signore della città procuravano loro, e nonostante la sorveglianza della polizia, continuavano a vivere secondo la regola di Santa Teresa d'Avila, frequentando segretamente la Messa e rinnovando regolarmente la loro fede in Dio e i loro voti.

Dopo la caduta della monarchia, Madre Teresa e le sue figlie prestarono il giuramento di Libertà-Uguaglianza. La priora si fece anche rilasciare un certificato di civismo e pagò le tasse che lo Stato esigeva. Tre giorni dopo, le carmelitane furono rinchiuse in quello che era stato il monastero della Visitazione, trasformato in carcere, dove poterono riprendere la vita comunitaria in un contesto più raccolto.

Presto scoperte e denunciate dal comitato rivoluzionario, sedici di loro, tra cui Suor Charlotte della Resurrezione, furono arrestate il 23 giugno 1794, durante il Grande Terrore. Furono imprigionate nell'ex convento della Visitazione a Compiègne, insieme alle monache benedettine di Cambrai, dove rinnegarono il giuramento di alleanza alla repubblica pronunciato nel 1790.

Il Trasferimento a Parigi e il Processo Sommario

Il 12 luglio 1794, le Carmelitane furono informate del loro trasferimento a Parigi. Riuscirono ad abbracciarsi un’ultima volta, incoraggiandosi vicendevolmente al martirio. Il 13 luglio giunsero alla prigione della Conciergerie di Parigi, ove già si trovavano molti sacerdoti, religiosi e altre persone destinate alla morte. Durante il viaggio, accerchiata dalla folla ostile, alcuni uomini della scorta salirono sul mezzo di trasporto e gettarono Suor Charlotte a terra. Rialzandosi, con il viso sporco di sangue per aver battuto la testa, la monaca commentò con serenità: «Credetemi, non vi porto rancore, anzi vi sono riconoscente perché non mi avete uccisa.»

Anche in prigione, le carmelitane si resero esemplari per la tranquillità e la serena confidenza in Dio. Il 17 luglio, il giorno dopo la festa della Madonna del Carmelo che esse avevano celebrato in carcere innalzando inni di giubilo, le sedici suore comparvero davanti al tribunale rivoluzionario. Con un giudizio sommario, furono condannate a morte per la loro fedeltà alla vita religiosa, per "fanatismo" in relazione alla fervente devozione ai Sacri Cuori di Gesù e Maria, e per l'attaccamento all'autorità costituita. Verso le sei di sera, furono condannate alla pena di morte per decapitazione, da effettuare entro ventiquattro ore.

Edificio della Conciergerie a Parigi, trasformato in carcere durante la Rivoluzione

Il Martirio a Parigi

L'Esecuzione sulla Ghigliottina

Salirono sulle carrette, schiacciate dagli altri condannati, che in tutto, quel giorno, furono quaranta. Subito iniziarono a cantare il Salmo 50, il Miserere, seguito dal Salve Regina. Contrariamente al solito, la folla seguì il corteo in silenzio. Continuarono a cantare anche quando si avvicinarono alla Piazza della Nazione, dov’era stata eretta la ghigliottina, elevando il Te Deum.

Giunte ai piedi della ghigliottina, una dopo l’altra rinnovarono la professione religiosa davanti alla priora, Madre Teresa di Sant’Agostino. Nelle mani della priora, le monache rinnovarono i voti, quindi baciarono, come anche fece la novizia, una statuetta della Vergine, che lei teneva in mano. Furono decapitate, con Madre Teresa di Sant'Agostino ultima ad essere uccisa, dopo aver preparato le figlie al martirio e aver realizzato quanto era solita dire: “L’amore sarà sempre vittorioso.” Suor Carlotta morì a settantotto anni e dieci mesi.

I corpi di Suor Charlotte e delle sue consorelle furono gettati in una fossa comune nel cimitero di Picpus a Parigi, dove i loro resti mortali sono ancora venerati.

Le Sante Martiri Carmelitane di Compiègne

Beatificazione e Canonizzazione

Il Riconoscimento Papale

Le prime vittime della Rivoluzione francese a essere beatificate (nel 1906) furono proprio le Carmelitane di Compiègne e un laico, Mulot de la Ménardière, che le aveva aiutate e fu arrestato con loro. Il processo per la beatificazione iniziò il 16 dicembre 1902, quando Papa Leone XIII firmò il decreto per l’introduzione della causa, dichiarando le candidate agli altari Venerabili. Il processo apostolico si svolse dal 22 giugno 1903 al 27 gennaio 1904. La decisione pontificia fu ratificata il 14 novembre 1905, e la Sacra Congregazione dei Riti deliberò che si procedesse alla beatificazione.

Suor Charlotte della Resurrezione e le sue quindici sorelle furono beatificate il 27 maggio 1906, in una solenne cerimonia nella basilica di San Pietro a Roma, presieduta dal cardinal Mariano Rampolla del Tindaro, arciprete della Basilica Vaticana, sotto il pontificato di San Pio X. Santa Carlotta e le sue consorelle vengono celebrate il 17 luglio, giorno del loro martirio.

Dopo la beatificazione, continuarono a giungere al monastero di Compiègne numerose comunicazioni di presunti miracoli e grazie ricevute per intercessione delle Beate. Per questo, il Vescovo diocesano, la Postulazione dei Carmelitani Scalzi e la Priora del monastero di Compiègne hanno presentato la richiesta di una canonizzazione equipollente, accettata da Papa Francesco il 20 gennaio 2022, il quale ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a seguire l’iter speciale. Il 1° febbraio 2022, la Congregazione delle Cause dei Santi ha reso nota la volontà di Papa Francesco di procedere in tal senso.

L'Eredità e la Devozione

La vicenda di queste suore ebbe grande risonanza nel secolo scorso anche grazie a opere letterarie di significativo valore e notevole diffusione. Nel 1931, Gertrud Van Le Fort raccontò la storia delle Martiri di Compiègne nel suo romanzo L’ultima al Patibolo. Da quest'opera venne tratto un film i cui dialoghi furono realizzati dallo scrittore francese Georges Bernanos, intitolato Le Dialogues de Carmélites, pubblicato postumo nel 1949 e poi adattato per il teatro con notevole successo. Padre Raymond-Léopold Bruckberger, religioso domenicano, leggendo l'opera di Le Fort, ebbe l'ispirazione di trarne un film, affidando la redazione dei dialoghi a Bernanos.

Nel 1950, le monache di Compiègne inviarono una circolare a tutti i monasteri dell’Ordine invitandoli a programmare una novena per chiedere la canonizzazione delle Beate. A seguito di questa iniziativa, giunsero al monastero di Compiègne molte lettere che attestavano le grazie ricevute per intercessione delle Beate martiri, insieme a diverse richieste di preghiere, e furono intraprese nuove iniziative per diffondere la devozione verso le Suore martiri.

La loro memoria ha ispirato numerose figure di santità; ad esempio, Santa Julie Billart (canonizzata nel 1969) visitava spesso il monastero di Compiègne e, conversando con le suore, alimentò il proprio desiderio di preghiera e sacrificio. Anche Santa Madeleine-Sophie Barat, fondatrice della Società del Sacro Cuore di Gesù (canonizzata nel 1925), nata quattro anni dopo la loro esecuzione, era molto devota a loro, custodendo alcune loro immagini nei suoi libri di preghiere e mostrandosi entusiasta di una conferenza su di loro nel settembre 1896.

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