Origini e Contesto Storico
La fondazione della Chiesa di San Lorenzo a Vallegrascia risale alla seconda metà del XII secolo. Il documento più antico che ne attesta l’esistenza è il testamento con cui Morico di Longino lasciò in legato questa chiesa al monastero farfense. La sua fondazione viene fatta risalire alla seconda metà del XII secolo ed il suo territorio sembra fosse legato all’Abbazia di Farfa: secondo un lascito testamentario del 1141, un proprietario feudale concesse all’Abbazia Farfense il territorio di Rascio, l’odierna Vallegrascia, su cui poi fu eretta la chiesa.Dalla “Convenzione di spoglio”, stipulata il 22 gennaio 1301 tra il Vescovo di Fermo ed il Pievano di Sant’Angelo in Montespino, si evince che, da tempo immemorabile, la chiesa faceva parte di quella Pievania. Il diritto di nomina del suo rettore, fino a quel tempo, era sempre stato esercitato, per privilegio, da detto Pievano di Montefortino e da quella data tornò al vescovo di Fermo.Architettura e Struttura Interna
L’edificio è stato costruito in pietra arenaria, cementata con impasto di arena e calce. L’impianto originario, di più ridotte dimensioni, era ad un’unica navata, con orientamento ovest-est e struttura absidale semicircolare. Attualmente l’interno si presenta a navata unica, divisa in quattro campate.La Navata Principale e i suoi Dettagli
Nella prima campata, a sinistra, vi è una piccola nicchia, probabile sede del fonte battesimale in tempi remoti. Al centro della parete destra è presente l’altra porta d’ingresso, detta “porta del sole”. La seconda campata non ha caratteristiche particolari, ma solo l’apertura di due finestre arcuate nelle opposte pareti con un’ampia strombatura verso l’esterno. La terza campata ha, a sinistra, una riquadratura rettangolare ove si trovava la pala dell’altare, ora demolito. Sul lato destro è posizionato l’altare dedicato alla Madonna Immacolata, a forma di cappella con colonne, nicchia centrale e trabeazione in stile barocco.Area Presbiteriale e Opere d'Arte
La quarta campata forma la zona presbiteriale, sopraelevata di un gradino e separata dal corpo della chiesa da una balaustra in ferro. Qui si trovano due grosse lastre di arenaria scolpite, che anticamente fungevano da plutei. Queste opere sono attribuite agli scultori Atto e Guidonio, le cui creazioni si trovano anche nella chiesa di S. Maria in Comunanza. La tecnica di lavorazione di queste lastre è il bassorilievo, il disegno è netto nei contorni e l’esecuzione ben limitata ed essenziale.
La Cripta
Dal piano della chiesa si può accedere alla cripta, posta a un livello inferiore ma delle stesse dimensioni della primitiva chiesa. Ha un impianto quadrangolare, con coperture di volticine a crocera, eseguite con conci di pietra calcarea (sponga o spugna). Esse si appoggiano su due colonne centrali con basamento a quattro peducci e sei semicolonne addossate alle pareti. Colonne e semicolonne hanno capitelli istoriati ornati con sculture in altorilievo. La cripta è, in effetti, una mini-chiesa con due navate laterali e una navata centrale, prolungata nell’area dell’abside semi-circolare ed illuminata da un’unica monofora a doppio strombo situata al centro dell’abside stessa. A detta cripta si poteva anticamente accedere anche attraverso una porta, ora murata, sul lato meridionale.
Condizioni Attuali
Attualmente l’edificio, costruito in arenaria, mostra un notevole degrado per i restauri e gli ampliamenti subiti nei secoli. La facciata presenta una porta circoscritta da conci in arenaria, mentre le pareti laterali mostrano gli evidenti segni dei rifacimenti. Sul fondo si eleva un campanile, che è stato affiancato successivamente al retro del complesso, con aperture arcuate alla sommità. A causa del sisma del 2016, la chiesa risulta inagibile.
San Lorenzo a Roma | Il diacono martire e i tesori della Chiesa
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