Le informazioni relative alla figura del parroco a Pomino, una piccola frazione del comune di Rufina, emergono in un contesto storico significativo, legato alle vicende eroiche del ciclista Gino Bartali durante il periodo nazifascista. Sebbene la bozza fornita non indichi la nomina di un nuovo parroco, essa offre dettagli sull'operato di un parroco storico del luogo.
Contesto Storico: L'Impegno di Gino Bartali e il Ruolo del Parroco a Pomino
Nel biennio 1943/1944, un testimone, allora ospite con i genitori nella casa della nonna a Pomino, ha avuto consapevolezza che Gino Bartali aveva svolto attività a favore di persone sfollate presenti nella zona. Tra queste persone "c'erano degli ebrei". Questa testimonianza, consegnata a Sara Funaro e al sottoscritto, aggiunge un ulteriore tassello alle prove del coraggio di Bartali negli anni del nazifascismo. Gino Bartali, fingendo di allenarsi per le competizioni che sarebbero riprese alla fine delle ostilità, nascondeva nel sellino della bicicletta documenti di identità falsificati da recapitare a centinaia di ebrei nascosti in conventi e abitazioni di Toscana e Umbria.

Continuando nella lettura del documento, si scopre che Bartali transitava spesso da Pomino, percorrendo una salita molto dura, anche per un campionissimo come lui: "dodici chilometri di strada non asfaltata, maltenuta, assurda da transitare se non per qualche serio motivo".
Il Ruolo del Parroco Don Fanetti
In quelle occasioni, Bartali si fermava alla pieve di Pomino. Qui, il parroco Don Fanetti raccoglieva e smistava i messaggi che gli venivano consegnati. Era difficile che i passaggi a Pomino di un personaggio così noto e amato dal grande pubblico passassero inosservati, dato che "la casa dei miei nonni si trovava a non più di trecento metri sull’unica via che porta alla pieve di Pomino e quindi le visite e le soste di Bartali erano facilmente testimoniabili".
Il testimone spiega di non avere ricordi nitidi di quei giorni, ma la sensazione che le pedalate di Bartali tra le strade di Pomino non fossero solamente una questione agonistica "sono state in seguito rafforzate quando sono cresciuto ed è rientrato dal fronte mio zio". Questa documentazione cartacea, prima di essere inviata ai funzionari dello Yad Vashem, dovrà essere firmata dal rabbino capo Joseph Levi, e si aggiunge ad altre prove già emerse a sostegno dell'eroismo di Bartali, un "campione non solo sui pedali ma anche nella vita".