Informazioni su AXTO e la "Bibbia" nel Contesto Teatrale

Il Concetto di "Bibbia" nell'Arte Teatrale: L'Eredità di Stanislavskij

Per la storia dello spettacolo, Konstantin Sergeevič Stanislavskij può essere considerato a tutti gli effetti il creatore del primo metodo per attori. Ogni teatrante, che sia un attore, un regista, un autore o anche uno studioso di teatro, a un certo punto del suo percorso, ha la necessità di confrontarsi con Il lavoro dell’attore di Stanislavskij. Questo testo è spesso definito il testo sacro, la bibbia dei teatranti, il manuale del “sistema” o "method" come lo chiamano in America all’Actors Studio di New York.

Stanislavskij, un maestro che durante tutta la sua esistenza non smise mai di chiedersi: “Come si sta in scena? Che rapporto c’è tra finzione e realtà?”, osservava i grandi attori, tra cui la divina Eleonora Duse, percependo in loro qualcosa che li accomunava, un tratto distintivo dei grandi artisti. La sua ricerca di comprendere appieno questo "qualcosa" lo accompagnò per tutta la vita. Il bisogno di parlare di Stanislavskij nasce oggi non solo dal desiderio di ricordare un grande maestro, ma anche per l'esempio che la sua figura rappresenta in termini di serietà, studio, ricerca, perseveranza e cura; un’etica che trascende l’ambito artistico, particolarmente rilevante in un’epoca in cui si confronta spesso con esempi di approssimazione, sciatteria e incompetenza.

Ritratto di Konstantin Stanislavskij e una copertina del libro

"Uno Studio per AXTO": Esplorazione del Mito del Labirinto

Nel panorama teatrale contemporaneo, "Uno studio per AXTO" rappresenta un’opera significativa, ideata e diretta da Emanuele Conte e con coreografie di Michela Lucenti. Questo spettacolo porta in scena il potente mito del Labirinto e del Minotauro. La compagnia di danzatori, attori e cantanti del Teatro della Tosse e di Balletto Civile conferisce corpo e voce a questo racconto, che si presenta come epico e familiare al contempo, sviluppandosi in uno spettacolo che affonda le sue radici nella terra e nel sudore, arrivando a invadere tutti gli spazi del teatro.

L'allestimento scenico vede affiorare dalla terra pochi mobili e suppellettili, quasi a simulare un appartamento privo di pareti, invaso dal fango di un’alluvione e successivamente riemerso in parte, una volta che l'acqua si è asciugata. In questo ambiente intimo e primordiale, il mito del Labirinto e del Minotauro viene celebrato, con i familiari e gli abitanti di quella casa a officiare il rito. Il “mostro” è qui racchiuso tra le mura domestiche, rappresentando un’oscenità nascosta e un sacrificio consumato all'interno del nucleo familiare.

L'opera si interroga sulla natura del labirinto: è forse un luogo dove perdersi, o piuttosto un nascondiglio per ciò che spaventa e non si riesce a comprendere? Simbolicamente, può essere visto come una prigione, un manicomio o un’isola. Il labirinto, in questo contesto, diventa il luogo in cui si compie il sacrificio simbolico, dove l’animale evolve in uomo. Invitando lo spettatore a "entrare nel labirinto, il cervello umano" e a "perdersi", l'opera suggerisce di lasciare un filo rosso dietro di sé per ritrovare l'uscita, o forse l’entrata, delineando un percorso che indaga la solitudine estrema e i muri che, pur volendo proteggere, finiscono per consolidare l'isolamento. L'amara consapevolezza è che "non c’è via d’uscita, che i limiti sono dentro di noi. I mostri sono nei nostri occhi, i muri nella nostra mente."

Il Minotauro e il Labirinto di Creta – Mito Greco | Audiolibro Italiano

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