Sciamani e Sacerdoti: Un Confronto tra Cosmovisioni e Pratiche Spirituali in Chiapas e Altrove

Nel vasto mosaico delle culture spirituali, le figure dello sciamano e del sacerdote rappresentano da millenni punti di riferimento per le comunità umane, sebbene con ruoli, approcci e visioni del mondo profondamente diversi. Questa analisi si propone di esplorare tali differenze, con un focus particolare sul contesto indigeno del Chiapas, Messico, e un confronto con la figura del sacerdote cattolico, evidenziando il sincretismo e le tensioni che caratterizzano il panorama religioso contemporaneo.

Lo Sciamano: Intermediario tra i Mondi e Custode dell'Armonia

Origini e Definizione dello Sciamanesimo

Il termine "sciamano" deriva dall'inglese "shaman", a sua volta adattamento del tunguso "saman" (o "samen"), che presso i popoli siberiani designa gli operatori medici che agiscono in stato di trance. Altre fonti suggeriscono una derivazione dal sanscrito "sramana" o pali "samana", significando "uomo ispirato dagli spiriti, portatore di energia, uomo saggio, colui che vede nell'oscurità".

Mircea Eliade definisce lo sciamanesimo come "una delle tecniche primordiali dell'estasi; esso è, ad un tempo, mistica, magia e 'religione' nel senso più lato del termine". Lo sciamano è il maestro dell'estasi, lo specialista dell'anima umana, colui che domina il fuoco, che compie il volo magico e che guarisce. Per fare ciò, si serve della trance, indotta tramite il suono del tamburo, percussioni o sostanze allucinogene. Lo sciamanesimo si distingue per il suo forte legame con la natura, con riti che mimano uccelli e animali, l'uso di piante allucinogene per la trance e un rapporto olistico con il cosmo.

La Vocazione e l'Iniziazione Sciamanica

Si diventa sciamano per tradizione o per vocazione. Esiste una sorta di "chiamata" o un sogno che indica la strada. I "chiamati" si affidano a un medico tradizionale che, nel giro di qualche anno, con determinati rituali, fa emergere i loro poteri. Talvolta si può diventare sciamani anche per volontà del clan di appartenenza o per prosecuzione del lignaggio ancestrale, ma questi sciamani sono considerati meno potenti rispetto a coloro che lo diventano dopo la "crisi".

La crisi inizia con un sogno o una visione, la cosiddetta "chiamata". Le visioni, che avvengono spontaneamente, sono a volte terrificanti. Quando la chiamata diventa chiara, il futuro sciamano viene istruito sia dal punto di vista estatico (trance, visioni) sia da quello teorico (nomi di divinità, linguaggi segreti). Caratterialmente, il futuro sciamano è una persona con uno sguardo particolare, capace di vedere oltre, spesso introverso e non di rado emarginato, considerato visionario e talvolta schizofrenico. La differenza fondamentale tra uno sciamano e uno schizofrenico sta nel fatto che lo sciamano riesce a dominare i suoi vari livelli di coscienza, lo schizofrenico no.

Ruolo e Funzioni dello Sciamano nella Comunità

All'interno della comunità, lo sciamano è investito di molteplici funzioni. Conoscendo i segreti della natura, sa curare le malattie attraverso le erbe. Conoscendo l'aldilà, può prevedere la morte e i pericoli. Sa purificare, liberando le persone dagli spiriti cattivi. Il medico tradizionale è l'uomo dell'armonia con la madre terra, colui che conosce il mondo degli spiriti e il modo per entrare in contatto con loro, l'intermediario tra l'uomo e l'aldilà, rivestendo una funzione sacrale e sacerdotale. Nelle comunità indigene colombiane, in particolare tra gli Nasa-Paez, lo sciamano, chiamato "tke" (tuono, messaggero di Dio), è il centro della vita comunitaria, più importante persino del cabildo (l'organo collegiale decisionale) e del governatore. Le decisioni importanti, come l'occupazione della Panamericana, non vengono mai prese senza il preventivo permesso dello sciamano.

Nello sciamanesimo mesoamericano, e in particolare messicano, è centrale l'uso rituale delle piante e sostanze psicotrope, oggi chiamate enteogeni ("che generano il dio dentro"). Tra queste, i funghi allucinogeni (Psilocybe spp., Panaeolus), la datura (Datura innoxia, Brugmansia), il Bufo alvarius (rospo del deserto di Sonora), lo yagé o ayahuasca e il peyote (Lophophora williamsii). Nella trance indotta dagli enteogeni, lo sciamano si svuota del proprio ego per permettere l'accesso a spiriti-guida, santi, dèi sincretici o anime dei defunti, che possono offrire indicazioni di guarigione, risposte oracolari o messaggi per la comunità.

Sciamano in rito tradizionale con tamburo e fumo

Lo Sciamanesimo Huichol: Un Esempio nel Messico Centrale

Nel cuore della Sierra Madre Occidentale, tra gli altipiani aridi e le vallate mistiche del Messico centrale, sopravvive una delle più autentiche espressioni dello sciamanesimo mesoamericano: quello degli Huichol (o Wixárika), eredi diretti dei popoli Chichimechi. Qui, lo sciamano è una figura centrale non solo sul piano rituale, ma anche cosmologico. La vocazione sciamanica si manifesta spesso attraverso una lunga malattia - una crisi fisica e spirituale interpretata non come patologia, ma come segno dell'intervento divino. Questo periodo liminale rappresenta la morte simbolica dell'individuo profano e l'inizio del cammino di formazione.

Tra gli strumenti più sacri a disposizione dello Wixarika c'è il peyote (Lophophora williamsii), considerato non solo pianta sacra, ma vera e propria divinità vegetale. Attraverso il suo consumo controllato in cerimonie notturne, lo sciamano entra in uno stato di estasi visionaria che gli consente di dialogare con le potenze dell'universo. La raccolta del peyote avviene in luoghi lontani e desertici, nel corso di pellegrinaggi rituali verso il Wirikuta, l'ancestrale Deserto Sacro.

Sciamani Donne e Curanderismo

La visione sciamanica mesoamericana è sorprendentemente inclusiva sul piano del genere: non esiste una rigida separazione tra uomo e donna nel ruolo dello sciamano. Le sciamane sono documentate in diverse tradizioni, come tra i Maya, dove la figura di Yaxchilan, sacerdotessa e visionaria, dimostra la centralità femminile nella comunicazione col divino. Accanto alla figura tradizionale dello sciamano si è sviluppata, nei secoli, una forma di guarigione sincretica nota come Curanderismo. Il Curandero (o Curandera), a differenza dello sciamano, non sempre ha una vocazione mistica. Il suo sapere si trasmette per via esperienziale, attraverso un apprendistato presso un maestro esperto, e non necessariamente per "chiamata divina".

Nel curanderismo moderno, si assiste a un interessante fenomeno di ritorno: in molti casi, le nuove generazioni stanno riscoprendo le pratiche ancestrali, riappropriandosi di un'identità spirituale frammentata ma ancora viva. Questo sistema integra elementi erboristici, simbolismi cristiani, pratiche magico-rituali e residui di antiche cosmologie indigene. Figure specializzate includono la partera (levatrice tradizionale), le hermanitas (guaritrici-visionarie per malattie spirituali), lo huesero (per fratture e dolori ossei) e i graniceros (uomini del temporale, chiamati dal fulmine per dialogare con gli aire, spiriti del vento).

Il Sacerdote Cattolico e il Sincretismo Moderno

La Relazione tra Sciamano e Sacerdote nel Tempo

A prima vista, sacerdote e medico tradizionale sembrerebbero figure in competizione, entrambe intermediarie tra il mondo umano e quello spirituale. Un tempo, lo sciamano era demonizzato o ridicolizzato anche dalla chiesa cattolica. Oggi, per fortuna, le cose sono molto cambiate. Il rapporto con i medici tradizionali è più che buono: essi riconoscono la figura del sacerdote e i sacramenti, sono battezzati e vengono a messa. Nei loro rituali hanno assunto simboli ed elementi della tradizione cattolica. Quando, ad esempio, sono chiamati al "refresco" - una sorta di benedizione del nuovo cabildo e del bastone del governatore - molte volte gli sciamani chiedono la presenza del sacerdote, che benedirà l'acqua che essi useranno nel rito. E sulle loro insegne ci sono spesso immagini cristiane.

Tuttavia, il rapporto della Chiesa con le culture indigene non è sempre stato lineare. Durante la colonizzazione, la Chiesa sostenne inizialmente un trattamento disumano degli indigeni, considerandoli privi di anima, fino a quando figure come Bartolomé de Las Casas, un domenicano, si resero conto dell'ingiustizia e della crudeltà di questo pregiudizio. Ci vollero 60 anni perché alle popolazioni indigene fosse riconosciuta l'anima. In tempi recenti, la chiesa cattolica è stata più vicina alle rivendicazioni della popolazione indigena, soprattutto con il vescovo Samuel Ruiz, una figura molto importante anche nella crescita del movimento zapatista.

Civiltà in Chiapas (1979)

Il Nuovo Rito Maya della Messa e le Controversie in Chiapas

Nel Messico, e in particolare in Chiapas, si sta sviluppando un "nuovo rito maya della Messa" che ha suscitato significative controversie. Immagini e dichiarazioni della Diocesi di San Cristóbal de Las Casas mostrano chiaramente casi di idolatria pagana, simbolismo e pratiche eretiche adottate in quella che dovrebbe essere la Messa cattolica.

Un documento di 31 pagine, intitolato "Adattamenti all’Ordinario della Messa tra i popoli indigeni della Diocesi di San Cristóbal de Las Casas, Chiapas", datato aprile 2023, delinea i cambiamenti proposti. Questi includono l'incensazione amministrata durante tutta la Messa da laici uomini o donne, preghiere guidate da un laico uomo o donna con un nuovo ufficio liturgico chiamato "preside" e danze liturgiche maya. Il Cardinale Felipe Arizmendi Esquivel, Vescovo emerito di San Cristóbal de Las Casas e uno dei principali promotori, ha fornito la bozza a LifeSiteNews, specificando che le proposte sono ancora soggette ad approvazione.

Elementi Problematici del Nuovo Rito

Il nuovo ruolo del "preside" diminuisce notevolmente l'importanza del sacerdote nella Messa, attribuendo a questa figura laica un ruolo dominante nel recitare le preghiere comunitarie. La descrizione del "preside" sembra indicare una guida spirituale riconosciuta dalla comunità, che "accompagna con i suoi consigli, la sua esperienza e la sua saggezza il diacono permanente indigeno e sua moglie, assicurando il loro radicamento nella comunità, secondo la loro cultura".

L'aspetto più preoccupante è l'inclusione di pratiche religiose esplicitamente maya nella liturgia cattolica. La bozza non spiega come si eviterà un'interpretazione idolatrica di elementi rituali permeati di politeismo, animismo, culto degli antenati e persino sacrifici umani. Il sacerdote gesuita Padre Felipe Jaled Ali Modad Aguilar, autore della bozza e membro della commissione, è noto per la sua visione positiva della spiritualità indigena, inclusa la consultazione con gli antenati.

La preghiera comunitaria guidata da un "preside" e accompagnata da una cerimonia di accensione di candele e musica, derivante dai riti pagani Maya, è presentata come un elemento essenziale per gli indigeni per entrare in relazione con Dio, quasi ponendola a un livello superiore rispetto al Sacrificio della Messa stessa. Ciò solleva interrogativi sulla compatibilità con la dottrina cattolica e il significato della Messa come sacrificio di Cristo.

Un'ulteriore indicazione della propensione della commissione all'accettazione del significato maya dei simboli è la presenza di Padre Víctor Manuel Pérez Hernández, sacerdote della parrocchia di San Juan Chamula, nota per i suoi sacrifici di animali e altre pratiche di culto non cattoliche o pagane, all'interno della commissione diocesana. All'interno della sua chiesa, formalmente cristiana ma riadattata secondo codici rituali indigeni, si svolgono cerimonie di guarigione con uova, candele colorate, erbe, bibite zuccherate, incenso e sacrifici di galline.

Messa sincretica in Chiapas con elementi indigeni e cattolici

Cosmovisione Mesoamericana e il Significato del Sacro

L'Universo Maya e l'Axis Mundi

La religiosità mesoamericana si sviluppa come un arcipelago di credenze interconnesse, che affondano le proprie radici in tempi remoti. Al centro di questa cosmologia si erge l'albero sacro, la Ceiba, che rappresenta l'asse del mondo, l'axis mundi, lungo cui scorrono energie e spiriti tra i tre piani della realtà: le radici (il Mondo Inferiore, Xibalbá con nove strati), il tronco (il Mondo Mediano, abitato dagli uomini) e i rami (il Mondo Superiore, Empireo con tredici livelli). Tra le rappresentazioni più emblematiche di questa visione cosmica, vi è la celebre lastra tombale del re Pakal, custodita nel Tempio delle Iscrizioni a Palenque, nel Chiapas. Il pannello mostra una figura umana, probabilmente uno sciamano o il sovrano divinizzato, nell'atto di ascendere (o discendere) lungo l'albero cosmico, ponte tra i mondi e strumento di connessione tra umano e divino.

Rituali di Fertilità e Autosacrificio

Nel sincretismo tra simbolismo cosmico e ritualità corporale si inserisce il rituale dei voladores dei Totonachi: cinque uomini salgono su un altissimo palo sacro, uno suona tamburo e flauto, mentre gli altri quattro si gettano nel vuoto legati con corde, girando simbolicamente verso i quattro punti cardinali. L'associazione tra verticalità e fertilità, tra ascesa e rinascita, è evidente anche nei culti agricoli. A Uxmal, per esempio, si trova un elemento fallico infisso nel suolo, testimone di antichi riti propiziatori. A Chichén Itzá, il pozzo sacro (cenote) dedicato al dio della pioggia Chac, accoglieva sacrifici votivi, anche umani, per favorire la fertilità della terra. Le pratiche di autosacrificio, come il salasso fallico, avevano una funzione sacrale profonda: il sangue era concepito come veicolo dell'energia vitale (itz), capace di nutrire gli dèi e assicurare il ciclo della vita.

La Malattia come Disarmonia

Nell'universo religioso mesoamericano, il rapporto con il sacro non è fine a sé stesso, ma risponde a esigenze pratiche e comunitarie: il divino si manifesta come forza attiva, utile a garantire equilibrio, guarigione, fertilità e orientamento spirituale. Gli dèi non sono entità astratte, ma energie vitali, agenti del mondo naturale, che prendono forma in animali, elementi atmosferici, fenomeni geologici. Questo principio trova manifestazione in divinità antropo-zoomorfe come Kauil (o Cauac), dio del fulmine e della trasformazione, o Quetzalcóatl, il "serpente piumato", figura ambivalente legata alla rigenerazione, alla morte iniziatica e alla rinascita.

Nella visione autoctona mesoamericana, la malattia è spesso frutto di una rottura tra l'uomo e il mondo invisibile, o provocata da un'azione esterna deliberata, compiuta da una bruja (strega) o uno stregone malevolo. In questo caso si parla di daño (danno), e la diagnosi spirituale cerca oggetti estranei che sarebbero stati "iniettati" nel corpo della vittima: pietre, spine, insetti simbolici, talvolta ritrovati nei rigurgiti, nei sogni o nelle offerte rituali.

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