Reliquiari, Tavole e Cornici: Storia, Tipologie e Informazioni

Il reliquiario è una custodia di forma e materiale diverso, generalmente prezioso, per conservare ed esporre le reliquie. Il termine deriva dal latino tardo reliquarium, che a sua volta trae origine dal latino classico reliqua, il quale significa avanzo, resto. Nella Summa Theologiae, san Tommaso d'Aquino scriveva che, a maggior ragione, erano da venerare i resti dei santi e dei martiri, definiti da Tertulliano come "portatori di Cristo", e quindi intercessori presso Dio.

illustrazione storica di un reliquiario medievale

Evoluzione Storica e Funzione dei Reliquiari

I primi reliquiari furono gli altari che sorsero sulle tombe racchiudenti i resti mortali dei martiri, dei santi, degli Apostoli, o anche sui luoghi sacri dove si era svolta la vita terrena di Cristo. Una prima notizia su una cappella esclusivamente destinata al culto delle reliquie è nel Liber Pontificalis, dove si ricorda come Papa Gregorio III l'avesse fatta edificare nella Basilica di San Pietro a Roma.

Nel corso del primo millennio, l'evoluzione del culto per le reliquie determinò di conseguenza anche l'evoluzione dei loro contenitori. La rinascita dell'arte orafa in età preromanica determinò la realizzazione di reliquiari di grande pregio. Infatti, la ricchezza e lo splendore dei materiali avevano lo scopo non solo di proteggere e onorare le reliquie, ma anche di rendere manifesta la loro presenza. Quindi, accanto ai contenitori a teca, caratterizzati solo tramite simboli ed elementi iconografici, si diffusero i reliquiari antropomorfi o topici, la cui forma alludeva al contenuto e che meglio rispondeva alle esigenze della spiritualità medievale e al desiderio dei fedeli di avere un segno tangibile da riferire al titolare della reliquia. Chiese e abbazie si arricchirono d'importanti tesori d'arte orafa, di cui spesso i reliquiari costituivano il gruppo più numeroso fra le suppellettili liturgiche.

Durante il Medioevo, col progresso della lavorazione del vetro, la forma andò sempre più assimilandosi a quella del contenitore per l'esposizione eucaristica; le reliquie erano di solito visibili, racchiuse dietro a sportelli di cristallo, in fiale o in teche trasparenti, a loro volta inserite in strutture di tipo architettonico soprattutto in età gotica. Alla devozione delle reliquie corrisponde in parallelo la produzione di contenitori che offrivano spunti all'enfatica e teatrale religiosità dell'epoca.

Tipologie di Reliquiari

Reliquiari a Contenitore e a Teca

  • Reliquiario a medaglione: piccolo contenitore in cui le reliquie sono poste tra due valve uguali e coincidenti, oppure sono racchiuse entro una montatura più o meno preziosa; generalmente circolare od ovale racchiusa entro una montatura con anello di sospensione.
  • Reliquiario a pendente: simile a un medaglione, ma di forma più ricercata, in materiale prezioso e assimilabile agli analoghi gioielli d'uso comune. La reliquia, a vista, è incastonata entro una montatura metallica, più o meno lavorata e preziosa.
  • Reliquiario a ostensorio: contenitore con reliquia a vista, la cui forma è simile a quella dell'ostensorio eucaristico.
  • Reliquiario a pisside: recipiente per reliquie la cui forma è simile alla pisside.
  • Reliquiario ad albero della vita: contenitore per reliquie la cui forma è simile a quella del reliquiario a ostensorio, dal quale differenzia però per la particolarità di riprodurre un albero stilizzato che si riferisce iconograficamente all'albero della vita.
  • Reliquiario processionale: contenitore per reliquie di tipologia varia, che si evidenzia essenzialmente per le grandi dimensioni e spesso fornito di sostegni per poter essere portati in processione.
  • Reliquiario a vaso: gruppo di reliquiari molto ampio e vario, in cui sono compresi i reliquiari costituiti da vasi (ampolle, anfore, brocche...) o da recipienti simili a quelli per bere (bicchieri, boccali, calici, coppe...).
  • Stauroteca: è un reliquiario generalmente a forma di croce destinato a contenere le reliquie della Vera Croce. Si tratta generalmente di oggetti molto preziosi, sia per il materiale impiegato, sia per la decorazione.
  • Encolpio cruciforme: piccolo reliquiario a croce che era portato appeso al collo. È normalmente formata da due valve con cerniera, decorata generalmente con le immagini della Madonna o di Gesù Cristo. Le reliquie sono poste in minuscoli contenitori, collocati all'interno o su una delle facce e chiusi da dischetti di vetro.
  • Reliquiario a tabella: contenitore per una o più reliquie costituito da una tabella, con struttura lignea o metallica, di forma quadrangolare, poligonale o tonda, posta di taglio su un supporto. Se le reliquie contenute sono numerose, esse sono conservate entro piccole teche quadrangolari o tonde, chiuse da vetri, disposti in modo regolare sulla superficie del reliquiario. In questa categoria rientrano i reliquiari costituiti da una vetrina, all'interno del quale sono appese piccole teche.
  • Reliquiario a dittico, trittico o polittico: reliquiario a tabella formato da due, tre o più valve fisse o incernierate tra loro: in base a questo si definiscono a dittico, a trittico o a polittico con scomparti mobili o fissi. Le teche per le reliquie sono ricavate nella parte interna dei piatti.
  • Capsula (Capsa/Capsella): contenitore per reliquia a vista e non, di varia forma e dimensioni, sempre chiuso da un coperchio, eventualmente con uno o più lati trasparenti. Si tratta di una delle più antiche tipologie di reliquiari, realizzati in metallo, legno, avorio, pietra, ecc. Le fonti antiche definiscono genericamente questo reliquiario come capsae o capsellae.
  • Capsella per reliquie d'altare: contenitore, documentato già dal IV secolo, da collocare in un vano aperto della mensa d'altare all'atto della consacrazione, per contenere le reliquie e grani d'incenso.
  • Reliquiario a borsa: contenitore per reliquie di medie e piccole dimensioni a forma di borsa (alcune volte dotata di tracolla) che era realizzato prevalentemente in metallo, tessuto o paglia. Questa è una tipologia molto antica e diffusa in tutta l'Europa.
  • Reliquiario a cofano e a cofanetto: contenitore a forma di parallelepipedo e chiuso con un coperchio a doppio spiovente o semicilindrico realizzato in metallo, legno o avorio.
  • Reliquiario a sarcofago: contenitore di grandi dimensioni, idoneo a contenere il corpo del santo, con la forma simile a quella del vero e proprio sarcofago; si presenta a pianta rettangolare o trapezoidale con coperchio a doppio spiovente o piramidale.
  • Reliquiario a urna: contenitore a pianta quadrangolare e lati rettangolari o trapezoidali, normalmente con coperchio piramidale e dotato di almeno un lato trasparente, così da rendere visibili le reliquie contenute. Le dimensioni sono variabili e a volte tali da contenere l'intero corpo del santo, come il reliquiario a sarcofago. In questo caso è collocato a vista sotto la mensa d'altare.

Reliquiari Antropomorfi

I reliquiari antropomorfi ebbero origine, secondo le fonti, verso il IX secolo e si diffusero immediatamente rispondendo più di altri alle esigenze della devozione popolare, nonché alla fede cristiana nella resurrezione della carne. Soprattutto per questo la religione cattolica considera i corpi dei santi o parti di essi (teste, braccia, piedi, costole, ecc.) degni di venerazione.

  • Reliquiario a braccio: tipologia di contenitore per reliquie, a forma del braccio con la mano, molto diffuso sia in Italia che in Europa. La mano può essere aperta, oppure in atto di benedire, o di tenere la palma del martirio o un oggetto simbolico, attributo del santo a cui si riferisce.
  • Reliquiario a busto: questo contenitore è l'evoluzione del reliquiario a testa, con il completamento dell'intero busto fino alla vita, o di parte di questo fino alle spalle; può essere realizzato in legno, in metallo o cartapesta. Il santo è raffigurato a mezza figura e completato con i tipici attributi. La reliquia è inserita all'interno della testa o, in epoca più recente, in una piccola teca posta sulla parte anteriore.
  • Reliquiario a gamba: tipologia rara, con la forma di una gamba raffigurata fino al ginocchio, nuda o con il piede calzato con i sandali.
  • Reliquiario a mano: è la tipologia più antica di reliquiario antropomorfo, diffuso già alla fine dell'VIII secolo.
  • Reliquiario a statua e statuetta: contenitore a forma di statua a tutto tondo. La teca della reliquia è ricavata nel corpo della statua (o statuetta), oppure nel basamento; altre volte, invece, è costituita da un contenitore di forma varia sorretto dalla stessa immagine.
  • Reliquiario a gruppo scultoreo: gruppo scultoreo costituito da due o più statue (Madonna con Gesù Bambino, Sacra Famiglia, ecc.) poggianti su una base e contenente uno o più scomparti dove si conservano le reliquie che possono essere poste nel corpo delle figure, nel basamento o in un contenitore di varia foggia sorretto dalle figure.
  • Reliquiario a testa: è una semplificazione del reliquiario a busto ed è formato dalla sola testa poggiante su una base.
fotografia di reliquiari antropomorfi di diverse forme

Reliquiari Architettonici e Adattati

  • Reliquiari architettonici: contenitori per le reliquie la cui forma si configura su modelli architettonici o il cui ricettacolo è inserito in una montatura di tipo architettonico. Fra questi rientrano i reliquiari costituiti da un vero e proprio edificio in miniatura o anche quelli che propongono solo il prospetto di un edificio.
  • Reliquiari adattati: contenitori per reliquie fatti con oggetti non creati come reliquiari, ma adattati a questo scopo. Può trattarsi sia d'oggetti liturgici (calici, pissidi, ostensori, ecc.), sia d'oggetti profani (scatole, cofanetti...).

Le Reliquie dell'Ultima Cena e le "Tavole"

Un evento così importante nella vita di Cristo, l'inizio della passione, ha prodotto diverse reliquie che ricordano questo momento. Tra le più note vi è il calice dell’ultima cena, conosciuto dal Medioevo in poi come il Santo Graal.

Nella Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, è conservata quella che, secondo la tradizione, sarebbe la tavola dove si celebrò l’Ultima Cena (o parte di essa). Questa informazione è anche indicata nella Tabula Magna Lateranensis, un pannello in mosaico del XIII secolo presente nella Sacrestia di questa stessa basilica, che elenca le reliquie presenti nella basilica e nel Sancta Sanctorum ed è scritta con caratteri dorati su fondo nero.

La tavola dell’Ultima Cena è situata al di sopra dell’altare del Santissimo Sacramento ed è formata da due pannelli di legno di cedro di m 0,60 x 1,20 ciascuno. Secondo la tradizione, sarebbe stata portata a Roma dall’imperatore Tito nell’anno 70, insieme a tutto il bottino, conseguenza della Prima Guerra Giudaica e la distruzione del tempio. Non risultano studi seri su questo reperto né si sa con esattezza quando e in che circostanze arrivò questa reliquia alla basilica.

Nella vicina cappella del Sancta Sanctorum, invece, sulla parete di sinistra guardando l’altare, è visibile una parte della panca dove sedette Gesù Cristo in occasione dell’Ultima Cena. La scritta che si può leggere nella stessa cornice dov’è esposta la reliquia recita: ‘Pars lectuli in quo D.N. Feria V. in Coena recubit’. L’espressione ‘Feria V’ si riferisce al giovedì, in particolare al Giovedì Santo.

A Coria, (Cáceres) in Spagna, è esposta quella che è ritenuta la tovaglia dell’Ultima Cena, un panno di lino decorato in azzurro, praticamente intatto, di 4,32 x 0,90 m, e che è stato sottoposto ad alcuni studi, anche se non del tutto concludenti, per dimostrarne l’autenticità.

Sempre nella Tabula Magna Lateranensis, è incluso nella lista il panno con cui Gesù lavò i piedi dei discepoli la sera del Giovedì Santo, prima della cena. Il panno, però, non è esposto, e a quanto pare, neanche esiste, o forse sarà esistito in passato?

A Barcellona, nel Museo di Vestigia Insolite, vi è una campana di vetro sotto la quale sono conservate due lenticchie, con una targhetta che spiega che si tratta delle lenticchie della Santa Ultima Cena, essendo una parte di quelle inventariate nel Sancta Sanctorum di Roma. La targhetta indica anche che nel suddetto inventario si citavano un totale di tredici lenticchie. Queste sono solo due delle tredici lenticchie che sarebbero avanzate nel pasto del Giovedì Santo; le altre 11 non sono state rintracciate.

In esclusiva la Reliquia della Tavola dell'Ultima Cena

Reliquiari del Libretto

Il Reliquiario del Libretto (1500 - 1501), opera di Paolo di Giovanni Sogliani, realizzato in oro, smalti, perle e rubini, ospita un libretto del XIV secolo. Questo si caratterizza come reliquiario a polittico, che consta di una tabella centrale sulla quale si ripiegano tre valve per parte.

Esempi Specifici: I Reliquiari di Villanova

La struttura dei due reliquiari seicenteschi, attualmente conservati nella canonica della chiesa parrocchiale di Santa Caterina a Villanova, è costituita da tre tavolette di legno dipinto di nero ad imitazione dell'ebano: una rettangolare disposta in orizzontale a fornire la base di appoggio; due profilate lungo i bordi, disposte in verticale a definire le sagome sinuose, rispettivamente del piedistallo e della mostra. Sul verso, tra base e fusto, è avviata e inchiodata una barra metallica di sostegno.

La teca applicata al centro della mostra, ora parzialmente mancante in uno dei due reliquiari, è una scatola lignea chiusa sul fronte da una lastra di vetro. Nelle fasce piane tra le cornicette modanate in legno che seguono i profili del reliquiario, sono applicate lastrine in argento sbalzato con pendagli di frutta, girali vegetali, cartelle ornamentali e un cherubino nel fastigio. L'iscrizione sulla base che attribuisce questa coppia di reliquiari a una compagnia dell'Immacolata Concezione, non può essere supportata, al momento, da altri documenti, a causa della dispersione degli archivi della chiesa dei Gesuiti di San Francesco Saverio, poi dei Padri della Missione.

L'inventario dei mobili spettanti alla fabrica della parrocchiale di Villanova, compilato il 17 marzo 1812, segnala: "reliquiari d'ebano con guarnitura d'argento n.7". Negli inventari degli arredi della parrocchiale di Santa Caterina del XVII e del XVIII secolo non sono mai descritti reliquiari di questo genere. Nella Visita Pastorale di Monsignor Ghilardi (1844-1846) sono nuovamente ricordati reliquiari in ebano e argento, contenenti reliquie (S. Evaristo, SS. Felice e Felicissimo; due epistole, una di S. Francesco Salesio, l'altra di S. Ignazio) chiuse in distinte teche e munite di sigillo. Vengono menzionati anche due reliquiari in ebano con ornamenti argentei contenenti più reliquie senza sigillo, esposte alla pubblica venerazione nelle solennità perché provenienti dalla Chiesa propria della Congregazione della Missione. Giacomo Tonelli, parroco di Santa Caterina, scrive nel 1886 confermando la presenza di molte reliquie, di cui cinque sigillate in teche d'argento e due reliquiari d'ebano con guarnitura d'argento senza bollo, provenienti dalla Chiesa della Congregazione della Missione di Mondovì.

Attualmente sono conservate nella canonica della chiesa parrocchiale di Santa Caterina tre coppie di reliquiari in legno dipinto di nero ad imitazione dell'ebano, con applicazioni in lamina d'argento, che potrebbero essere identificati con quelli sopra descritti. Tuttavia, le indicazioni di Monsignor Ghilardi e del parroco Tonelli sui reliquiari provenienti dalla chiesa della Missione di Mondovì parrebbero riferirsi a soli quattro reliquiari di questo tipo. Inoltre, tutti i sigilli dei sei reliquiari conservati in Santa Caterina sono stati manomessi e il loro contenuto di reliquie sostituito o cambiato di posto.

Come altri oggetti ancora oggi conservati nelle chiese di Villanova, i due reliquiari seicenteschi furono acquisiti dalla parrocchiale di Santa Caterina in seguito alle soppressioni degli ordini religiosi (i gesuiti vennero privati della chiesa e del collegio di Mondovì nel 1773) o alle più tarde spoliazioni del periodo napoleonico, quando quasi tutto l'arredo della chiesa dei gesuiti di Mondovì andò disperso. Non essendo stata reperita documentazione anteriore al XIX secolo, resta difficile individuare termini di riferimento precisi per la fabbricazione, in specie per oggetti, come questi, probabilmente appartenuti all'ordine religioso dei gesuiti. Lavori di questo genere, che utilizzano l'accostamento di legno di colore nero con argento o altri materiali preziosi, ebbero ampia diffusione in area borromaica già a partire dalla fine del Cinquecento, continuando ad essere prodotti per tutto il secolo XVII. Questi due reliquiari di Villanova possono essere confrontati con una serie di tre cartegloria databili alla seconda metà del XVII secolo, conservate nella sacrestia della chiesa di Santa Maria di Loreto a Tortona.

fotografia dettagliata dei reliquiari di Villanova

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