Dopo la solennità di Pentecoste ha inizio il Tempo Ordinario, un periodo importante quanto tutti gli altri tempi dell'Anno Liturgico. In queste settimane, la Chiesa Ambrosiana ripercorre, ad imitazione di Pietro e Stefano, le tappe della storia della salvezza in Israele per riconoscere in ciascuna di esse la progressiva rivelazione dell'amore trinitario. Le domeniche successive alla Pentecoste hanno visto la celebrazione della Santissima Trinità e del Corpo e Sangue del Signore. Con la Tredicesima Domenica ha inizio il cammino di Gesù verso Gerusalemme, durante il quale Egli si fa compagno, amico e salvatore degli uomini. In questo percorso, Gesù ci ammaestra e ci nutre con la sua Parola, con il suo Corpo e il suo Sangue, affinché possiamo crescere come figli di Dio nel suo Figlio Gesù Cristo. Lo Spirito Santo ci conforta, donandoci l'Amore e la Comunione con la Trinità e tra di noi, trasformandoci nel Tempio vivo del Signore, dove Egli abita.

C'è qualcosa di radicale nella vocazione a seguire Gesù, una caratteristica di ogni cristiano autentico che ci sconvolge. Si potrebbe essere tentati di invocare una particolarità di modo di pensare o di linguaggio per addolcire gli argomenti del Vangelo. Eppure, abbiamo ogni interesse a prendere il Vangelo per ciò che è, approfittando della sua freschezza e del suo vigore. Seguire Cristo non è una cosa come un'altra, che si possa conciliare con esigenze parallele o contrarie. Chi intraprende questo cammino deve sapere fin dall'inizio che sarà il discepolo di un povero che non ha un luogo dove posare il capo, di un uomo che ha saputo, non senza pericolo, rompere certi legami, e che, una volta impegnatosi in una missione, non si è più guardato alle spalle.
Liturgia della Parola
Antifona d’ingresso
«Popoli tutti, battete le mani! Acclamate Dio con grida di gioia.» (Sal 46,2)
Colletta (Anno C)
O Padre, che in Gesù maestro indichi la via della croce come sentiero di vita, fa’ che, mossi dal suo Spirito, lo seguiamo con libertà e fermezza, senza nulla anteporre all’amore per lui. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Prima Lettura: 1 Re 19,16.19-21 - La chiamata di Eliseo
In quei giorni, il Signore disse a Elìa: «Ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto». Partito di lì, Elìa trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello. Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te». Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Poi si alzò e seguì Elìa, mettendosi al suo servizio.

Canto al Vangelo (1Sam 3,9; Gv 6,68)
Alleluia, alleluia.
Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta: tu hai parole di vita eterna.
Alleluia.
Vangelo: Luca 9,51-62 - La determinazione di Gesù e la radicalità della sequela
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
Vangelo secondo Luca 9,51-62 con commento
Seconda Lettura: Galati 5,1.13-25 - La libertà dello Spirito
Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri! Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le commette non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.
Riflessioni e Omelia
Il Signore invita anche noi a rivivere, cioè a vivere per Lui e grazie a Lui, nutrendoci di Lui che è la Vita. Egli ci ha riscattati dalla morte distruggendo il peccato e ci rinnova continuamente, facendoci vivere secondo la volontà del Padre. Per essere partecipi della vita divina, bisogna però comportarsi come Gesù si è comportato; siamo figli che devono assomigliare al Figlio, a Gesù venuto a dare la sua vita per noi. Dunque, non possiamo più vivere egoisticamente e appartenere ancora al nemico nel suo regno di morte. Si vive soltanto se si è nella verità e nell'amore, nel vero amore che non è attaccamento a se stessi, ma amore generoso e oblativo nei confronti di Dio e del prossimo. Questa liturgia domenicale ci dà la grazia di credere davvero nel Dio vivente, invitandoci a continuare a credere nella vita, in una vita santa, bella, piena di luce, di gioia, di pace, che sia già un anticipo della vita beata nel regno eterno di Dio.
Dobbiamo vivere in modo da irradiare intorno a noi la luce di Cristo, che è luce di verità e di amore, perché anche coloro che sono ammalati, infelici, senza speranza, possano entrare nello splendore della vita divina. Il Signore passa sempre in mezzo a noi, ci solleva, ci prende per mano e ci riconosce come suoi, ma la fede è necessaria perché questo patto, questa alleanza, questa unione sia veramente compiuta, perché diventiamo sempre di più una sola cosa con Cristo. Alla Chiesa e all’umanità rigenerata Cristo dona l’Eucaristia, dandoci se stesso come pane, nutrendo continuamente la nostra vita e rinnovandola perché possiamo avere la forza di camminare e di operare nel tempo per costruire il Regno nell’eternità. Il Figlio di Dio è venuto a rigenerarci e a donarci in abbondanza la vera vita, quella che rimane per l'eternità; ci ha resi partecipi della sua vita che è luce, che è amore, perché non ricadiamo più nelle tenebre della morte, ma restiamo sempre luminosi e viventi, come figli della luce.
Omelia di Padre Ermes Ronchi: Per Cristo l’uomo viene prima delle sue idee
Sulla trama dell’ultimo viaggio, un villaggio di Samaria rifiuta di accogliere Gesù. «Vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Questa è l'eterna tentazione di farla pagare a qualcuno per la propria sconfitta. Gesù si volta, li rimprovera e si avvia verso un altro villaggio. Nella concisione di queste poche parole appare la grande forza interiore di Gesù, che non si deprime per un fallimento, non si esalta per un successo, non ricerca né il consenso né il dissenso, ma il senso: portare Vangelo. «Andiamo in un altro villaggio!» appena oltre, un cuore è pronto per il sogno di Dio, una casa c’è cui augurare pace, un lebbroso grida di essere guarito.
Gesù difende quei samaritani per difenderci tutti. Per lui l’uomo viene prima della sua fede, la persona conta più delle sue idee. E guai se ci fosse un attributo: ricco o fariseo, zelota o scriba; è un uomo e questo basta.
Il Vangelo prosegue con una piccola catechesi sulla sequela. Il primo a venire incontro è un generoso: «Ti seguirò, dovunque tu vada!». Gesù deve avere gioito per lo slancio, per l’entusiasmo giovane di quest’uomo. Eppure risponde: «Pensaci. Neanche un nido, neanche una tana. Ti va di posare il capo sulla strada?»
Il secondo riceve un invito diretto: «Seguimi!». E lui: «Sì, ma lascia che prima seppellisca mio padre». La richiesta è la più legittima, un dovere di figlio, un sacro compito di umanità. Gesù replica con parole tra le più spiazzanti: «Lascia che i morti seppelliscano i morti!». Perché è possibile essere dei morti dentro, vivere una vita che non è vita. Parole dure, cui però segue l’invito: tu vuoi vivere davvero? Allora vieni con me! Il Vangelo è sempre un’addizione di bellezza, un incremento di umanità, promessa di vita piena.
Terzo dialogo: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che vada a salutare quelli di casa». Ancora un “ma”, così umano che anche i profeti (Eliseo) l’hanno fatto proprio. E Gesù: «Chi pone mano all’aratro e poi si volge indietro, non è adatto al Regno». Hai davanti i campi della vita, non voltarti indietro: sulle sconfitte di ieri, sugli obiettivi mancati, sui cocci rimasti, sul male subito o compiuto, neppure con la scusa di fare penitenza, perché saresti sempre lì a mettere al centro te stesso.
«Non consultarti con le tue paure ma con le tue speranze e i tuoi sogni. Non pensate alle vostre frustrazioni ma al potenziale non realizzato ancora. Non preoccupatevi per ciò che avete provato e fallito ma di ciò che vi è ancora possibile fare» (Giovanni XXIII).
Uomo d’aratro è ogni discepolo. «Sarà un solco forse poco profondo, il mio; forse un solco poco diritto, ma il mio ci sarà. Il mio piccolo solco non mancherà. Poi passerà il Signore a seminare di vita i campi della vita».
Preghiera dei Fedeli
Il Signore ci ha liberato dalla schiavitù del peccato e ci chiede di continuare a vivere da uomini liberi. Preghiamo insieme e diciamo: Signore dacci il coraggio della libertà.
- Perché la nostra fedeltà al tuo insegnamento e la nostra capacità di metterlo in pratica non si esprimano solo a parole. Preghiamo.
- Perché la sicurezza di essere amati da te ci aiuti a non rifiutare nessuno. Preghiamo.
- Perché l’amore con cui ci hai donato la vita ci aiuti a comprenderne il significato e ad apprezzarne il valore. Preghiamo.
- Perché la tua scelta di lasciarci la nostra libertà ci sia da esempio per combattere tutte le situazioni in cui qualcuno vuole privarcene. Preghiamo.
O Padre, la tua grandezza supera il nostro cuore e la nostra legge, aiutaci a ricercarla sempre e a trarne sicurezza. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.
Preghiera sulle Offerte
O Dio, che per mezzo dei segni sacramentali compi l’opera della redenzione, fa’ che il nostro servizio sacerdotale sia degno del sacrificio che celebriamo. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla Comunione (Anno C)
Gesù si mise in cammino con decisione verso Gerusalemme incontro alla sua passione. (Cf. Lc 9,51)
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