Gli Arcivescovi Ortodossi di Atene: Tra Storia, Ecumenismo e Sfide Contemporanee

La Figura dell'Arcivescovo Ortodosso di Atene

L'arcivescovo di Atene è il primate della Chiesa ortodossa di Grecia, una figura centrale nella vita religiosa e sociale del Paese, nonché un attore significativo nel panorama ecumenico e intercristiano.

Sua Beatitudine Christodoulos: Un Primate Popolare ed Ecumenico (1939-2008)

Il mondo ortodosso e le Chiese cristiane d’Europa hanno espresso un corale cordoglio per la morte di Sua Beatitudine Christodoulos, arcivescovo di Atene e primate della Chiesa ortodossa di Grecia. Tutti, all’unanimità, hanno parlato di "grande perdita" non solo per la Chiesa di Grecia ma anche per il mondo ecumenico e la vita delle Chiese in Europa.

Nel corso dei suoi nove anni alla guida della Chiesa di Grecia, l’arcivescovo Christodoulos si è distinto per le sue prese di posizione spesso coraggiose su questioni di politica interna greca e della società. Molti commentatori hanno affermato che, se si fosse presentato alle elezioni nel suo Paese, la sua candidatura avrebbe senza dubbio raccolto molti voti, tanto forte era la sua popolarità in numerosi ambienti popolari.

L’arcivescovo Christodoulos segnerà la storia soprattutto per essere stato il primo capo della Chiesa di Grecia a ricevere ad Atene un Papa di Roma, Giovanni Paolo II, e per aver reso visita ufficiale in Vaticano al suo successore, Benedetto XVI, malgrado la forte opposizione di una parte dell’episcopato greco. Tornato a casa il 26 ottobre 2007, dopo un tentativo di trapianto negli Stati Uniti, l’arcivescovo ha potuto incontrare negli ultimi mesi della sua vita il patriarca ecumenico Bartolomeo I, il Patriarca Daniel di Romania e l’arcivescovo Anastasios di Tirana, primate della Chiesa di Albania. Anche i vescovi ortodossi di Francia hanno espresso "grande tristezza" e ricordato l’impegno di Christodoulos per i giovani.

Colin Williams, segretario generale della Conferenza delle Chiese europee (Kek), ha scritto: "Rendiamo grazie a Dio per il modo in cui Sua Beatitudine ha sostenuto il movimento ecumenico in generale e il lavoro della Conferenza delle Chiese europee in particolare". Ha aggiunto che "importante per la Kek è stato anche l’impegno di sua Beatitudine per le questioni dei nostri giorni".

Ritratto di Sua Beatitudine Christodoulos, arcivescovo di Atene

Sua Beatitudine Ieronymos II: L'Incontro con Papa Francesco

Tra il 4 e il 6 dicembre 2021, Papa Francesco si è recato in visita in Grecia, dove ha incontrato due volte l’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Sua Beatitudine Ieronymos II, il 4 e il 5 dicembre. Uno degli incontri più significativi è stata la visita di cortesia dell’arcivescovo ortodosso di Atene, Sua Beatitudine Ieronymos II, a Papa Francesco nella nunziatura apostolica di Atene.

L'incontro, durato circa mezz’ora, si è svolto nel salone della Nunziatura apostolica. Al termine, presenti i rispettivi seguiti, i due capi religiosi hanno scritto brevi frasi sul Libro d’onore, testimoniando la cordialità e la fraterna vicinanza tra loro. Prima ha scritto Ieronymos, chiamando il Pontefice "Santissimo Fratello di Roma": "Stasera, 5 dicembre 2021, festa di San Saba, il mio seguito ed io siamo venuti per ringraziare il Pontefice e il Santissimo Fratello di Roma, Francesco, per la sua visita in Grecia. Lo salutiamo e gli auguriamo un buon viaggio."

Quindi è stata la volta di Papa Francesco, che ha ringraziato "l’amato fratello" per "la sua fraterna bontà, la sua mitezza, la sua pazienza". Il testo recita: "Con gioia e pace incontro il mio amato fratello Ieronymos II. Lo ringrazio per la sua fraterna bontà, la sua mitezza, la sua pazienza. Il Signore ci dia la grazia di continuare insieme questa strada di fratellanza e di pace. Ringrazio Sua Beatitudine Ieronymos II per la generosità di aiutarci a camminare insieme."

Al termine dell'incontro, il Papa e il suo ospite si sono scambiati dei doni. L’arcivescovo di Atene ha donato a Francesco due volumi, uno sulla dolorosa storia dei greci dell’Asia Minore all’inizio del ventesimo secolo e l’altro sui morti della rivoluzione greca. Inoltre, su richiesta di un sacerdote, ha portato al Papa un’immagine della Madonna con il Bambino Gesù. Si tratta di una copia del lavoro di Andy Warhol ispirato alla Madonna Litta di Leonardo da Vinci. Warhol era un cattolico di tradizione greco-bizantina, di intensa religiosità. Il dono ha voluto diventare un ponte tra le due confessioni cristiane, dimostrando che la vera arte è al di sopra di tutto.

Fotografia dell'incontro tra Papa Francesco e l'Arcivescovo Ieronymos II

Figure di Spicco nell'Ortodossia Globale: L'Arcivescovo Anastasios d'Albania

Una delle personalità più note e apprezzate all’interno del mondo ortodosso, dopo il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, è certamente Sua Beatitudine l’Arcivescovo Anastasios di Albania, la cui voce gode di un’ampia eco a livello internazionale. Anche nell’attuale situazione di crisi intra-ortodossa, la sua parola si distingue sempre per qualità evangelica, invitando tutti alla riconciliazione e al dialogo. Questi inviti hanno un peso particolare, perché provengono da un uomo che del dialogo e del confronto con l’altro ha fatto lo scopo della sua missione di vita fin da giovane.

Un Profilo di Vita e Missione

Nato al Pireo (Grecia) nel 1929, Anastasios (Yannoulatos) è arcivescovo di Tirana, Durazzo e di tutta l’Albania e, a questo titolo, è primate del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Autocefala di Albania.

Come esperto di scienza delle religioni, ha pubblicato numerosi libri e articoli su diverse tradizioni religiose (induismo, buddismo, taoismo, confucianesimo, religioni africane e islam) e sul dialogo interreligioso, svolgendo un’intensa attività di ricerca e divulgazione attraverso conferenze in tutto il mondo.

Prima e dopo il suo arrivo in Albania il 16 luglio 1991, ha svolto numerosi incarichi e ministeri in ambito pastorale, ecclesiale ed ecumenico, tra i quali:

  • Vice-presidente dell’organizzazione internazionale per la gioventù ortodossa Syndesmos (1964-1977)
  • Direttore generale di Apostoliki diakonia, organo della Chiesa di Grecia (1972-1991)
  • Vescovo locum tenens della metropolia di Irinupoli nell’Africa orientale (Kenia, Tanzania, Uganda) su invito del Patriarcato di Alessandria (1981-1990)
  • Presidente-moderatore della Commissione per la missione e l’evangelizzazione del Consiglio ecumenico delle chiese (1984-1991)
  • Membro del Comitato centrale dello stesso Consiglio ecumenico (1998-2006), di cui è stato anche presidente per alcuni anni (dal 2006)
  • Membro della Commissione Fede e Costituzione (2000-2006) e di numerose altre commissioni di dialogo o di promozione dei diritti umani

Il giorno del suo arrivo in Albania, la sua accoglienza da parte dei fedeli ortodossi all'aeroporto e nella Chiesa dell’Annunciazione a Tirana fu veramente pasquale e commovente: con in mano le candele accese, la gente intonò il tropario "Cristo è risorto!". Il popolo ortodosso lo stava spingendo a restare, e lui sentì di non poter rifiutare, mettendo da parte i piani che aveva per il resto della sua vita.

L'Albania era un Paese dove, negli ultimi 23 anni di governo comunista, non era rimasta una sola chiesa o moschea attiva. La maggior parte dei luoghi di culto furono distrutti e persino in casa la vita religiosa era bandita, senza icone o altri segni di fede. L’opera di ricostruzione dell'Arcivescovo Anastasios fu a tutto campo, sia materiale che spirituale: egli ricostruì chiese e monasteri, iniziò a formare e ordinare preti, fondò istituti di formazione ecclesiastica e teologica, e promosse importanti programmi nell’ambito della sanità, dello sviluppo, dell’assistenza, dell’istruzione, della cultura, dell’ecologia e della pace. Tutto questo fece cadere a poco a poco anche gli iniziali sospetti di una parte del popolo albanese che lo vedeva come uno "straniero" venuto a portare un’ortodossia di matrice greca.

Uno dei suoi progetti più ambiziosi, che egli stesso considera la chiave di volta di tutta la sua missione in Albania, è stata la ricostruzione della cattedrale ortodossa di Tirana, al posto di quella rasa al suolo dal regime comunista. Essa è stata ufficialmente aperta il 24 giugno 2012, per celebrare i 20 anni della sua consacrazione arcivescovile e della ricostituzione della Chiesa ortodossa in Albania; tuttavia, è stata consacrata solo il 1 giugno 2014, con una solenne liturgia alla quale hanno partecipato numerosi primati delle Chiese ortodosse. L’opera dell’arcivescovo Anastasios è universalmente riconosciuta come esemplare in vari ambiti, come mostrano i numerosi premi e riconoscimenti ottenuti da parte delle più diverse istituzioni internazionali (nel 2000 il suo nome fu proposto anche per il premio Nobel per la pace).

Fotografia della Cattedrale Ortodossa della Resurrezione di Cristo a Tirana, Albania

L'Impegno per l'Unità Ortodossa e il Dialogo Interreligioso

L'Arcivescovo Anastasios si è espresso sull'importanza dell'unità all'interno dell'Ortodossia e sulla necessità di affrontare "la grande eresia, la madre di tutte le eresie, l’egocentrismo - personale, di gruppo, tribale, ecclesiastico". Ha riaffermato l'impegno a "fare tutto ciò che è in suo potere per evitare uno scisma in seno all’ortodossia mondiale", poiché "un tale evento costituirebbe un trauma doloroso per la credibilità dell’Ortodossia e dev’essere evitato a ogni costo". Egli crede nel proclama teologico fondamentale, ripetuto da decenni nel dialogo intercristiano: che la Chiesa ortodossa è la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica - e non una confederazione di Chiese locali. Ogni forma di scisma indebolisce la testimonianza ortodossa nel mondo contemporaneo, nuoce alla credibilità e ferisce lo splendore del mondo cristiano.

Egli crede che sia necessario "fare tutto quanto ci è possibile" per tornare alle sinassi dei primati delle Chiese ortodosse e a un nuovo grande sinodo, ispirandosi alla convinzione che "sia possibile a Dio ciò che è impossibile agli uomini" (cf. Lc 18,27). La cosa più cruciale è sottolineare il dovere dell’unità dell'Ortodossia, ricordando le parole di San Giovanni Crisostomo: "Il nome della Chiesa non è nome di divisione, ma nome di unione e di concordia. La Chiesa esiste non perché siamo separati, ma radunati in unità!". E altrove: "Nulla irrita Dio così tanto come il fatto che la Chiesa sia divisa".

L'Arcivescovo Anastasios invita a porre come basi dei nuovi sforzi le verità della Tradizione ortodossa basate sulla Santa Scrittura, citando passi come "Perché mi chiamate: Signore, Signore, e non fate ciò che dico?" (Lc 6,46; Mt 7,21) e "Amate i vostri nemici" (Mt 5,44), "Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori" (Mt 6,12), e "sforzandovi di custodire l’unità dello Spirito nel vincolo della pace" (Ef 4,3; cf. Gal 5,15). Seguendo fedelmente i comandi del Signore, si potranno discernere nuove strade per superare la crisi.

Questa convinzione lo ha guidato nel suo ministero pastorale in Albania, dove ha dovuto superare non pochi conflitti e ostilità prima di giungere a costruire un tessuto di rapporti fondato sulla coesistenza pacifica e il rispetto reciproco. "Personalmente credo che l’ultima parola non appartenga all’odio, ma al Dio dell’amore; e 'l’amore perfetto scaccia il timore' (1Gv 4,18)," ha affermato. Ha ribadito che profondo dolore e sofferenza ricolmano l’anima degli uomini quando il dialogo per la pace si interrompe e inizia la guerra fratricida con il monologo della violenza, causando vittime innocenti e ondate di profughi. La coscienza cristiana condanna ogni forma di violenza, esortando a contribuire alla pace e alla riconciliazione in Ucraina e ovunque sulla terra.

Tra i numerosi libri dell’arcivescovo Anastasios (24), scritti per lo più in greco e tradotti in diverse lingue, si segnalano: Islam: indagine di scienza delle religioni (1975), Posizioni dei cristiani davanti alle altre religioni (1975) e Tracce dalla ricerca del trascendente. Le edizioni Qiqajon hanno pubblicato in traduzione italiana Vivere insieme. Il contributo delle religioni a un’etica della convivenza (2017). Il teologo greco Athanasios N. Papathanasiou ha commentato che la teologia dell'arcivescovo Anastasios "ha l’odore di un’altra terra: la terra della strada, perché è una teologia di pellegrini in cammino fino ai confini del mondo. Non una teologia che scaturisce dalla terra, ma una teologia su una verità che viene dal cielo, entra nella quotidianità e opera nel fango della storia."

Documentario ALBANIA: LA STORIA SOMMERSA di Massimo D'Alessandro (full ver. / ita)

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