Nel Medioevo, le reliquie di santi, beati e martiri viaggiavano da un luogo all’altro d’Europa: dita, mani, gambe, piedi, teste, lingue, cuori e capelli. Questa guida permette di conoscere le più celebri e curiose reliquie, di cui l’Italia è piena: quelle ancora venerate perché incredibilmente miracolose, quelle cadute in disgrazia perché false e inefficaci; le vicende di chi le ha trovate e protette, oppure rubate, fatte a pezzi, falsificate e vendute.

Il Fenomeno delle Reliquie nel Medioevo
Il Medioevo rappresentò l’età d’oro delle reliquie: si venerava di tutto, dalla lancia che ha trafitto il costato del Nazareno alla tovaglia usata per la lavanda dei piedi degli apostoli. Le reliquie di prima classe erano quelle provenienti direttamente ex ossibus, ex carne, mentre quelle di seconda scelta includevano il cilicio, la polvere grattata dal sepolcro o l’olio della lampada votiva. Fino ai sandali di Gesù e alle lenticchie dell’Ultima Cena.
Le parti più pregiate riguardavano le specialità del Santo, come ad esempio i denti di Sant’Apollonia (invocata per evitare il dentista) cavati con le tenaglie: quando Paolo VI li fece raccogliere in giro per il mondo, se ne riempì una cassetta con tre chili e mezzo.
Nel Medioevo, le reliquie determinavano guerre e compivano miracoli strabilianti. Tra i fedeli ispiravano paura e speranza.

Il Business delle Reliquie: Traffici Illeciti e Falsificazioni
Esisteva un vero e proprio business del traffico di reliquie. Patrick J. Geary, nel suo saggio Furta sacra. La trafugazione delle reliquie nel Medioevo (secoli IX-XI), sottolinea come il culto delle reliquie dei santi divenne tanto pervasivo nei secoli IX-XI da offuscare, talvolta, la stessa devozione a Cristo.
Era possibile procurarsi reliquie in modo “legale”, tramite donazioni o acquisti. Tuttavia, il commercio era spesso illegale. L'autore ricorda la figura del romano Deusdona, vissuto nel IX secolo, che con i fratelli aveva messo su un’impresa “di famiglia”, prelevando la “merce” dalle catacombe romane, all'epoca in stato di semi-abbandono e incustodite, e rivendendola poi presso abati, re e nobili del Nord Europa, o addirittura lavorando su “commissione” accettando “ordinazioni” per questo o quel santo. Questo spiega perché talvolta le narrazioni riguardino furti in realtà mai avvenuti, immaginari: ci si trova di fronte a testi che non possono essere letti come “cronache”, ma che appartengono a un preciso genere letterario.
Se nel Nord Europa al centro di questi traffici erano soprattutto potenti abati, sovrani e nobili, in Italia erano le comunità cittadine ad attivarsi per assicurare alla città il possesso di un qualche santo: celeberrimi i casi di Venezia con s. Marco e di Bari con s. Nicola.
La pubblicazione di Mauro Orletti, Guida alle reliquie miracolose d’Italia, affronta le numerose questioni storiche del culto da un punto di vista filologico: analizza i resoconti dei cronisti, le testimonianze dei credenti fino ad arrivare alle ammissioni dei falsari. Viene illustrato un fenomeno che può contare, ancora oggi, su astuti trafficanti che vendono reliquie false su Internet come le piume dello Spirito Santo, le ossa dei Re Magi o i canini di santi inesistenti.
Il Santo Graal: Il Segreto Divino Cercato da Mille Anni
Casi Curiosi e Controversi
Il fenomeno delle reliquie false e del loro traffico ha generato vicende intricate e spesso grottesche. Nel 1873, la rivista Sword of Trowel riportava un articolo che menzionava la credulità dei fedeli riguardo a reliquie come le “due teste di San Giovanni Battista”.
Nel 1971, il quotidiano romano La Capitale riportò la notizia della scoperta negli archivi segreti vaticani di un'inchiesta a carico di alcuni esponenti della Lipsanoteca per traffici illeciti di reliquie. La pubblicazione scatenò le rimostranze vaticane, ma un ex impiegato della Lipsanoteca, Giuseppe Colangeli, rivelò il contenuto degli illeciti, coinvolgendo religiosi e laici. Il resoconto del processo e le lettere di autodifesa di Colangeli furono raccolti in un libretto intitolato Processo delle reliquie false.
Tra le reliquie più singolari troviamo il Santo Prepuzio di Gesù, la cui venerazione è vietata dal 1900, ma che si dice sia conservato a Calcata. Un'altra curiosità riguarda le reliquie di San Gengolfo, patrono dei malmaritati, e la leggenda della moglie infedele che, dopo averlo tradito, emetteva una scoreggia ogni volta che apriva bocca.
Questi aneddoti richiamano lo spirito critico di pensatori come Giordano Bruno, che nelle sue opere sarcasticamente prendeva di mira la credulità popolare e la venerazione di oggetti bizzarri, come la reliquia dell'asina di Gesù Cristo o i chicchi di grano benedetti usati come amuleti.

Reliquiari e Artigianato
La conservazione e l'esposizione delle reliquie erano affidate a preziosi reliquiari, opere d'arte realizzate con diversi materiali. Figure 1 e 1 bis mostrano un reliquiario eseguito in legno, carta e altri materiali, attribuito a un artefice attivo nella prima metà del XIX secolo. Di questo artigiano sono noti altri lavori, tutti reliquiari, contrassegnati sul retro da un'etichetta facente riferimento a una Società mariana romana.
Tra i reliquiari descritti figurano:
- Figura 2: Reliquiario a forma di altare, realizzato in legno e carta colorata e dorata.
- Figura 3: Reliquiario in metallo e altri materiali contenente le reliquie di 49 santi.
- Figure 4 e 4 bis: Reliquiario in silverplate su ottone.
- Figura 5: Reliquiario in metallo.
- Figura 6: Reliquiario a forma di Croce.

Si può sintetizzare il “giudizio” della società dell’epoca sui furti di reliquie con una formula apparentemente contraddittoria: i furti erano sì illegali, ma non per questo considerati immorali. Attraverso l’analisi dei testi, si ricavano le giustificazioni tipiche del gesto: la volontà di offrire una sistemazione più dignitosa e più illustre o più sicura per le spoglie di un santo, la necessità di protezione avvertita dalla comunità, ma non ultimo anche la “volontà” stessa del santo-reliquia.