Madonna della Rocca: Storia e Misteri di un'Immagine Sacra

Le documentazioni storiche relative all'origine e alle vicende dell'immagine della Madonna della Rocca a Cento sono molteplici e non sempre concordanti. L'unico punto fermo è che l'immagine della Beata Vergine era originariamente collocata nel locale adibito a corpo di guardia della Rocca di Cento.

Le Diverse Versioni e le Incongruenze Storiche

Le divergenze nelle fonti iniziano a manifestarsi già a partire dalla "Memoria 1597", che attribuisce la realizzazione dell'immagine a un certo marchese Basus, originario di Napoli, che avrebbe voluto riprodurre l'iconografia del Santuario della Madonna dell'Arco a Nola. Tuttavia, questo manoscritto presenta diverse inesattezze significative.

Analisi Critica della "Memoria 1597"

In primo luogo, non risulta un casato nobiliare denominato "Basus" negli elenchi della nobiltà napoletana, sebbene possa trattarsi di una variazione di nomi come Bazio, Batio, Bacius o Bacio, presenti negli stemmi nobiliari ma senza il titolo di marchesi. Inoltre, il manoscritto, pur datato 1597, colloca il miracolo della Madonna dell'Arco "circa l'anno 1588", quando in realtà questo evento è avvenuto nel 1450. Un'ulteriore discrepanza riguarda la citazione del domenicano Fra Domenico Maria Marchese come rettore del Collegio di S. Tommaso dei Domenicani di Napoli; tale collegio fu istituito solo nel 1633. Sebbene il padre domenicano sia effettivamente esistito, non vi sono prove che abbia trattato della Madonna dell'Arco. Viene inoltre erroneamente indicato il maschile "S. Anastasio" anziché "S. Anastasia".

Il testo della "Memoria 1597" descrive la presenza del Marchese Basus Napolitano nella Terra di Cento, il quale avrebbe fatto dipingere nella Gran Rocca un'Immagine di Maria Sempre Vergine con una goccia di sangue che le fuoriusciva dal naso. Questo sarebbe avvenuto in seguito a un presunto miracolo accaduto nel 1588 presso la Madonna dell'Arco a Nola, dove alcuni giovani, giocando, colpirono sacrilegamente un'immagine della Vergine con una palla. Il colpo avrebbe provocato la fuoriuscita miracolosa di sangue dal volto, lasciando impressa una lividura e la tintura di sangue visibile ancora oggi. Il manoscritto rimanda per maggiori dettagli al Padre Maestro Fra' Domenico Maria Marchese.

Affresco della Madonna della Rocca

Le Testimonianze degli Storici Locali

Lo storico centese don Giovanni Monteforti (1715-1782), nella sua "Storia della Città di Cento" (1762), esprime incertezza sulla data esatta della pittura dell'immagine nella Rocca, ipotizzando che possa risalire all'epoca della costruzione della Rocca stessa, nel 1460, quando il Cardinale Calandrino ne curò l'edificazione, e che fosse stata dipinta nel locale destinato al corpo di guardia. Monteforti menziona anche una teoria secondo cui l'immagine sarebbe stata fatta dipingere da un soldato devoto a un'immagine simile nel suo paese d'origine.

Dubbi sul Miracolo del Sangue

Nello stesso scritto del 1765, Monteforti mostra scetticismo riguardo alla voce che l'Immagine, colpita da un soldato, avesse emesso sangue. Egli suggerisce che la storia potesse essere frutto di una voce sparsa a Cento o, più verosimilmente, che Lorenzo Cipri, uno dei primi promotori della devozione alla Madonna della Rocca, si fosse preso a cuore quell'immagine trascurata. Monteforti ribadì le sue considerazioni anche nel suo scritto del 1773, "Delle Chiese e delle cose della Città di Cento".

Anche lo storico dott. Gaetano Atti, nel suo "Sunto storico della Città di Cento" del 1853, riporta la notizia di un'Immagine di Maria Vergine col Bambino dipinta nel 1460 o intorno a quell'anno in una stanza terrena della Rocca. Secondo Atti, un soldato polacco l'avrebbe effigiata a somiglianza di un'immagine miracolosa di Cracovia (Częstochowa). Un altro soldato, in preda a un furore diabolico, l'avrebbe ferita al volto con una freccia, dalla quale sarebbe sgorgato sangue per volere divino. La stanza, divenuta col tempo una cella d'ingombro e poi la bottega di un legnaiuolo, vide la venerazione della Beata Vergine da parte di persone accorse per cura di Lorenzo Cipri nel 1714. Alla morte di Cipri, la devozione si affievolì, finché il sacerdote Giuseppe Gallerani non ravvivò la devozione, restaurò l'immagine, trasformò la stanza in una cappella decorosa e assicurò un'illuminazione adeguata.

L'Intervento del Restauratore e le Indagini Scientifiche

Nel 1939, il pittore Giuseppe Rivani, restauratore dell'Immagine, scrisse un articolo su "Avvenire" in cui descriveva un particolare interessante: una macchia di sangue che non sembrava costituita da materia colorante, ma da una sostanza dura e compatta. Una particella di questa sostanza era stata sottoposta a esame chimico presso l'Università di Bologna per determinarne la natura, con il sospetto che si trattasse di vero sangue raggrumato che riempiva una profonda solcatura, rappresentante la ferita inferta all'intonaco da un corpo contundente. Rivani ebbe modo di valutare la solcatura poiché fu lui stesso a staccare l'affresco dal muro di mattoni per trasferirlo su un supporto leggero, facilitando le processioni.

Particolare della macchia di sangue sull'affresco

Le analisi successive, tuttavia, non portarono a risultati definitivi. Nel 1995, un esame scientifico del materiale fu condotto dal laboratorio di Polizia scientifica di Roma. Il tecnico Sandro Tavano stabilì, tramite cromatografia su gel di silice, che il valore di ossiemoglobina era negativo, escludendo la natura ematica delle tracce. Nonostante ciò, il laboratorio non riuscì a determinare la natura specifica del materiale. Successivamente, il prof. Giuseppe Chiavari del Dipartimento di Chimica G. Ciamician di Bologna, attraverso la pirolisi-gascromatografia-spettrometria di massa, identificò inequivocabilmente la sostanza come cera d'api.

L'Immagine come Cera e le Sue Possibili Origini

La scoperta che la presunta macchia di sangue fosse in realtà cera d'api ha sollevato nuovi interrogativi sull'origine dell'immagine. Non si tratterebbe quindi di un'immagine dipinta come copia di quella di Nola o in ricordo di quella di Częstochowa (profanata nel 1430 con colpi d'ascia, i cui sfregi sono ancora visibili). La presenza di cera potrebbe suggerire un intervento di restauro o una tecnica pittorica particolare, ma non una effusione di sangue miracolosa.

Vicende Storiche e Trasferimenti dell'Immagine

La storia della Madonna della Rocca è intrecciata con le vicende politiche e religiose di Cento. Nel dicembre 1597, in seguito alla scomunica di Clemente VIII, le truppe di Cesare d'Este si schierarono nella Rocca. La presenza della famiglia Estense a Cento, iniziata nel 1502 con Lucrezia Borgia e Alfonso d'Este, si concluse nel 1598 con il passaggio del Ducato di Ferrara allo Stato della Chiesa.

Si narra che un certo marchese Basus (Bazio, Batio, Bacius, Bacio?), comandante della Rocca e proveniente da Napoli, riparò devotamente l'immagine oltraggiata, ricordando il miracolo di Nola. La devozione alla Madonna della Rocca crebbe, e la Vergine elargì numerose grazie, testimoniate da tavolette votive inventariate nel 1818.

A causa delle condizioni della Rocca, adibita a carcere, e delle grida e imprecazioni dei detenuti che disturbavano la pace della cappellina, si decise di trasferire l'immagine. Lo storico Antonio Tosi riferisce che l'immagine, dipinta su un grosso muro nella "Chiesuola di Rocca", fu rimossa il 6 luglio 1804 dai Confratelli di S. Croce e trasportata all'altare maggiore della Chiesa dello Spirito Santo. Le lapidi poste all'interno e all'esterno della porta della sagrestia della chiesa dello Spirito Santo nel 1804 riportano iscrizioni in latino che attestano il trasferimento dell'Immagine, inizialmente venerata nella Rocca, in un luogo più decoroso.

Chiesa dello Spirito Santo a Cento

Nel dicembre 1857, i Padri Cappuccini divennero custodi della Chiesa dello Spirito Santo. Nel 1884, la chiesa fu quasi interamente demolita per far posto a una costruzione più grande e degna. I Cappuccini, presenti a Cento fin dal 1586, furono costretti a lasciare il loro convento nel 1810 a causa della soppressione napoleonica, trovando poi nuova sede in un ex monastero adiacente alla chiesa dello Spirito Santo. Dopo la soppressione del loro convento da parte del Regno d'Italia nel 1860, questo fu recuperato negli anni successivi.

Il Terremoto del 2012 e le Conseguenze

Durante la Seconda Guerra Mondiale, la cittadinanza si impegnò a celebrare ogni anno una solenne festa alla Vergine della Rocca il 15 agosto, festa dell'Assunzione, con la promessa che la città e le campagne circostanti sarebbero state risparmiate dai bombardamenti alleati. Tale promessa fu mantenuta, e da allora la festa viene celebrata con grande solennità e concorso di popolo. Il 31 maggio 1956, la chiesa fu consacrata solennemente dall'arcivescovo, card. ...

Il devastante terremoto che colpì la bassa Emilia nel 2012 ha gravemente lesionato la chiesa e il campanile del complesso. Attualmente, il complesso non è agibile, e i Padri Cappuccini sono costretti a celebrare le messe all'interno di una grande tensostruttura situata nello spazioso orto del convento.

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