Vercelli: Visite Pastorali, Riflessioni Sacerdotali e Memorie della Comunità Ebraica

La Visita Pastorale dell'Arcivescovo di Vercelli Mons. Marco Arnolfo

Dal 17 al 20 maggio, l’Arcivescovo di Vercelli, Mons. Marco Arnolfo, ha effettuato una significativa visita alla comunità pastorale Vercelli Sud, che abbraccia le quattro parrocchie vercellesi: B.V. Assunta al rione Cappuccini, S. Maria Maddalena e S. Pietro. Questa visita ha rappresentato un momento di incontro e di profonda comunione con i fedeli e le istituzioni locali.

Dettagli della Visita

Giovedì 17 Maggio

La giornata di giovedì 17 maggio è iniziata alle ore 10:30 presso la parrocchia B.V. Maria Assunta, dove si è tenuto un importante appuntamento con parroci, diaconi e religiose. A mezzogiorno, un pranzo ha offerto un momento di fraternità. Nel pomeriggio, alle 15:30, Mons. Arnolfo si è recato nella scuola De Amicis del rione Cappuccini per incontrare la comunità scolastica. La sera, alle 18:00, l'attività si è spostata all'oratorio di S. Eusebio.

Venerdì 18 Maggio

Venerdì 18 maggio, l’Arcivescovo ha visitato la Clinica S. Rita alle 9:00, incontrando il personale amministrativo e sanitario, seguito da una visita ai malati. Alle 10:30, ha proseguito con la visita alla scuola dell’infanzia e alla RSA dell’Istituto Bacchi. Alle 11:30, ha incontrato una rappresentanza di docenti e allievi presso la scuola primaria Gozzano. Nel pomeriggio, alle 14:00, l’ospedale Sant’Andrea ha ospitato l’incontro con dirigenti e operatori sanitari, con una successiva visita ai malati. La giornata si è conclusa alle 20:30 con una fiaccolata in onore della Madonna di Oropa, durante la quale sono state portate in processione le effigi mariane delle parrocchie B.V. Assunta.

Domenica 20 Maggio

Domenica 20 maggio, la visita pastorale si è conclusa con due celebrazioni eucaristiche: la prima alle 10:00 nella chiesa di S. Pietro e la seconda alle 11:15 in S. Maria Maddalena.

Foto di gruppo dell'Arcivescovo di Vercelli con parroci e religiose durante la visita pastorale

Riflessioni sulla Vocazione Sacerdotale: Un Ritratto di Prete, con riferimento ad Alberto

Nel contesto di una riflessione sulla vocazione sacerdotale, è emersa una profonda meditazione che ha toccato il cuore dei fedeli. Nessuna enfasi particolare, come nello stile di Alberto, ma il responsorio che intervallava il Vangelo, il "Passio" della Domenica delle Palme, ha racchiuso tutta la storia del sacerdote: «Il mio signore sei tu. Non c’è felicità per me senza di te», un sentimento che risuona per ogni cristiano.

L'Origine della Vocazione e il Servizio

Ricordando commosso l’origine della sua vocazione, è stato affermato che «Non è il trapano a fare il buco… è chi lo impugna. Dobbiamo lasciare che Dio ci usi come strumenti della sua grazia». Questa frase sottolinea l'importanza di essere strumenti docili nelle mani della Provvidenza divina.

Il Prete Ideale secondo Don Primo Mazzolari

Per ringraziare il sacerdote, i fedeli hanno letto un passo di don Primo Mazzolari che delinea perfettamente il ritratto di preti come Alberto: «Si cerca per la Chiesa un prete capace di rinascere nello Spirito ogni giorno. Si cerca per la Chiesa un uomo senza paura del domani, senza paura dell’oggi, senza complessi del passato».

Immagine artistica di un sacerdote in meditazione o in preghiera

La Comunità Ebraica di Vercelli: Storia, Demografia e Impatto delle Leggi Razziali

Uno studio approfondito ha permesso di ricostruire la storia e la composizione della comunità ebraica vercellese, in particolare nel periodo precedente e durante le leggi razziali fasciste. La ricerca si è basata principalmente sui documenti conservati all’Archivio di Stato di Vercelli e sui dati anagrafici, integrati da informazioni fornite da intervistati come Dario Colombo.

Composizione Demografica e Sociale

Struttura della Popolazione

Nella popolazione ebraica vercellese, in un primo momento, prevalevano gli individui compresi tra i 51 e i 60 anni (24 persone), seguiti da 23 individui tra i 31 e i 40 anni e 22 tra i 61 e i 70 anni d’età. Nel periodo precedente, dal 1938 al 1943, si contavano 138 individui (63 uomini e 75 donne), perlopiù nella fascia d’età compresa tra i 51 e i 60 anni (26 persone). Anche in questo periodo, la presenza di giovani era relativamente scarsa, con soli 14 individui tra i 21 e i 30 anni. I maschi erano più numerosi tra i 61 e i 70 anni, mentre le femmine tra i 51 e i 60.

Dei 125 ebrei residenti nel 1943, 56 individui erano nati a Vercelli, mentre i rimanenti provenivano dalle vicine città piemontesi. Solo 21 arrivavano da altre regioni: 5 dall’Emilia, 4 dalla Liguria, 4 dal Veneto, 4 dalla Toscana, 2 dall’Umbria, 1 dalla Lombardia e 1 dalla Campania.

Matrimoni e Famiglie

Nel 1943, gli uomini celibi erano 27 e quelli sposati 29; tra le donne, 35 erano nubili e 34 sposate. La maggior parte degli individui si sposava a Vercelli, e nella maggioranza dei casi la scelta del coniuge si orientava verso una persona che praticava la stessa religione. Solo 13 individui (7 maschi e 6 femmine) risultavano non appartenere alla “razza” ebraica. I dati, seppur non sufficienti a chiarire i motivi dei matrimoni misti, evidenziano come il sentimento riuscisse sempre più a superare le barriere religiose. Per quanto riguarda l’età del matrimonio, 40 persone si erano sposate tra i 21 e i 30 anni (15 maschi e 25 femmine), e altri 9 individui tra i 31 e i 40 anni (8 maschi e 1 femmina). Tra il 1938 e il 1943, 31 erano gli uomini celibi e 32 quelli sposati; 36 le nubili e 39 le donne sposate. Il matrimonio per 30 casi venne celebrato a Vercelli. I gruppi familiari erano 62, per la maggior parte di tipo nucleare, composti da genitori e figli, mentre poche erano le famiglie allargate.

Profili Socioprofessionali

L’analisi delle professioni per il campione di ebrei vercellesi al 1943, resa possibile dai dati anagrafici e dalle informazioni di Dario Colombo, ha rivelato una composizione socioprofessionale medio-alta. Il numero degli operai era estremamente limitato (2), mentre forte era la presenza di professioni autonome e liberali: 17 commercianti, 9 liberi professionisti (di cui 4 con diploma di scuola media superiore e 5 laureati), e 3 artigiani. Un gruppo consistente era rappresentato da 19 impiegati. Vi erano poi 6 insegnanti, 3 industriali e 2 individui impegnati nell'ambito del culto, un rabbino e una suora di carità di nome Cesira Calabresi, rintracciata nelle carte dell’Archivio di Stato di Vercelli. La categoria di “condizione non professionale” includeva 13 studenti e donne così suddivise: 31 casalinghe e 7 tra “agiate” e “benestanti”. Le professioni svolte tra il 1938 e il 1943 rispecchiavano questo quadro.

Mobilità Geografica degli Ebrei Vercellesi

L’analisi degli spostamenti ha incluso un gruppo più ampio di 183 individui (91 maschi e 92 femmine), aggiungendo 45 ebrei esclusi dai gruppi precedenti per decesso o trasferimento prima del 1938/1943. Questo numero, sebbene non rappresenti la totalità degli ebrei a Vercelli tra il 1938 e il 1945, ha fornito dati significativi sulla mobilità. Il numero totale di individui emigrati (da prima del 1938 a dopo il 1945) è di 92 persone (41 maschi e 51 femmine). Le immigrazioni ammontano a 72 persone (34 maschi e 38 femmine). Più numerosi furono gli spostamenti prima del 1938, concentrati principalmente in Lombardia (17) e Piemonte (13 persone, di cui 10 a Torino). Dal 1938 al 1942 si ebbero 7 emigrazioni nel Piemonte (tutte verso Torino) e 6 persone emigrarono all’estero. Per quanto concerne le immigrazioni, prima del 1938 arrivarono 20 persone dal resto del Piemonte (di cui 10 da Torino), 6 dalla Toscana e 7 dall’estero. Dal 1938 al 1942, 7 persone giunsero dal Piemonte (di cui 6 da Torino) e 4 dall’Emilia.

Mappa schematica con frecce indicanti flussi migratori della comunità ebraica di Vercelli

L'Integrazione nella Società Vercellese e l'Avvento delle Leggi Razziali

Alla data del 1938, gli ebrei vercellesi erano ben integrati, conosciuti e rispettati all’interno della società. Le ricerche condotte e le testimonianze raccolte indicano che il gruppo ebraico occupava un posto di rilievo. Molti individui erano emigrati, ma chi era rimasto aveva dato un notevole impulso alla Comunità ebraica vercellese. Le famiglie intervistate, come i Cingoli, i Segre e i Colombo, erano conosciute e stimate in città.

La Propaganda Antisemitica e i Primi Provvedimenti

In questa situazione di tranquilla quotidianità e pacifica convivenza, la propaganda antisemita e le leggi razziali si abbatterono come un “fulmine a ciel sereno”. La stampa, in particolare «La Provincia di Vercelli», organo ufficiale della Federazione dei fasci, avviò una sistematica e feroce campagna razzista, che, a onor del vero, trovò scarsa adesione tra la popolazione e turbò la coscienza di molti cittadini. Anche tra gli stessi fascisti vi furono titubanze e alcuni solidarizzarono in silenzio con gli oppressi. «La Sesia», un altro giornale, fu ammonita pubblicamente per la sua iniziale reticenza a dimostrare coscienza razzista. Solo alcuni gruppi studenteschi, stimolati dal federale Zerbino, ostentarono una crudele faziosità.

Le leggi razziali (17 novembre 1938) consideravano gli ebrei “cittadini appartenenti a nazionalità nemica”. Una legge espulse ebrei, insegnanti e studenti, dalle scuole pubbliche. I primi provvedimenti razziali a Vercelli furono attuati attraverso circolari del Ministero dell’Interno indirizzate ai prefetti. La prima circolare giunta a Vercelli, datata 15 dicembre 1938, riguardava i «Dipendenti enti locali. Provvedimenti per la difesa della razza». Un documento del Comune di Vercelli del 23 gennaio 1939 rispondeva alla circolare del 9 gennaio 1939, dichiarando che tutti i funzionari alle dipendenze del Comune appartenevano alla razza ariana. Furono dispensati dal servizio Giuseppe Leblis, Eugenio Treves e Israele Salvatore Verona.

Il Caso di Cesira Calabresi (Suor Maria Consolata)

Un documento particolarmente interessante riguarda il caso di Cesira Calabresi, nata a Saluzzo nel 1887 e residente a Vercelli, indicata come suora di carità. Un verbale di adunanza consigliare dell’asilo infantile Filippi di Vercelli, datato 2 febbraio 1939, mostra come le circolari prefettizie (riferendosi al Rdl 17 novembre 1938 n. 1728) imponessero l'allontanamento dal servizio dei dipendenti ebrei anche dalle istituzioni di pubblica beneficenza entro il 4 marzo 1939. Il caso di Vercelli, appena analizzato, costituisce una prova dell’impegno e dello scrupolo nell’eseguire gli ordini impartiti dal regime; i dipendenti di enti locali appartenenti alla «razza» ebraica dovevano essere allontanati dall’impiego e così fu per Calabresi Cesira, suor Maria Consolata. Gradualmente, il gruppo ebraico vercellese fu assoggettato ai primi provvedimenti razziali e divenne bersaglio di atti di antisemitismo.

L'Inasprimento della Legislazione Razziale e gli Elenchi

La situazione peggiorò con l’entrata in guerra dell’Italia e l’avvicinamento alla Germania. L’inasprimento della legislazione razziale portò alla ricerca ossessiva degli ebrei, alla loro schedatura e immissione in appositi elenchi. Tra le carte della Prefettura, esistono elenchi dettagliati di persone di “razza” ebraica compilati tra il 1942 e il 1944. All’Archivio di Stato di Vercelli sono stati rintracciati tre elenchi: quello compilato dalla Questura repubblicana, quello degli ebrei non segnalati dalla Questura, e l’elenco degli ebrei residenti a Vercelli compilato il 21 febbraio 1944 dal Comune e trasmesso alla Prefettura repubblicana, firmato dal podestà, dottor Mario Busca.

Pagina di un documento d'archivio storico con elenchi di nomi o circolari d'epoca

Testimonianze Familiari e l'Impatto delle Leggi Razziali

La vera e propria tragedia ebraica iniziò dopo la firma dell’armistizio l’8 settembre 1943. Con l’arrivo dei tedeschi a Vercelli tra il 9 e il 12 settembre 1943, incredulità e terrore invasero anche la piccola Comunità ebraica.

La Famiglia Colombo (Dario Colombo)

La famiglia Colombo era composta dal padre Rodolfo, dalla madre Elvira Ancona e dal figlio Dario. Risiedevano in piazza Massimo d’Azeglio. Dario Colombo ricorda la sua famiglia come piuttosto agiata: suo padre, Rodolfo, era dottore commercialista, laureato in economia e commercio alla Bocconi, con la firma di Luigi Einaudi sul diploma, ed esercitava a Vercelli. La madre, Elvira, era considerata una benestante, non una semplice casalinga. Dario, invece, è stato allevato nell'asilo ebraico e ha frequentato le scuole ebraiche di Vercelli fino alla loro chiusura per mancanza di allievi, per poi passare alle scuole pubbliche. Tuttavia, con l'avvento delle leggi razziali, fu espulso dall'Istituto Cavour e iniziò a lavorare.

La Famiglia Pollarolo: Un Caso di Famiglia "Mista"

La famiglia di Mario Pollarolo, anch’egli intervistato, era una famiglia “mista”: il padre era cattolico e la madre ebrea. Il padre di Mario era antifascista convinto, di origini socialiste, e fu coinvolto nel Comitato di Liberazione Nazionale di Vercelli. La madre, Maria Sacerdote, non si interessava di politica se non quando la politica si interessava della famiglia. Mario fu educato secondo la religione ebraica come voluto dalla madre, senza che il padre si opponesse. Vivere in una famiglia “mista” non costituì un disagio per nessuno dei suoi componenti. Curiosamente, il padre di Mario non disdegnava di frequentare la sinagoga, pur rimanendo fuori durante i funerali degli amici.

Tra le carte della Prefettura sono state ritrovate le “schedine” personali riguardanti “beni ebraici” e appartenenza alla “razza” ebraica dei genitori di Mario Pollarolo. La scheda della madre, Maria Sacerdote, datata 12 maggio 1944, ne comunicava l’appartenenza alla razza ebraica. La scheda del padre, Angelo Pollarolo, datata 17 maggio 1944, conteneva un errore, probabilmente dovuto all'intenso lavoro per l'applicazione dei provvedimenti antisemiti.

Le Famiglie Cingoli e Segre

La famiglia Cingoli era di negozianti di tessuti. Alberta Cingoli Sacerdote, nata nel 1916, era la terza di tre figli, con due fratelli maggiori, Aldo e Vittorio. I suoi genitori, Augusto ed Esmeralda Bianca Bachi, avevano un negozio di stoffa in piazza Massimo d’Azeglio. I Segre, marito e moglie, erano anch'essi negozianti di stoffe. La loro figlia, Pia Segre, ha testimoniato una vita vissuta nella normalità prima del 1938.

Vita Quotidiana, Religiosità e Politica Prima del 1938

La vita di queste famiglie e di tutte le altre famiglie ebraiche vercellesi scorreva nella più assoluta normalità, fatta di lavoro, scuola, rete di amici e parenti, e frequenza alle funzioni religiose. La frequenza al tempio non era assidua per tutti, ma c'era chi sentiva maggiormente il valore del rito. Dario Colombo ricorda la sua educazione non particolarmente religiosa in famiglia, ma la frequenza alla sinagoga il sabato e nelle feste comandate. La circoncisione era una pratica normale e igienica. Anche Mario Pollarolo conferma la sua educazione nell'asilo ebraico. Le testimonianze concordano sull'integrazione e sui buoni rapporti con la gente circostante.

Riguardo alla politica, le posizioni variavano. La madre di Dario Colombo, ad esempio, faceva parte delle donne fasciste fino al 1938, partecipando a riunioni più che altro mondane. Il padre, professionista, era iscritto al Partito fascista per obbligo e partecipava alle adunate, ma senza molta convinzione. Dario stesso era un "balilla marinaretto" e continuava a partecipare alle adunate anche dopo il 1938, venendo esentato solo nel 1941. Mario Pollarolo, invece, proveniva da una famiglia antifascista: il padre era un socialista convinto e attivo nel Comitato di Liberazione Nazionale. La famiglia Segre mostrava un quasi totale disinteresse per la politica.

La Svolta del 1938 e le Sue Conseguenze

La legislazione razziale del 1938 segnò una svolta: gli ebrei dovettero prendere coscienza che la campagna antisemita non era una delle solite smargiassate della propaganda fascista. A Vercelli, città di provincia con una piccola Comunità ebraica, la propaganda e la legislazione razziale fecero il loro corso senza eccezioni. Le circolari del Ministero dell’Interno sollecitarono l’applicazione dei provvedimenti, e gli ebrei iniziarono a risentirne materialmente, soprattutto nell'ambito lavorativo e scolastico, subendo gravi conseguenze anche psicologiche. La vita degli ebrei di Vercelli, dopo l’emanazione dei primi provvedimenti antisemiti, non fu subito radicalmente sconvolta, almeno fino all’8 settembre 1943, ma i cambiamenti furono profondi, con l'allontanamento dal lavoro e l'esclusione da scuola senza ragioni comprensibili per bambini e ragazzi.

tags: #arcivescovo #di #vercelli #e #padre #alberto