Osmoderma eremita: Lo Scarabeo Eremita
L'Osmoderma eremita (Scopoli, 1763) è un insetto appartenente all'ordine dei Coleoptera e alla famiglia dei Cetoniidae. È noto anche come "scarabeo eremita odoroso" per la sua caratteristica emissione di un intenso e gradevole aroma di "cuoio vecchio".
Geonemia e Distribuzione
Questa specie ha una distribuzione europea e in Italia è presente nelle regioni del centro-nord, estendendosi fino all'Abruzzo e al Lazio.
Caratteri Distintivi
L'adulto di Osmoderma eremita ha una lunghezza compresa tra 24 e 37 mm. Presenta un corpo tozzo e un colore completamente nero-bronzato metallico o, più precisamente, color cuoio lucido. Le antenne sono piccole e clavate, e il pronoto mostra un solco mediano longitudinale evidente.
- Il maschio si distingue per un corto tubercolo nella parte sopra oculare, un solco longitudinale del pronoto più profondo, e un pronoto e zampe anteriori più robusti.
- Si differenzia dalle specie affini del genere Gnorimus per la presenza di tre denti sulle tibie anteriori verso il bordo esterno e per lo scutello lungo e acuminato.
Habitat
L'Osmoderma eremita vive all'interno dei tronchi cavi in boschi maturi di latifoglie e nelle alberature e filari di vecchi alberi, anche se capitozzati. È prevalentemente diffusa in pianura e nella bassa collina, ma è stata riscontrata anche fino a 1000 metri di altitudine.

Biologia
È una specie xilosaprobia: le larve vivono nel legno decomposto attaccato da miceli fungini e nel rosume legnoso. Si nutrono del legno morto o morente all'interno di grandi cavità e di grosse carie nei tronchi di alberi vivi. È interessante notare che la stessa cavità viene utilizzata da numerose generazioni.
Le specie arboree preferite sono latifoglie come querce, tiglio, castagno, faggio, ippocastano, platano, e localmente in regione salici e pioppi. L'Osmoderma eremita ha un ciclo biologico di 2-3 anni. Le larve mature costruiscono un bozzolo in settembre-ottobre, utilizzando il contenuto del loro intestino, e si impupano nella primavera successiva. Gli adulti sono attivi soprattutto al crepuscolo in giugno-luglio, hanno un ridotto raggio di dispersione e si allontanano poco dall'albero da cui sono sfarfallati.
Distribuzione e Status in Regione
Nella regione Emilia-Romagna, la specie è stata segnalata in tutte le province tranne quella di Rimini. È considerata una specie molto vulnerabile e in forte rarefazione; in certe aree regionali non vi sono dati recenti ed è probabilmente estinta.
Note Tassonomiche
In altre regioni d'Italia sono presenti entità molto simili a O. eremita: in Puglia, Campania, Calabria e Basilicata è presente la specie Osmoderma italica Sparacio, 2000, mentre in Sicilia si trova O. cristinae Sparacio, 1994.
Interesse Conservazionistico e Fattori di Minaccia
L'Osmoderma eremita è inclusa come specie prioritaria negli Allegati II e IV della Direttiva comunitaria Habitat, il che significa che richiede la designazione di zone speciali di conservazione e una protezione rigorosa. Inoltre, rientra tra le specie particolarmente protette dalla Legge Regionale 15/2006 "Disposizioni per la tutela della fauna minore in Emilia-Romagna".
I fattori di minaccia sono molteplici:
- Nel passato, il declino è stato causato dalla distruzione degli ecosistemi forestali più antichi.
- In anni più recenti, l'abbattimento dei filari di vecchi salici lungo i fossi e dei filari di vite nelle aree planiziali per favorire la meccanizzazione dell'agricoltura ha ulteriormente ristretto l'habitat di questa specie.
- Anche il taglio, la rimozione e la cura dei singoli vecchi alberi cariati presenti in alberature e parchi contribuiscono al suo declino.
Misure per la Conservazione
Questa specie è un eccellente bioindicatore della qualità e maturità dell'ambiente boschivo, della presenza di vecchi alberi di latifoglie vivi e della ricchezza biologica delle cavità degli alberi. È una specie caratteristica, vulnerabile e in forte rarefazione a causa della scomparsa dei suoi ambienti di vita.
Il Verme dei Denti: Una Credenza Antica
L'idea che la carie sia legata al consumo di zuccheri è un concetto relativamente moderno. Al contrario, la convinzione del "verme dei denti" come causa della carie è un'idea remotissima che si è sorprendentemente conservata fino agli inizi della modernità.
Origini e Diffusione Geografica
Le prime menzioni del verme dei denti risalgono addirittura ai Sumeri. Gli studiosi si dividono sull'area in cui si sviluppò questa idea tra il Vicino Oriente e l'Egitto. Questa credenza fu straordinariamente diffusa dal punto di vista geografico, comparendo in trattati di medicina cinesi e indiani antichi, oltre che in tutto l'Occidente. Nella Roma classica, l'idea era tenuta in altissima stima. Persino Ildegarda di Bingen, a metà del XII secolo, menzionava i vermi dei denti nella sua opera "Causae et curae" come possibile fonte della carie.
Questa convinzione durò così a lungo perché le "gallerie" nei denti cariati potevano ricordare quelle scavate dai tarli nel legno, suggerendo una causa infestatoria simile.

Antiche Terapie e Credenze
Accanto al versante della storia della scienza, e spesso mescolandosi ad esso, c'era il folklore delle più diverse culture.
Il Giusquiamo e la "Materia Peccans"
Scribonio, nella sua opera più famosa "Compositiones", forniva una ricetta per fumigazioni analgesiche contro il mal di denti. Questa terapia prevedeva la distribuzione dei semi di giusquiamo (herba dentaria) su dei carboni ardenti, facendo in modo che i vapori arrivassero ai denti, seguiti da un risciacquo con acqua tiepida.
Questa terapia implicava la constatazione visuale dell'espulsione della materia peccans (come i medici di scuola ippocratica chiamavano gli umori corrotti, la cui eliminazione era un buon segno prognostico), ossia dei vermi. Il procedimento per la produzione dei vapori, che peraltro hanno una blanda capacità antidolorifica, consisteva nello spargere i semi del giusquiamo sulle braci ardenti e di inalarne i vapori a bocca spalancata. Incredibilmente, era consigliato anche il procedimento inverso: alcuni vermi potevano aiutare a curare i mal di denti. L'uso del giusquiamo fu così diffuso che ancora nel 1874, seppur a titolo residuale, il "Deutsche Arzneibuch" ("Trattato di farmacologia") lo menzionava, descrivendone l'impiego: occorreva buttare cera d'api e semi di giusquiamo al di sopra di un ferro rovente, e poi dirigere i fumi nella bocca del paziente tramite un imbuto.
Altre Erbe e Rimedi Popolari
Secondo lo storico della medicina Werner E. Gerabek, era importante ricordare anche l'uso della mirra e del tanaceto (Tanacetum vulgare) nelle farmacopee medievali. Siccome l'espulsione della materia peccans era un buon segno, e siccome il tanaceto era impiegato come antielmintico - cioè come rimedio contro i vermi dell'apparato intestinale - si pensava per analogia che potesse espellere anche i vermi dei denti.
Formule Incantatorie e Rituali Magici
In Europa centrale, l'assunto popolare era che i tronchi di alcuni alberi e gli insetti e vermi che vi vivevano avessero natura demoniaca. Si credeva che nei tronchi potessero vivere fantasmi malvagi, che da essi fuoriuscivano facendo del male ad esseri umani e animali. In questo contesto, il procedimento magico consisteva nel rimandare i vermi negli alberi da cui provenivano.
Un espediente popolare strano ma vero per il verme dei denti prevedeva:
- Tagliare la parte superiore della corteccia da un ramo di un salice giovane.
- Ricavare una scheggia di legno dal ramo.
- Pungere il dente con la scheggia finché non comincia a sanguinare.
- Lasciare colare il sangue sulla scheggia.
- Inserire nuovamente la scheggia di legno nella corteccia, nello stesso punto da cui era stata tolta.
- Ricoprire la scheggia con la corteccia e saldarli fra loro usando terra grassa fresca.
Si credeva che in questo modo i dolori sarebbero cessati.
Amuleti e Formule di Scongiuro
A volte, i vermi erano addirittura benedetti per ottenerne la benevolenza, o implorati affinché si allontanassero. In altre occasioni, come nel Landshut (Germania) ancora agli inizi del XX secolo, si usava un amuleto costituito da piccoli vermetti da appendere intorno al collo, fino a quando quelli che avevano causato il dolore non fossero morti.
Rimozione Chirurgica e Descrizione del Verme
In alcuni casi si procedeva alla rimozione chirurgica del presunto verme, insieme al dente cariato (a volte anche al nervo, identificato con il verme). L'aspetto concreto del dannoso animaletto rimaneva un mistero: in Inghilterra veniva descritto come una piccola anguilla, mentre in Germania si pensava che fosse di colore rosso, blu e grigio, e di aspetto più simile a un baco.
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La Smentita Scientifica
Solo nella seconda metà del Settecento l'idea del verme dei denti fu rifiutata in modo netto.
- Nel 1728, l'odontoiatra francese Pierre Fauchard (1678-1761), considerato il padre della scienza dentaria moderna, pubblicò l'opera "Le Chirurgien dentiste". Fauchard spiegò di aver esaminato ripetutamente denti cariati al microscopio, senza mai trovare tracce di vermi. Congetturò inoltre che il problema fosse legato al consumo di zuccheri e consigliò di limitarne l'assunzione per avere denti sani.
- La teoria di Fauchard, basata su osservazioni microscopiche ben fatte seppur con un'evidenza ancora precaria, fu definitivamente confermata nel 1890 dal dentista americano Willoughby D. Miller (1853-1907). Grazie a una serie di esperimenti, Miller attribuì in modo conclusivo la colpa della carie ai batteri presenti nella bocca e, in particolare, alla loro produzione di acidi derivante dalla fermentazione dei carboidrati.
Nonostante la chiarezza scientifica, la medicina popolare ha continuato a "combattere" il verme dei denti fin quasi ai giorni nostri. Solo le continue campagne di informazione sull'igiene e sulla cura dentale, portate avanti per tutto il Ventesimo secolo, lo hanno allontanato definitivamente dal nostro immaginario.