Anjezë Gonxha Bojaxhiu, universalmente conosciuta come Madre Teresa di Calcutta, è stata una religiosa cattolica albanese, fondatrice delle Missionarie della Carità. Nata a Skopje (nell'odierna Macedonia del Nord) il 26 agosto 1910 da una benestante famiglia albanese d'origine kosovara, è diventata un simbolo globale di carità e servizio verso i più poveri tra i poveri. La sua vita, interamente dedicata agli emarginati e ai sofferenti, l'ha condotta alla santità, proclamata da Papa Francesco il 4 settembre 2016.
La Giovinezza e la Prima Vocazione
Ultima di cinque figli, Anjezë Gonxha Bojaxhiu, il cui nome Gonxha significa "bocciolo" o "gemma di rosa" in albanese, fu battezzata il giorno dopo la nascita. La sua infanzia felice fu segnata dalla morte improvvisa del padre Nikola nel 1919, avvenuta quando Agnes aveva circa otto anni, che portò la famiglia a fronteggiare gravi difficoltà finanziarie. La madre Drana, fervente credente, allevò i figli con fermezza e amore, influenzando profondamente la formazione religiosa di Agnes. La giovane Gonxha, intelligente, dotata e socievole, partecipò attivamente alle attività della parrocchia gesuita del Sacro Cuore di Skopje, distinguendosi nel Sodalizio di Maria, nel coro parrocchiale e nel gruppo missionario. Fu all'età di dodici anni che Agnes sentì la prima vocazione religiosa, il desiderio di diventare missionaria.

L'Ingresso nell'Ordine di Loreto e la Vita in India
Nel settembre 1928, appena diciottenne, dopo aver ultimato la quinta classe della scuola superiore, Gonxha lasciò la sua casa per entrare come postulante nell'Istituto della Beata Vergine Maria, noto come le «Suore di Loreto», in Irlanda, a Rathfarnham nei pressi di Dublino. Lì assunse il nome di Suor Mary Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux, patrona delle missioni. Il 1° dicembre 1928 si imbarcò per l'India, giungendo a Calcutta il 6 gennaio 1929. Dopo due anni di formazione nel Noviziato di Darjeeling, sulle pendici dell'Himalaya, Suor Teresa emise la professione dei voti temporanei nel maggio 1931, studiando le lingue inglese e bengalese e insegnando nella scuola annessa al convento.
Fu quindi rimandata a Calcutta, dove per diciassette anni visse e lavorò presso il collegio cattolico di St. Mary's High School nel sobborgo di Entally, insegnando storia, geografia e catechismo. Successivamente le fu affidato un nuovo insegnamento presso la scuola elementare di Santa Teresa. Questi spostamenti quotidiani attraverso Calcutta le diedero la possibilità di osservare da vicino la povertà e le sofferenze della città. Il 24 maggio 1937, nella festa di Maria Ausiliatrice, Suor Teresa fece professione di voti perpetui, divenendo, come lei stessa disse, «sposa di Gesù per tutta l'eternità». Da quel giorno fu sempre chiamata Madre Teresa. Nel 1944 divenne direttrice della scuola di St. Mary. Durante questi anni, la sua educazione religiosa si rafforzò e, ben più di quanto non le era stato possibile fare nel collegio a pagamento di St. Mary, entrò in più diretto contatto con la dura realtà sociale di Calcutta.

La "Chiamata nella Chiamata" e la Nascita di una Nuova Missione
Gli anni '40 furono tempi durissimi per Calcutta. La città fu colpita da una terribile carestia nel 1942-43 e da sanguinosi scontri tra hindu e musulmani nel 1946, seguiti dalla Partition dell'India nel 1947, che portò un'ondata di profughi. Madre Teresa venne a contatto diretto con la sofferenza umana nelle condizioni più estreme, e questo segnò la sua vita rafforzandone la fede e indirizzandola nel contempo verso l'impegno concreto al servizio dei sofferenti. Il 10 settembre 1946, durante un viaggio in treno da Calcutta a Darjeeling per il ritiro annuale, Madre Teresa ricevette quella che lei stessa definì la «chiamata nella chiamata», l'ispirazione definitiva che avrebbe segnato la sua esistenza. Per i successivi dieci mesi, attraverso locuzioni e visioni interiori, Gesù le chiese di fondare una comunità religiosa dedita al servizio dei più poveri tra i più poveri, per saziare la Sua sete di amore e di anime. «Vieni, sii la mia luce, la pregò Gesù. Non posso andare da solo» - queste parole le furono rivelate durante un'esperienza mistica.
Madre Teresa decise pertanto di abbandonare la vita che per venti anni aveva condotto e di fondare una congregazione al servizio dei più poveri. Dopo circa due anni di discernimento e di ottenimento delle necessarie autorizzazioni ecclesiastiche, il 12 aprile 1948 ottenne da Pio XII il decreto di «esclaustrazione» che le avrebbe consentito di lasciare l'Ordine di Loreto. Il 17 agosto successivo, indossando per la prima volta un povero sari bianco bordato d'azzurro - che sarebbe diventato il simbolo della sua missione e della sua congregazione - lasciò il convento di Loreto. Si recò brevemente a Patna, in Bihar, per seguire lezioni di pronto soccorso presso le Suore Mediche Missionarie, e nel dicembre 1948 fece ritorno a Calcutta, dove le Piccole Sorelle dei Poveri le offrirono ospitalità.
Il Racconto - Madre Teresa di Calcutta
La Fondazione delle Missionarie della Carità e le Prime Opere
A pochi giorni dal Natale del 1948, Madre Teresa si immerse tra i poveri di Calcutta, iniziando la sua attività nei sobborghi. Nel disagiato quartiere di Motijhil, fondò una scuola, visitava i malati, e riuniva ed istruiva i bambini della strada. Le prime ad unirsi a lei furono alcune sue ex allieve, tra cui Subashini Das (che prese il nome di Sister Agnes) nel marzo 1949. Il 7 ottobre 1950, la nuova Congregazione delle Missionarie della Carità fu eretta ufficialmente come Istituto Religioso dell'Arcidiocesi di Calcutta, con la missione di prendersi cura dei "più poveri dei poveri", di coloro che si sentono non voluti, non amati e non curati dalla società. Le prime aderenti furono dodici ragazze, tra cui alcune sue ex allieve alla Saint Mary.
L'opera di Madre Teresa si espanse rapidamente. Il 14 dicembre 1951 divenne cittadina indiana. Il 22 agosto 1952, festa del Cuore Immacolato di Maria, patrona delle Missionarie della Carità, aprì, nei pressi del principale tempio hindu di Kalighat, la casa per ammalati e moribondi, detta Nirmal Hriday («Cuore puro»), il suo "primo amore", dove i pazienti potevano morire con dignità secondo i riti della propria fede. Questa attività fu ospitata in un ex ostello per pellegrini, con una concessione illuminata del governo locale. Nel febbraio 1953, le suore traslocarono nella Casa Madre al numero 54 di Lower Circular Road (oggi A.J.C. Bose Road), che non avrebbero più abbandonato.
Nel 1955 aprì a Calcutta lo Shishu Bhavan, un istituto per bambini orfani e abbandonati. Nel 1958/1959, inaugurò un centro per i malati di lebbra a Titagarh e nel 1961 fu realizzato il villaggio di Shanti Nagar (Città della Pace), dove i malati di lebbra potevano vivere e lavorare autonomamente, coltivando i campi e allevando animali. La sua opera si diffuse in tutta l'India, e nel 1960 le missioni in India erano quattro e le suore settantanove. Nel 1965, Papa Paolo VI concesse alle Missionarie della Carità la possibilità di prestare servizio ai poveri anche fuori dai confini indiani.

L'Espansione Globale della Congregazione
Il 10 febbraio 1965, Papa Paolo VI volle che la Congregazione, che aveva conosciuto in un suo viaggio in India nel 1964, passasse sotto la diretta autorità del pontefice e le concesse il titolo di "congregazione di diritto pontificio". Già il 26 luglio dello stesso anno, Madre Teresa fondò la prima missione fuori dall'India, a Cocorote, in Venezuela. Seguirono rapidamente altre fondazioni a Roma (la prima a Tor Fiscale nella periferia), in Tanzania (a Tabora), in Australia, nel Medio Oriente, nel Nord America. Iniziando nel 1979 con la fondazione a Zagabria, le Missionarie della Carità arrivarono anche nei paesi comunisti, incluse diverse fondazioni in Unione Sovietica negli anni '80, anche se non riuscì mai ad aprire una casa nei territori della Cina.
Per rispondere meglio alle crescenti necessità dell'apostolato, Madre Teresa fondò diversi rami della sua famiglia religiosa: i Fratelli Missionari della Carità (1963), il ramo contemplativo delle sorelle (1976) e dei fratelli (1979), e i Padri Missionari della Carità (1984). Inoltre, un gran numero di laici cominciò a voler condividere il suo apostolato, portando alla nascita dell'«Associazione Internazionale dei Collaboratori di Madre Teresa» e dei Collaboratori Ammalati e Sofferenti, persone di diverse confessioni di fede e nazionalità con cui condivise il suo spirito di preghiera, semplicità, sacrificio e il suo apostolato di umili opere d'amore. Questo spirito successivamente portò alla fondazione dei Missionari della Carità Laici. Nel 1991, diede vita anche al Movimento Corpus Christi per Sacerdoti.

Riconoscimenti Globali e la Sua Filosofia
Il mondo cominciò a rivolgere un'attenzione crescente verso Madre Teresa e la sua opera. Ricevette numerosi onorificenze, tra cui l'importante Premio indiano Padma Shri l'11 agosto 1962 e, il 10 dicembre 1979, il Premio Nobel per la Pace. Ritirando il Nobel, rifiutò il tradizionale banchetto cerimoniale e chiese che i 6000 dollari di fondi fossero destinati ai poveri di Calcutta, che avrebbero potuto mangiare per un anno, dichiarando che "le ricompense terrene sono importanti solo se utilizzate per aiutare i bisognosi del mondo". Nel 1980 il governo indiano le conferì il Bharat Ratna, la più alta onorificenza civile del Paese.
Madre Teresa operò in un'India segnata dalle conseguenze del colonialismo britannico e dalla lotta per l'indipendenza. Uno dei momenti decisivi della sua vita furono gli scontri tra hindu e musulmani a Calcutta. Ebbe caro l'esempio di Gandhi, apprezzandone la personalità e gli strumenti di lotta, rievocandolo con continue citazioni e intitolando a lui il suo grande lebbrosario bengalese. La sua missione non era quella di sostituirsi alle autorità pubbliche, ma di servire chi si trovava in situazioni estreme: i moribondi, i malati cronici, gli abbandonati senza speranza, distribuendo amore più che cure specifiche, assicurando calore e dignità. Le suore non cercano di convertire né impongono modelli; in India, i corpi degli assistiti che muoiono nelle loro case vengono destinati alle comunità religiose di appartenenza o alla cremazione secondo lo stile hindu, e i bambini ospiti dello Shishu Bhavan, almeno quelli in condizione d'essere dati in adozione, non vengono battezzati, rispettando la loro fede.
La sua spiritualità era improntata al rigore, all'essenzialità e al rifiuto si può dire totale di quanto potesse agevolare le attività quotidiane ma nel contempo creare forme di bisogno (esitò prima di dotare la Casa Madre di un telefono). Amava ripetere: «Dio ama ancora il mondo e manda me e te affinché siamo il suo amore e la sua compassione verso i poveri». Di sé e delle sue suore diceva: "Siamo delle contemplative che vivono in mezzo al mondo", sottolineando come il loro duro lavoro fosse parte della loro attività di preghiera. La sua carità, animata dalla fede, non era semplice filantropia, ma un mezzo per trasmettere che "Dio è Amore".
«Sono albanese di sangue, indiana per cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù», era solita affermare. La sua vita è stata dedicata all'assistenza dei più poveri, valorizzando la dignità presente in ogni persona, anche nelle condizioni di disagio più estreme. Secondo Madre Teresa "essere rifiutati è la peggiore malattia che un essere umano possa provare".
Posizione su Aborto e Famiglia
Madre Teresa promosse la pianificazione delle nascite con metodi naturali, condannando fermamente l'aborto e i metodi di contraccezione. Nel suo discorso per il Premio Nobel, dichiarò: «Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l'aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. [...] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c'è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me». Difese inoltre le posizioni della Chiesa cattolica sulla famiglia, sostenendo anche campagne contro il divorzio, come quella del 1996 in Irlanda.
La "Notte Oscura dell'Anima"
Nonostante la sua vita pubblica fosse un esempio di dedizione e gioia, dopo la sua morte si rivelò un aspetto eroico e nascosto della sua interiorità: la cosiddetta «notte oscura dell'anima». Per decenni, Madre Teresa visse un'esperienza di profonda aridità spirituale, una dolorosa e permanente sensazione di essere separata da Dio, addirittura rifiutata da Lui, assieme a un crescente desiderio di Lui. Chiamò questa sua prova interiore "l'oscurità". Questa "dolorosa notte" della sua anima, che ebbe inizio intorno al periodo in cui aveva cominciato il suo apostolato con i poveri e perdurò tutta la vita, la condusse a un'unione ancora più profonda con Dio, alimentando la sua fede semplice e ardente e il suo desiderio di saziare la sete di Gesù.
Relazioni Significative
- Papa Paolo VI: Dopo aver conosciuto la Congregazione in un suo viaggio in India nel 1964, volle che passasse sotto la diretta autorità del pontefice e nel 1965 le concesse il Diritto Pontificio. A “i suoi” poveri regalò l’automobile papale al termine del suo viaggio in India.
- Papa Giovanni Paolo II: I due condivisero un forte legame di amicizia e stima reciproca. Giovanni Paolo II la definì pubblicamente una "santa vivente" e volle per le Missionarie della Carità una struttura in Vaticano, il "Dono di Maria". Collaborarono nella promozione della carità e dei valori cristiani. Fu lui ad accelerare straordinariamente il processo di beatificazione.
- Pier Paolo Pasolini: Incontrò Madre Teresa e le dedicò un significativo ritratto nel suo libro L'odore dell'India (1962), descrivendola come una figura «asciutta, con due mascelle quasi virili, e l'occhio dolce, che, dove guarda, ‘vede’ […] ha nei tratti impressa la bontà vera […], senza aloni sentimentali, senza attese, tranquilla e tranquillizzante, potentemente pratica».
- Principessa Diana d'Inghilterra: Nonostante le grandi differenze, furono unite da un comune desiderio di aiutare gli ultimi e da un legame sincero e profondo. Diana ammirava l'umanità, la fede incrollabile e la forza interiore rara di Madre Teresa, mettendo il suo seguito mediatico al servizio delle cause promosse dalla suora. Un episodio toccante fu la loro morte a pochi giorni di distanza nell'estate del 1997: Diana il 31 agosto, Madre Teresa il 5 settembre, un fatto che colpì profondamente l'opinione pubblica, vedendo in quel momento un segno di due cuori generosi uniti da un comune spirito di servizio.

Gli Ultimi Anni, la Morte e l'Eredità
Dal 1983, Madre Teresa cominciò a manifestare gravi problemi di cuore (con un infarto nel 1989 che richiese un pacemaker) e altri crescenti problemi di salute come l'artrite reumatoide, la polmonite nel 1991, nuovi problemi cardiaci nel 1992, la malaria nel 1993 e la rottura della clavicola nel 1996. Nonostante ciò, la sua intensa attività continuò, anche se nel 1990 le consorelle le bloccarono le dimissioni da Superiora Generale. Solo il 13 marzo 1997, dopo aver benedetto la neo-eletta nuova Superiora Generale, la suora nepalese Sister Nirmala Joshi, Madre Teresa lasciò definitivamente la guida delle Missionarie della Carità.
Dopo l'ultimo viaggio da Roma a New York e Washington in deboli condizioni di salute, Madre Teresa tornò a Calcutta nel luglio 1997. Il 5 settembre 1997, morì nella Casa Madre delle Missionarie della Carità a Calcutta, all'età di 87 anni. L'India le riservò solenni funerali di Stato, a testimonianza dell'enorme impatto che ebbe anche al di fuori del mondo cattolico. Centinaia di migliaia di persone di ogni ceto sociale e religione giunsero per renderle omaggio. Il segretario generale dell'ONU, Javier Pérez de Cuéllar, la salutò con le parole: «Lei è le Nazioni Unite. Lei è la pace nel mondo». Nawaz Sharif, primo ministro del Pakistan, la definì "un raro e unico individuo che ha vissuto a lungo per più alti scopi". La sua tomba è oggi meta di pellegrinaggio, e il suo esempio continua ad ardere come simbolo universale di dedizione, amore e altruismo. Alla sua morte, le Missionarie della Carità contavano circa 4.000 suore in 610 case di missione in 123 paesi del mondo.

Il Percorso verso la Santità
Meno di due anni dopo la sua morte, a causa della diffusa fama di santità e delle grazie ottenute per sua intercessione, Papa Giovanni Paolo II permise l'apertura della Causa di Canonizzazione, concedendo una deroga al periodo di attesa di cinque anni previsto dalle norme. La fase diocesana della causa per la beatificazione e canonizzazione ebbe inizio il 12 giugno 1999.
Il Miracolo per la Beatificazione: Monica Besra
Per la beatificazione fu riconosciuta come miracolosa la guarigione di Monica Besra, una donna di religione induista di un villaggio a nord di Calcutta. Nel 1998, affetta da un tumore all'addome e meningite tubercolare, Monica fu ricoverata in un centro delle Missionarie della Carità. Il 5 settembre 1998, dopo aver pregato con le suore, affermò di aver poggiato un piccolo medaglione di Madre Teresa sulla protuberanza addominale e di aver percepito un raggio di luce provenire dagli occhi di una fotografia di Madre Teresa. La mattina successiva, la protuberanza era scomparsa. Sebbene la guarigione fu oggetto di alcune controversie, con il marito e alcuni medici che ne attribuivano il merito alle cure mediche, la Santa Sede la riconobbe come scientificamente inspiegabile nel 2002. Il 19 ottobre 2003, Papa Giovanni Paolo II proclamò Madre Teresa Beata nella giornata Missionaria Mondiale durante la settimana di celebrazioni per il 25° anniversario del suo pontificato.
Il Miracolo per la Canonizzazione: Marcilio Haddad Andrino
Ai fini della canonizzazione, la Chiesa cattolica ha riconosciuto come miracolosa la guarigione di Marcilio Haddad Andrino, un ingegnere brasiliano nato a Santos nel 1973. Nel 2006, Marcilio cominciò a soffrire di violenti mal di testa e nell'ottobre 2008 gli furono diagnosticati otto ascessi cerebrali e una grave forma di idrocefalia triventricolare. Il 9 dicembre 2008, a seguito di un improvviso peggioramento, era stato portato in sala operatoria, ma prima dell'intervento si sentì guarito e i medici constatarono la scomparsa dell'idrocefalia e degli ascessi. Durante la malattia, la moglie di Marcilio, Fernanda Rocha Andrino, aveva pregato per il marito, applicandogli anche sul capo una reliquia di Madre Teresa. La guarigione, rapida, completa, duratura e senza reliquati, fu ritenuta scientificamente inspiegabile dalla Consulta Medica del Dicastero il 10 settembre 2015. Il 17 dicembre 2015, Papa Francesco promulgò il decreto circa questo miracolo, e nel concistoro del 15 marzo 2016 firmò il decreto di canonizzazione. Il 4 settembre 2016, Madre Teresa di Calcutta è stata proclamata Santa da Papa Francesco in Piazza San Pietro.