La Liturgia del 6 Febbraio: Martirio, Vocazione e Speranza

La liturgia del 6 febbraio offre una profonda riflessione sulla fede, la speranza e la carità, celebrando la memoria dei Santi Paolo Miki e compagni, martiri del Giappone, e proponendo letture che parlano di vocazione, perseveranza e fiducia in Dio. Questi temi si intrecciano, mostrando come la grazia divina sostenga l'uomo sia nelle prove estreme del martirio che nelle sfide della vita quotidiana.

icona dei martiri giapponesi

I Martiri Giapponesi: La Gioia Irradiante della Fede

I martiri giapponesi non hanno seminato nel pianto, ma nella gioia. Il meraviglioso è proprio nella gioia che irradiava dai loro volti mentre andavano al supplizio. Paolo Miki, dopo essere stato condannato con gli altri, scrisse a un superiore della Compagnia di Gesù con semplicità: "Siamo stati condannati alla crocifissione, ma non preoccupatevi per noi che siamo molto consolati nel Signore. Abbiamo un solo desiderio, ed è che prima di arrivare a Nagasaki possiamo incontrare un Padre della Compagnia per confessarci, partecipare alla messa e ricevere l'Eucaristia. È il nostro unico desiderio".

In questo vediamo la gioia della speranza fondata sulla fede che è feconda di frutti di carità. Soltanto la fede era fondamento della loro grande gioia, che dimostrarono anche sulla croce. Essere crocifissi con Cristo era per loro grande onore perché credevano con tutta l'anima che Cristo si era dato per loro e per la loro salvezza. "Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me". La croce appare alla fede come il sommo dell'amore di Cristo e dell'amore che noi possiamo dare a lui. In questa fede essi erano pieni di speranza e di gioia. La loro speranza era non la ricompensa, ma il martirio: speravano che Gesù li avrebbe sostenuti fino alla morte e avrebbe permesso loro di offrire la vita con un amore senza limiti. Il pensiero di imitarlo dando la vita per gli altri era fonte di grande esultanza.

La Testimonianza dalla Croce

Dall'alto della sua croce Paolo Miki continuava a predicare Cristo e a testimoniare la sua speranza. Diceva ai presenti: "Io sono giapponese come voi, non sono uno straniero ed è a causa della mia fede in Cristo che sono condannato. Nella situazione estrema in cui mi trovo potete credere alla mia sincerità. Non ho nessuna voglia di ingannarvi e vi dichiaro che non c'è via di salvezza se non nella fede in Cristo". E continuava, manifestando che la fede e la speranza gli riempivano il cuore di intensa carità: "Cristo vuole che perdoniamo a chi ci fa del male e preghiamo per loro. Io dunque perdono a tutti quelli che hanno contribuito alla nostra morte e auguro loro di convertirsi, perché anch'essi si salvino". Anche tutti i suoi compagni sorridevano e cantavano preghiere dall'alto della croce.

Al momento della crocifissione, fu meraviglioso vedere in tutti quella fortezza alla quale li esortava sia Padre Pasio, sia Padre Rodriguez. Il Padre commissario si mantenne sempre in piedi, quasi senza muoversi, con gli occhi rivolti al cielo. Fratel Martino cantava alcuni salmi per ringraziare la bontà divina, aggiungendo il versetto: «Mi affido alle tue mani» (Sal 30, 6). Anche Fratel Francesco Blanco rendeva grazie a Dio ad alta voce. Il nostro fratello Paolo Miki, vedendosi innalzato sul pulpito più onorifico che mai avesse avuto, per prima cosa dichiarò ai presenti di essere giapponese e di appartenere alla Compagnia di Gesù, di morire per aver annunziato il vangelo e di ringraziare Dio per un beneficio così prezioso. Poi soggiunse: «Giunto a questo istante, penso che nessuno tra voi creda che voglia tacere la verità. Dichiaro pertanto a voi che non c’è altra via di salvezza, se non quella seguita dai cristiani».

Sui volti di tutti appariva una certa letizia, ma in Ludovico era particolare. Altri infine ripetevano: «Gesù! Maria!», con volto sereno. Alla vista delle spade dei carnefici, tutti i fedeli gridarono: «Gesù! Maria!» e seguì un compassionevole lamento di più persone, che salì fino al cielo.

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Le Letture della Parola

Le letture della liturgia della parola del 6 febbraio, che possono corrispondere alla 5a Domenica del Tempo Ordinario, Anno C, ci invitano a riflettere sulla vocazione, sulla testimonianza e sulla potenza della Parola di Dio nella nostra vita.

La Prima Lettura: La Vocazione del Profeta Isaia (Is 6,1-8)

Nell’anno in cui morì il re Ozìa, Isaia vide il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Sopra di lui stavano dei serafini che proclamavano: «Santo, santo, santo il Signore degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria». Gli stipiti delle porte vibravano al risuonare di quella voce, mentre il tempio si riempiva di fumo.

Il profeta, consapevole della sua indegnità, disse: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti». Ma un serafino volò verso di lui, toccandogli la bocca con un carbone ardente preso dall’altare, dicendo: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato». Poi Isaia udì la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». La sua risposta immediata fu: «Eccomi, manda me!». Questa è l'esperienza sconvolgente, singolare, della vocazione del profeta.

illustrazione della visione di Isaia

Il Salmo Responsoriale (Sal 137/138): Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria

Il salmo ci invita a rendere grazie al Signore con tutto il cuore, per aver ascoltato le nostre parole e per la sua fedeltà. «Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. Non agli dèi, ma a te voglio cantare, mi prostro verso il tuo tempio santo. Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà: hai reso la tua promessa più grande del tuo nome. Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza». È un inno alla potenza salvifica e all'amore eterno di Dio: «La tua destra mi salva. Il Signore farà tutto per me. Signore, il tuo amore è per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani».

La Seconda Lettura: Così Predichiamo e Così Avete Creduto (1Cor 15,1-11)

San Paolo proclama il Vangelo che ha annunciato ai Corinzi, nel quale essi restano saldi e dal quale sono salvati. Paolo trasmette ciò che anch'egli ha ricevuto: che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture, apparendo poi a Cefa, ai Dodici, a più di cinquecento fratelli e infine anche a Giacomo e a tutti gli apostoli. Egli stesso afferma: "Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi, ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. Dunque, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto". Questa è un'interessante e ardita auto-riflessione dell'Apostolo, che sottolinea il primato della grazia divina.

Il Vangelo: Lasciarono Tutto e Lo Seguirono (Lc 5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Gesù parla "dalla barca di Pietro", dalla Chiesa.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto.

Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». L'itinerario di Simon Pietro, come quello di tutti i discepoli, è un percorso pieno di passione impulsiva e incertezze. La storia di Gesù con i suoi discepoli comincia così: dalle reti vuote, dalle barche tirate in secca, un momento di crisi. Il Signore ci incontra e ci sceglie ancora, come i primi discepoli.

Gesù che chiama Pietro dalla barca

La Chiamata alla Sequela e la Fede Quotidiana

Le letture della liturgia del 6 febbraio pongono l'accento sulla sequela, indicando le azioni da compiere per realizzare il progetto di Dio: distacco, rinuncia, sequela. La chiamata di Dio si muove nella vita quotidiana, si nutre dell'esistenza faticosa umana, e interagisce in una relazione triangolare tra Dio, l'Uomo e l'Esistenza.

Gesù ha sempre chiamato gli uomini ad ascoltarlo e a seguirlo. Ancora oggi, pur sapendo cogliere i segni dei tempi, il suo messaggio non ha perso nulla della sua forza. La consapevolezza di essere peccatori non deve essere una condanna, ma un'occasione per sentirsi accolti e per sforzarsi di seguire il Signore sempre una volta di più di quello che le nostre forze ci consentirebbero. Dobbiamo lasciare ai nostri fratelli la libertà di scelta che Dio ha lasciato a noi.

L'esperienza di Pietro di "prendere il largo e gettare le reti" ha un sapore di sfida e di controcorrente. Prendere il largo è necessario, significa allontanarsi dalle sicurezze, dai conti che facciamo. A volte ci vengono momenti di scoraggiamento, di delusione, di preoccupazioni che ci angustiano, nella famiglia, nel lavoro, nella vita sociale. È quello che è capitato all'apostolo Pietro, il quale però ha saputo trovare la forza per riprendersi e poi diventare capace nella sua missione. Disarmante perché sfida la logica umana, c'è un momento in cui devi smettere di attorcigliarti sui tuoi ragionamenti e iniziare a fidarti, a prendere il largo e a gettare le reti. Al resto ci penserà il Signore.

Noi che crediamo nel Dio vicino, dobbiamo confidare in Lui, guardare avanti con fiducia, come un bambino che sa di essere portato in braccio dal papà. Dobbiamo sederci sulle ginocchia del Padre con la preghiera, con l’ascolto della Parola, accostandoci ai Sacramenti. E, infine, stretti a Lui, dobbiamo infondere coraggio agli altri, farci vicini a chi soffre ed è solo, a chi è lontano e pure a chi ci è ostile. Questa è la concretezza della fede, è questo che conta. O Padre, aiutaci a non avere paura del tuo messaggio di speranza e fa che comprendiamo che la nostra inadeguatezza è proprio ciò che tu vuoi che mettiamo a servizio.

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