San Berardo, figura centrale nella storia religiosa e civile di Teramo, nacque nella seconda metà dell'XI secolo dalla nobile famiglia dei Pagliara, nel castello di loro proprietà nei pressi di Isola del Gran Sasso d'Italia. La sua vita, ricca di eventi e devozione, è documentata da diverse fonti storiche e artistiche, che ne testimoniano la santità e il profondo legame con la comunità teramana.
Origini e Formazione
Appartenente alla famiglia dei conti di Pagliara, che dominavano la valle Siciliana o Siliciana, San Berardo nacque intorno alla metà del IX secolo nel castello di famiglia presso Castelli. Si ignorano i nomi dei suoi genitori, dai quali nacquero anche il conte Rainaldo e santa Colomba, festeggiata il 1° settembre. La grotta dove santa Colomba visse come eremita, situata a mezza costa del monte Infornace, sotto una rupe scolpita da un segno detto "pettine di santa Colomba", e una mano impressa nel sasso, ricordano ancora oggi la sua presenza.
Fin da giovane, Berardo mostrò una forte inclinazione verso la vita ascetica dei Benedettini che risiedevano nel monastero di San Salvatore in Castelli, vicino a Pagliara. Questa vocazione lo portò a maturare la decisione di entrare nella vita religiosa, monacandosi e venendo ordinato sacerdote nell'abbazia di Montecassino. Desideroso di una vita più contemplativa, lontana dall'intensa attività amministrativa e politica dei monaci di Montecassino, si trasferì nel monastero benedettino di San Giovanni in Venere, vicino a Lanciano, nell'Abruzzo.
L'Episcopato a Teramo
La fama di santità di Berardo giunse a Teramo, dove nel 1115 morì il vescovo Uberto. Considerato un monaco irreprensibile e appartenente a una delle più stimate famiglie del Teramano, Berardo fu eletto all'unanimità come successore di Uberto dal clero, dai magistrati e dal popolo. Inizialmente, Berardo rifiutò la designazione, dichiarandosi indegno della carica, forse per timore di perdere la serenità monastica nel governo della diocesi. Tuttavia, dopo aver ricevuto la conferma dell'elezione da papa Pasquale II, fu costretto ad accettare e fece il suo ingresso nella cattedrale di Sancta Maria Aprutiensis nei primi mesi del 1116.
Durante i sette anni del suo episcopato, Berardo si adoperò per riportare pace e concordia tra le fazioni che dividevano la città, operò una profonda riforma del clero e amministrò feudalmente il vescovado. La sua opera è testimoniata da sei atti giuridici raccolti nel Cartulario della Chiesa teramana, un codice in pergamena del XII secolo conservato nell'archivio vescovile. Questi documenti confermano notizie riferite dalla Legenda, inclusa la sua nascita nel castello di Pagliara, come ricavato da un atto di compravendita del 1116 in cui è presente il fratello Rainaldo, conte di quel castello. L'inizio del suo episcopato è confermato dallo stesso atto, dove è qualificato "episcopo electo", designato ma non ancora confermato dal pontefice, smentendo così la Legenda che indicava l'assunzione del governo della diocesi solo dopo l'approvazione papale. Negli atti successivi, fino al 1122, è indicato come vescovo di Teramo.
L'ultima cartula del 1122 riguarda la sua donazione ai canonici della cattedrale della chiesa di Santa Maria a Mare con tutti i suoi beni, ad eccezione della metà delle offerte destinate al suffragio dei defunti, e infine all'ospizio di San Flaviano per i poveri. La documentazione relativa al 1123 riporta il nome del suo successore, il vescovo Guido. Sebbene il Cartulario non fornisca la data esatta della morte, essendo documentato che nell'agosto del 1122 era ancora vescovo di Teramo, si presume che il "dies natalis" riferito dalla Legenda, il 19 dicembre, sia effettivamente la data della sua morte.
Le Reliquie e i Miracoli di San Berardo
Sepolto inizialmente nella cattedrale di Sancta Maria Aprutiensis, San Berardo operò numerosi miracoli dopo la morte. Venne riconosciuto come taumaturgo, capace di guarire ciechi, storpi, artritici e paralitici. La Legenda narra di un nobile cavaliere, Gualtiero, ingiustamente imprigionato, liberato dalle catene e dalle mura del carcere dall'intervento del santo, apparso in visione. Una tradizione locale racconta di un chierico, Ranaldo, che tentò di sottrarre parte del tesoro dedicato al santo, ma fu quasi schiacciato da un masso che si mosse improvvisamente, venendo salvato solo dall'invocazione di Berardo.
Nel 1156, le truppe del conte di Loretello incendiarono Teramo, distruggendo quasi interamente la città e la cattedrale. Solo il transetto e il corpo di San Berardo rimasero indenni. Di fronte a questa distruzione, il vescovo Guido II decise di costruire una nuova cattedrale in un luogo diverso, dedicandola all'Assunta. Nel 1175, il vescovo Attone, trasferendo le reliquie di San Berardo, lo nominò contitolare della chiesa, consolidando il suo ruolo di patrono principale di Teramo.
Attualmente, la maggior parte delle reliquie di San Berardo sono custodite nella cappella a lui dedicata, traslate nel 1776 dalla cripta, nota come Grotte di San Berardo. Fanno eccezione due parti del corpo del santo, conservate in reliquiari d'argento: il "braccio benedicente" (XVII secolo) e il busto (XVI secolo), custoditi in una cassetta di sicurezza ed esposti al pubblico durante la festa del santo. Il corpo di San Berardo riposa nella tomba situata nell'altare della suddetta cappella.
La festa liturgica di San Berardo si celebra il 19 dicembre, giorno della sua morte. In questa occasione, il vescovo, dopo il solenne pontificale, benedice il popolo con le reliquie del capo e del braccio, conservate in appositi reliquiari. In passato, la festa era accompagnata da corse di cavalli, un palio e l'esecuzione di laude in suo onore. L'usanza di celebrare la festa con sacre rappresentazioni si è mantenuta a Teramo fino alla prima metà del XIX secolo.
San Berardo è festeggiato anche il 21 maggio, in ricordo della traslazione delle sue reliquie nella nuova cattedrale, e il 18 novembre, data che commemora il "miracolo della libertà e della pace". Nel 1521, durante l'assedio di Teramo da parte delle truppe degli Acquaviva, signori di Atri, i teramani si affidarono a San Berardo e alla Madonna delle Grazie. Si narra che gli aggressori, in procinto di attaccare, videro apparire sulle mura della città la Vergine e San Berardo, determinando la liberazione.

La Cattedrale di Teramo e la Cappella di San Berardo
La Cattedrale di Teramo fu costruita tra il 1158 e il 1174 nell'area adiacente all'anfiteatro romano, a circa cento passi dall'antica cattedrale di Santa Maria Aprutiensis, distrutta dal conte Roberto di Loretello nel 1155. La costruzione avvenne in più fasi: la parte più antica fu edificata dal vescovo Guido II, mentre tra il 1332 e il 1335 il vescovo Niccolò degli Arcioni ampliò la chiesa, costruendo il prolungamento delle navate e la nuova facciata.
La primitiva cattedrale, in stile romanico, fu profondamente trasformata tra il 1331 e il 1335 dal vescovo Nicolò degli Arcioni, che prolungò l'edificio verso nord con un nuovo corpo di fabbrica, leggermente disassato rispetto alla parte anteriore più antica. Il vescovo Guido II, impossibilitato a ricostruire l'antica cattedrale a causa della sua grave rovina, decise di erigere la nuova cattedrale a 150 metri dalla vecchia, vicino ai resti dell'anfiteatro romano, riutilizzando anche materiali provenienti dai vicini resti monumentali romani.
Nel corso dei secoli, la cattedrale subì diversi interventi. Nel 1566, il vescovo Giacomo Silverio Piccolomini, sull'onda della Controriforma, fece demolire gli altari laterali per concentrare l'attenzione dei fedeli su quello maggiore. Nel Settecento, il vescovo Tommaso Alessio de’ Rossi, con la maestria dell'architetto Lazzaro Giosaffatti, introdusse le decorazioni barocche all'interno e volle la grande Cappella di San Berardo. Negli anni '30 del XX secolo, l'interno della cattedrale fu spogliato degli stucchi barocchi e riportato alla pietra medievale, ad eccezione della cappella di San Berardo.
La nuova basilica arcioniana risulta leggermente fuori asse rispetto all'edificio romanico a causa di ostacoli costituiti da costruzioni addossate alla chiesa sul lato meridionale. Tra il 1331 e il 1335 vennero costruite due ampie campate scandite da snelli pilastri su cui poggiano arcate trasversali e longitudinali, rispettando la tripartizione e il perimetro delle navatelle ma innalzando significativamente le quote del tetto.

La Cripta
La cripta, oggi chiusa ma parzialmente visibile attraverso un oblò nel presbiterio, è rimasta nascosta fino ai lavori di risistemazione del pavimento conclusi nel 2007. Di forma rettangolare, accessibile tramite otto scalini, si estende fino all'innesto della nave arcioniana. Probabilmente dotata di una copertura a botte sorretta da colonnine, fu adornata nel Quattrocento con affreschi di cui oggi rimangono flebili tracce di due santi. In una nicchia è ricavato un altare decorato con un affresco tardo cinquecentesco raffigurante gli strumenti della Passione di Cristo. Nel 1566, il presule Giacomo Silveri Piccolomini la destinò alla conservazione delle reliquie del Santo patrono San Berardo, rimanendo in uso fino al XVIII secolo, quando venne dismessa e riempita.
Cunicolo bizantino
Un cunicolo di epoca bizantina, innestato nell'angolo Nord-Est della cripta, conduceva al vicino palazzo vescovile, consentendo ai Vescovi e ai Canonici del Capitolo di raggiungere la Cattedrale senza passare per la strada.
Opere d'Arte e Testimonianze Storiche
La Cattedrale di Teramo custodisce numerose opere d'arte che narrano la storia di San Berardo e della città. Gli affreschi ai lati della cattedra lignea settecentesca, attribuiti al Maestro di Offida (attivo in Abruzzo a metà del XIV secolo), rappresentano episodi delle "Storie di Sant'Eligio".
Il portale a tutto sesto, con strombatura a tre sbalzi e colonne tortili, è datato 1332 e firmato da Deodato romano. Due colonnine poggiano su leoni stilofori e sorreggono statue di un Angelo Annunciante e di una Vergine. Sull'architrave è visibile lo stemma del vescovo Niccolò degli Arcioni. Le ante in legno cinquecentesco furono sostituite da riproduzioni nel 1911.
Un Crocifisso ligneo, attribuito a uno scultore del Quattrocento per la sua sapienza anatomica, esprime un intenso ma contenuto dolore.
Il paliotto di Nicola da Guardiagrele, opera del XIV secolo, narra le vicende del Nuovo Testamento attraverso immagini a rilievo e a tutto tondo, con l'aggiunta della scena di San Francesco che riceve le stimmate. La formella centrale raffigura un Cristo benedicente, circondato dai quattro evangelisti e dai dottori della Chiesa.
Il polittico di Jacobello Del Fiore, commissionato tra il 1407 e il 1410, presenta nella parte alta il Cristo deposto, la Madonna e San Giovanni, e diverse figure di Santi. La scena principale è l'Incoronazione della Madonna. Nella parte centrale inferiore è rappresentata la più antica veduta della città di Teramo.

La Devozione a San Berardo nel Tempo
La devozione a San Berardo si è manifestata in diverse forme nel corso dei secoli. Un'antica usanza, oggi ripristinata, prevede l'offerta annuale di un cero da parte delle autorità municipali in onore del santo. Durante la solennità di San Berardo, il sindaco offre un cero alla comunità teramana, sempre devota al suo patrono.
Nel giorno della festa, durante la messa officiata dal vescovo, viene eseguito il Responsorio di San Berardo, scritto da Nicola Dati.
Un importante aspetto della devozione riguarda la traslazione delle reliquie. Per lungo tempo, il corpo di San Berardo riposò nella cattedrale di Santa Sabina in Marsia. A causa di terremoti e invasioni, i canonici si ritirarono nel castello di Pescina, officiando nella Chiesa di Santa Maria alla Porta. Qui, probabilmente il 1° maggio 1361, fu trasferito il corpo di San Berardo, allora Vescovo Tommaso Pucci di Pescina. Per commemorare questa traslazione, ogni anno il 1° maggio si celebra a Pescina una festa in onore di San Berardo.
Nel 1632, Mons. Colonna, Vescovo dei Marsi, racchiuse le reliquie del Santo in un'urna di legno lavorata a Roma, attualmente conservata nella cattedrale di Pescina. Nel 1961, in occasione del centenario, fu costruita una nuova urna in cristallo e metallo cesellato e dorato, a cura del Parroco Don Antonio Ruscitti e in collaborazione con il Comitato Cittadino. A spese dei cittadini di Colle di Monte Bove, il corpo di San Berardo fu ricomposto all'interno di questa nuova urna.
Mons. De Vecchis, nel 1719, demolì la vecchia Chiesa di Santa Maria del Popolo e ne costruì una nuova dedicata a San Berardo. Il suo successore, Mons. Barone, utilizzò la torre più robusta dell'antico castello, vi aggiunse il campanile e fece costruire l'altare maggiore dove collocò le reliquie del Santo. Un busto d'argento, contenente una parte del cranio, fu arricchito da Mons. Bolognese con una collana di pietre incastonate in oro, dalla quale pende la croce pettorale. Attualmente, il busto è conservato nella cattedrale di Pescina.
La Chiesa consacrata da Mons. Bizi il 12 maggio 1743 fu demolita nel 1954. Un braccio di San Berardo è conservato in parte in un reliquiario d'argento, anch'esso presente nella cattedrale di Pescina.
Un'antica tradizione narra che si tentò di portare le reliquie del Santo dalla Chiesa di Santa Maria del Popolo alla cattedrale, ma la cassa divenne così pesante da non poter essere spostata. Secondo questa tradizione, le reliquie furono rimosse solo dopo che Mons. De Vecchis costruì la Chiesa a lui dedicata. Non si esclude che il Santo abbia manifestato il desiderio di rimanere al suo posto, protendendo per la popolazione raggruppata entro le mura della città medievale.
In passato, nella cattedrale di Pescina si conservava una catena di ferro, esposta alla pubblica venerazione l'ultimo giorno dell'anno in memoria di San Silvestro Papa. Un vecchio di Venere, il 22 aprile 1682, spiegava che questa catena si trovava inizialmente nella Chiesa di San Silvestro a Venere, legata a una trave, e che i fedeli la toccavano e baciavano per essere liberati dal mal di testa grazie all'intercessione di San Berardo. Si narra che con questa catena San Berardo fu legato quando fu fatto prigioniero. Data la vicinanza di Venere a Pescina e Marsia, e considerando che nel 1287 reggeva la Diocesi dei Marsi il Vescovo De Giacomo, nativo di Venere, questa tradizione potrebbe avere una certa attendibilità.
San Berardo: Teramo festeggia il suo patrono
L'Anno Berardiano e la Ricostruzione del Duomo
Recentemente, le reliquie di San Berardo sono state esposte per tre giorni nella cappella dell'ospedale di Teramo nell'ambito dell'Anno Berardiano, per il IX centenario della sua morte (1122-2022), organizzato dalla diocesi di Teramo-Atri. Le spoglie del patrono sono arrivate all'ospedale Mazzini il 1° dicembre, con celebrazioni e possibilità di venerazione.
Una "provvidenziale coincidenza" ha voluto che i lavori di restauro e messa in sicurezza del Duomo di Teramo, danneggiato dalle scosse di terremoto del 2016 e 2017, terminassero in concomitanza con l'inizio dell'Anno Berardiano, indetto dal vescovo Lorenzo Leuzzi. La Cattedrale, tornata pienamente sicura, ha ospitato le funzioni per la festa del santo, con celebrazioni, processioni e la benedizione alla città con le reliquie del patrono.
L'Anno Berardiano è un'occasione per rilanciare il motto benedettino e berardiano "ora et labora", vivendo il Cammino sinodale nella prospettiva della rinnovata azione evangelizzatrice. Durante l'anno sono previsti momenti di riflessione che coinvolgeranno le diverse realtà ecclesiali e socio-culturali del territorio, con un'enfasi sul rilancio del concetto di evangelizzazione e sul passaggio da una diaconia nei servizi a una diaconia nella storia. L'obiettivo è promuovere una Chiesa che riscopra la propria dimensione missionaria per la crescita e lo sviluppo della comunità.
I lavori di restauro del Duomo, iniziati il 21 giugno 2021, hanno riguardato il miglioramento sismico della torre campanaria, il rafforzamento del corpo principale della Cattedrale e interventi di restauro nella Cappella di San Berardo. Anche le facciate principali e gli elementi decorativi sono stati restaurati e puliti.

Eventi e Iniziative legate alle Reliquie
Le reliquie di San Berardo sono state protagoniste di diverse iniziative a livello diocesano. La tappa di Giulianova delle reliquie di San Berardo rientra in un programma più ampio che ha toccato diversi santuari della diocesi, con processioni e messe.
Il programma ha incluso tappe a Bellante, Corropoli, Canzano, Isola del Gran Sasso, Campli, Civitella, Crognaleto, Pretara e Atri, culminando a Teramo.