Oggi, 2 ottobre, la Chiesa celebra la memoria liturgica dei Santi Angeli Custodi. Questa ricorrenza non riguarda figure umane di santi, beati o servi di Dio, bensì spiriti celesti, i nostri protettori divini. La loro esistenza è un dogma di fede, definito più volte dalla Chiesa attraverso documenti come il Simbolo Niceno, il Simbolo Costantinopolitano, il IV Concilio Lateranense (1215) e il Concilio Vaticano I (1869-70). Il nome "anghelos" deriva dal greco e significa "messaggero", ruolo in cui appaiono costantemente nelle Sacre Scritture.

La Storia della Memoria Liturgica
La memoria liturgica degli Angeli Custodi ha radici antiche, risalendo al 1411, quando a Valencia fu istituita una festa speciale dedicata all’angelo protettore della città. Dalla penisola iberica, dopo che Papa Sisto V nel 1590 aveva concesso anche al Portogallo un ufficio speciale, tale memoria passò al calendario Romano nel 1608 con Papa Paolo V. Questi concretizzò la fede della Chiesa nel rapporto degli angeli con l’umanità, istituendo, in seguito alla richiesta di Ferdinando II d’Austria, la festa a loro dedicata il 2 ottobre, data che venne poi confermata definitivamente da Papa Pio X.
La devozione agli Angeli Custodi, già espressa nella festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, si è sviluppata fin dal Medioevo con preghiere a loro rivolte. Sebbene dal XVI secolo si sia cominciata a celebrare una festa distinta per gli angeli custodi, estesa da Paolo V nel 1608 a tutta la Chiesa (dopo che nel 1508 Leone X aveva approvato il nuovo ufficio composto dal francescano Giovanni Colombi), la memoria dei Santi Angeli fu fissata definitivamente al 2 ottobre da Papa Clemente X nel 1670. La Chiesa Ortodossa, invece, li celebra l’11 gennaio.
Fondamenti Biblici della Protezione Angeliche
Il fondamento biblico della protezione angelica è profondo e si manifesta in numerosi testi sacri. La Sacra Scrittura suggerisce più volte che gli Angeli godono della visione del volto di Dio, poiché la felicità alla quale furono destinati gli spiriti celesti sorpassa le esigenze della natura ed è soprannaturale.
Nell'Antico Testamento
La presenza degli angeli nella Bibbia è costante e attraversa l'intera storia della salvezza. Molti episodi fanno riferimento alla loro azione e al loro ruolo di strumenti e messaggeri di Dio. Basti ricordare:
- La lotta di Giacobbe con l’angelo, dal quale riceve il nome di Israele (Gen 32, 25-29), e la scala, da lui sognata, che da terra toccando il Cielo, veniva discesa e salita da schiere di angeli (Gen 28, 12).
- L’angelo che incontra la schiava Agar e le annuncia la nascita d’Ismaele (Gen 16, 7ss).
- L’angelo che precede il popolo d’Israele nel suo peregrinare nel deserto (Es 14, 19).
- I due angeli che condussero Lot e la sua famiglia fuori da Sodoma (Gen 19, 1ss).
- L’intervento dell’angelo che ferma la mano di Abramo che sta per sacrificare il figlio Isacco (Gen 22, 11-13).
- L’angelo che porta il cibo al profeta Elia nel deserto.
Nel Nuovo Testamento
Nel Nuovo Testamento, la presenza degli angeli si inaugura con l’annuncio a Maria dell’Incarnazione del Figlio di Dio:
- È l’Arcangelo Gabriele a svolgere tale missione (Lc 1, 26ss).
- Le schiere di angeli che annunciano ai pastori la nascita di Cristo (Lc 2, 8ss).
- L'angelo che appare in sogno a Giuseppe, dicendogli di fuggire in Egitto con Maria e con il Bambino (Mt 2,13) e un altro che gli chiede di rientrare una volta cessato il pericolo (Mt 2, 19).
- Gli angeli che servono Gesù dopo le tentazioni nel deserto (Mt 4, 1-11).
- Nel momento dell’arresto, Gesù fa riferimento a “più di dodici legioni di angeli” che potrebbero venire in suo aiuto (Mt 26,53).
- Nei momenti drammatici della Passione, nell’Orto degli Ulivi, un angelo conforta Gesù (Lc 22,43).
- Alla risurrezione, la presenza degli angeli è significativa: a Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo, mentre si recano al sepolcro, ecco “due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante” (Lc 24,4) e il ricordo della “visione di angeli” da esse testimoniata nelle parole dei discepoli di Emmaus (Lc 24,23).
- Si menziona l’angelo del Signore, che “rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa” (Mt 28,2) e l’episodio di Maria di Magdala che, mentre stava vicino al sepolcro, piangendo, “si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù” (Gv 20, 11-12).
- Negli Atti degli Apostoli si citano “due uomini in bianche vesti” (1,10-11), che spiegano ai discepoli che Gesù è asceso al Cielo e che tornerà allo stesso modo.
- Sempre negli Atti degli Apostoli, troviamo descritto l’intervento di un angelo che libera Pietro dal carcere (12, 1-11).
- Nell’Apocalisse, vengono menzionati i sette angeli che stanno alla presenza di Dio (8, 1-13).
Gesù stesso parla diverse volte degli angeli, come quando rivelò l’esistenza degli angeli custodi, dicendo ai discepoli a proposito dei bambini: «Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio» (Mt 18, 10). In varie occasioni, poi, scaccia i demoni e libera le persone dal loro influsso.
Papa Francesco sul ruolo fondamentale degli Angeli Custodi nella vita del cristiano
Il Ruolo e la Natura degli Angeli Custodi
Il fondamento biblico della loro concreta protezione si trova nei due testi che vengono letti nella Messa che si celebra oggi: il primo lo troviamo nel libro dell’Esodo (23, 20-23) dove Dio dice a Israele: «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti nel cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato. Abbi rispetto della sua presenza, ascolta la sua voce e non ribellarti a lui».
Sempre nella Messa del giorno, con la colletta si chiede a Dio «che nella sua misteriosa provvidenza mandi dal cielo i suoi angeli a nostra custodia e protezione, e ci conceda nel cammino della vita di essere sempre sorretti dal loro aiuto, per essere uniti con loro nella gioia eterna». L'Angelo Custode indica l’esistenza di un angelo per ogni uomo, che lo guida e lo protegge, dalla nascita fino alla morte, come citato nel Libro di Giobbe e dallo stesso Gesù nel Vangelo di Matteo (18, 10).
Gli angeli custodi sono costantemente presso Dio. Si fanno esecutori della sua volontà, presentano le buone azioni degli uomini e le loro richieste, intercedono per loro nelle tribolazioni e nelle necessità. Proteggono chi è stato loro affidato e ispirano, conducendo al bene con consigli e richiami. L’angelo rimane sempre la creatura che la Provvidenza gli ha affidato.
L’Angelo, in quanto essere spirituale, non può essere sprovvisto di intelligenza e volontà; anzi, in lui queste facoltà sono molto più potenti, in quanto è puro spirito, caratterizzato da prontezza e infallibilità dell’intelligenza angelica, energia, tenace volontà e libertà superiore.
La Dottrina della Chiesa e gli Insegnamenti dei Padri
Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, ai numeri 334-335, si sottolinea che: “Tutta la vita della Chiesa beneficia dell’aiuto misterioso e potente degli angeli. Nella liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per adorare il Dio tre volte santo; invoca la loro assistenza (così nell’In paradisum deducant te angeli...)”. Riguardo al ruolo degli angeli lo stesso Catechismo afferma (336): “Dal suo inizio fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione”.
Come ricorda San Basilio Magno: “Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita”. San Gregorio Magno afferma che quasi ogni pagina della Rivelazione scritta attesta l’esistenza degli angeli. Nel Nuovo Testamento appaiono nel Vangelo dell’Infanzia, nella narrazione delle tentazioni del deserto e nella consolazione di Cristo nel Getsemani. Essi sono i testimoni della risurrezione, assistono la Chiesa nascente, aiutano gli apostoli e trasmettono la volontà divina. Prepareranno il giudizio finale e ne eseguiranno la sentenza, spartendo i beati dai dannati, e faranno da corona al Cristo trionfante. Gli angeli sono mediatori dei messaggi della verità divina, ma sono anche custodi delle anime degli uomini, suggeriscono loro le direttive divine e, da invisibili testimoni dei loro pensieri più reconditi e delle azioni, assistono gli uomini per il bene e la salvezza.

Le Gerarchie Angeliche e gli Arcangeli
La figura dell’Angelo come simbolo delle gerarchie celesti appare fin dai primi tempi del cristianesimo, collocandosi in prosecuzione della tradizione ebraica e come trasformazione dei tipi precristiani delle Vittorie e dei Geni alati, che avevano anche la funzione mediatrice tra le supreme divinità e il mondo terrestre.
Attraverso l’insegnamento del “De celesti hierarchia” dello pseudo Dionigi l’Areopagita, gli angeli sono distribuiti in tre gerarchie, ognuna delle quali si divide in tre cori:
- La prima gerarchia comprende i Serafini, i Cherubini e i Troni.
- La seconda le Dominazioni, le Virtù e le Potestà.
- La terza i Principati, gli Arcangeli e gli Angeli.
I cori si distinguono fra loro per compiti, colori, ali e altri segni identificativi. Sempre secondo lo pseudo Areopagita, i più vicini a Dio sono i Serafini, di colore rosso (segno di amore ardente), con tre paia di ali; poi vengono i Cherubini con sei ali cosparse di occhi come quelle del pavone; le Potestà hanno due ali dai colori dell’arcobaleno; i Principati sono angeli armati rivolti verso Dio e così via. La liturgia del 29 settembre, che celebra Michele, Gabriele e Raffaele, ricorda al tempo stesso tutti i cori angelici.
Gli Arcangeli
Più distinti per la loro specifica citazione nella Bibbia, sono gli Arcangeli, i celesti messaggeri presenti nei momenti più importanti della Storia della Salvezza:
- Michele: Presente sin dai primordi a capo dell’esercito del cielo contro gli angeli ribelli. Apparve anche a Papa San Gregorio Magno sul Castel Sant'Angelo a Roma e lasciò il segno della sua presenza nel Santuario di Monte Sant'Angelo nel Gargano.
- Gabriele: Il messaggero di Dio. Apparve al profeta Daniele; a Zaccaria annunciò la nascita di San Giovanni Battista, ma soprattutto portò l’annuncio della nascita di Cristo alla Vergine Maria.
- Raffaele: Citato nel Libro di Tobia, fu guida e salvatore dai pericoli del giovane Tobia.
- Uriele: Non citato nella Bibbia canonica, è nominato due volte nel quarto libro apocrifo di Ezra, e il suo nome ricorre con frequenza nelle liturgie orientali. Sant'Ambrogio lo poneva fra gli arcangeli.
La Caduta degli Angeli: Lucifero e i Demoni
Il Concilio Lateranense IV definì come verità di fede che molti Angeli, abusando della propria libertà, caddero in peccato e diventarono cattivi. San Tommaso d'Aquino affermò che l’Angelo poté commettere solo un peccato d’orgoglio: lo spirito celeste deviò dall’ordine stabilito da Dio e, non accettandolo, non riconobbe al di sopra della sua perfezione la supremazia divina. Questo peccato d’orgoglio conseguì immediatamente un peccato di disobbedienza e d’invidia per l’eccellenza altrui. Altri peccati non poté commetterli, perché essi suppongono le passioni della carne, ad esempio l’odio o la disperazione. San Tommaso d’Aquino specifica che il peccato dell’Angelo è consistito nel volersi rendere simile a Dio.
La tradizione cristiana ha dato il nome di Lucifero al più bello e splendente degli angeli e loro capo, ribellatosi a Dio e precipitato dal cielo nell’inferno. L’orgoglio di Lucifero per la propria bellezza e potenza lo portò al grande atto di superbia con il quale si oppose a Dio, traendo dalla sua parte un certo numero di angeli. Contro di lui si schierarono altri angeli dell’esercito celeste capeggiati da Michele, ingaggiando una grande e primordiale lotta nella quale Lucifero, con tutti i suoi, soccombette e fu precipitato dal cielo. Egli divenne capo dei demoni o diavoli nell’inferno e simbolo della più sfrenata superbia.
Il nome Lucifero e la sua identificazione con il capo ribelle degli angeli derivò da un testo del profeta Isaia (14, 12-15) in cui una satira sulla caduta di un tiranno babilonese venne interpretata da molti scrittori ecclesiastici e dallo stesso Dante (Inferno XXIV), come la descrizione in forma poetica della ribellione celeste e della caduta del capo degli angeli: “Come sei caduto dal cielo, astro del mattino, figlio dell’aurora! Come sei stato precipitato a terra, tu che aggredivi tutte le nazioni! Eppure tu pensavi in cuor tuo: Salirò in cielo, al di sopra delle stelle di Dio innalzerò il mio trono… salirò sulle nubi più alte, sarò simile all’Altissimo.”