Sant'Antonio Maria Claret, Arcivescovo di Santiago di Cuba

Sant'Antonio Maria Claret fu una delle personalità più rilevanti della Spagna cattolica del secolo XIX. Una figura creativa e lungimirante, dinamica e disposta a correre qualsiasi rischio a fin di bene, frenetica nell’elaborare progetti e audace nello sfornare idee, contemplativa e instancabilmente attiva. Ricca di doni di natura e di grazia, fece della sua vita di sacerdote e pastore un’opzione fondamentale al servizio dell’evangelizzazione dell’umanità.

La Vocazione e i Primi Anni di Ministero

Antonio Claret nacque a Sallent, una cittadina della Catalogna del nord, il 23 dicembre 1807. Era il quinto di undici figli di Giovanni Claret Xambó e Giuseppina Clara Rodoreda, che si dedicavano al lavoro della terra e del telaio. Dopo i primi studi, Antonio espresse il desiderio di farsi sacerdote, ma i genitori non erano in condizioni economiche di poterlo accontentare. Per questo, egli dovette sperimentare, con buoni risultati, la fatica dell’operaio tessile, vivendo in prima persona i valori e i rischi del processo di industrializzazione in atto nella città di Barcellona, dove cominciava ad emergere un proletariato di tendenza anticlericale, condizionato dall’idea che la chiesa fosse schierata a favore dei ricchi.

Lasciata cadere l’occasione di avere una fabbrica in proprio, nel 1829 Antonio intraprese gli studi superiori nel seminario di Vich e scelse come guida spirituale il padre dell’Oratorio, Pietro Bach (+ 1866), che consultò anche in seguito sui gravi problemi con i quali dovette misurarsi. Nonostante non avesse completato i suoi studi teologici, il suo vescovo, Paolo di Gesù Corcuera, vide in lui qualcosa di straordinario. Terminati gli studi filosofici e teologici, il 13 giugno 1835, mentre in Spagna ferveva la persecuzione contro la chiesa, venne ordinato sacerdote; il 25 luglio ricevette la licenza per confessare, e il 2 agosto, come coadiutore del parroco di Sallent, iniziò questo suo particolare ministero di grazia e di misericordia che, insieme a quello della predicazione, svolse con sempre rinnovato impegno durante tutta la sua vita. Il decreto di nomina a parroco di Sallent porta la data del 29 ottobre 1837.

Il Claret si distinse subito per la sua assidua e prolungata orazione mentale e vocale, il suo spirito di sacrificio e la preferenza per la mortificazione corporale. Egli estese la sua attività pastorale a tutti i campi: dal catechismo a piccoli e grandi alla predicazione, all’istruzione spicciola nelle più svariate circostanze, alla visita degli ammalati e all’assistenza ai poveri. La sua operosità apostolica e la sua carità pastorale non conoscevano soste. Nonostante questa sincera dedizione al servizio di Dio e del prossimo, Claret rimaneva insoddisatto e incerto. Intuiva che il suo zelo apostolico e l’ardore del suo spirito avevano bisogno di spazi più ampi per espandersi.

Decise quindi di rinunciare alla parrocchia e, dopo essersi consigliato con padre Bach, partì per Roma ai primi di settembre del 1839 con l’intenzione di mettersi a disposizione di Propaganda Fide per le missioni estere. Fatti in Roma gli esercizi spirituali ignaziani, Claret entrò come novizio nella Compagnia di Gesù. Ma venne dimesso a causa di una improvvisa malattia e, dietro consiglio del padre Giovanni F. Roothan, generale della Compagnia di Gesù, fece ritorno in Spagna. Il 13 maggio 1840 prese possesso, come rettore interino, della parrocchia di Valadrau, un villaggio montagnoso in provincia di Gerona, abitato da tagliatori di legna e da carbonai e da pochi agricoltori e pastori. Egli condivise in tutto la vita dei suoi parrocchiani, li assistette spiritualmente, dicendo la parola appropriata a ciascuna categoria di persone, e li aiutò anche materialmente, interessandosi di erbe dai poteri curativi e di medicina per sovvenirli in casi urgenti di infermità o di infortuni. Tutto questo creò un’atmosfera di comprensione e di fiducia tra lui e la gente, ed egli se ne servì per portare Dio alle persone e le persone a Dio.

Sant'Antonio Maria Claret giovane sacerdote

L'Apostolato Missionario in Spagna

Dal 15 al 24 agosto 1840 Claret organizzò la prima «missione» o predicazione popolare nella sua parrocchia, incentrata sull’insegnamento della dottrina cristiana e sulla preparazione alla recezione dei sacramenti. Avviò così un’attività evangelizzatrice e missionaria, destinata a passare alla storia e a fare molto bene. Dopo la missione di Valadrau, si moltiplicarono gli inviti al Claret perché predicasse la missione in altre parrocchie. Vedendo i frutti spirituali che ne derivavano, egli chiese alla curia di Vich la dispensa dall’incarico parrocchiale per dedicarsi totalmente alle missioni popolari e agli esercizi spirituali a beneficio delle popolazioni della Catalogna (1841-1847). Nel 1841 gli venne affidato il quaresimale nel duomo di Vich. L’afflusso degli ascoltatori fu grande e i commenti furono entusiasti. I successi del Claret dispiacquero alle autorità civili, che gli proibirono di predicare. Il Vicario della diocesi lo consigliò di sottostare all’ingiusta imposizione e di accettare il trasferimento nella parrocchia di sant’Andrea de Pruit, nella provincia di Gerona, dove riprese a predicare le missioni, dopo aver ottenuto dalla Santa Sede il titolo ufficiale di Missionario Apostolico (9 luglio 1841).

Nel mese di maggio del 1842, nominato «vicario» nella parrocchia di san Giovanni de Oló, Claret spese le sue migliori energie a pacificare gli animi divisi a motivo delle ricorrenti lotte fra fazioni politiche. Giunto il nuovo parroco, egli poté dedicarsi finalmente senza remore al grande compito missionario. Predicò al popolo, alle religiose e ai sacerdoti in diverse città e villaggi della Catalogna. Per contrastare il diffuso vizio della bestemmia, il 5 aprile 1845 istituì la «Società spirituale di Maria Santissima contro la bestemmia». Molti fedeli vi si iscrissero, impegnandosi a combattere l’abominevole vizio.

La parola semplice, convinta e illuminante del Claret manifestava la misura intensa con cui viveva le verità che annunciava, e spingeva alla conversione quanti lo ascoltavano. Frutto di queste sue esperienze missionarie fu l’ininterrotta opera pubblicistica, a partire dal 1843 fino alla morte. Annualmente egli riuscì a dare alle stampe diversi opuscoli, tra cui una serie di contenuto ascetico-esortativo per i vari stati di vita e le varie età. Un suo libro di pietà, tra i più diffusi nella Spagna del secolo XIX, dal titolo Cammino retto e sicuro per arrivare al cielo, dato alle stampe nel 1844 e successivamente ampliato, nel 1866 contava già mezzo milione di copie distribuite. Una menzione particolare merita il suo intelligente apostolato catechistico. Durante le missioni in Catalogna, egli compose tre catechismi: il Catechismo minore per i bambini, il Catechismo medio, che riproduceva una sintesi della dottrina cristiana per i giovani e per gli adulti; e, infine, il Catechismo spiegato con illustrazioni e spiegazioni, che fecero di questo libro una delle opere maestre della catechesi del secolo scorso. Redasse pure un catechismo unico per le diocesi di Spagna, ispirandosi al contenuto dei sei migliori catechismi che circolavano nella Penisola. Inoltre, propose e sostenne l’idea di un catechismo unico per la chiesa universale.

Nel 1847 si riaccesero le lotte tra costituzionalisti e Carlisti, che provocarono nuovi scontri e divisioni tra le popolazioni della Catalogna. La stessa predicazione del Claret subì un arresto. Invitato dal neoeletto vescovo delle Canarie, il padre vincenziano Bonaventura Codina, egli partì per quelle lontane isole, dove per due anni (1847-1849) seminò a larghe mani la parola di Dio e parlò alle popolazioni dell’amore salvifico di Cristo, invitandole alla conversione e a un serio impegno di vita cristiana. Quando s’imbarcò sul veliero «Maddalena», che lo riportava in Spagna, il missionario lasciò un grande rammarico in tutti coloro che avevano avuto la possibilità di ascoltarlo e di usufruire del suo ministero pastorale.

Durante l’assenza dalla Spagna alcune sue attività erano rimaste sospese. Fin dal 1846 aveva fondato un’Associazione spirituale e pratica di persone che davano periodicamente offerte in denaro per sostenere la diffusione dei buoni libri. Di lì sorse la «Libreria religiosa», la quale, dotata delle rotative più perfette esistenti in quel tempo, mirava a inondare la Spagna di buoni libri, accessibili al grande pubblico e di prezzo modico. Nei primi diciannove anni di vita la Libreria sfornò 9.568.000 volumi, in genere di piccolo formato.

La Storia di Sant'Antonio Maria Claret

La Fondazione di Istituti Religiosi

L’opera che più stava a cuore a padre Claret era la fondazione di una congregazione religiosa, che si consacrasse all’evangelizzazione dei popoli. Fin dai primi anni del suo sacerdozio, egli aveva cercato collaboratori per la riuscita della sua predicazione missionaria. Per i suoi primi dieci compagni di missione aveva chiesto al papa Gregorio XVI alcune facoltà:

  • di poter usare l’altare portatile in caso di necessità;
  • di benedire rosari, medaglie, crocifissi e altre immagini con l’applicazione delle indulgenze;
  • di concedere l’indulgenza plenaria ai fedeli assistiti in punto di morte;
  • di largire l’indulgenza plenaria al termine delle missioni e degli esercizi spirituali.

Le facoltà furono concesse da Propaganda Fide per cinque anni. Ciò indusse il Claret, insieme con i suoi collaboratori, a istituire una «Associazione di sacerdoti per onorare Maria Santissima», animati da un forte spirito missionario. Solo dopo il ritorno dalla sua missione nelle isole Canarie, il Claret si interessò più direttamente alla nuova fondazione.

Il 16 luglio 1849, nella solennità della Madre del Carmine, in una cella del seminario di Vich si riunirono sei sacerdoti, tra cui il quarantaduenne Antonio Claret, i quali s’impegnarono a portare avanti insieme una vita di studio, di preghiera, di apostolato missionario, di povertà e di carità verso i bisognosi. Da questo manipolo di uomini di spiccata tempra spirituale e apostolica e assai differenziati per temperamento e gusti intellettuali, nacque la Congregazione dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, destinata a compiere sulle orme del fondatore una vasta attività evangelizzatrice e più spesso chiamati “Claretiani”. Nel 1850 il Claret fondò anche le Figlie del Cuore di Maria, che formano l’attuale Istituto secolare Filiazione Cordimariana.

Arcivescovo a Santiago di Cuba: Sfide e Azioni Pastorali

Giuntagli inaspettata la notizia della sua preconizzazione ad arcivescovo di Santiago di Cuba, padre Claret cercò di far presenti le difficoltà che si frapponevano a tale accettazione, ma poi obbedì alla richiesta dell’autorità ecclesiastica. La consacrazione episcopale avvenne il 6 ottobre 1850 nel duomo di Vich con grande partecipazione di popolo. Il 28 dicembre dello stesso anno l’arcivescovo Claret, accompagnato da tredici missionari, salpava dal porto di Barcellona per la nuova destinazione. Durante la traversata dell’Atlantico dettò a bordo una missione che portò tutti alla riconciliazione con Dio. Sbarcò a Cuba il 16 febbraio 1851 e il 18 marzo seguente fece il suo solenne ingresso nella cattedrale, salutato da una marea di folla esultante.

Il Contesto di Cuba

Cuba è la maggiore delle isole Antille, con un perimetro di quasi 3.700 chilometri e 118.833 chilometri quadrati di superficie, compresi i 3.145 dell’isola dipendente di Pinos. Nel censimento del 1854 contava una popolazione di 1.009.000 abitanti (altri hanno parlato per quel medesimo tempo di 1.400.000), di cui 502.000 bianchi, 177.000 di colore in condizione libera e 330.000 schiavi. L’arcidiocesi di Santiago, insieme alle altre giurisdizioni da essa dipendenti, nel 1851 raggiungeva il numero di 241.562 abitanti e si estendeva su una superficie di 55.000 chilometri quadrati. Il Claret, il cui spirito era aperto verso tutto il mondo, poteva avere l’impressione che il campo di lavoro missionario assegnatogli fosse troppo angusto rispetto a quello che aveva dovuto lasciare in Spagna. In verità, non tardò ad accorgersi che le necessità spirituali e materiali della popolazione della sua arcidiocesi erano tali da permettergli di soddisfare pienamente le sue aspirazioni apostoliche.

In quel tempo la società cubana era travagliata da gravi problemi. Vi era lo squilibrio sociale fra una minoranza benestante, composta da europei, e una maggioranza di lavoratori poveri e mal retribuiti, formata da neri, da cinesi, da meticci e da nativi. La schiavitù, benché fosse proibita dalla legge spagnola, continuava ad essere largamente praticata da padroni senza scrupoli, alimentando rancori e desideri di rivincita da parte degli sfruttati e degli emarginati. A tutto questo si doveva aggiungere la dilagante immoralità e il moltiplicarsi delle unioni illegittime con uno strascico di figli abbandonati a se stessi. Le condizioni della chiesa cubana in generale e di quella di Santiago in particolare erano tutt’altro che rosee. Rimasta senza Pastore per quattordici anni, l’arcidiocesi di Santiago manifestava segni di rilassamento disciplinare e di sbandamento morale nel clero e nei fedeli. Da oltre trent’anni il seminario non produceva una sola ordinazione sacerdotale. Tra i 125 sacerdoti in attività, di cui 40 erano dediti alla cura pastorale in altrettante parrocchie, molto estese, non mancavano quelli che erano venuti meno ai loro obblighi sacerdotali. Anziché lasciarsi scoraggiare dalla situazione, il Claret affidò la sua nuova missione alla protezione materna della Vergine Maria e consacrò tutte le sue energie per migliorarla, dimostrando fiducia, pazienza e capacità di adattamento. Nei suoi «Appunti» si legge che egli si proponeva sull’esempio di Cristo, buon Pastore, di essere caritatevole, prudente, forte, modesto e povero.

Mappa storica dell'arcidiocesi di Santiago di Cuba

Strategia Pastorale e Riforme

Senza perdere tempo, il presule abbozzò una sua strategia pastorale, che, rivista secondo le esigenze, cercò di realizzare, non senza difficoltà e resistenze. Egli lavorò, anzitutto, per portare nell’isola nuovi membri di Ordini religiosi. Ottenne un collegio dei Gesuiti e due degli Scolopi per l’educazione della gioventù. Riuscì ad avere anche alcune Figlie della Carità per l’assistenza agli ammalati negli ospedali. Mancavano però religiose per l’istruzione delle fanciulle. Claret non aveva dimenticato l’incontro personale che a metà gennaio del 1850 aveva avuto in Spagna con la signorina Antonia París, che gli aveva manifestato il piano di fondazione di un Istituto apostolico femminile. La invitò a raggiungerlo a Cuba. Questa accolse l’invito con altre quattro aspiranti, e vi giunse il 26 maggio 1852. Il 25 agosto 1855 nasceva così l’Istituto delle Suore di Maria Immacolata (o Missionarie clarettiane) per l’educazione cristiana della gioventù femminile. Il Claret riservò le sue premure al nuovo Istituto. Nei sette anni di permanenza a Cuba (1850-1857), l’arcivescovo seppe distribuire e valorizzare le migliori forze di cui disponeva: fondò una «Fraternità della dottrina cristiana», aperta a sacerdoti, seminaristi e laici, il cui scopo era l’educazione alla fede dei bambini, dei giovani e degli adulti; diffuse innumerevoli opere e libri.

Si diede da fare per affrontare i molti problemi sul tappeto, poiché la regione era senza il suo pastore da ben quattordici anni: il seminario andava in rovina, il clero era scarso, povero e ignorante e le chiese erano in preda allo squallore. Dopo aver affidato la diocesi alla protezione della Vergine, celebrò il sinodo diocesano, rese obbligatori gli esercizi spirituali ogni anno per il clero, cominciò a visitare le parrocchie e a predicare le missioni al popolo. Inoltre richiamò i religiosi che erano stati espulsi dal Paese. Nel 1852 terremoti ed epidemie fecero in pochi mesi migliaia di vittime: il santo si recava due volte al giorno negli ospedali per confessare, consolare, distribuire elemosine, realizzando anche coraggiose iniziative sociali: nel 1854 aprì una cassa di risparmio in ogni parrocchia (opera pioniera, questa, per l’America Latina), poi iniziò la costruzione di una casa di carità associata ad una azienda-modello, dandosi da fare per lenire la povertà diffusa e le conseguenze drammatiche della schiavitù, lottando contro il concubinato e l’ignoranza in materia di fede. Dopo aver pubblicato una lettera pastorale sull’Immacolata Concezione di Maria (il cui dogma era stato solennemente proclamato da Pio IX), promosse l’educazione dei giovani con l’aiuto di congregazioni religiose e, con Madre Antonia Paris, fondò l’Istituto apostolico di Maria Immacolata (Missionarie Claretiane). Il suo straordinario impegno a favore dei poveri e dei diritti umani gli procurò ben presto numerosi nemici tra i politici e i corrotti, che più volte attentarono alla sua vita.

Vescovo Antonio Maria Claret in visita pastorale a Cuba

Ritorno in Spagna e gli Ultimi Anni

Nel 1857 dovette lasciare Cuba, quando giunse l’ordine di dimettersi e di fare ritorno in Spagna per diventare confessore della regina Isabella II. Egli riprese la predicazione nella capitale e in tutta la penisola, dovendo trascorrere la maggior parte del tempo a corte. Le uniche interruzioni avvennero quando accompagnava la famiglia reale nei suoi viaggi per la Spagna; questa cosa gli permise di predicare in tutto il paese: in Andalusia, per esempio, in cui si recarono nel 1862, tenne duecentocinque omelie nell’arco di quaranta giorni. «Vivere a corte ed essere costantemente a palazzo è un continuo martirio per me [...] Ogni giorno durante la preghiera devo fare atti di abbandono alla volontà di Dio», si legge nei suoi scritti.

Fondò inoltre la Congregazione delle Madri Cattoliche e istituì biblioteche popolari parrocchiali per andare incontro alle necessità di una popolazione che stava diventando sempre più istruita. Grazie al prestigio di cui godeva, si adoperò affinché fossero designati dei buoni vescovi nelle sedi vacanti, e nel palazzo dell’Escorial organizzò un seminario di studi superiori. Uomo di grandi interessi culturali, durante il periodo in cui fu rettore del monastero reale dell’Escorial organizzò un laboratorio di scienze, un museo di storia naturale e scuole di musica e di lingue. Fondò inoltre l’Accademia di S. Michele, una dotta associazione culturale di scrittori e artisti che avrebbero dovuto esercitare un apostolato attivo scrivendo libri, istituendo biblioteche, e formando un’élite cristiana nella società; l’Accademia si diffuse in tutto il paese.

In questi anni si impegnò anche a riorganizzare la propria congregazione, indirizzandola verso un apostolato più moderno, attraverso una seconda serie di costituzioni che poneva l’accento sull’opera catechetica, sulla direzione spirituale e sulla formazione dei seminaristi. Contemporaneamente la vita spirituale di Antonio maturò a tal punto che fece esperienze estatiche, ebbe il dono della profezia e fu responsabile di un gran numero di guarigioni miracolose. La relativa inoperosità della vita di corte gli permise di condurre una vita quasi monastica: si concedeva al massimo sei ore di sonno e dedicava le prime due ore della giornata alla preghiera e alla lettura della Bibbia; a ciò seguiva un’ora di preghiera comunitaria e la Messa, poi dopo colazione confessava fino alle undici o mezzogiorno; da mezzogiorno fino all’una e mezzo teneva udienza. Il pomeriggio era riservato alle visite agli ospedali e alle prigioni, alla predicazione nelle scuole locali e nei conventi oppure era trascorso a scrivere. Ogni giorno comprendeva un momento di preghiera davanti al SS. Sacramento esposto, la recita del Rosario e naturalmente l’Ufficio divino. Digiunava tre giorni la settimana, due volte si flagellava, indossava il cilicio il martedì, giovedì e sabato.

La sua posizione a corte lo portò inevitabilmente a occuparsi di politica: si era già scontrato con l’opposizione anticlericale compiendo il restauro dell’Escorial e, allo scoppio della rivoluzione liberale del 1868, seguì la regina in esilio. Si recò poi a Roma per partecipare al Concilio Vaticano I nel 1870 e qui fu attivo sostenitore dell’infallibilità del papa. La Rivoluzione spagnola aveva costretto i claretiani a chiudere le loro case e trasferirsi in Francia; in un primo momento Antonio si stabilì da loro ma, dato che anche i suoi avversari politici tentarono di farlo arrestare, si rifugiò infine nel monastero cistercense di Fontfroide, vicino a Narbona, nel sud della Francia. Qui venne accusato di raccogliere armi da utilizzare contro il governo spagnolo, ma, prima che qualsiasi provvedimento potesse essere preso nei suoi confronti, morì il 24 ottobre 1870.

Ritratto di Sant'Antonio Maria Claret negli anni della maturità

Beatificazione e Canonizzazione

Fino alla riforma del calendario del 1969, la sua festa veniva celebrata il 23 ottobre. Le sue spoglie riposano nella Casa Madre dei Claretiani a Vich. Beatificato nel 1934 da Pio XI, fu canonizzato l’8 maggio 1950 da Pio XII. Al momento della canonizzazione, papa Pio XII lo descrisse per contrasti: era di modeste apparenze ma capace di incutere grande rispetto ai potenti della terra, di umili origini ma in grado di acquistare una posizione di onore nel mondo per quasi tutta la durata della vita, e, infine, era sempre alla presenza di Dio malgrado la sua vita di grande attività esterna.

Antonio stesso racconta di come l’amore di Cristo «ci sproni a correre, e persino a volare, spinti dalle ali di un santo zelo»; dobbiamo quindi fare ogni cosa che è in nostro potere «affinché Dio possa essere maggiormente conosciuto, amato e servito in questa vita». Questa fu la ragione per cui nel corso di tutta la sua esistenza si occupò di evangelizzazione, sia in patria che all’estero.

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