Jerzy Skolimowski: Tra Cinema e Pittura, un Viaggio da Eremita a Maestro

Negli anni '50, Jerzy Skolimowski si muoveva per Varsavia in giacca di pelle, a bordo di uno scooter o di una Warburg. Erano i tempi della "piccola stabilizzazione" gomulkiana, un periodo di euforia e benessere per la Polonia, dove gli scooter non erano una rarità nel centro della città. Sebbene non fosse ancora abituato alle entrate trionfali, il giovane cineasta polacco già godeva dell'ammirazione femminile.

Il diploma presso la Scuola di Cinema di Łódź era imminente, e presto Skolimowski avrebbe iniziato a dirigere le sue prime pellicole in patria. Queste opere erano popolate dal "flâneur metropolitano", un alter ego del regista, come in Rysopis - Segni particolari nessuno (1964) e Walkover (1965). Questi film contenevano la promessa, mai pienamente mantenuta, di una nouvelle vague polacca.

Skolimowski, da vero vincente erratico, non ha mai temuto il cambiamento. Unica eccezione, un drastico ripensamento imposto dalle circostanze: il ritratto mostruoso di Stalin con quattro occhi, mostrato nel censuratissimo Mani in alto!, forse il più teatrale dei suoi film. Dopo lo scarso successo di Thirty Door Key (1991), adattamento del Ferdydurke di Witold Gombrowicz, il cineasta polacco si trasferì in California. Lì, per diciassette anni, visse da eremita nella sua villa-studio a Santa Monica, dedicandosi anima e corpo alla pittura.

Studio di un artista con tele e colori

Il ritorno al cinema avvenne inaspettatamente con il dramma voyeuristico Four Nights with Anna (2008), seguito da Essential Killing (2010), con la straordinaria fuga di Vincent Gallo tra le nevi della Masuria.

Abbiamo avuto l'opportunità di incontrare il cineasta polacco durante la nona edizione del festival Dwa Brzegi, nella pittoresca cittadina di Kazimierz Dolny, una perla del "rinascimento lublinese" affacciata sulla Vistola e da oltre un secolo meta prediletta per la pittura en plein air.

Durante il nostro colloquio, Skolimowski ha discusso della sua misteriosa pellicola 11 Minutes, in concorso al Festival di Venezia, della sua lunga pausa dal cinema, ma anche di musica e della sua tecnica pittorica.

Il Legame tra Cinema e Musica

Skolimowski descrive il rapporto tra cinepresa e musica come uno scambio costante. La sua folgorazione avvenne al festival jazz di Sopot, quando vide Krzysztof Komeda esibirsi. Komeda, che ebbe la fortuna di collaborare ai suoi primi film in Polonia, gli inviò dagli Stati Uniti il vinile della colonna sonora di Rosemary's Baby poco prima della sua prematura scomparsa.

Nonostante questo legame, Skolimowski non è sicuro dell'impatto diretto della musica ascoltata sui suoi film. Ha persino tentato di suonare la batteria, sebbene senza successo, nonostante avesse Jimmy Hendrix come vicino di casa a Londra. Ricorda anche di aver involontariamente fatto addormentare David Bowie, proponendogli di realizzare la colonna sonora de L’australiano (1978).

Ritorno alla Pittura e al Cinema

Diciassette anni lontani dal cinema possono sembrare un'eternità. Dopo aver rivisto Thirty Door Key (1991), Skolimowski riconobbe di aver maltrattato l'opera di Gombrowicz con un film "indigesto". Pur non essendone completamente soddisfatto, non perse mai la fiducia nei propri mezzi.

Un altro progetto cinematografico, l'adattamento del romanzo In America di Susan Sontag, sfumò a causa di tagli di budget dei produttori, lasciandolo "sedotto e abbandonato". Nel frattempo, i suoi dipinti continuavano a vendere bene anche all'estero.

Tela di grandi dimensioni con tecnica action painting

La Tecnica Pittorica e l'Autobiografia

Skolimowski predilige tele di grande formato, dove la casualità dell'action painting gioca un ruolo importante. Tuttavia, sottolinea che la fisicità e i gesti controllati sono fondamentali. Spesso lasciava colare i colori da una tazza su una tela posta in orizzontale.

I suoi primi film, così come il personaggio di Andrzej Leszczyc da lui interpretato, contengono elementi autobiografici, ma Skolimowski precisa che non si tratta di opere strettamente autobiografiche. Lo stesso vale per la pittura; ad esempio, la serie di autoritratti con bandana non riflette un suo vezzo personale, ma piuttosto un'eco di quando indossava fasce da tennis.

"11 Minutes": una Corsa Contro il Tempo

Attualmente, Skolimowski è impegnato in una corsa contro il tempo per completare gli effetti speciali di 11 Minutes in vista della Mostra del Cinema di Venezia. Alvernia Studios, responsabile della post-produzione, ha affrontato tagli al personale, costringendo a rifare gran parte del lavoro.

Roman, che ha visto il primo montaggio a porte chiuse, si è detto entusiasta del film. Nel cast figura anche Richard Dormer, noto per Il Trono di Spade. Skolimowski anticipa che 11 Minutes non avrà nulla in comune con Essential Killing.

Per il catalogo del festival, ha fornito una sinossi poetica: "l’avvistamento enigmatico di una macchia scura sfuggente nel cielo e la tragica catena di eventi che ne suggellerà il destino".

L'Eremita Polacco e la Filosofia dell'Arte

Il percorso di Jerzy Skolimowski, segnato da un lungo periodo di "eremitaggio" pittorico, riflette una profonda riflessione sull'arte e sulla vita. La sua capacità di reinventarsi, passando dal cinema alla pittura e viceversa, dimostra una costante ricerca espressiva.

Come Kafka, che attraverso la sua opera mistica cercava la Verità nella scrittura, Skolimowski sembra trovare nella pittura e nel cinema un mezzo per esplorare le profondità dell'esistenza. Entrambi, pur con linguaggi diversi, si confrontano con la condizione umana, la memoria e la ricerca di un significato.

73. Mostra del Cinema - Giurie internazionali / Jerzy Skolimowski

La sua tecnica pittorica, che unisce controllo e casualità, riecheggia la complessità della vita, dove gesti apparentemente spontanei nascono da una profonda consapevolezza. Allo stesso modo, i suoi film, pur radicati nella realtà, aprono spiragli su dimensioni più astratte e interiori.

Il suo ritorno al cinema, dopo anni di dedizione alla pittura, non è un abbandono ma una continuazione del suo percorso artistico. 11 Minutes, con la sua enigmatica sinossi, promette di essere un'ulteriore testimonianza della sua visione unica, capace di catturare lo spettatore nel vortice di eventi che portano alla catastrofe.

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