Il Mistero della Morte Prematura: Una Prospettiva Biblica

“PERCHÉ è morto il mio bambino?” disse singhiozzando la giovane madre, affranta per la morte dell’unico figlio. “Abbiate pietà di noi!” dice l’iscrizione sulla pietra tombale di un bambino di tre anni. Tali genitori non sono soli nel loro dolore. La loro pena è stata provata da molti altri. Di solito è un dolore noto a pochi intimi amici.

I genitori possono facilmente immaginare il dolore delle famiglie di settantun bambini che, nell’aprile del 1970, perirono quando una frana seppellì un sanatorio a Plateau d’Assy, nelle Alpi Francesi. In molte nazioni le madri hanno visto i loro figli “dare la vita” per controversie politiche, o per mantenere o estendere i confini o l’influenza della propria nazione. Alcuni giovani causano la propria morte, guidando sfrenatamente l’auto, usando alcool in eccesso o con atti che essi o altri compiono sotto l’effetto della droga. Altri hanno perso la vita in giovane età per annegamento, fulmini, incendi, tempeste, armi da fuoco, veleni, e così via.

Ma in ciascuna famiglia il dolore è gradualmente superato. Tuttavia, i genitori straziati, che fanno cordoglio per la perdita di un figlio, si chiedono spesso perché il loro figlio ha dovuto morire. Le mogli fanno spesso domande simili quando perdono un diletto marito. “Perché il mio Guglielmo? Perché lui ha dovuto morire?”

La Prospettiva Biblica sulla Morte

La Radice della Morte: Peccato Ereditato

Di rado le persone muoiono perché hanno fatto del male a qualcuno. Piuttosto, muoiono, a un’età o a un’altra, perché siamo tutti nati in un sistema in cui ognuno infine muore. Il solo libro che spiega veramente questa situazione è il più antico libro che esista, la Sacra Bibbia. I suoi scrittori furono ispirati da Dio e quindi ciò che scrissero merita il nostro interesse. Uno di quegli ispirati scrittori scrisse quasi tremila anni fa: “I viventi sono consci che morranno”. - Eccl 9:5.

Nel primo libro della Bibbia (Genesi, capitolo primo) è narrata la creazione. Essa è presentata in modo semplice e schietto. Durante grandi epoche creative (dette “giorni” nel racconto) furono create varie forme di vita. Ciascuna si riproduceva secondo la sua “specie”, producendo discendenti che continuassero a vivere dopo che essa era morta. (Gen 1:24, 25). L’uomo, d’altra parte, era di gran lunga superiore agli animali. Poteva progredire, edificare sulle cose che imparava. Poteva trasmettere il pensiero per mezzo della parola. Poteva distinguere il bene dal male. Gli animali nascevano e poi morivano. Ma l’uomo era diverso. Nulla nel racconto della creazione diceva che l’uomo sarebbe morto, se non disubbidiva al suo Creatore. Al primo uomo Dio disse che, nel giorno che avesse disubbidito, ‘positivamente sarebbe morto’. - Gen 2:17.

Se il primo uomo e la prima donna avessero continuato a ubbidire a Dio, non sarebbero morti. Si sarebbero moltiplicati fino a riempire la terra. (Gen 1:28). Ma le cose non andarono così. La prima coppia effettivamente disubbidì. Persero la vita eterna per sé e così non poterono trasmettere tale prospettiva ai loro figli. Il cristiano apostolo Paolo lo riconobbe non come un mito, ma come un fatto reale. Egli scrisse: “Per mezzo di un solo uomo [Adamo] il peccato entrò nel mondo e la morte per mezzo del peccato”. - Rom 5:12. Il peccato è stato trasmesso di generazione in generazione e gli uomini muoiono. Quindi, l’apostolo continuò: “E così la morte si estese a tutti gli uomini perché tutti avevano peccato”. (Rom 5:12).

Infografica che mostra la trasmissione del peccato e della morte da Adamo a tutti gli esseri umani

Il Ruolo del Tempo e dell'Avvenimento Imprevisto

Specifici bambini (o adulti) non sono “scelti” per la morte. Spesso la morte è causata dal caso, dall’essere in un particolare luogo in un particolare momento. C’entra poco il fatto che la persona morta fosse buona, giovane, dotata o che avesse davanti a sé un futuro particolarmente promettente. Come scrisse il saggio re Salomone nelle Scritture ispirate: “Tornai a vedere sotto il sole che i veloci non hanno la corsa, . . . neppure quelli che hanno conoscenza hanno favore; perché il tempo e l’avvenimento imprevisto capitano a tutti”. - Eccl 9:11.

Un bambino può correre dietro alla palla nella strada. Se in quel “tempo” non viene nessuna auto, non accadrà nulla. Ma se passa un’auto a forte andatura (“l’avvenimento” che il bambino non aveva previsto), il bambino può rimanere ferito o ucciso. Non è morto perché la sua morte fosse “destinata” o “preordinata”. Non era stato stabilito in anticipo nessun tempo preciso.

La Consapevolezza dei Morti

Questo stesso scrittore biblico che scrisse: “Poiché i viventi sono consci che morranno”, continuò quel medesimo periodo con una dichiarazione che sorprende molti. Egli disse: “Ma in quanto ai morti, non sono consci di nulla”. - Eccl 9:5. Questa idea sorprende coloro ai quali è stato insegnato nelle loro chiese che i morti non solo sono consci, ma consapevolmente subiscono punizioni o ricevono ricompense. Chi non ha udito l’idea che i morti soffrono in un inferno di fuoco o in purgatorio o godono le benedizioni del cielo? Verificatelo da voi stessi.

La Speranza della Vita Eterna e la Risurrezione

Il Riscatto di Gesù Cristo

Ma perché gli uomini, che si attaccano così strenuamente alla vita, muoiono? Perché un organismo così meraviglioso come il corpo umano non continua a ricostruirsi? La Bibbia insegna che il sacrificio di riscatto di Gesù preparò la via a una meravigliosa speranza per il genere umano. Deponendo la sua vita umana, Gesù offriva in sacrificio l’esatto equivalente di ciò che Adamo aveva perduto, la perfetta vita umana sulla terra. Egli pagò il “riscatto” per il morituro genere umano. Ora la prospettiva della vita eterna era di nuovo aperta. Fu pertanto appropriato che l’apostolo Pietro chiamasse Gesù divino “principale Agente della vita”. (Atti 3:15).

La Promessa della Risurrezione

Per mezzo di Questi Dio desterà i morti alla vita con una rallegrante risurrezione. Riguardo a ciò, il cristiano apostolo Paolo disse: “Vi sarà una risurrezione sia dei giusti che degli ingiusti”. (Atti 24:15). Ma quando i morti torneranno nella risurrezione, per quanto tempo vivranno? Dipende dalla linea di condotta che seguiranno e se ubbidiranno al divino “principale Agente della vita”, Gesù. Anche ora ci sono persone che esercitano fede nel Figlio di Dio e hanno davanti a sé una meravigliosa speranza, proprio come disse Gesù: “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, onde chiunque esercita fede in lui non sia distrutto ma abbia vita eterna”. - Giov 3:16.

Illustrazione biblica di persone che vengono risuscitate sulla terra

Molti possono citare questo brano della Bibbia, ma pochi hanno pensato a ciò che effettivamente dice. Non dice che Gesù diede la sua vita affinché le persone “divenissero angeli” o affinché “tutti i buoni andassero in cielo”. Questa vita eterna sarà possibile nel giusto nuovo sistema di cose di Dio, dopo la “grande tribolazione”, durante la quale la terra sarà stata purificata dal suo presente malvagio sistema. (Matt 24:21). Questo giusto nuovo sistema, ora vicino, è quello per cui hanno pregato tutti i cristiani.

Il Nuovo Sistema di Cose e la Preghiera del Signore

Ma quasi chiunque asserisce d’essere cristiano ha pregato per questo. Soffermatevi un momento e pensate a ciò che avete imparato a dire nella preghiera che Gesù diede, che forse chiamate “Preghiera del Signore” o “Padre nostro”. Dopo aver chiesto che sia santificato il nome di Dio, avrete pregato: “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. - Matt 6:10.

Pochi sono quelli che si sono resi conto del cambiamento che significherà l’esaudimento di tale preghiera, che sia fatta la volontà di Dio in tutta la terra com’è fatta in cielo. Infatti, sarà necessario che Dio sostituisca questo presente sistema di cose, con le sue guerre, corruzione e avidità. Al suo posto ci sarà un nuovo sistema che assicurerà le condizioni di pace e vita che Dio creò in origine in Eden. Questo ci aiuta a capire la promessa fatta in Rivelazione 21:2-4 delle magnifiche benedizioni che Dio elargirà dal cielo.

Quali cambiamenti recheranno quelle benedizioni rispetto alla terra? Ascoltate ciò che un’alta voce dal celeste trono di Dio disse all’apostolo Giovanni: “[Dio] asciugherà ogni lagrima dai loro occhi, e la morte non sarà più, né vi sarà più cordoglio né grido né pena. Le cose precedenti sono passate”. - Riv 21:4. Come se questa straordinaria restaurazione della vita eterna sulla terra fosse troppo splendida perché gli uomini ci credessero, l’apostolo Giovanni scrive la speciale assicurazione che fu data dal cielo stesso. Egli scrive: “E colui che sedeva sul trono disse: ‘Ecco, faccio ogni cosa nuova’. E dice: ‘Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veraci’”. - Riv 21:5.

Illustrazione di un paradiso terrestre con persone felici e nessun dolore, come descritto in Rivelazione 21

Il Ruolo della Gioventù nella Bibbia

Caratteristiche e Valori della Giovinezza

In Israele (sia prima di Gesù che ai suoi tempi) sono generalmente distinte tre fasi della vita: bambini, ragazzi e ragazze cresciuti (bahur e betula) e uomini e donne mature (cfr. Ger 51, 22). Contrassegno della giovinezza è l'essere introdotto alla vita degli adulti. Nella Bibbia si possono riscontrare diversi tratti dell'età giovanile, quali la bellezza maschile e femminile (Gn 24, 16; Ct 4, 1-7; 5, 10-16; 7, 2-6), la forza e quindi la disposizione per la guerra (Ger 48, 15; Sal 78, 31), la gioia di vivere (Qo 11, 9), ma anche l'immaturità e l'indecisione, l'assenza di esperienza, una certa insofferenza verso l'età anziana (Gdc 8, 20, 1 Re 3, 7; 12, 8ss; Ger 1, 6; Prv 23, 22).

Alcune citazioni emblematiche:

  • «Vanto dei giovani è la loro forza, ornamento dei vecchi è la canizie» (Prv 20, 29).
  • «Sta' lieto, giovane, della tua giovinezza, e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù» (Qo 11, 9).
  • «Il giovane non estrasse la spada, perché aveva paura, perché era ancora giovane» (Gdc 8, 20).
  • «Risposi: Ahimè, Signore, ecco io non so parlare, perché sono giovane» (Ger 1, 6).

Rapporto tra Giovani e Anziani nel Mondo Biblico

Il riferimento dei giovani agli anziani è molto accentuato nel mondo biblico, secondo una dialettica bipolare: 1) l'anziano è colui che non gode della energia dei giovani. Il Qohelet lo dice efficacemente rivolgendosi al giovane perché tenga conto degli acciacchi dell'età anziana. Ed in verità sono tanti: «Ricordati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i giorni tristi (della vecchiaia) e giungano gli anni in cui dovrai dire: Non ci provo alcun gusto...» (Qo 12, 1-7); 2) d'altra parte «Nei canuti sta la saggezza e nella vita lunga la prudenza» (Gb 12, 12). Sicché ai giovani compete di crescere ascoltando a fondo gli anziani: «Alzati davanti a chi ha i capelli bianchi, onora la persona del vecchio e temi il tuo Dío. Io sono il Signore» (Lv 19, 32).

In sintesi si può affermare che i testi biblici paiono ultimamente convergere su un dato a due facce: la giovane generazione è compiutamente definibile soltanto in rapporto alla generazione adulta, per cui, primo effetto, nella normalità dei casi i giovani sono visti nella loro relazione con i genitori, con gli anziani in particolare, e più ampiamente in relazione alla collettività; di conseguenza, secondo effetto, la giovane generazione vale più per ciò che sarà che per quello che è, si contraddistingue per le attese che vi sono su di essa e per gli scopi che il gruppo sociale pone sui giovani e che essi sono chiamati a realizzare. Vi sta sotto (non solo nel mondo ebraico) una concezione patriarcalista ed adultista di società che oggi fa arricciare il naso. Ma è innegabile che in questo modo si garantisce un dialogo vitale tra generazioni che sarebbe veramente insensato trascurare, pur dentro un quadro culturale differente da quello antico.

La Scelta Divina del Minore

Un ultimo angolo di visuale che ci presenta la Bibbia, più radicale e che influisce sui precedenti, è sintetizzabile nel noto tema biblico della «scelta del minore» rispetto al maggiore in funzione storico-salvifica. Vengono alla memoria la scelta di Giuseppe rispetto ai suoi fratelli, di Samuele rispetto all'anziano Eli, di Davide rispetto a Saul, come pure la scelta del timido Geremia. Ricorderemo come tratti salienti comuni:

  1. La scelta di Dio cade sul giovane singolo anzitutto non per chissà quali intrinseche risorse dell'età giovanile, ma piuttosto come portatore di inesperienza e immaturità tali per cui può apparire più apertamente l'esclusività dell'azione di Dio nella storia. È nel nome di Jahvé che Davide può affrontare il gigante Golia (1 Sam 17, 45), ed è Dio stesso che garantisce a Geremia la forza profetica nonostante sia giovane (Ger 1, 6s).
  2. In secondo luogo, si tratta di una scelta con finalità religiosa, per il bene della comunità, dunque dentro un disegno vocazionale: «Il Signore mi disse: Non dire: sono giovane; ma va' da coloro cui ti manderò e annunzia ciò che ti ordinerò» (Ger 1, 7).
  3. In terzo luogo, la scelta del giovane non comporta affatto una vita facile per l'eletto.

Il minore vive le sue appartenenze alla famiglia, alla comunità, a se stesso in quanto dono di Dio, nel quadro dunque dei valori religiosi cui presiede il mistero di Dio, mistero che si manifesta nel suo piano di salvezza.

Riflessioni Teologiche sulla Sofferenza e la Morte Prematura

La Promessa di Lunga Vita e la Realtà della Sofferenza (John Piper)

Molti si interrogano sulla promessa di Efesini 6:2-3: “‘Onora tuo padre e tua madre’ (questo è il primo comandamento con promessa),” - riferendosi a Esodo 20:12 - “affinché tu sia felice e abbia lunga vita sulla terra”. Questa è una domanda che ha afflitto molti, come Nate, che ha perso il suo migliore amico dodicenne per meningite, pur essendo un figlio che amava Dio e onorava i suoi genitori. Capisco molto bene Nate, e non è difficile intuire che lui e il suo amico avevano interpretato Efesini 6:2-3 come una promessa da parte di Dio di una lunga vita per ogni singolo figlio che onora i suoi genitori.

È importante osservare molto attentamente le parole usate in Efesini, il contesto di Esodo 20:12 nel Vecchio Testamento e il contesto più ampio di Paolo e le altre cose che dice su una vita lunga e sulla morte e sulla sofferenza. Per esempio, Gesù è stato il Figlio più obbediente ai suoi genitori terreni e al suo Padre celeste che sia mai esistito. Eppure Gesù morì giovane. Egli non ebbe una lunga vita sulla terra, e disse ai suoi seguaci che sarebbero andati incontro a sofferenze simili. In realtà, in tutto il Nuovo Testamento obbedire Dio, onorare Dio e osservare i suoi comandamenti, sono correlati al rischio, al pericolo e alla morte, non alla sicurezza e alla comodità. Perciò dobbiamo insegnare ai nostri figli, come fece Paolo in Atti 14:22, che “dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni”. E alcune di queste tribolazioni comportano la morte: “Faranno morire parecchi di voi”, come disse Gesù (vedi Luca 21:16).

Quando leggiamo in Efesini 6:3: “affinché tu stia bene”, sembra molto simile a Romani 8:28: “[per] quelli che amano Dio”. Romani 8:28 dice che se ami Dio, tutto coopererà al tuo bene. Efesini 6:3 dice che se onori i tuoi genitori: “tu [starai] bene”. E “tu stia bene” nel contesto di Romani 8:35 significa che potresti essere ucciso per amore di Gesù. Questo è ciò che “affinché tu stia bene” potrebbe includere. Nel Vecchio Testamento, questa promessa fu fatta al popolo d’Israele nel suo insieme, che sarebbe rimasto di generazione in generazione nella terra promessa se come popolo avesse osservato la legge e onorato i propri genitori. Non è una promessa per ogni singolo Israelita che onora i suoi genitori di arrivare fino ai settant’anni. Voi vivrete a lungo nella terra, nel senso di voi, popolo d’Israele, non sarete spazzati via e deportati a Babilonia se sarete un popolo che osserva la legge. E non lo furono, perciò furono spazzati via.

La mia impressione è che, quando Paolo citò questa promessa del Vecchio Testamento, non la interpretava come una promessa di sicura lunga vita per ogni ragazzo e ragazza che onora i suoi genitori. Se unisci le due metà insieme: “Tu stia bene e abbia lunga vita”, suggerisco che alla luce di tutto quello che abbiamo visto significa che tu starai bene e avrai una lunga vita finché questo è quello che “tu stia bene” implica. In altri termini, “tu stia bene” definisce “abbia lunga vita”, non il contrario. Vivere a lungo non definisce come tu stia bene. Tu stia bene definisce quanto a lungo vivrai. E penso che questo sia precisamente il modo in cui dovremmo dirlo a un figlio che sta morendo o che ha perso un amico o un genitore. Diciamo - ma non in modo disinvolto o senza lacrime - “Nel piano di Dio e nel Suo cuore pieno di bontà, sta andando bene. Starai bene”.

"Abbracciando la sofferenza" John Piper

Il Senso della Sofferenza Innocente e la Fede (Papa Francesco e Luigi)

“Buonasera, mi chiamo Luigi, caro padre, e desideravo chiederle una cosa, secondo lei, come può essere possibile che nostro Signore può permettere la morte di giovani innocenti? Che colpa può mai aver una giovane creatura morta ad esempio di tumore?”

Caro Luigi, se il motivo per cui Dio ci ha creato fosse soltanto la vita presente, allora la tua domanda sarebbe pienamente legittima. Rimane sempre vero quanto ha scritto la Congregazione per la Dottrina della fede a proposito dei bambini nati con qualche malformazione: “La valutazione di un cristiano non può limitarsi all’orizzonte della sola vita terrena: egli sa che, in seno alla vita presente, se ne prepara un’altra, la cui importanza è tale che alla sua luce bisogna esprimere i propri giudizi. Da questo punto di vista non esiste quaggiù un male assoluto, fosse anche l’orribile sofferenza di allevare un bambino minorato nel corpo o nella mente. È questo il rovesciamento dei valori annunciati dal Signore: “Beati coloro che piangono perché saranno consolati” (Mt 5,5). Sarebbe un volgere le spalle al Vangelo, se si misurasse la felicità con l’assenza di sofferenze e delle miserie in questo mondo”.

Nell’Enciclica Lumen Fidei Papa Francesco torna sulla relazione tra fede e sofferenza agganciandosi ad un’espressione del Salmo 116,10: “Ho creduto anche quando dicevo: sono troppo infelice”. E dice: “La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino. All’uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna, di una storia di bene che si unisce ad ogni storia di sofferenza per aprire in essa un varco di luce. In Cristo, Dio stesso ha voluto condividere con noi questa strada e offrirci il suo sguardo per vedere in essa la luce”.

Scrive ancora Papa Francesco: “Contemplando l’unione di Cristo con il Padre, anche nel momento della sofferenza più grande sulla croce (cfr Mc 15,34), il cristiano impara a partecipare allo sguardo stesso di Gesù” (LF 56). In croce Cristo sembra il perdente, l’ultimo, lo sconfitto. Ma non è così. In realtà sta ottenendo una grande vittoria per tutti noi. Aveva detto: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,36). Dobbiamo imparare anche noi a partecipare allo sguardo stesso di Gesù.

Tragedie e la Potenza Misericordiosa di Dio

Un ragazzo di 18 anni morto di incidente a La Caletta, un bimbo di tre anni ucciso dal trattore guidato dal nonno a Capo Comino; una donna assassinata a Nuoro dal suo ex compagno; un bimbo di un mese e mezzo morto a Orosei nell’ambulatorio del medico. Tragedie, diverse nella loro modalità, ma accomunate da un dolore profondo e trasversale che scuote tutta la Diocesi. Il vescovo Mosè Marcìa - assente per alcuni giorni per cause di forza maggiore - si è ritrovato al suo rientro in sede a percorrere una via dolorosa difficile da affrontare. E se il femminicidio di Nuoro impone una riflessione a parte («io per primo mi interrogo sulla nostra capacità di donarci, della vita come dono da regalare anche agli altri, dell’amore confuso col possesso, dell’egoistico diritto senza doveri»), restano lo sconcerto che può trovare consolazione solo con la fede. Ha visitato le famiglie in lutto monsignor Mosè. Ha dialogato a lungo domenica con le due madri di Siniscola. «Perché morire giovani?». Cercare una risposta insieme alle mamme di Emanuele e Silvano non è stato facile né conclusivo. Poi, nel primo pomeriggio di lunedì, la notizia della tragedia di Orosei. Un altro piccolo, piccolissimo angelo, volato in Cielo dopo poche pochissime settimane di vita.

Fu rapito, perché la malvagità non alterasse la sua intelligenza o l’inganno non seducesse la sua anima, poiché il fascino delle cose frivole oscura tutto ciò che è bello e il turbine della passione perverte un animo senza malizia. Giunto in breve alla perfezione, ha conseguito la pienezza di tutta una vita. La sua anima era gradita al Signore, perciò si affrettò a uscire dalla malvagità. La gente vide ma non capì, non ha riflettuto su un fatto così importante: grazia e misericordia sono per i suoi eletti e protezione per i suoi santi. (Sapienza 4:11-15)

Benché al presente le persone, giovani e vecchie, muoiano a causa del peccato ereditato da Adamo, è possibile trarre beneficio dal riscatto di Cristo e conformarsi alle istruzioni di Dio. Possiamo seguire una condotta di ubbidienza che ci permetterà di sopravvivere alla veniente “grande tribolazione” o di essere in seguito risuscitati, in una giusta terra purificata, ora prossima. Che benedizione essere presenti quando i cari morti, forse i vostri figli, torneranno dai morti! Vi sarà grande gioia.

Foto di un anziano che consola un giovane, simboleggiando il sostegno nella sofferenza

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