Il Natale ci ricorda di un evento unico nel suo genere nella storia: il Cristo, il Salvatore del mondo, nasce come un essere umano. Questo era stato profetizzato centinaia di anni prima. Allora profeti ispirati d’Israele avevano predetto i più sorprendenti dettagli degli eventi che avrebbero circondato la nascita di Gesù. Queste non erano che rapide visioni che erano state passate al popolo di Dio attraverso la voce dei profeti. Doveva però arrivare il tempo in cui la fede sarebbe divenuta certezza, il tempo in cui la profezia doveva diventare un fatto.
L'annuncio della nascita di Cristo era risuonato nei cieli, proclamato da un angelo del Signore a umili pastori. Il contenuto della predica dell'angelo era: «Non temete!», perché il mondo era pieno di timore prima della venuta di Cristo. L'angelo proseguiva: «... ecco, vi reco la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà». La notizia è buona perché la gioia torna a prevalere e Gesù è venuto per salvare il popolo dai loro peccati. La redenzione che Cristo porta non è limitata a una razza soltanto o a un gruppo selezionato di persone; è offerta a tutti, poiché «Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna» (Giovanni 3:16). «Chiunque crede» abbraccia ogni genere di persone, perché «tutti hanno peccato» (Romani 3:23) e tutti hanno bisogno di un Salvatore.

Isaia: Il Profeta e il suo Contesto
Nella prima parte del libro che porta il suo nome, Isaia denuncia una situazione di crisi in due ambiti ben definiti: l’ingiustizia sociale dilagante e la politica sconsiderata dei sovrani, sia del regno d’Israele che di quello di Giuda. A inasprire le tensioni sociali contribuirono le vicende politiche del periodo, dato che, dopo un’epoca di coesistenza tranquilla tra i regni della Siria-Palestina nella prima metà del sec. VIII, a partire dal 740 a.C. Isaia, dunque, è un uomo completamente immerso nelle vicende del suo popolo, al quale Dio lo invia per leggere, nelle pieghe degli avvenimenti che accadono, il suo messaggio di salvezza.
Per questo, di volta in volta, il profeta trasmette, con i suoi oracoli, ciò che il Signore gli rivela e di cui i suoi contemporanei hanno bisogno per comprendere la realtà, per tornare al Dio dei Padri, tradito dalla loro infedeltà, per sperare ancora in lui, soprattutto nei momenti più critici della storia. Di fronte a tutto ciò la proclamazione profetica non si pone solo come denuncia o come minaccia; essa intende invece mostrare il dinamismo che Dio sta imprimendo alla storia, affinché colui che lo riconosce come Signore possa partecipare alla costruzione del futuro: la rinuncia allo sfruttamento e alla violenza, mettendo al centro la ricerca della giustizia. Questa è la conoscenza di Dio annunciata dal profeta.
L'Annuncio dell'Emmanuele: Isaia 7,14
Il Messia, che inaugura un mondo dove «il lupo dimorerà insieme con l’agnello», si va delineando ancor meglio nell’oracolo che Isaia annuncia al re di Giuda Acaz: «Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che si chiamerà “Emmanuele”» (Is 7,14). Il nome, dal significato fortemente simbolico, «Dio con noi», denuncia la risposta di Yavhè a un re che non crede più nell’intervento salvifico di Dio, avendo già deciso, nel suo cuore, di far alleanza con le potenti nazioni vicine. Per questo non chiede alcun «segno» dal cielo, non cerca aiuto nel Signore, ma ripone tutta la sua fiducia nella forza degli eserciti. Isaia, profeta della fede pura, senza compromessi, dichiara allora che sarà Dio stesso a dare un «segno»: un bambino nato da una vergine. Non c’è nulla di più debole, di più fragile di un bimbo. Eppure è proprio questo bimbo che Dio ha designato come salvatore, annullando tutti i disegni politici e le inadeguatezze umane.
Il desiderio di pace degli uomini e delle nazioni, dilaniati da guerre di ogni tipo, è espresso da Isaia anche con l’immagine nota del «virgulto» (Is 11, 1 ss). Dal tronco vecchio di Iesse, spunterà il «germoglio» che tutti attendono, l’uomo nuovo, artefice di un mondo pacificato, senza più violenze, alla cui armonia, come nel giardino dell’Eden, parteciperà tutta la natura. Questa riconciliazione fra Dio e l’uomo, fra uomo e uomo, fra l’uomo e tutto il creato sarà frutto del santo Spirito che il Signore effonderà sul suo consacrato e, per suo mezzo, su tutte le creature.

Il Compimento nell'Annunciazione a Maria (Luca 1:26-38)
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. L'angelo le disse: «Saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo la rassicurò: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio». Infine, Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
L'espressione «piena di grazia» significa letteralmente: «riempire di grazia, rendo grazioso». Si può quindi tradurre con «riempita di grazia, resa graziosa». Questo è il nuovo nome che viene imposto dall'angelo a Maria, «la trasformata» da questa grazia divina. Gesù è, dunque, concepito il settimo giorno di una nuova creazione, grazie all'azione dello Spirito Santo, che è azione creatrice propria di Dio. Lo Spirito Santo e la potenza dell'Altissimo alludono alla stessa vita di Dio, accorpando a Lui ogni creatura.

Altre Profezie Messianiche di Isaia e la loro Risonanza
Tutti i profeti dell’Antico Testamento hanno indagato, scrutato, annunciato il mistero della salvezza che il Messia avrebbe portato al popolo dei Giudei e a quello dei pagani, riuniti in un’unica alleanza, incisa non più su tavole di pietra, ma nei cuori di carne degli uomini. La tradizione cristiana ha riconosciuto, al di là delle circostanze storiche, l’annuncio della venuta di Gesù, il Cristo, nella carne e alla fine del tempo, in tutte queste figure profetiche.
- In Is 2,1-5 è esposto un movimento ascendente verso il monte del tempio a cui accorrono le nazioni per ricevere un’istruzione in vista di un nuovo cammino. Da Sion uscirà la Torah, la parola di YHWH, presentata come parola di giudizio in vista di un nuovo ordine mondiale. Questa profezia abbraccia la condizione esistenziale di tutta l’umanità in cammino verso la nuova Gerusalemme, città della pace.
- In Is 8,23b-9,6 si incontra un oracolo che contrasta una situazione tenebrosa (il popolo camminava nelle tenebre) con una luminosa (vide una grande luce). Qui appare il «Figlio che ci è stato dato», l’Emmanuele, «il Dio con noi», il «Principe della pace», che illumina la notte angosciosa del popolo.
- La pagina di Is 11,1-9 accentua la vita nuova che germoglia dalla casa mutilata di David (un germoglio spunterà dal tronco di Iesse). Questo «germoglio» presterà particolare attenzione ai miseri e agli oppressi, esercitando una giustizia basata sulla parola. Si prospetta un mondo pacificato (vv. 6-9) dove ogni conflitto è superato, non tramite l’eliminazione dei violenti, bensì ponendo l’accento sulla riconciliazione.
- La stessa esultanza di cui la Chiesa gioisce nel giorno dell’Epifania, giorno della manifestazione di Cristo ai Magi, è annunciata da una profezia isaiana di grande suggestione poetica e di profondo significato religioso (Is 60, 1-6). Qui la Città santa è avvolta nello splendore della gloria di Dio, indicando ai suoi figli la via del ritorno alla vita.
- Leggendo il passo di Isaia 61,1-2, Gesù stesso si presenta dicendo che lo Spirito del Signore è su di lui per annunciare il lieto messaggio della venuta del regno di Dio. Gesù è un Messia che si occupa dei piccoli e dei poveri, di coloro che non hanno la pienezza della vita, annunciando l’anno di grazia in forza dello Spirito del Padre che lo abita.

Il Profondo Significato dell'Annunciazione
L'Annunciazione a Maria, intesa come il compimento del versetto profetico di Isaia, è un evento cardine nella storia della salvezza, che lega in modo indissolubile l'Antico e il Nuovo Testamento. Essa rivela l'ingresso di Dio nella storia umana in modo inaspettato e umile, attraverso una giovane donna e un bambino designato come Salvatore.
Questo annuncio segna non solo la nascita di Gesù, ma l'inizio di una nuova era in cui la compassione, il tocco di guarigione, l'altruismo e il sacrificio di Cristo avrebbero avuto un potente impatto sul mondo. Se Cristo non fosse venuto, questo sarebbe indubbiamente un mondo senza speranza, un mondo perduto. L'Annunciazione, quindi, è il promemoria della promessa di Dio mantenuta, un segno di speranza e la porta per una riconciliazione universale.
Film della chiesa | Come si avverano le profezie del ritorno del Signore Gesù? (Estratto)
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