La Veglia di Pentecoste in Cattedrale con l'Arcivescovo Corrado Lorefice a Palermo

La Veglia di Pentecoste rappresenta un momento di profonda spiritualità e riflessione per la Chiesa, celebrando l'irruzione dello Spirito Santo cinquantagiorno dopo la Pasqua. A Palermo, l'Arcivescovo monsignor Corrado Lorefice ha guidato questa significativa celebrazione in Cattedrale, portando con sé le esperienze e le riflessioni maturate in un periodo storico complesso, caratterizzato dalla pandemia e dalla necessità di una rinnovata ricostruzione sociale.

Foto dell'Arcivescovo Corrado Lorefice in preghiera nella Cattedrale di Palermo

Le Riflessioni dell'Arcivescovo Corrado Lorefice nel Tempo della Prova

Il Valore della Preghiera e la Riscoperta della Comunità

Durante il periodo di lockdown, l'Arcivescovo Lorefice ha recitato la supplica nella cappella delle reliquie di Santa Rosalia in Cattedrale e il Rosario al Santuario della Madonna della Milicia. La preghiera è stata fondamentale in quel difficile momento di prova e anche nell'attuale fase di ripartenza. In questa pandemia, si è riscoperta la dimensione spirituale da coltivare, che permette di avere un dialogo profondo e di abbracciare l'intera vita, anche quando presenta la sua durezza.

Pur in quarantena, è stata riscoperta la dimensione comunitaria, anche grazie ai mezzi di comunicazione. Le persone, chiuse in casa, hanno riscoperto la bellezza dell'Eucaristia, dell'ascolto della Parola di Dio, la dimensione dell'altro e dell'Altro con la A maiuscola. Nella preghiera scritta nel tempo della prova, l'Arcivescovo aveva chiesto: «Dacci la forza, l’intelligenza, l’amore per potere insieme debellare il contagio». La relazione e il dialogo con Dio sono l'energia che permette di affrontare la difficoltà, ma ora anche la ricostruzione sociale, considerando le conseguenze economiche e lavorative oltre a quelle sanitarie. Questo è il momento in cui la preghiera diventa forza ed energia per darci creatività, per riscoprire la dimensione comunitaria e affrontare ancora insieme un impegno di ricostruzione.

Nei mesi del lockdown, l'Arcivescovo ha pregato ogni giorno l'Angelus affacciato al balcone del Palazzo arcivescovile. Questo momento speciale ha permesso di accorgersi che nei palazzi di fronte all'Arcivescovado vivono persone che difficilmente avrebbe potuto conoscere. Dai balconi, non solo si è ritrovato lo sguardo della gente, ma si è conosciuto il nome, si è avuto modo di stringere un'amicizia con il vigile urbano di turno e con l'edicolante. Anche persone che si dichiarano agnostiche hanno trovato una grande forza in questo appuntamento, perché si respirava il senso comunitario. La dimensione della preghiera ha permesso una pausa e un'interiorizzazione, un momento spirituale e umano molto intenso.

Il Legame Speciale di Palermo con l'Immacolata Concezione

L'Arcivescovo Corrado Lorefice, tre giorni dopo il suo insediamento nel 2015, ha rivolto il suo messaggio alla città durante la tradizionale processione dell'Immacolata. È rimasto colpito da questa intensa devozione che esce dai canoni tipici del Sud, dove spesso c'è dispendio di denaro e fuochi d'artificio. Questa processione porta dentro la città il “patto di sangue” che il Senato palermitano fece nel 1624, volendo difendere il dogma dell'Immacolata Concezione in un momento in cui la popolazione era avvinta dalla peste. Ancora oggi i palermitani invocano due donne: l'Immacolata Concezione e Santa Rosalia. Maria è definita il volto di una Chiesa femminile, il volto materno di una Chiesa che si prende cura, che accompagna e sostiene. «L’Immacolata è il volto della Chiesa che è madre», ha ricordato. Lei, tutta appartenente a Dio, si prende cura degli uomini.

La scelta di monsignor Corrado Lorefice di trasmettere dalla Basilica di San Francesco d’Assisi la recita del Rosario su iniziativa dei media della Cei, ricordava l’intenso legame del capoluogo siciliano con Maria. Oltre due secoli prima che papa Pio IX, nel 1854, proclamasse il dogma dell’Immacolata Concezione, Palermo aveva già fatto voto di difendere il privilegio mariano “fino allo spargimento del sangue”, in occasione della peste del 1624. Una tradizione che si fa storia della città.

Illustrazione storica della processione dell'Immacolata Concezione a Palermo

La Ripartenza della Diocesi e la Messa Crismale

La diocesi palermitana sta ripartendo con la riapertura delle chiese. L'Arcivescovo ha raccontato di una visita a sorpresa nella parrocchia Santa Rosa da Lima, dove ha potuto vedere il grande desiderio della gente di ritornare alla celebrazione dell'Eucaristia, ma soprattutto di riappropriarsi della relazione comunitaria, avendo al centro il memoriale dell'amore di Dio in Cristo Gesù. La Messa Crismale è stata celebrata alla vigilia di Pentecoste, e l'Arcivescovo ha voluto dare un messaggio semplice: «Sentiremo il profumo dell’olio, del Crisma: è bello che possiamo spandere il profumo di Cristo che è compagno degli uomini». Dobbiamo essere una Chiesa che riscopre la dimensione missionaria che le viene dal sacerdozio ministeriale, che riscopre il servizio affinché tutta la comunità cristiana possa essere un unguento profumato che accompagna i cammini contorti della storia umana.

La Memoria delle Vittime di Mafia e l'Impegno per la Giustizia

Il 23 maggio, in occasione del ricordo delle vittime innocenti delle stragi di mafia del 1992, il Rosario è stato trasmesso da un quartiere significativo, la Kalsa, dove nacquero proprio Falcone e Borsellino. Questa data segna la coscienza non solo di Palermo, ma della Sicilia e dell'Italia tutta. Il Rosario in questo quartiere potrebbe aiutarci a capire che tutti abbiamo il compito di riguadagnare questo senso comunitario, l'impegno per la costruzione del bene comune che non può che fondarsi sulla giustizia e sulla legalità. Ciò che colpisce di Falcone e Borsellino è la coerenza di vita e la capacità di pensare non solo a se stessi, ma a una città degli uomini libera da tutti i poteri carsici che generano sofferenza e schiavitù. In un momento in cui l'Italia ha bisogno di ricostruzione, il loro esempio potrebbe aiutare a impegnarci con radicalità, affinché la città degli uomini sia liberata da ogni tipo di corruzione.

La Veglia di Pentecoste: Il Culmine del Mistero Pasquale

L'Appello di Gesù: "Se qualcuno ha sete, venga a me"

Nell'omelia della Veglia, l'Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice ha richiamato il Vangelo: «Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me”». È un grido con il quale Gesù lancia un appello a ciascuno di noi, come il grido di un amico per un altro amico in pericolo, o come il grido di Papa Leone per l'umanità, per la pace, per scongiurare la guerra, per custodire l'unità nel mondo e nella Chiesa. È un grido per qualcosa di cui ciascuno ha bisogno, di cui ha bisogno la Casa comune che abitiamo. Gesù parla a tutti noi, perché tutti abbiamo urgenza di essere dissetati; tutti portiamo un desiderio intenso, un gemito di vita, di autenticità, di vera libertà e di rapporto umano autentico. «Chi ha sete venga a me, e beva chi crede in me», ci dice Gesù di andare a lui.

Lo Spirito Santo: Potenza della Risurrezione

In questa Veglia, cinquanta giorni dopo la resurrezione di Gesù dai morti - questo è il senso etimologico del termine Pentecoste - l'evento salvifico della Pasqua raggiunge il suo culmine, la sua compiutezza, grazie all'irruzione dello Spirito Santo. Esso si effonde su di noi, per noi, per il mondo intero, per tutti i popoli. La Pentecoste è la straordinaria potenza della risurrezione di Gesù che invade e permea tutta la vita e la storia, il Soffio vitale dell'Amore di Dio che debella il potere della morte e trasfigura la terra e la storia umana. È il giorno in cui Dio rivela per tutti i popoli il suo volto, come canta il Sal 103,29-30: «Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra».

Infografica sul significato della Pentecoste e la discesa dello Spirito Santo

L'Invocazione dello Spirito per un Tempo di Pace

Con le parole sgorgate dal cuore di Silvano del Monte Athos, in questa Santa Veglia, anche noi esclamiamo: «Popoli tutti, terra tutta, gridiamo al Signore! La nostra preghiera troverà ascolto… Serena e dolce è la vita degli uomini sulla terra se trascorre nel santo timore di Dio. Oggi invece gli uomini vivono secondo volontà e ragione umane, hanno abbandonato i santi comandamenti e confidano di trovare felicità altrove che nel Signore. Non sanno che solo il Signore è la nostra vera gioia e che solo nel Signore l’uomo trova la felicità. Come il sole ravviva i fiori del campo, come il vento li culla, così il Signore riscalda l’anima, così le infonde vita. Il Signore ci ha fatto dono di ogni cosa perché potessimo glorificarlo».

Il dono dello Spirito che in questa notte il Santo effonde su di noi, come allora ai discepoli radunati con Maria, ci dia lo stesso entusiasmo che fu proprio dei discepoli della prima ora, per ripartire, sorretti dalla speranza che non delude, nell'annuncio gioioso del Vangelo e nell'invocazione incessante della pace per questo nostro tempo travolto da nefasti scenari di guerra, in particolare in Terra Santa e in Ucraina. Quanta distruzione di interi territori, quanto sterminio di intere popolazioni, di bambini e di anziani inermi. A quanta sofferenza stiamo assistendo - tra assuefazione e indignazione - ogni giorno. Quanta disumanità a motivo dell'odio, del delirio di onnipotenza che avanza nei cuori induriti dei ‘grandi’ del mondo, dell'orgoglioso spirito di conquista e di ritorsione.

Facciamo nostre le parole di don Giuseppe Dossetti nell’accoglienza alla Liturgia di Pentecoste del 1972: «Il Signore ci consente ancora di celebrare quest’anno, tutti insieme, la Santa Pentecoste, per rafforzare in noi la fede, la speranza, la carità; per confermarci nell’unità e nella Pace. Voglia Egli, nella Sua bontà e per l’intercessione della comune preghiera, concedere a quanti siamo qui riuniti e a tutti coloro che ci sono fratelli nella fede, di potere corrispondere al dono di Dio concorrendo ad effondere sugli altri, il senso della gioia dello Spirito, della Pace e dell’unità. Grande è per questo la responsabilità dei cristiani che dallo stesso Spirito sono condotti alla comprensione del Mistero Pasquale della Morte e della Risurrezione del Signore - e alla comprensione del Mistero della Sua Ascensione, della Sua glorificazione e del Dono dello Spirito Santo! Come davvero essi debbono essere capaci di riverberare su tutti coloro che avvicinano, e anche sui più lontani e coloro che non vedono, ma per le vie di comunicazione profonde dello Spirito, il dono di quella Pace che il mondo non può dare e che solo lo Spirito di Dio può dare, perché Egli è questo Amore e questa Pace eterna!» (G. Dossetti).

A Maria, che ha concepito Gesù per opera dello Spirito Santo e si è poi fatta guidare dalla sua azione interiore, chiediamo di aiutarci a invocare ogni giorno della nostra vita il dono del Soffio vitale, santificatore e pacificatore. Invochiamo: «Vieni, Spirito santo: «Donaci quell’amore che spegne l’odio donaci la gioia che vince la tristezza donaci la pace che schiaccia la guerra, donaci una benevolenza capace di perdono, donaci una bontà che spenga il male, donaci la fedeltà ai propositi di pace, donaci la mitezza che fa cadere le armi, donaci il dominio di sé che non conosce la vendetta» (C. M. Martini).

Si invoca: «Passi il tuo Spirito, Signore, come la brezza primaverile che fa fiorire la vita e schiude l’amore; passi il tuo Spirito come uragano che scatena una forza sconosciuta e solleva le energie addormentate; passi il tuo Spirito sul nostro sguardo per portarlo verso orizzonti più lontani e più vasti; passi nel nostro cuore per farlo bruciare di un ardore avido d’irradiare; passi il tuo Spirito nei nostri volti rattristati per farvi riaffiorare il sorriso. Passi il tuo Spirito, Signore sulle nostre mani stanche per rianimarle e rimetterle gioiosamente all’opera; passi il tuo Spirito fin dall’aurora per portare con sé tutta la giornata in uno slancio generoso; passi all’avvicinarsi della notte per conservarci nella tua luce e nel tuo fervore. Passi il tuo Spirito su di noi, per farvi abbondare pensieri fecondi che rasserenano. Passi e rimanga in tutta la nostra vita».

Veglia di Pentecoste - Omelia dell'Arcivescovo

Il Significato Biblico della Pentecoste

La Pentecoste in origine era la festa ebraica che segnava l'inizio della mietitura e si celebrava 50 giorni dopo la Pasqua ebraica. Nel Cristianesimo, invece, indica la discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli riuniti insieme nel Cenacolo.

Il Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Parola del Signore.

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