I Diritti di Primogenitura e la Benedizione di Isacco a Giacobbe

La storia biblica di Isacco, Rebecca e i loro figli gemelli, Esaù e Giacobbe, è un racconto avvincente che esplora temi universali come la predestinazione divina, l'inganno umano, la gelosia fraterna e la realizzazione del piano di Dio nonostante le imperfezioni degli uomini. Al centro di questa narrazione vi sono i concetti del diritto di primogenitura e della benedizione paterna, elementi cruciali per il destino delle future generazioni di Israele.

La Nascita dei Gemelli e la Profezia Divina

Dopo tantissimi anni, ad Abramo e Sara nasce un figlio, Isacco. Successivamente, Isacco supplicò il Signore per sua moglie Rebecca, poiché ella era sterile, così come Abramo aveva implorato per Sara. I due bambini si urtavano nel suo grembo ed ella andò a consultare il Signore. Il Signore le disse: «Due nazioni sono nel tuo grembo e due popoli separati usciranno dal tuo seno. Il maggiore servirà il minore». Questa risposta sorprendente del Signore decretò che, nonostante le tradizioni, il minore dei figli sarebbe diventato il maggiore. Quando venne per lei il tempo di partorire, ecco che ebbe due gemelli. Il primo che nacque era rosso e peloso come un mantello di pelo, così fu chiamato Esaù (che vuol dire peloso). Dopo nacque suo fratello, che con la mano teneva il calcagno di Esaù, e fu chiamato Giacobbe (che significa anche “ingannatore” o “soppiantatore”). I due fratelli, Esaù e Giacobbe, rappresentano due modi di vivere e due popolazioni: gli Edomiti, discendenti di Esaù, e gli Israeliti, fra i quali ci furono molte difficoltà di intesa.

illustrazione biblica della nascita di Esaù e Giacobbe

Esaù Disprezza la Primogenitura

I due bambini crebbero. Esaù divenne un esperto cacciatore, un uomo di campagna, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo che se ne stava nelle tende. Isacco amava Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca amava Giacobbe. Un giorno, mentre Giacobbe faceva cuocere una minestra, Esaù sopraggiunse dai campi, stanco e affamato. Esaù disse a Giacobbe: «Dammi per favore da mangiare un po’ di questa minestra rossa, perché sono stanco». Giacobbe gli rispose: «Vendimi prima di tutto la tua primogenitura». Esaù disse: «Ecco, io sto morendo; a che mi serve la primogenitura?». Giacobbe replicò: «Prima, giuramelo». Esaù glielo giurò e vendette la sua primogenitura a Giacobbe. Allora Giacobbe diede a Esaù del pane e della minestra di lenticchie. Egli mangiò e bevve; poi si alzò e se ne andò. Questa azione dimostra come Esaù disprezzò la sua primogenitura, valorizzando le sue immediate necessità fisiche più delle benedizioni e responsabilità spirituali ad essa legate. Questa minestra rossa diede il nome di Edom (il rosso) al popolo discendente da Esaù.

disegno biblico di Esaù che vende la primogenitura per un piatto di lenticchie

La Benedizione di Isacco e l'Inganno di Giacobbe

Il capitolo 27 della Genesi ruota attorno alla benedizione divina, il conferimento di un privilegio, di un diritto, di una responsabilità o di un favore. La benedizione del padre in punto di morte influiva sul destino e sul carattere di chi la riceveva ed era un mezzo per designare il successore in modo irrevocabile, poiché la benedizione data era definitiva e non poteva essere revocata.

Il Piano di Isacco e l'Intervento di Rebecca

Isacco era invecchiato e i suoi occhi indeboliti non ci vedevano più. Credendo che fosse giunto il momento di morire (sebbene vivesse fino a 180 anni, più di quarant'anni dopo), chiamò Esaù, suo figlio maggiore. Isacco gli disse: «Figlio mio! Sono vecchio e non so il giorno della mia morte. Ora prendi le tue armi, va’ fuori nei campi e prendimi un po’ di selvaggina. Poi preparami una pietanza saporita, di quelle che mi piacciono; portamela perché io la mangi e ti benedica prima che io muoia». Isacco, nella testardaggine della sua vecchiaia, era determinato a trasmettere la benedizione a Esaù, nonostante ciò che il Signore aveva detto (Genesi 25:23) e ciò che i ragazzi avevano dimostrato nelle loro vite. Il fatto che Isacco cercasse di concedere la benedizione segretamente mostrava che sapeva che ciò che voleva fare era sbagliato.

illustrazione biblica di Isacco anziano e cieco che parla con Esaù

Rebecca stava ascoltando quando Isacco parlava a Esaù. Essendo a conoscenza della profezia di Dio e preferendo Giacobbe, decise di assicurargli la benedizione. Parlò a Giacobbe e gli disse: «Figlio mio, ubbidisci alla mia voce e fa’ quello che ti comando. Va’ al gregge e prendimi due buoni capretti e io ne farò una pietanza saporita per tuo padre, di quelle che gli piacciono. Tu la porterai a tuo padre, perché la mangi e così ti benedica prima che egli muoia». La madre lo aiutò a ingannare il padre cieco.

L'Esecuzione dell'Inganno

Giacobbe disse a Rebecca sua madre: «Mio fratello Esaù è peloso, e io no. Può darsi che mio padre mi tasti e mi consideri un impostore e mi attirerò addosso una maledizione invece di una benedizione». Sua madre gli rispose: «Questa maledizione ricada su di me, figlio mio! Ubbidisci pure alla mia voce e va’ a prendermi i capretti». Giacobbe andò a prenderli e li portò a sua madre, e sua madre ne preparò una pietanza saporita. Poi Rebecca prese il più bel vestito di Esaù, suo figlio maggiore, che teneva in casa presso di sé, e lo fece indossare a Giacobbe. Con le pelli dei capretti rivestì le sue mani e la parte liscia del suo collo per simulare la ruvidità e la peluria di Esaù.

illustrazione biblica di Rebecca che aiuta Giacobbe a vestirsi con le pelli di capretto

Giacobbe si recò da suo padre e disse: «Padre mio!». Isacco rispose: «Eccomi; chi sei tu, figlio mio?». Giacobbe disse a suo padre: «Sono Esaù, il tuo primogenito. Ho fatto come tu mi hai detto. Àlzati, ti prego, mettiti a sedere e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica». Isacco disse a suo figlio: «Come hai fatto a trovarne così presto, figlio mio?». E quello rispose: «Perché il Signore, il tuo Dio, l’ha fatta venire sulla mia via». Isacco, insospettito dalla voce di Giacobbe, che non riusciva a camuffare, gli chiese di avvicinarsi per tastarlo. Giacobbe si avvicinò e Isacco, dopo averlo palpato, disse: «La voce è la voce di Giacobbe, ma le mani sono le mani di Esaù». Così non lo riconobbe, perché le mani di lui erano pelose come le mani di Esaù suo fratello, e lo benedisse. Isacco ripeté: «Tu sei proprio mio figlio Esaù?». Ed egli rispose: «Sì».

La BENEDIZIONE di ISACCO a GIACOBBE - GENESI 27, 1-5.15-29: spiegazione biblica - 2019

La Benedizione Impartita

Isacco gli disse: «Portami da mangiare la selvaggina di mio figlio, e io ti benedirò». Giacobbe lo servì e Isacco mangiò. Poi suo padre Isacco gli disse: «Ora avvicìnati e baciami, figlio mio». Egli si avvicinò e lo baciò. Isacco sentì l'odore delle sue vesti e disse: «Vedi, l'odore di mio figlio è come l'odore di un campo che il Signore ha benedetto». Così Isacco benedisse Giacobbe con queste parole: «Dio ti dia la rugiada dei cieli e la fertilità della terra e abbondanza di frumento e di vino. Ti servano i popoli e le nazioni s’inchinino davanti a te. Sii padrone dei tuoi fratelli e i figli di tua madre s’inchinino davanti a te. Maledetto sia chiunque ti maledice, e benedetto sia chiunque ti benedice». Ricevendo la benedizione, Giacobbe divenne il capo di suo fratello. Essere benedetti significava assicurarsi il successo. Così le promesse di Dio (terra, discendenza, alleanza) passarono da Isacco a Giacobbe.

Il Ritorno di Esaù e l'Amara Realizzazione

Appena Isacco ebbe finito di benedire Giacobbe e Giacobbe si era appena allontanato dalla presenza di suo padre Isacco, Esaù suo fratello rientrò dalla caccia. Anch’egli preparò una pietanza saporita, la portò a suo padre e gli disse: «Si alzi mio padre e mangi della caccia di suo figlio, affinché l’anima tua mi benedica». Isacco suo padre gli disse: «Chi sei tu?». Isacco fu preso da un tremito fortissimo, capendo di aver peccato nel tentare di agire contro il piano di Dio rivelato in Genesi 25:23. In quel momento, Isacco capì che avrebbe sempre perso quando cercava di resistere alla volontà di Dio, anche quando non gli piaceva la volontà del Signore.

All’udire le parole di suo padre, Esaù diede un grido forte ed amarissimo. Poi disse a suo padre: «Benedici anche me, padre mio!». Ma Isacco rispose: «Tuo fratello è venuto con inganno e si è presa la tua benedizione». Esaù disse: «Non è a ragione chiamato Giacobbe? Egli mi ha soppiantato già due volte: mi tolse la primogenitura, ed ecco ora si è presa la mia benedizione». Poi aggiunse: «Non hai tu riservato una benedizione per me?». Isacco rispose e disse a Esaù: «Ecco, io l’ho costituito tuo padrone e gli ho dato tutti i suoi fratelli per servi, e l’ho provvisto di frumento e di vino; che potrò fare per te, figlio mio?». Esaù disse a suo padre, ripetendo angosciato: «Non hai tu che questa benedizione, padre mio? Benedici anche me, o padre mio!». Isacco, infine, diede a Esaù una benedizione secondaria, profetizzando che avrebbe vissuto della sua spada e avrebbe servito suo fratello, ma che col tempo si sarebbe liberato dal suo giogo. La benedizione di Isacco a Giacobbe non poteva essere revocata.

La Fuga di Giacobbe e la Scala di Betel

Esaù odiò Giacobbe a causa della benedizione e disse tra sé: «Allora ucciderò mio fratello Giacobbe». Rebecca, preoccupata, disse a Giacobbe: «Alzati e fuggi a Haran da Labano mio fratello; e rimani con lui un po’ di tempo, finché la collera di tuo fratello sia passata». Rebecca manipolò Isacco, convincendolo a mandare Giacobbe da Labano, il fratello di lei, per trovargli una moglie, affinché non facesse come Esaù che aveva preso moglie tra gli Ittiti, causando disgusto ai genitori. Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede quest’ordine: «Non prendere moglie tra le donne di Canaan. Parti, va’ a Paddan-Aram, alla casa di Betuel, padre di tua madre, e prendi moglie là, tra le figlie di Labano, fratello di tua madre. Il Dio onnipotente ti benedica, ti renda fecondo e ti moltiplichi, in modo che tu diventi un’assemblea di popoli, e ti dia la benedizione di Abraamo: a te e alla tua discendenza con te, perché tu possieda il paese dove sei andato peregrinando, che Dio donò ad Abraamo».

Durante il viaggio da Beer-Sceba a Caran, Giacobbe ebbe un sogno. Riprendendo il brano del sogno di Giacobbe, dobbiamo toglierci dalla mente l’immagine di una scala a pioli, come la rappresentano spesso i pittori. Si tratta invece di una ziggurat, una costruzione a gradoni tipica dei popoli babilonesi, sulla cui sommità c’era il santuario dove si diceva che Dio scendesse nelle grandi feste: era un edificio con sette gradoni che fungeva da collegamento tra terra e cielo. Alla base c’era il recinto sacro del tempio e i sacerdoti salivano fino alla sommità, ricevevano la benedizione divina e la riportavano alla base al popolo: la visione di angeli che salgono e scendono corrisponde alla salita e alla discesa dei sacerdoti dalla ziggurat. Gli angeli preannunciano la venuta di Dio. Dio non abbandona mai l’uomo, e proprio quando si trova in situazioni difficili, fa sentire la sua presenza e la sua protezione. Dio conferma a Giacobbe le promesse già fatte a Isacco e ad Abramo. È una conferma inattesa, perché Giacobbe sembra non averla meritata col suo comportamento piuttosto negativo; nonostante questo, Dio manifesta a Giacobbe la sua volontà, anzi a lui promette una discendenza numerosa non quanto “le stelle del cielo”, ma quanto “la polvere della terra”.

illustrazione di Giacobbe che dorme e sogna la ziggurat/scala di Betel

Innalzando la pietra a mo’ di stele e versandoci sopra dell’olio, Giacobbe diede a questo luogo il nome di Betel (che significa ‘casa di Dio’) per ricordare quest’esperienza, questo incontro significativo tra Dio e Giacobbe. Nella storia di Israele, Betel è stato uno dei luoghi di culto più importanti per il popolo ebreo; dopo la divisione della Palestina, il santuario di Betel è stato il più importante del regno del nord, come il tempio di Gerusalemme lo è stato per il regno del sud. Il voto che Giacobbe fa impegna più se stesso che Dio: serve a rafforzare la sua volontà di essere fedele e nello stesso tempo serve a chiedere dei segni che rinvigoriscano la sua fede ancora fragile.

Giacobbe e le Moglie: Lea e Rachele

Dopo il sogno, Giacobbe riprese il cammino e arrivò presso un pozzo dove incontrò Rachele, la secondogenita di Labano, il fratello di sua madre Rebecca. Tra Giacobbe e Rachele avvenne un bellissimo e romantico incontro, che contrastava con le usanze del tempo dei matrimoni combinati. Essendo Rachele molto bella, Giacobbe se ne innamorò. Giacobbe dichiarò a Labano che sarebbe rimasto a lavorare presso di lui sette anni in cambio della mano di Rachele, secondo l'usanza del tempo.

illustrazione di Giacobbe che incontra Rachele al pozzo

Passati sette anni al servizio di Labano, questi con l’inganno fece sposare a Giacobbe la figlia Lea, la primogenita, che era "non amata" o "odiata" rispetto a Rachele. Poi, dopo sette giorni, gli permise di sposare anche Rachele, in cambio di altri sette anni di servizio. Giacobbe accettò e amò Rachele più di Lea. Giacobbe subì un inganno, proprio come a sua volta aveva fatto per i diritti di primogenitura. Poiché Lea veniva trascurata, il Signore le diede la possibilità di avere quattro figli: Ruben, Simeone, Levi e Giuda.

La Sterilità e la Nascita delle Dodici Tribù

Rachele, che era sterile, divenne gelosa della sorella e chiese a Giacobbe di unirsi alla sua serva Bila per avere un figlio. Bila ebbe due figli: Dan e Neftali. Lea fece la stessa cosa con la sua schiava Zilpa, che ebbe due figli: Gad e Aser. La stessa Lea poi concepì e partorì altri due figli, Issacar e Zabulon, e una figlia, Dina. Nel Vecchio Testamento si trova spesso il tema della sterilità (come Sara, Rebecca e ora Rachele), proprio per far vedere che è sempre Dio all’origine di ogni generazione. I popoli nati da queste matriarche hanno dato origine al popolo eletto, che per questo si considera voluto da Dio. E anche la discendenza è da considerarsi un dono di Dio.

albero genealogico dei figli di Giacobbe e delle loro madri

In totale, Giacobbe ebbe dodici figli, che divennero i capostipiti delle dodici tribù di Israele. In origine Israele era composto da solo quattro tribù, chiamate con i nomi delle quattro donne di Giacobbe: Lia, Rachele, Bila e Zilpa. La profezia di Isacco riguarda anche la sorte degli Edomiti, il popolo discendente da Esaù che verrà distrutto dagli Assiri.

Il Ritorno di Giacobbe e la Lotta con l'Angelo

Giacobbe decise di scindere il contratto con il suocero Labano. Dopo vent’anni di permanenza, ripartì notevolmente arricchito, ma queste ricchezze provocarono l’inimicizia dei figli di Labano. Giacobbe, d’accordo con le due mogli, decise di partire per ritornare da Isacco suo padre. Rachele rubò i terafim, gli idoli domestici che appartenevano al padre, per ottenere responsi divini. Questo episodio fa capire che il passaggio dall’idolatria al monoteismo avvenne gradualmente. Labano inseguì Giacobbe, ma giunsero a un patto pacificamente.

Finalmente Giacobbe poteva tornare alla terra dei padri, ma non era affatto tranquillo, perché si era allontanato per sfuggire alla collera del fratello Esaù che lo voleva uccidere. Giacobbe inviò doni a Esaù per placare la sua ira. Poi Giacobbe lottò tutta la notte con un essere misterioso presso il fiume Iabbok, un fiume pericoloso che ispirò leggende su spiriti che ne impedivano il passaggio. Molte saghe raccontano di spiriti che lottano con uomini, agendo solo nelle ore notturne. Questo particolare dell'antico racconto viene mantenuto, anche se non si può attribuire a Dio un potere limitato alle ore notturne. Il Talmud spiega che l’Angelo lottatore smette all’aurora perché deve tornare in cielo a cantare le lodi al Signore (viene identificato come l’arcangelo Michele).

illustrazione biblica di Giacobbe che lotta con l'angelo

La lotta fu continua e non si capiva chi vincesse. Ad un certo punto Giacobbe colse qualcosa di divino in questo lottatore e gli chiese una benedizione. L’essere gli domandò come si chiamasse; per gli antichi il nome era parte della persona, e dire il nome era manifestare il proprio essere, rivelare la propria identità, mettersi nelle mani di colui a cui si rivela il nome. Giacobbe, il cui nome significa ingannatore, lo rivelò nella sua personalità. L’essere misterioso gli cambiò il nome in Israele, che significa: “hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto”. Cambiare il nome indica un nuovo modo di essere, una nuova missione, una nuova strada da seguire. Giacobbe avrebbe voluto conoscere il nome dell’essere misterioso, ma questi non svelò nulla, dandogli però la sua benedizione. Questo episodio, collocato durante il viaggio di ritorno di Giacobbe nella sua terra, quando era terrorizzato dal pericolo di incontrare suo fratello, mostra come Dio gli appaia sotto forma di Angelo lottatore e gli infonda fiducia. Un altro significato di questo episodio è l’importanza data alla preghiera come incontro con Dio, come lotta, come luogo di trasformazione personale. Confrontarsi con Dio non è mai pacifico: c’è tensione, c’è lotta, c’è un cammino continuo per giungere alla benedizione di Dio.

La BENEDIZIONE di ISACCO a GIACOBBE - GENESI 27, 1-5.15-29: spiegazione biblica - 2019

Il Piano di Dio e le Imperfezioni Umane

L'autore biblico ha voluto mettere da parte il comportamento ambiguo e discutibile di Giacobbe per concentrarsi sul risultato: la benedizione di Giacobbe, il secondo figlio, il più debole, il più fragile. I limiti e gli sbagli degli uomini non ostacolano la realizzazione del piano di Dio. Anche Paolo nella sua lettera ai Romani (cap.9) sottolinea la somma libertà di scelta di Dio, proprio nei confronti dei due fratelli, Giacobbe ed Esaù: Giacobbe aveva delle colpe, ma Dio lo ha scelto. La storia di oggi ci ricorda quanto problematica sia la nostra natura; non siamo molto diversi da Isacco e la sua famiglia. Tuttavia, abbiamo visto più volte nel libro della Genesi che le azioni degli uomini non sorprendono, non sconvolgono, non scombussolano il piano del nostro Dio sovrano. Isacco benedice completamente il suo figlio minore, dandogli la benedizione di Abramo consapevole, per fede, che questo è il piano di Dio. La benedizione che Dio ha in serbo per noi si riceve per fede. Tutti noi desideriamo essere benedetti, tutti vogliamo essere approvati, vogliamo che il Signore rivolga il suo volto verso di noi.

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