Federico Barocci e le Rappresentazioni della Resurrezione di Cristo nell'Arte

La figura di Federico Barocci (o Barozzi), nato ad Urbino tra il 1535 e il 1612, emerge come una delle personalità più significative del panorama artistico italiano tra il Manierismo e i prodromi del Barocco. Proveniente da una famiglia di artisti e artigiani, Barocci sviluppò un linguaggio pittorico personale e innovativo, che combinava lo stile veneziano con un peculiare "naturalismo mistico".

La sua formazione, sebbene poco documentata, fu certamente influenzata dalle ricche collezioni della corte urbinate e dalla conoscenza di artisti come Correggio, la pittura veneta e Annibale Carracci. Opere giovanili come la Santa Cecilia (Urbino, Duomo, 1550-1555) e il Martirio di San Sebastiano (Urbino, Duomo, 1557-1558) mostrano già una notevole padronanza stilistica. Il suo soggiorno a Roma nel 1555, sotto la protezione di Giulio Feltrio della Rovere, fu determinante, ispirato dalle opere mature di Raffaello e ammirato da Michelangelo, con i consigli di Taddeo Zuccari. Tuttavia, l'artista scelse di abbandonare Roma per rifugiarsi nell'isolamento della sua Urbino, una scelta paragonabile a quella di Bronzino a Firenze o di Ludovico Carracci a Bologna. Tra le sue opere mature spicca la Natività di Gesù, eseguita nel 1597, un dipinto a olio su tela che ben illustra la sua sensibilità.

Ritratto di Federico Barocci o illustrazione del suo stile artistico

La Resurrezione di Cristo: Fondamento Teologico e Rilievo Artistico

L'episodio della Resurrezione di Cristo, narrato nei Vangeli, rappresenta il cardine della fede cristiana e ha esercitato un'influenza profonda sulla produzione artistica di ogni epoca. Secondo il Vangelo di Giovanni, il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguì ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

L'importanza della Resurrezione di Cristo per la cristianità è evidente anche nelle arti, soprattutto nella pittura, dove l’apparizione del Redentore alle pie donne e ai discepoli fu dipinta per destare gioia ma anche stupore e timore. I più stupiti e confusi dovevano essere i soldati romani, le guardie che, invece di sorvegliare la tomba del figlio di Dio, si sono addormentate e hanno perso il momento del miracolo accaduto. Per questo essi sono forse presenti in molte opere accanto al sepolcro vuoto.

L'Iconografia della Resurrezione: Evoluzione e Interpretazioni

Le maniere e le tecniche usate dagli artisti per creare questa scena straordinaria cambiarono nel tempo. Nel Quattrocento, artisti come Giovanni Bellini e Perugino dipinsero la figura di Cristo in modo più statico, talvolta su un trono tra personaggi ritenuti lì presenti, andando oltre la sola presenza delle guardie romane raccontata dal Vangelo. Nel Cinquecento, Veronese diede una versione pittorica «più impetuosa e tormentata» del momento, trasmettendo l’emozione vissuta all’uscita di Gesù dalla tomba e alla sua liberazione in cielo, in uno stato generale di spavento e perplessità.

La Resurrezione e il "Noli me tangere" nelle Opere di Altri Maestri

Il tema della Resurrezione e dell'episodio del Noli me tangere, in cui Gesù risorto appare a Maria Maddalena, è stato un soggetto prediletto da numerosi maestri, ognuno con la propria interpretazione stilistica e teologica.

Giotto di Bondone

Il famoso pittore ed architetto italiano, sommo rappresentante del gotico, Giotto di Bondone ha raffigurato l'intera vita di Cristo. Dalle sue innumerevoli opere, gli affreschi della Cappella degli Scrovegni sono forse i più conosciuti. L'intero ciclo è considerato un capolavoro assoluto della storia della pittura. L’affresco La Resurrezione e Noli me tangere si trova nel registro centrale inferiore, nella parete sinistra, nelle Storie della Passione di Gesù. La scena mostra un doppio episodio: a sinistra il sepolcro vuoto di Cristo con gli angeli seduti e le guardie che dormono tranquillamente senza essersi accorti del miracolo avvenuto e a destra, Maria Maddalena che vede Cristo risorto. La donna, inginocchiata, protende perplessa le braccia verso il Risorto temendo che non sia solo una visione, ma Cristo trionfante sulla morte, con il vessillo crociato (sul quale si legge l'iscrizione VI[N]CI/TOR MOR/TIS), la respinge con gentilezza, allontanandosi. Adesso, l’amore umano non gli appartiene più e vive solo l’amore divino. La frase che pronuncia, Noli me tangere, corrisponde alle versioni latine dei vangeli. L'atmosfera creata è di «metafisica astrazione», che preannuncia, come considerano i critici, la pittura di Piero della Francesca. Giotto e i suoi allievi hanno raffigurato la scena del Noli me tangere anche nella Cappella della Maddalena nella basilica inferiore di Assisi, con un'analoga rappresentazione del sepolcro vuoto.

Affresco di Giotto
Beato Angelico

Gli affreschi del Convento di San Marco (costruito dal Michelozzo e decorato da Fra Angelico) furono «una pietra miliare dell'arte rinascimentale», di una forza nata dall'assoluta armonia e semplicità, che invita a contemplare e a meditare religiosamente. Come Giotto, Beato Angelico ha dipinto anche un affresco su Noli me tangere, in cui Gesù incontra Maria di Màgdala nel giardino di fronte alla roccia tombale. L’erba, i fiori e gli alberi - olivi e cipressi - alludono alla passione di Cristo, alla Sua meravigliosa accoglienza a Gerusalemme nella Domenica delle Palme, così diversa dall'ultimo Suo giorno di vita. In un’altra pittura dell’Angelico, l’angelo appena uscito dalla tomba vuota porta la bella notizia alle pie donne ancora piangenti. L’armonia cromatica viene data dai manti celeste, giallo e rosso che queste indossano e dal color nocciola chiaro che sono sia del vestito dell’angelo sia della roccia.

Affresco di Beato Angelico
Piero della Francesca

Tra le personalità più emblematiche del Rinascimento italiano, il pittore e matematico Piero di Benedetto de’ Franceschi, noto comunemente come Piero della Francesca, fu un esponente della seconda generazione di umanisti. Le sue opere, in cui s’intrecciano arte, scienza, teologia e filosofia, «razionalità ed estetica», «fecero da cerniera» tra la prospettiva geometrica brunelleschiana, la plasticità di Masaccio, la luce altissima che «schiarì le ombre e intrise i colori di Beato Angelico e di Domenico Veneziano e la descrizione precisa e attenta alla realtà dei fiamminghi». La Resurrezione di Gesù, che l’artista dipinse mentre lavorava ad Arezzo agli affreschi delle Storie della Vera Croce, in una sala del palazzo del governo cittadino (oggi sede del museo), fu lodata anche dallo scrittore Aldous Huxley che la definì la più bella pittura del mondo. La scena è ambientata in un quadro naturale pieno di piante verdi (olivi), dove si trovano un basamento (con un'iscrizione oggi quasi del tutto cancellata) e un architrave. Mentre quattro soldati romani dormono, Cristo si leva dal sepolcro ridestandosi alla vita. La sua figura è al vertice di un triangolo immaginario, formatosi tra la base del sarcofago e la sua aureola. La sua figura solenne divide il paesaggio in due parti: quella di sinistra, invernale e morente e quella di destra, estiva e rigogliosa, che richiama i cicli vitali, presenti nella cultura pagana. La partecipazione dell’artista a questa scena è viva, perché il soldato senza elmo che dorme seduto ai piedi del sarcofago rappresenta il suo autoritratto. Il tema del contrasto tra i due stati - il sonno dei soldati e la veglia di Gesù - è redatto con una geometria spaziale, in cui s’iscrivono «le figure astratte e immutabili dei personaggi». Cristo ha un corpo atletico, ben eretto e modellato come una statua antica; con un ginocchio appoggiato sul bordo, per rilevare l'uscita dal sarcofago, e con la mano destra che regge il vessillo crociato, annuncia il suo trionfo. Egli fu consapevolmente dipinto «al di fuori delle regole prospettiche che imporrebbero una veduta dal basso, come avviene per le teste dei soldati», perché la sua natura divina «l’ha già sottratto alle leggi terrene».

La Resurrezione di Gesù di Piero della Francesca
Giovanni Bellini

Uno dei più celebri pittori del Rinascimento, Giovanni Bellini lavorò ininterrottamente ad altissimi livelli per più di sessant'anni, facendo passare la pittura veneziana, che ebbe in lui un fondamentale punto di riferimento, attraverso le esperienze più diverse, «dalla tradizione bizantina ai modi padovani filtrati da Andrea Mantegna, dalle lezioni di Piero della Francesca, Antonello da Messina e Albrecht Dürer, fino al tonalismo di Giorgione». Nella Resurrezione di Cristo (che oggi si trova allo Staatliche Museum di Berlino), Gesù appare in gloria assoluta sopra le nuvole, con il vessillo bianco («come il velo mosso dal vento della mattina») sul quale la croce rossa simboleggia la vittoria del cristianesimo. I soldati romani non possono più essere increduli, e uno (forse quello che gli aveva trafitto il costato con la lancia) già lamenta che non ha avuto fede nel Figlio di Dio. Lontano si vedono le pie donne incamminarsi verso la tomba del Redentore nel momento in cui la notte (simbolo del peccato) viene sostituita dall’alba (simbolo della pace).

Dipinto
Pietro Perugino

Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il Perugino o Pietro Perugino, fu per alcuni decenni il più noto e influente pittore italiano. Maestro di Raffaello, mise insieme la luce e la monumentalità di Piero della Francesca con il naturalismo e i modi lineari di Andrea del Verrocchio, filtrandoli attraverso i modi gentili della pittura umbra. Fu il primo a sviluppare quello stile «dolce e soave» che godette una notevole fortuna negli ultimi decenni del Quattrocento. I suoi dipinti religiosi, con la loro «indefinita caratterizzazione di personaggi e luoghi, intonati ad un tono lirico e contemplativo», erano particolarmente appropriati alle «pratiche di visualizzazione interiore degli episodi evangelici suggerite dai manuali di orazione contemporanei». Il suo stile è caratterizzato da una «morbida luce soffusa, un chiaroscuro che evidenzia la rotondità delle forme, colori sfumati con delicatezza ma ricchi di drammaticità nelle azioni, paesaggi idilliaci e teatrali architetture di sfondo». La Resurrezione di Gesù del Perugino è ambientata sul colle del Golgota, in un paesaggio in cui dietro alcuni alberi si vedono i monti. Cristo trionfante è appena uscito dal sepolcro, la cui pietra è mossa proprio per convincere gli spettatori della Sua gloria. Egli sta nel centro, con il vessillo con la croce nella mano sinistra, mentre con la destra sembra voler indicare l’importanza del momento; avvolto nel suo manto rosso (simbolo del santo sangue versato per l’umanità), ha ancora sulla testa la corona di spine che lo identifica dopo la sua morte recente. Dai soldati che dormono profondamente, ce n’è uno ancora sveglio, che tiene nella mano la lancia con quale Gesù è stato ferito al costato. Il Figlio di Dio, che ha vinto la morte e i suoi nemici, veglia adesso maestosamente il mondo che sembra di nuovo un paradiso.

Dipinto
Raffaello Sanzio

Raffaello Sanzio, il migliore allievo di Perugino, è stato uno dei più celebri pittori e architetti del Rinascimento italiano. Autore di splendide Madonne e di tanti ritratti di santi, papi e personalità politiche e culturali, dei famosi affreschi negli appartamenti Borgia (Disputa del Sacramento, Scuola di Atene, Parnaso), ha creato fino all’età di 37 anni opere che sono diventate modelli d’insegnamento del disegno e della pittura. Nelle sue opere Raffaello ha dimostrato «la capacità di indagare attentamente la psiche, cogliendo i dati introspettivi degli effigiati, assieme a un'appassionata descrizione del dettaglio di matrice fiamminga», appresa probabilmente alla bottega paterna. Nella sua Resurrezione di Cristo custodita dal Museo d'Arte di San Paolo e che riporta varie iscrizioni sul retro e sulla cornice, si nota l’influenza del Perugino (della predella del Polittico di San Pietro, della Pala di San Francesco al Prato, dove si vedono figure simili di soldati spaventati e la coppia di angeli in volo con cartigli sinuosi). Ma Raffaello seppe anche distaccarsi dal modello, ambientando la scena in un paesaggio più variato e animato, nella maggior ricchezza ed elaborazione del sarcofago, «nelle vesti più curate, nei gesti più vivi, nei colori più corposi, che danno maggiore risalto plastico alle figure». Anche gli angeli sono più animati di quelli di Perugino, e rimandano piuttosto a esempi fiorentini. Gesù è mosso, non sta più sulla pietra tombale, si trova già su una nuvola, allusione forse alla Sua futura Ascensione, insieme al dito della mano destra che indica il cielo. I soldati romani si sono svegliati e le loro figure e i loro corpi tradiscono meraviglia e spavento.

Dipinto
Tiziano Vecellio

Artista «innovatore e poliedrico», maestro, insieme a Giorgione, del colore tonale, Tiziano Vecellio fu uno dei pochi pittori italiani che, avendo una propria bottega, stabilì contatti diretti con i potenti dell'epoca, diventati i suoi maggiori committenti. Rinnovatore della pittura (come Michelangelo), ha lasciato opere alle quali s’ispirarono Velázquez, Rubens, Rembrandt e Goya. Spirito autenticamente rinascimentale, egli fu «il ritrattista principe del suo secolo». Il fondo scuro, già presente nel Quattrocento nelle opere dei fiamminghi e di Antonello da Messina, diventò il suo tratto distintivo, insieme alla naturalezza delle espressioni e alla libertà da schemi preconfezionati. «Il colore denso» fu sempre lo strumento di cui si servì per «la rappresentazione psicologica della realtà». Nella sua opera Noli me tangere (considerata da alcuni critici opera giovanile dell’artista, oppure pittura di Giorgione), la scena si svolge sullo sfondo di un paesaggio bucolico. Cristo a sinistra e la Maddalena a destra, inginocchiata, si trovano davanti a un albero che sembra prolungare la figura del Redentore verso il cielo, sorpassando anche le dimensioni del colle da destra. Tiziano ha dipinto anche una Resurrezione che fa parte dal Polittico Averoldi, chiamato così dal nome del committente Altobello Averoldi. Formato da cinque panelli che rappresentano (oltre alla Resurrezione di Cristo), Santi Nazaro e Celso con donatore, San Sebastiano, Angelo annunziante, e Vergine annunciata, l’opera rinnova nella scena centrale l'iconografia tradizionale, combinandosi con quella dell'Ascensione. Cristo trionfante e sfolgorante sale la scala del cielo, impugnando il vessillo crociato come emblema del Cristianesimo. La sua figura, di straordinaria forza e bellezza, è inondata dalla luce che contrasta con lo sfondo della scena ancora coperta dalle tenebre della notte.

Sezione della

La lettura dell'opera - Raffaello, Resurrezione di Cristo, RINASCIMENTO

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