Valerio Evangelisti (1952-2022) è stato uno scrittore, saggista e fumettista italiano, riconosciuto come uno dei più noti autori contemporanei di fantascienza, fantasy e horror, generi che ha saputo mescolare sapientemente nelle sue opere. È conosciuto soprattutto per il celebre ciclo di romanzi dell'inquisitore Nicolas Eymerich e per la trilogia di Nostradamus, entrambi divenuti bestseller. L'opera di Evangelisti, pur sviluppata autonomamente, rientra nel filone del New Weird; lo scrittore ha anche riconosciuto l'appartenenza di alcune sue opere al corpus letterario definito New Italian Epic. Ha arricchito il suo vasto catalogo anche con saggi e romanzi storici.

L'Influenza di Louis-Auguste Blanqui: Un Pensiero Rivoluzionario e Cosmico
Valerio Evangelisti nutriva una profonda ammirazione per l'opera di Louis-Auguste Blanqui (1805-1881), figura cardine del pensiero rivoluzionario francese. Nato da una famiglia benestante, Blanqui passò dal repubblicanesimo giovanile al socialismo di carattere comunista durante gli anni della sua prima detenzione, che gli costò due anni di carcere per della polvere pirica ritrovata durante una perquisizione nella Société des familles da lui fondata nei primi anni Trenta del XIX secolo. Con l’amnistia del 1836 tornò in attività e fondò la Société des saisons, con la quale, nel 1839, partecipò all’organizzazione di un’insurrezione che gli costò la condanna a morte, poi commutata in ergastolo, dal quale fu graziato otto anni dopo. Partecipò ai moti del 1848 e aderì alla Société républicaine, ma fu nuovamente arrestato e condannato alla deportazione in Africa, da dove tornò con l’amnistia del 1859 per essere ancora arrestato nel 1861. Dopo essersi sottratto alla legge andando in esilio in Belgio, continuò incessantemente la propria azione di propaganda politica, fondando i periodici «Candide» e «La patrie en danger», per rientrare poi in Francia nel 1870 dopo la caduta di Napoleone III a seguito della sconfitta francese nella guerra franco-prussiana.
L'autentica venerazione che l'autore bolognese aveva per un'opera meno conosciuta del rivoluzionario francese, scritta mentre quest'ultimo languiva in carcere per essere stato arrestato proprio il giorno prima della proclamazione della Comune, il 17 marzo 1871, rivela una delle chiavi di lettura più profonde per comprendere il pensiero di Evangelisti. Quest'opera, L'eternità attraverso gli astri, ha influenzato Evangelisti al di là delle semplici simpatie blanquiste e dell’azione spontanea degli oppressi, temi spesso presenti nelle sue riflessioni e nei suoi scritti.

"L'Eternità Attraverso gli Astri": Riflessioni sul Tempo e lo Spazio
Le riflessioni di Blanqui in quest'opera, qui riprese dal Riassunto posto al suo termine, suggeriscono un contenuto che esplora il cosmo, gli astri e il destino o il divenire di ogni singolo essere vivente, incluso l'uomo. Blanqui esprime una visione sorprendente:
- "Ogni astro, qualunque esso sia, esiste dunque un numero infinito di volte nel tempo e nello spazio, e non solamente in uno dei suoi aspetti, ma in tutte le forme che assume in ogni istante della sua esistenza, dalla nascita alla morte."
- "Tutti gli esseri disseminati sulla sua superficie, grandi e piccoli, vivi o inanimati, condividono il privilegio di tale eternità."
- "La Terra è uno di codesti astri. Ogni essere umano è dunque eterno, in ogni istante della sua esistenza."
- "Quel che scrivo in questo momento in una cella di Fort du Taureau, l’ho già scritto e lo scriverò in eterno, su un tavolo, con una penna, con vestiti e in circostanze assolutamente simili."
- "Tutte queste terre si inabissano, una dopo l’altra, nelle fiamme rinnovatrici, per rinascere e per ricadervi ancora, monotono deflusso della sabbia di una clessidra che si gira e si svuota eternamente."
Il testo di Blanqui affronta il tema attraverso una visione che non è suggerita dalla disperazione legata alla lunga prigionia, inserita nel corso di una vita già segnata da decenni di detenzione, ma dalla speranza o addirittura dalla sicurezza che ciò che è stato sconfitto o non è possibile qui ed ora può risultare vincitore, e quindi essere possibile, in un altro momento, in un altro mondo.

Mondi Paralleli e Destini Biforcati: Le Implicazioni per l'Uomo
Il tema dei mondi paralleli, oltre ad essere discusso come uno dei paradossi o delle possibili conferme della fisica più avanzata, ha certamente costituito un tema ricorrente della Fantascienza, dai fumetti di Brick Bradford ai romanzi e racconti di Murray Leinster, Jack Williamson, Philip K. Dick, Poul Anderson, Michael Moorcock e molti altri ancora. Romanzi e racconti che immaginano possibilità diverse per l’evoluzione dell’uomo e della sua storia, di cui The Man in The High Castle di Dick (1962), che immagina un mondo in cui la Seconda Guerra Mondiale è stata vinta dal Giappone e dalla Germania e gli Stati Uniti sono stati occupati e colonizzati per gran parte del loro territorio, costituisce ancora uno dei più validi esempi. Questa prospettiva è rafforzata dall'affermazione di Albert Einstein, in occasione della morte di un suo caro amico: “ciò che non è qui ora e adesso non è detto che non sia invece presente in un altro angolo dell’Universo”.
Blanqui prosegue le sue riflessioni sulla diversità delle esistenze:
- "Supponiamo comunque diversità che riducano le somiglianze a pura analogia. Si passeranno in rassegna miliardi di terre della stessa specie prima di riscontrare una totale somiglianza."
- "In tutti questi globi ci saranno, come nel nostro, terreni terrazzati, una flora, una fauna, dei mari, un’atmosfera, degli uomini. Nasce infine una terra che ha la nostra tessa umanità, ma che presenta razze, migrazioni, lotte, catastrofi, imperi lei propri. Tutte queste peripezie cambiano i suoi destini, la proiettano su strade che non sono quelle del nostro globo."
- "In ogni minuto, in ogni secondo, migliaia di direzioni diverse si offrono a questo genere umano. Ne sceglie una, abbandona per sempre le altre. Quanti scarti a destra e a sinistra modificano gli individui, la storia! Non è lì il nostro passato. Mettiamo da parte questi confusi tentativi. […]"
- "L’avvenire della nostra Terra, così come il suo passato, cambierà strada milioni di volte. Il passato è un fatto compiuto, ci appartiene. L’avvenire sarà fissato soltanto alla morte del globo. Da oggi sino ad allora, ogni istante avrà il suo bivio, la strada che si prenderà, quella che si sarebbe potuta prendere."
- "Qualunque sia, la strada che dovrà completare l’esistenza propria del pianeta fino al suo estremo giorno è già stata percorsa miliardi di volte."
- "Non sono soltanto gli eventi a creare alternative agli uomini. Quale uomo non si trova a volte davanti a due strade diverse? Quella da cui si allontana cambierà radicalmente la sua vita, pur lasciandogli la stessa individualità. Una conduce alla miseria, alla vergogna, alla schiavitù. L’altra porta alla gloria, alla libertà […] Che si scelga il caso o la volontà deliberata, non ha importanza, non si sfugge alla fatalità. Ma la fatalità non esiste nell’infinito, che non conosce alternativa e ha un posto per ogni cosa."
Questo porta al concetto di "sosia": esiste una terra in cui un uomo segue la strada che il suo sosia ha disprezzato nell’altra. La sua esistenza si sdoppia in due globi diversi e poi si biforca una seconda, una terza volta, migliaia di volte. Possiede così sosia completi, e innumerevoli varianti, che moltiplicano e rappresentano sempre la sua persona, ma che condividono soltanto frammenti del suo destino. "Tutto quel che si sarebbe potuto essere quaggiù, lo si è da qualche parte, altrove." L’enfermé, come lo aveva definito Gustave Geffroy, il primo autore di una biografia di Blanqui, si era librato quindi ben oltre le strette mura di una cella, comunque libero di pensare e di immaginare, al di sopra dei limiti sociali, economici, fisici che sembravano limitare l’agire umano da tempi immemori.
La Ribellione Eterna nei Romanzi di Evangelisti
Le opere di Valerio Evangelisti riflettono profondamente queste visioni. Nei romanzi di Evangelisti, i ribelli combattono e a volte riescono persino a edificare cittadelle provvisorie di libertà. Tuttavia, in sprezzo a qualsiasi retorica edificante, sono spesso sconfitti, anche se qualcosa della loro battaglia finisce per sopravvivere nelle lotte future.
Questa struttura narrativa ricorda in maniera capovolta quella del Signore degli Anelli di Tolkien. L’avventura di Frodo, costruita secondo l’archetipo del viaggio dell’eroe, non si conclude con il trionfo definitivo. Anche la Contea, infatti, è stata contaminata: Frodo, Sam, Merry e Pipino sono quindi costretti a intraprendere un’ulteriore battaglia contro il regime estrattivista instaurato da Sharkey, alias Saruman, nella loro terra. Dopo quest’ultima vittoria, ci si aspetterebbe che Frodo possa essere accolto trionfalmente nel mondo ordinario. Ma ancora una volta non è così: il viaggio di questo hobbit continua come quello dell’Ulisse dantesco. L’eroe non riesce a trovar pace e si rimette in cammino; la narrazione rimane aperta, slabbrata, alludendo a qualcosa di eccedente che pulsa al di fuori di essa. L’eroe torna, si rende conto di non poter terminare il compito rivoluzionario nella sua terra e sceglie di ripartire, come Che Guevara. Per il cristiano Tolkien il male, pur battuto, non sarebbe mai scomparso dal mondo. Con la distruzione dell’Anello, Sauron è sconfitto, ma non muore. Egli perde la propria corporeità, ma nulla esclude che possa riacquistarla, come già accaduto in passato nel Bosco Atro. La resilienza del male allunga indefinitamente il viaggio dell’eroe. Durante un banchetto a Gran Burrone, Bilbo confessa a Frodo le sue riflessioni: “Possibile che le avventure non abbiano una fine? Ma forse no.” Frodo è un eroe inquieto perché arriva a comprendere e ad accettare che sia il viaggio che la sua narrazione non possono concludersi mai del tutto. A Sam che gli chiede se “i grandi racconti” hanno una fine, risponde: “No, non terminano mai i racconti… Sono i personaggi che vengono e vanno, quando è terminata la loro parte.” Questo concetto fondamentale che Evangelisti condivide è che "Le storie che si chiudono sono reazionarie."
Il fantasy
Anche in molti romanzi di Evangelisti la lotta continua, ma a vincere è sempre il principio della reazione, mentre è la ribellione che, come Sauron, migra disincarnata da un ciclo di lotta a un altro futuro. La coraggiosa speranza degli indigeni evasi da Sepultura, di Sheryl, Pantera, Kate, Barbara, Phil, Adele, Folco e Cincin si deve fondere con la malinconica saggezza di Frodo. L’avventura o la ribellione, oppure la Rivoluzione e il cambiamento radicale sono resi possibili dai viaggi tra i mondi e le infinite possibilità sparse nell’Infinito e nel Tempo, sempre sorprendenti, ma sempre ferreamente definite da quei cento elementi fisico-chimici che, nel gioco ricombinatorio del Cosmo e della Natura, nell’opera di Blanqui rendevano possibile sia la varietà che l’uniformità degli universi o mondi paralleli. Un’improvvisazione legata però sempre, esattamente come per il musicista che improvvisa nel jazz, ad uno spartito iniziale di cui è possibile ricombinare suoni, ritmi e tempi per ottenere qualcosa di diverso dal tema di partenza.
Il "Pensare Cosmico" di Blanqui e la Letteratura di Genere in Evangelisti
Questa intuizione è necessaria per comprendere la fedeltà e la difesa di Valerio Evangelisti nei confronti della letteratura di genere, o paraletteratura, che basandosi su norme condivise dal pubblico permette agli autori migliori di eliminarne alcune senza però mai poter fare a meno di tutte. È in questo contesto che il “pensare cosmico” di Blanqui incrocia perfettamente la battaglia di Evangelisti per strappare l’immaginario alla sua colonizzazione da parte del capitale, per rifondarne un altro, ovunque sia possibile.
È un tempo su cui oggi si gioca, nel tentativo di cancellare ogni memoria delle possibilità di cambiamento radicale che si sono presentate agli uomini e alle loro strutture sociali nel corso della storia pregressa, soprattutto una partita fondamentale rappresentata dalla celebre affermazione sulla "fine della storia" di Francis Fukuyama. Questa affermazione arrogante e apodittica, nel negare la Storia, finiva col negare non solo l’importanza e la presenza del passato per la comprensione dei problemi della società (e la loro possibile risoluzione sulla base di diverse prospettive e aspettative), ma anche il futuro.

Tempo, Storia e la Coincidenza di Visioni
Nei romanzi di Evangelisti, gli avvenimenti si svolgono nel Medio Evo dell’inquisitore catalano, in un futuro sempre lontano, se non lontanissimo, e in un presente sempre rappresentato, però, per mezzo di uno scarto temporale che fa sì che l’azione non coincida con il tempo del lettore. Un presente fuggevole, quello reale, e insignificante rispetto a cui contano molto di più l’esperienza del passato, con i suoi crimini e le sue sconfitte, e le possibilità che si aprono ad ogni bivio per ogni uomo, donna o società in rivolta.
Ci sarà sempre un nuovo inizio e una nuova partita da giocare, fino alla fine del globo su cui viviamo e da cui non possiamo separarci. Ed è proprio in questa prospettiva di superamento del miserabile presente che l’opera di Valerio Evangelisti e la visionarietà di Auguste Blanqui finiscono col coincidere.
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