L'Ibis Eremita: Storia, Biologia e Sforzi di Conservazione di un Uccello Sacro

L'ibis eremita (Geronticus eremita), un tempo, era un pennuto famoso. Già nell'antico Egitto, migliaia di anni fa, era venerato come un uccello sacro associato alla figura di Thoth, lo scriba degli dèi. Il nome scientifico, Geronticus eremita, deriva dal greco antico "geronticus" che significa "anziano", probabilmente in riferimento al suo aspetto da "vecchio saggio" con la testa pelata e rugosa e un'aria riflessiva e pensosa. La parte "eremita" del nome si riferisce alle sue abitudini, poiché ama vivere in ambienti semiaridi e desertici e fare il nido tra le rocce.

illustrazione di ibis eremita nell'antico Egitto o geroglifico

Distribuzione Storica e Declino

Se in passato l’ibis eremita era molto noto e diffuso nell’Europa del Sud, nell’Africa del Nord e nel Medio Oriente, oltre 100 anni fa il numero di questi uccelli diminuì drasticamente, fino quasi a estinguere la specie. Le cause di questo declino sono incerte, ma si ipotizza una combinazione di fattori come la caccia, la distruzione dell'habitat e le coltivazioni intensive che hanno modificato notevolmente il suo ambiente naturale. Un tempo l'areale dell'ibis eremita era molto esteso, coprendo praticamente tutto il Nordafrica e il Medio Oriente, oltre alle aree montane e le scogliere dell'Europa meridionale, Svizzera, Austria e Germania.

Popolazioni Attuali

Di tutti i paesi in cui lo si poteva trovare, oggi l’ibis eremita è presente allo stato selvatico solo in Siria, Marocco e Turchia, e anche altrove, ma solo relegato ai parchi o agli zoo. Attualmente, allo stato selvatico ne rimangono solo poche colonie isolate in Marocco e Siria (dove è stato riscoperto solo nel 2002), per un totale mondiale di circa 550 individui selvatici. La popolazione in natura conta circa 600 individui.

Popolazioni Orientali e Occidentali

Attorno a 400 anni fa hanno cominciato a differenziarsi due popolazioni distinte di ibis eremita, una cosiddetta orientale in Turchia e l'altra occidentale in Marocco. Esse parrebbero presentare differenze a livello morfologico, ecologico ed anche genetico, in particolare una mutazione del DNA mitocondriale a livello del gene legato al citocromo b.

Ibis Eremita in Turchia

Una colonia di ibis eremita è presente in Turchia, nei pressi della cittadina di Bireçik nel sud-est del Paese, dove si è conservata per secoli grazie alla protezione delle autorità religiose locali, in quanto la migrazione annuale degli ibis tradizionalmente guida i pellegrini hajj verso La Mecca. Ancora oggi esiste una festa che celebra il ritorno di questi animali dalla migrazione verso sud. La popolazione turca di ibis, mantenuta in semi-cattività per volere del governo, pare godere di buona salute, essendo in crescita numerica. Per la maggior parte dell'anno gli uccelli vengono lasciati liberi di muoversi per la zona, sita nei pressi del fiume Eufrate. Essi cercano il cibo nei vicini campi coltivati e nelle zone cespugliose; tuttavia viene loro fornito anche del cibo supplementare. Alla fine della stagione riproduttiva, ossia tra la fine di luglio e l'inizio di agosto, essi vengono stabulati in voliere munite di rifugi affinché non possano migrare, per poi essere rilasciati in febbraio. L'obiettivo è quello di consentire la migrazione non appena il numero di adulti della colonia supererà le 100 coppie riproduttrici.

Ibis Eremita in Siria

Nella primavera del 2002, in base a segnalazioni delle tribù beduine e dei cacciatori locali, degli studiosi scoprirono che nel Deserto siriano, nei pressi del sito archeologico di Palmira, sussistevano ancora popolazioni isolate di ibis eremita, nonostante questo uccello fosse stato dichiarato estinto in Siria circa 70 anni prima. In particolare, vennero trovati quindici siti di nidificazione abbandonati ed uno ancora occupato da una colonia nidificante.

Descrizione Fisica e Comportamento

A parte la testa pelata, contornata da una serie di lunghe penne nere che formano una specie di ciuffo, l’ibis eremita ha dimensioni medio-grandi. È lungo circa 70-80 cm e ha un'apertura alare di 125-135 cm. Come tutti gli uccelli, è molto leggero, pesando al massimo un chilo e mezzo. Il piumaggio è interamente di colore nero corvino in ambedue i sessi; sul petto e in particolare sulle ali sono presenti riflessi metallici di colore verde, violetto e bronzeo, mentre le copritrici alari presentano una caratteristica sfumatura di colore rosso-rame. Sulla cervice e sulla parte posteriore del collo le penne sono arruffate a formare una sorta di gualdrappa, mentre sulla nuca esse appaiono lanceolate e sono parzialmente erettili a formare un ciuffo. La testa e la gola, nude, appaiono molto rugose. Le zampe sono piuttosto lunghe ma robuste, con forti unghie leggermente uncinate ad ognuna delle quattro dita, delle quali tre sono rivolte in avanti ed uno all'indietro. Il becco è molto lungo (almeno tre volte la testa) e leggermente ricurvo, largo alla base e tendente al graduale restringimento man mano che si procede verso la punta; anch'esso è di colore rosso.

foto ravvicinata di un ibis eremita che mostra la testa pelata e il becco ricurvo

Abitudini Sociali e Alimentazione

L'ibis eremita è un uccello gregario, che significa che gli piace trascorrere il tempo in gruppo e volare insieme ai suoi compagni in cerca di cibo. Tende a passare in gruppo la maggior parte del suo tempo. Durante la notte, le colonie rimangono al sicuro lungo le rupi o le scogliere che questi animali eleggono a propria dimora: alle prime luci dell'alba, dalle colonie si staccano gruppi anche di 100 esemplari, che in formazione a "V" si muovono alla ricerca di cibo, spostandosi anche di 10-15 km rispetto ai ricoveri notturni. Per cercare il cibo, gli ibis prediligono le aree steppose, tuttavia li si può trovare anche nelle aree coltivate o cespugliose. Si nutre principalmente di invertebrati come vermi e larve, che sonda dal terreno utilizzando il suo lungo becco ricurvo. La sua dieta è molto varia e simile a quella di altre specie della stessa famiglia, includendo grilli, locuste, cavallette, coleotteri e piccoli rettili.

Riproduzione e Nidificazione

La stagione riproduttiva coincide con l'inizio del periodo estivo. Come avviene quasi sempre nel mondo dei pennuti, è l’ibis maschio a corteggiare la femmina. Per farlo, sceglie il posto giusto per fare il nido, lo pulisce con cura e lo mostra alla sua amata sperando che le piaccia. Poi arruffa le piume del capo ed emette strani versi simili a gorgoglii che forse significano: “vuoi fidanzarti con me?”. Se la femmina accetta, i due formano una coppia fissa e rimangono insieme per tutta la vita, fino alla morte di uno dei due, un comportamento non così frequente nel mondo degli uccelli. Il nido viene costruito con un ammasso di ramoscelli posti in forma circolare e foderato con erba o paglia. Nidifica vicino ai corsi d’acqua su pareti rocciose o su falesie marine, deponendo fino a 4 uova. La cova viene effettuata da entrambi i genitori, che si danno il cambio per i 24-25 giorni necessari all'incubazione. Gli esemplari giovani di ibis eremita esibiscono già il tipico piumaggio nero; tuttavia il becco è di colore grigio-nerastro e le zone di pelle nuda, molto meno estese che nell'adulto, sono dello stesso colore. I giovani presentano infatti piume lanceolate piuttosto rade di colore grigio-biancastro su tutta la testa, fatta eccezione per un cerchio di pelle nuda attorno agli occhi ed al becco. L'aspettativa di vita dell'ibis eremita in cattività è di circa 25 anni, con un record di longevità di 37 anni per un maschio e di 30 per una femmina.

Migrazione

Le popolazioni marocchine di ibis eremita rimangono stanziali per tutto l'anno: pur tendendo a disperdersi lungo la linea costiera, durante la stagione riproduttiva esse si concentrano nuovamente nei siti di nidificazione. Sembrerebbe invece che le popolazioni diffuse più verso l'interno del Paese tendessero a migrare in inverno verso le zone costiere stesse, oppure verso le Azzorre o le isole di Capo Verde. Monitorando tramite satellite 13 individui provenienti da una colonia siriana nel 2006, è stato osservato che tre di essi (più un quarto esemplare selvatico privo di ripetitore od anelli) hanno scelto come meta per svernare l'acrocoro etiopico, sul quale hanno sostato per cinque mesi, da febbraio a luglio; in Etiopia l'ibis eremita non veniva più segnalato da quasi trent'anni. L'ibis eremita è una specie migratrice che era presente nell’Europa centrale fino al XVII secolo, prima che si estinguesse del tutto a causa della pressione venatoria. Nella primavera 2013 l’intera popolazione mondiale selvatica di Ibis eremita con comportamento migratorio intatto era ridotta ad un unico individuo presente nel Medio Oriente. Ciò significa che l’Ibis eremita come specie migratrice è di fatto estinta.

L'atterraggio della 15° Migrazione Guidata dall'Uomo degli ibis eremita

Stato di Conservazione e Minacce

L’ibis eremita è considerato criticamente minacciato dalla Lista Rossa della IUCN. Il numero di ibis eremiti è calato moltissimo, e questo pennuto ha rischiato di estinguersi. La specie è protetta dalla Convenzione di Washington - anche nota come CITES - che regolamenta il commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche. La CITES è un accordo tra oltre 160 governi che attraverso leggi internazionali e nazionali regolamenta, o addirittura vieta l’esportazione, l’importazione, la vendita e la detenzione di molte specie e loro derivati come le pelli o l’avorio. L'ibis eremita è stato uno dei primi animali in assoluto a divenire una specie protetta: fu infatti l'arcivescovo di Salisburgo Leonhard von Keutschach, nel 1504, ad emanare un decreto che sanciva il divieto assoluto per chiunque, eccezion fatta per i nobili, di uccidere questi uccelli, già allora in declino. Il monitoraggio delle popolazioni marocchine di ibis eremita è affidato agli esperti di BirdLife International in collaborazione col personale del parco nazionale di Sous-Massa. La causa principale della diminuzione del numero di ibis eremiti del Marocco rimane tuttavia la predazione di uova e nidiacei da parte del corvo imperiale, mentre pare che gli adulti non abbiano predatori specifici, sebbene si pensi che, al pari del congenere ibis calvo, possano cadere di tanto in tanto preda di grossi uccelli rapaci.

Programmi di Reintroduzione e Conservazione

Per fortuna, oltre a combinare danni, a volte l’uomo fa anche qualcosa di buono, e si stanno facendo molti sforzi per recuperare la specie. La specie rientra in un programma di conservazione europeo coordinato dall’Associazione Europea Zoo e Acquari (EAZA), di cui il Bioparco è membro. L’EEP (Eaza Ex Situ species Programme) prevede diverse azioni tra cui la riproduzione in cattività per eventuali rilasci in natura, la sensibilizzazione del pubblico e la ricerca scientifica. L’European studbook (ESB) è un inventario che ha lo scopo di monitorare lo stato in cattività degli individui di una determinata specie e generalmente precede l’EEP. Oggi l’Ibis eremita è una delle specie maggiormente minacciate a livello mondiale. L’Unione europea supporta la reintroduzione dell’Ibis eremita nell’ambito del programma LIFE +. Nell’agosto del 2013 è stato firmato l’accordo di sostegno. L’obiettivo del progetto è la reintroduzione, entro il 2019, di questo uccello migratore, ormai estinto in Europa.

Progetti Specifici

  • Progetto LIFE Ibis Eremita: La reintroduzione dell’Ibis eremita nell’Europa centrale e meridionale si svolge nell’ambito di un progetto LIFE su larga scala (LIFE20 NAT/AT/000049) cofinanziato dall’Unione Europea. Questa iniziativa è riconosciuta come uno dei programmi di conservazione più rispettati e di successo a livello internazionale nel suo genere, con una crescente popolazione migratoria selvatica reintrodotta attraverso sforzi coordinati in sei Paesi europei, tra cui l’Italia. Il progetto è basato su uno studio di fattibilità elaborato a seguito di un’esperienza di ben 10 anni sviluppata nell’ambito del progetto di conservazione della specie dal gruppo Waldrappteam. Il principale obiettivo del progetto riguarda la reintroduzione dell’Ibis eremita in Europa. Il Förderverein Waldrappteam è il coordinatore beneficiario del progetto. Un totale di otto partner in Austria, Germania ed Italia sono coinvolti nel progetto. Più di 120 ibis eremita migreranno tra le pendici settentrionali delle Alpi e l’area di svernamento in Toscana. Una prima piccola colonia riproduttiva è già stata creata presso Burghausen in Baviera. Altre due colonie riproduttive verranno create presso Kuhl/Salisburgo ed Überlingen/Baden-Württemberg.
  • Progetto di reintroduzione in Austria: In Austria sono attualmente in corso due progetti di reintroduzione: nella cittadina di Grünau viene mantenuta una colonia riproduttiva in semilibertà, similmente a quanto avviene in Turchia. Di questa popolazione si studiano in particolare le interazioni sociali e l'eventuale presenza di un apprendimento che consenta agli esemplari più giovani di apprendere le rotte migratorie dai genitori. Il progetto si prefigge di guidare uno stormo di ibis tramite aerei ultraleggeri, definendo una rotta migratoria che i superstiti possano poi insegnare ai loro discendenti: nel 2002 undici individui provenienti dallo zoo di Vienna e dalla colonia di Grünau vennero addestrati a seguire due ultraleggeri: partiti da Scharnstein, scelsero di svernare nella laguna di Orbetello, in provincia di Grosseto.
  • Proyecto Eremita in Spagna: In Spagna è stato lanciato il proyecto Eremita, consistente nel rilascio di una trentina di individui in un terreno di proprietà del Ministero della Difesa sito nella città di Barbate (provincia di Cadice). Gli uccelli venivano monitorati da volontari della società di storia naturale locale, coordinati dallo zoo di Jerez de la Frontera e del parco nazionale di Doñana. Il progetto, finanziato dal Ministero dell'Ambiente della comunità andalusa, ha dato i suoi frutti e nel 2008 sono state deposte due uova: si tratta del primo caso accertato di riproduzione di ibis eremita nel Paese dopo almeno 500 anni, visto che l'ultimo documento in cui si parla esplicitamente di riproduzione di questi uccelli in Spagna è un trattato sulla falconeria del XV secolo.
  • Progetti in Marocco: Anche in Marocco vi sono progetti di reintroduzione dell'ibis eremita, in particolare nelle aree montuose del nord-est del Paese. L'intenzione è quella di stabilire popolazioni stanziali in aree dove esse erano presenti fino agli anni ottanta, a partire da esemplari tenuti in cattività (senza intaccare quindi le già vulnerabili colonie selvatiche). Il primo nucleo di ibis è stato introdotto sui monti del Rif nel 2000: esso è stato poi rimpinguato dall'arrivo di altri esemplari nel 2004, raggiungendo la consistenza di 13 esemplari. Due anni dopo si ebbero le prime schiuse di uova, con il raggiungimento dell'età adulta da parte di sei nidiacei.

Minaccia del Bracconaggio

Nonostante gli sforzi, la reintroduzione della specie rischia di venire compromessa a causa di abbattimenti illegali ad opera di bracconieri soprattutto nel periodo della migrazione autunnale, ossia in periodo venatorio. In pochi giorni, nell'autunno del 2016, in Italia, sono stati rinvenuti morti quattro esemplari colpiti da una o più fucilate. Circa il 60% di tutte le perdite (circa 50 ibis eremita) è stata attribuita ad azioni di bracconaggio in Italia durante il decennale studio di fattibilità. Di conseguenza il progetto include delle misure estensive per la riduzione sostenibile di queste perdite. La principale associazione italiana per la caccia e molte organizzazioni per la conservazione delle specie hanno dichiarato il loro sostegno al progetto. Si presume, infatti, che il bracconaggio sia causa di perdite simili a carico di altre specie migratrici a rischio di estinzione soprattutto nel periodo di migrazione autunnale. Quindi le azioni in programma contro il bracconaggio sull’avifauna non aiutano solamente la reintroduzione dell’Ibis eremita in Europa ma anche la salvaguardia di altre specie minacciate. Recentemente, l’Istituto ornitologico Max Planck, Radolfzell (Germania), ha sviluppato e testato sugli ibis eremita dei trasmettitori ad energia solare del peso di 20g. Tali dispositivi registrano ad intervalli di un’ora la posizione degli uccelli e mandano i dati una volta al giorno al database Movebank. I dati relativi alla posizione aiuteranno, se necessario, anche nell’identificazione del bracconiere. Nell’autunno del 2012, grazie ai dati GPS, è stato infatti possibile identificare un cacciatore italiano responsabile dell’uccisione di due ibis.

Collaborazione con l'Agricoltura Sostenibile

L’Ibis eremita potrebbe fungere da ambasciatore dell’agricoltura sostenibile, considerando che la sua sopravvivenza dipende da paesaggi ricchi di biodiversità del suolo. La sua dieta composta da vermi, larve e altri invertebrati lo rende una vera e propria specie indicatrice di agrosistemi sani. Questo ruolo ecologico apre significative opportunità di collaborazione tra ambientalisti e agricoltori. I programmi che sostengono una gestione sostenibile del territorio possono giovare sia alla fauna selvatica che alla produttività agricola, come sostiene Johannes Fritz, responsabile del progetto LIFE Ibis eremita.

L'Ibis Sacro Africano: una Specie Invasiva da Non Confondere

È importante non confondere l'Ibis eremita con l'Ibis sacro africano (Threskiornis aethiopicus). Originario dell’Africa subsahariana, l’Ibis sacro africano, dal piumaggio prevalentemente bianco e la testa e il becco neri, è una specie invasiva emblematica che si è diffusa in Europa attraverso fughe dalla cattività e ha stabilito popolazioni selvatiche in diverse regioni. È inserito nell’Elenco delle “Specie Esotiche Invasive” di rilevanza unionale dell’UE a causa del suo potenziale impatto sulla biodiversità autoctona, perché potrebbe competere per i siti di nidificazione con altri uccelli, come la garzetta e l’airone guardabuoi. Un comunicato stampa del progetto LIFE Ibis eremita segnala che in un servizio televisivo trasmesso dalle reti Mediaset ad aprile sarebbe stato commesso un errore tassonomico, confondendo le due specie e riferendo di una presunta devastazione dei terreni agricoli della provincia di Verona da parte degli Ibis. «Siamo particolarmente preoccupati per le implicazioni negative che il servizio televisivo potrebbe avere sulla conservazione della specie» afferma Laura Stefani, che si occupa della campagna antibracconaggio italiana del progetto LIFE Ibis eremita.

confronto visivo tra ibis eremita e ibis sacro africano

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