Le Confraternite e le Congregazioni: Ruolo e Evoluzione nell'Uso delle Scritture Sacre

Le confraternite e le congregazioni hanno da sempre svolto un ruolo fondamentale nella vita della Chiesa, contribuendo non solo alla liturgia ma anche alla formazione spirituale e all'azione caritativa nelle comunità parrocchiali.

Le Origini delle Congregazioni e Confraternite Uggianesi

La prima Congregazione uggianese di cui si conserva traccia in un atto notarile del 1683 è la Congregazione del Capitolo di Sant’Antonio. Questa congregazione si riuniva nell’omonima cappella, originariamente dedicata a S. Antonio Abate e successivamente ridedicata a S. Antonio di Padova, assumendo il nome di “S. Antonio delle Grazie”. A differenza delle Confraternite, i membri delle Congregazioni, al momento dell'iniziazione, prestavano voti particolari, che potevano includere l'impegno a contribuire ai bisogni dei poveri e dei malati, o al sostegno degli orfani. Poiché le più antiche Congregazioni erano composte esclusivamente da ecclesiastici, si presume che quella del Capitolo di S. Antonio fosse la più antica assemblea uggianese sorta per scopi benefici.

Questa “Congregazione sotto il titolo di S. Antonio” ebbe una lunga esistenza, come attestato dalla sua menzione, con la doppia denominazione di “Congregazione e Confraternita”, nello “Stato delle Congregazioni e Confraternite esistenti nei Comuni del Circondario di Otranto” del settembre 1825. La nuova definizione indica che la Congregazione, inizialmente formata da soli ecclesiastici, si era nel tempo integrata con l'ingresso di confratelli laici.

Illustrazione storica di una cappella religiosa con confratelli

La Prima Confraternita Laica Uggianese

La prima Confraternita laica uggianese di cui si hanno notizie storiche risale al 1683 ed è la “Confraternità seu Cappella del Santissimo Sacramento”, situata nella chiesa matrice di Uggiano. L'atto più antico, stipulato dal notaio otrantino Angelo Stefanachi il 13 marzo 1683, documenta la donazione da parte della vedova Antonia de Leone alla Confraternita, rappresentata dal suo Priore D. Giuseppe Tarquinio Romano, di una quota di terreno. Un secondo atto, rogato dal notaio Valletta il 28 agosto 1683, menziona il Chierico Paolo Resta come Priore. Questa Confraternita risulta anche nella platea di San Nicola di Casole del 1665, come proprietaria di terreni confinanti con beni della Badia.

L'assemblea dei confratelli si riuniva all'interno della Cappella o Altare del Santissimo Sacramento, nel transetto sinistro della chiesa matrice. Sotto la guida del Priore e di un sacerdote spirituale, si svolgevano pratiche religiose, letture delle Sacre Scritture e decisioni caritatevoli. Gli scopi generali delle Confraternite includevano l'assistenza agli infermi, l'organizzazione di funerali, la carità ai poveri, la raccolta di fondi per gli orfani e la costituzione di doti per le orfane nubende, estratte a sorte annualmente in occasione del Corpus Domini, con un'erogazione di circa 10 ducati.

Diffusione e Privilegi delle Confraternite del Santissimo Sacramento

Le Confraternite intitolate al Santissimo Sacramento ebbero una rapida diffusione a partire dal Cinquecento, dopo il Concilio di Trento. Il loro simbolo era l'Ostia Santa con l'acronimo IHS, emblema presente anche nel simbolo di Uggiano, suggerendo un possibile legame tra la confraternita e l'autonomia del casale.

Papa Gregorio III concesse indulgenze a coloro che custodivano e onoravano il Corpo di Cristo. Urbano IV istituì la festa del Corpus Domini, mentre Paolo III conferì particolari privilegi e indulgenze alle Confraternite del Santissimo Sacramento. Il momento culminante della vita confraternale era la preparazione e la partecipazione alla processione del Corpus Domini, durante la quale i membri indossavano abiti distintivi, con mantelle rosse o celesti, e portavano la cassa processionale, il gonfalone, i candelieri e il Crocifisso.

Illustrazione di una processione del Corpus Domini con confratelli in abiti tradizionali

Il Controllo Vescovile e l'Attività Economica delle Confraternite nel '600

Nel Seicento, venne introdotto il controllo vescovile sulle Confraternite. Queste iniziarono a ricevere donazioni e lasciti testamentari di beni immobili, a effettuare questue e a stipulare “censi”, ovvero contratti di prestito a interesse (massimo del 9%) a persone in difficoltà, a fronte di trasferimenti immobiliari a scopo di garanzia. I proventi di tali operazioni venivano utilizzati per le incombenze istituzionali e le opere pie. Un esempio è il testamento nuncupativo di Don Tullio Romano (1689), che legava alla Cappella del SS. Sacramento la possessione di S. Vasili, con l'obbligo di acquistare cera per il sepolcro durante la Settimana Santa, o di distribuire l'equivalente in denaro a poveri e bisognosi in caso di mancata realizzazione del sepolcro.

La Confraternita del Rosario e la Riduzione Numerica delle Confraternite nel '700

Nel 1693, l'atto del notaio Antonio Valletta menziona la Confraternità del Rosario, che si riuniva presso l'Altare privilegiato del SS. Rosario nella chiesa matrice di Uggiano per recitare il rosario e svolgere le proprie funzioni. Il Priore in questo caso era D. Giuseppe Angelino.

Nel Settecento, le autorità ecclesiastiche avviarono un'opera di riduzione numerica delle Confraternite per un più efficace controllo episcopale. Un atto di affrancazione da annuo censo del 1755 menziona il Rev. D. Andrea Salinas come Depositario del Pio Monte della Venerabile Confraternità della Terra di Uggiano sotto il titolo della Beatissima Vergine dell’Assunta. Un atto successivo del 1757 cita ancora la stessa “Venerabile Congregazione sotto il titolo della Vergine Assunta”, rappresentata dal Rev.do D. Saverio Mangione.

Il Controllo Regio sulle Confraternite e il Benplacito Reale

Dopo il concordato del 1741, divenne necessaria la firma del re sulle regole delle confraternite. I Borboni, vedendo nelle confraternite potenziali luoghi di diffusione di idee liberali e antimonarchiche, vollero assoggettarle a controllo. Lo Statuto della congregazione laicale della Vergine Assunta ottenne il beneplacito del Re Ferdinando IV di Borbone il 22 marzo 1789. Questa congregazione, tuttora esistente, sembra aver condensato le caratteristiche delle più antiche congregazioni e confraternite locali, avendo sede presso la chiesetta di S. Antonio e mantenendo l'abito confraternale bianco con cappa celeste.

Ritratto di Ferdinando IV di Borbone

L'Attività Creditizia delle Confraternite Uggianesi nel XVIII Secolo

L'attività delle confraternite uggianesi fu particolarmente intensa nel XVIII secolo. Attraverso l'istituzione di “censi” (vendite a scopo di garanzia con pagamento di interessi sul capitale prestato) e successive “affrancazioni” (riscatti degli immobili vincolati a garanzia dei prestiti), le confraternite svolsero una funzione creditizia fondamentale per l'economia locale. Solo dagli anni '70 del XVIII secolo tale attività divenne soggetta all'autorizzazione della Regia Udienza Provinciale o della locale Corte Baronale.

Confraternite Otrantine e il Ruolo delle Scritture Sacre

Un atto del notaio Valletta del luglio 1689 menziona due Confraternite otrantine: la Venerabile Confraternità del SS. Rosario del Regio Castello di Otranto e il Venerabile Monte di Pietà delle Zitelle del Regio Castello d’Otranto. La prima è citata anche in un atto di affrancazione del 1683, con il Priore Clerico Coniugato Giovanni Leondari. La Confraternita del SS. Rosario è attestata come molto più antica, risalendo a un atto di concessione del 1602, in cui compare Angelo Pipini come priore della “Venerabile Cappella del Santissimo Rosario costruita nella Chiesa Metropolitana Idruntina”. Anche questa confraternita erogava doti per le povere e le orfane.

Un atto del 1683 menziona la Venerabile Confraternita del Santissimo Sacramento della Chiesa Metropolitana Idruntina, rappresentata dall'Abate D. Giustiniano Arcella. Nel 1773, un atto della Sacra Regia Audienza cita la Venerabile Congregazione dell’Immacolata Concezione nella Metropolitana Chiesa di Otranto, con Prefetto il Sacerdote Giosuè Morriero.

Un atto del 1754 menziona l'Abate D. Francesco Penna come Depositario del Venerabile Monte dei Morti, il cui Rettore era il Capitolo locale. Anche ad Uggiano esisteva il Pio Monte della Buona Morte, con cui stipulò un censo Celestino Cominale nel 1776. I Monti della Buona Morte, diffusi nella provincia, avevano lo scopo di assicurare le esequie ai poveri.

Le Confraternite nel Periodo Napoleonico e Post-Unitario

Sotto Napoleone, le Confraternite subirono la soppressione e la confisca dei beni. Riemersero dopo la Restaurazione, ma furono presto soggette alla vigilanza della polizia borbonica. Dopo l'Unità d'Italia, gli ultimi conventi sopravvissuti furono soppressi e i loro beni confiscati. Dal 1862, le Confraternite con scopi di beneficenza passarono sotto il controllo statale.

Le Confraternite e l'Uso delle Scritture Sacre

Le Sacre Scritture sono considerate la Parola di Dio, il Verbo incarnato e vivente. Affinché le parole dei Libri Sacri non rimangano lettera morta, è necessario che Cristo, Parola eterna, ne sveli il significato attraverso lo Spirito Santo. L'ignoranza delle Scritture è equiparata all'ignoranza di Cristo, come ammonito da Gesù stesso: “Voi scrutate le Scritture, perché pensate di trovarvi in esse la vita eterna, ma sono proprio esse che rendono testimonianza di me!” (Gv 5,39).

L'esposizione delle Scritture Sacre richiede un approccio che comprenda sia la "lettera" che lo "spirito". La lettura meditata, aiutata dalla grazia, permette di scoprire il senso profondo del testo, assimilarlo e metterlo in pratica. Le tre maniere di meditare la Bibbia (scoperta del testo, lettura meditata, ruminazione umile) non si escludono a vicenda e devono essere praticate con pazienza, perseveranza e fede.

La Sacra Scrittura trascende ogni scienza e insegnamento, mutando il cuore del lettore e orientandolo verso le cose celesti. Essa non è solo un testo, ma una fonte di vita spirituale, un fiume che allieta la città di Dio. La lettura delle Scritture, interpretate nel senso interiore e spirituale spiegato dalla Chiesa, illumina ogni uomo.

Illustrazione di un libro aperto con raggi di luce che emanano da esso

Evoluzione Recente delle Confraternite

Con il fascismo, le confraternite tornarono sotto l'egida ecclesiastica. Il Regio Decreto del 12 ottobre 1933 sancì il passaggio di alcune confraternite locali, inclusa la Confraternita dell’Assunta in Cielo di Uggiano, alle dipendenze dell'Autorità ecclesiastica.

Oggi, le confraternite continuano ad avere un ruolo nella pastorale liturgica e nell'azione caritativa, affrontando le nuove sfide della Chiesa contemporanea. L'Arciconfraternita del Gonfalone, fondata nel 1264, è un esempio di come le confraternite possano adattarsi ai tempi, con iniziative come la Scuola del Gonfalone per sostenere i migranti.

San Filippo Neri, con la fondazione della confraternita per l'assistenza ai pellegrini, ha segnato una svolta nella carità organizzata. L'Arciconfraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, con il suo abito rosso distintivo, testimonia la continuità della missione originaria.

La confraternita del Campo Santo Teutonico, all'interno delle Mura Vaticane, rappresenta un esempio di confraternita particolare, con membri illustri come Papa Benedetto XVI.

Le confraternite moderne devono trovare modalità per rendere la loro liturgia più comprensibile e partecipativa, favorendo l'interazione tra i fedeli e collaborando strettamente con le parrocchie e le diocesi, in linea con l'invito a una Chiesa sinodale. I social media possono diventare strumenti efficaci per coinvolgere nuovi membri, specialmente i giovani, che possono essere attivamente coinvolti in attività di carità.

Festa a Chiavari per i 25 anni del Priorato diocesano delle Confraternite

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