Il Tiranno Policrate di Samo e la sua Tragica Fine

La tirannide di Policrate a Samo, isola situata nel mare Egeo, appartiene a quel tipo di tirannidi di fase arcaica avanzata che più rapidamente sfociano in un conflitto con l’aristocrazia locale. Essa giunse, per vie traverse, a porre le premesse per l’instaurazione della democrazia. Policrate è ricordato nella storia non solo per la sua potenza e le sue ambizioni, ma anche per la sua fine macabra, narrata da Erodoto, che divenne emblema del destino ineluttabile e della hybris.

L'Ascesa al Potere di Policrate

Policrate era di origine aristocratica, figlio del nobile Eace. Fu uno dei tre fratelli, gli altri erano Pantagnoto e Silosonte, che sin dall'inizio si considerarono destinati a detenere il potere a Samo. Governò dapprima insieme ai fratelli; poi, eliminatili, assunse il controllo da solo, regnando dal 535 al 523 a.C.

Il suo avvento al potere fu segnato da un conflitto con l’aristocrazia cittadina, come testimoniato dalla durezza dell’opposizione che gli si sollevò contro, un’opposizione che nel 524 a.C. provocò l’intervento di Sparta. Il suo più celebre antagonista fu Pitagora, e lo stesso nome della colonia fondata in Italia da esuli samii, Dicearchia («dominio del giusto», oggi Pozzuoli), evidenzia questo scontro. Policrate conquistò il potere con quindici opliti, come attesta Erodoto (III 120). Sembra inoltre, come Pisistrato, aver disarmato, ovvero “disoplitizzato”, i concittadini (Polieno, I 23, 2), governando perciò con l’aiuto di mercenari. È possibile che fra i suoi avversari ci fosse anche il proletariato dei pescatori di Samo, i mythiētai di cui parla Anacreonte.

Rappresentazione di un tiranno greco arcaico

Le Ambizioni Talassocratiche e Culturali

La tirannide samia si distinse per le sue ambizioni talassocratiche, che si esplorarono in una temibile attività piratesca. Ai Samii le liste canoniche della talassocrazia assegnano quindici anni. Grazie a questa attività, i popoli costieri intimiditi cercavano spontaneamente la sua amicizia e notevoli ricchezze affluivano alle sue casse dalle rapine e dai tributi. Tra i suoi alleati figurarono Ligdamide di Nasso, Pisistrato e Amasi d'Egitto.

Il regno di Policrate fu anche connotato dall’esistenza di una corte vivace e da poeti di corte come Anacreonte (presente a Samo e poi ad Atene) e Ibico. Samo divenne un ritrovo di poeti, artisti e scienziati, tra cui il più celebre medico del tempo, Democede di Crotone. Lo splendore della sua corte e il mecenatismo artistico furono elementi distintivi della sua signoria.

Il Regno e le Riforme

Nonostante i mezzi violenti utilizzati, Policrate è considerato uno dei più grandi signori greci per l'energia con cui governò, per la protezione e l'impulso che diede alle arti e alle opere pubbliche. A Samo fece costruire grandiose opere, quali il porto militare e l'acquedotto, quest'ultimo opera dell'architetto Eupalino.

Policrate operò anche una riforma dell'ordinamento gentilizio, intesa a creare basi nuove per la polis. Le due città in cui si divideva anticamente l'isola, Astipalea e Cheria, divennero due tribù che sostituirono le quattro primitive tribù ioniche. Egli cercò di dare al suo impero marittimo una base non solo nella forza, ma anche in un valore spirituale, arricchendo il santuario di Delo e rendendolo il centro religioso del suo dominio. Il suo impero apparve così per un momento come il più grande stato dell'Egeo, l'unico che potesse opporsi all'avanzata della Persia e salvare l'indipendenza della Grecia. Un esempio dello splendore di Samo in quel periodo è la Statua di marmo detta Ornithe, forse parte di un gruppo scultoreo posto nell’antico Heraion di Samo (560-550 a.C. ca.), attribuita a Geneleo.

Ricostruzione del porto militare di Samo o dell'acquedotto di Eupalino

L'Avvertimento di Amasi e l'Anello di Policrate

Policrate era noto in tutta la Grecia per la sua potenza e la sua grande fortuna; ovunque si dirigesse a far guerra, tutto gli riusciva felicemente. Tuttavia, le sue grandi qualità erano controbilanciate da mende come una straordinaria temerarietà e fiducia in sé stesso, e un grande amore per il fasto e il lusso, oltre a una notevole tendenza a trasformare la tirannide in una monarchia di tipo orientale.

Il faraone d’Egitto Amasi, suo amico, temeva per l’eccessiva fortuna del tiranno. Vedendo che questa non si arrestava, ma anzi cresceva di giorno in giorno, gli inviò una lettera ammonitrice: «Policrate, per me è dolce saperti in buone condizioni, ma le tue fortune non mi danno piacere, poiché conosco la divinità e so che è invidiosa. Infatti, non ho ancora sentito dire di nessuno che, essendo fortunato in tutto, non sia finito male.»

Policrate, comprendendo il buon consiglio di Amasi, decise di liberarsi di ciò che riteneva la sua massima fortuna: prese dai suoi tesori un anello d'oro con un sigillo in smeraldo che era solito indossare. Ordinò ai suoi uomini di condurlo in mare aperto e, alla vista di tutti, si sfilò l'anello e lo gettò nelle acque dell’Egeo.

Pochi giorni dopo, un pescatore si recò al palazzo di Policrate portando in dono un pesce grande e bello, ritenuto degno del tiranno. Policrate, ricompensando il pescatore con un invito a pranzo, fece tagliare il pesce dai servitori, i quali scoprirono nel suo ventre l’anello di cui Policrate si era liberato. Il faraone Amasi, venuto a sapere dell'accaduto, capì che era impossibile a un uomo sottrarsi al destino che lo sovrasta e che Policrate, fortunato in tutto, avrebbe fatto una brutta fine.

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La Caduta: Inganno, Tradimento e Crocifissione

La politica troppo autonoma di Policrate nei confronti del re di Persia e dei suoi satrapi non poteva non suscitare sospetto e gelosia. Per tali motivi, non riuscì mai a guadagnarsi pienamente le simpatie dei suoi sudditi e ad attenuare l'impopolarità del suo governo. Quando, allo scopo di rendersi gradito a Cambise che invadeva l'Egitto, gli inviò in aiuto il grosso della sua flotta da battaglia (40 triremi), questa, appena partita, defezionò improvvisamente e passò ai servigi dei suoi nemici. Si ritrovò così stretto a Samo da Lacedemoni e Corinzi. Riuscì, grazie al suo valore personale e alla saldezza della sua acropoli, a respingerli, ma il suo prestigio era ormai tramontato: senza denaro e senza flotta, i suoi giorni erano contati.

Le circostanze e la data della morte di Policrate sono ben note e narrate da Erodoto (III 120-125). La macabra fine del tiranno confermò quanto Amasi aveva presagito: il satrapo di Lidia, Orete, lo attirò con l’inganno a Magnesia sul Meandro. Qui, lo fece giustiziare come traditore del sovrano e ne crocifisse il cadavere, poco prima della morte di Cambise, nel 522 a.C.

Illustrazione o scultura raffigurante la crocifissione di Policrate

Il Significato della Morte: Fato e Hybris

Con la novella dell’anello di Policrate, Erodoto evidenzia la concezione fatalistica, propria della Grecia arcaica, secondo cui tutto ciò che accade segue un percorso prestabilito dalla volontà divina. Ciò che deve accadere per volontà divina è impossibile che un uomo lo eviti. Il fato, dunque, è ineluttabile ed è tracciato dagli dèi, poiché sono loro a guidare l’uomo lungo la via che porta alla rovina. «Questa è la pena più dolorosa per gli uomini: sapere molto e non avere alcun potere» (Storie, libro IX, cap. 16). Questa è la natura del destino di Policrate, rispetto alla quale nemmeno Amasi poté nulla.

A contribuire a questo destino fu anche la hybris del protagonista, un atteggiamento di “violenza” e “tracotanza” tipico di chi, giunto al culmine della potenza, non vi sa porre freno, sviluppando l’ambizione di prevaricare i limiti imposti dalla natura o dalle leggi. Erodoto stesso afferma: «Guarda come il dio fulmina gli esseri viventi troppo vistosi e come non ne sopporta la vanità, mentre i piccoli non lo irritano affatto! Guarda come scaglia sempre le sue saette sugli edifici e sugli alberi più alti! Il dio si compiace di umiliare tutto ciò che si esalta!» (Storie, libro VII, cap. 10). La sua eccessiva prosperità lo rese inviso agli dèi, portandolo a non comprendere il significato funesto dei suoi successi e a cadere nell'inganno di Orete, tradito dalla sua avidità e dall'hybris.

L'Eredità di Policrate

Non è un caso che a Samo, dopo la morte di Policrate, il suo ex-segretario Meandrio potesse instaurare un regime isonomico. Questo, se avesse avuto stabilità e durata, sarebbe stato un antecedente per la stessa democrazia di Atene, indicando come anche le tirannidi più assolute potessero, indirettamente, porre le basi per futuri sviluppi politici.

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