Negli ultimi anni, il panorama politico italiano è stato teatro di numerosi scontri tra il leader della Lega, Matteo Salvini, e diversi ecclesiastici. Questi "parroci anti-Lega" hanno espresso pubblicamente critiche sulle politiche migratorie e sociali del partito, spesso richiamando i principi cristiani di accoglienza e solidarietà. Tali prese di posizione hanno innescato polemiche, denunce e talvolta anche minacce, evidenziando una frattura significativa tra certe frange del clero e il movimento leghista.

I Casi Emblematici
Il fenomeno ha visto protagonisti diversi sacerdoti, le cui storie, pur nella loro specificità, convergono nel mostrare un confronto diretto con le posizioni della Lega.
Padre Michele Santoro: Le Accuse di "Assassini"
Una delle polemiche più accese ha riguardato padre Michele Santoro, prete della chiesa di Montevergine a Caserta. Secondo quanto riportato da Matteo Salvini, padre Santoro avrebbe pronunciato durante un'omelia la frase: "Mi piacerebbe che chi vota Lega uscisse da questa chiesa perché siete degli assassini". Sebbene non vi siano conferme dirette di tali parole, la notizia è giunta alla stampa tramite il passaparola e ha suscitato l'immediata reazione del leader leghista. Durante un comizio a Narni, Salvini ha replicato: "…ma fai il parroco e preoccupati di salvare le anime", inserendo l'episodio nel contesto del suo tour elettorale per le elezioni regionali in Umbria.
Polemiche sul Cardinale per la luce agli abusivi, il commento di Salvini - Porta a Porta 14/05/2019
Don Giorgio De Capitani: Diffamazione e Minacce
Le Accuse e la Querela
Tra i sacerdoti coinvolti in scontri con la Lega figura anche don Giorgio De Capitani, ex parroco di Monte di Rovagnate, Lecco, e successivamente residente a Dolzago. Già a processo per un analogo procedimento promosso da una giornalista della Rai, don Giorgio si è trovato a essere querelato da Matteo Salvini. Il capo della Lega si è costituito parte civile, contestando al sacerdote di aver pubblicato, a partire dal 2015, sul proprio blog commenti considerati offensivi e diffamatori. Nel giorno del suo 78° compleanno, don Giorgio ha ricevuto la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini, riguardante l'ipotesi di reato per aver offeso la reputazione di Salvini, Segretario Nazionale della Lega Nord. Nei commenti incriminati, il religioso aveva definito l'esponente politico con epiteti come «sciacallo», «topo», «morto di fame» e «assenteista». Nonostante il rischio di finire sul banco degli imputati, don De Capitani ha dichiarato di non essere preoccupato, affermando che la querela «fa più onore alla mia libertà interiore» e che «non potrà mai chiudermi la bocca».
Le Minacce Ricevute
Le sue dure prese di posizione, espresse sia dal pulpito che sul suo sito internet (www.dongiorgio.it) contro i politici di centrodestra e in particolare gli esponenti del Carroccio, hanno portato don Giorgio De Capitani a ricevere anche minacce di morte. Messaggi intimidatori come «Questa volta te la facciamo pagare», «Stai attento a quando cammini», «Abbiamo già chi è disposto a spezzarti le gambe» e «Attento pure a quando vai in macchina, che un bell’incidente che ti manda dritto fuori strada non è difficile da provocare», sono stati recapitati per posta al sacerdote. La Procura di Lecco ha avviato indagini su questi episodi. Nonostante la gravità delle minacce e il fatto che l'Arcivescovo di Milano gli avesse tolto la guida della parrocchia di Monte di Rovagnate a seguito di polemiche, don Giorgio ha ribadito: «Non ho paura e non mi faccio intimidire da nessuno. Ho sempre detto quello che penso e quelle minacce non mi faranno desistere dall’esprimere la mia opinione».
Don Alberto Vigorelli: "O Cristiani o con Salvini"
L'Omelia Controversa e il Processo
Un altro caso di rilievo è quello di don Alberto Vigorelli, sacerdote di 81 anni di Mariano Comense, per oltre trent'anni missionario in Africa e in Sud America. Don Alberto è comparso come imputato davanti al giudice di pace di Como, Salvatore Falcone, a seguito di una querela per diffamazione presentata da Matteo Salvini. La vicenda risale al novembre 2016, quando, durante un'omelia, il parroco affrontando le polemiche sulla chiusura dei porti ai migranti, citò il Vangelo secondo Matteo, affermando: «"Ero straniero e mi avete accolto". Quindi o si è cristiani o si sta con Salvini». Queste parole fecero rapidamente il giro d'Italia.
Il Rifiuto delle Scuse
La prima udienza del processo si è tenuta in un'aula affollata di sostenitori del sacerdote, con manifestazioni anche all'esterno del Tribunale. Durante un tentativo di conciliazione, come previsto dalla procedura del giudice di pace, le parti non hanno trovato un'intesa. L'avvocato di Salvini aveva espresso la volontà di arrivare a un accordo bonario, ma chiedeva la formalizzazione delle scuse per quanto dichiarato durante la messa. Tuttavia, don Alberto, assistito dall'avvocato Oreste Dominioni, ha ribadito la sua ferma intenzione di non porgere alcuna scusa, dichiarando: «Nulla di cui scusarmi… Non ho niente di cui scusarmi, ho predicato il Vangelo e quindi non ho offeso Salvini». L'avvocato Dominioni ha rafforzato questa posizione, affermando che «La parola scusa non è contemplata. Don Vigorelli ha predicato il Vangelo e per questo non può certo scusarsi. La predicazione del Vangelo è ispirata solo dall’amore e non dall’odio». Il processo è stato aggiornato, e un accordo tra le parti sembrava escluso. Il sacerdote, al quale è stata tolta la parrocchia, ha anche ricevuto alcune lettere anonime.

Don Massimo Biancalani: Accoglienza, Contenziosi e Indagini
L'Impegno per l'Accoglienza e le Polemiche
Anche don Massimo Biancalani, parroco di Santa Maria Maggiore a Vicofaro (Pistoia), è da anni al centro di numerosi scontri con Matteo Salvini e la Lega a causa del suo impegno a favore dei migranti. Don Biancalani è noto per aver aperto un centro di accoglienza nella sua parrocchia sin dal 2016, diventando un paladino dell'accoglienza. La sua attività, tuttavia, ha generato continue frizioni e polemiche.
Le Indagini per Truffa e Falso in Atto Pubblico
Negli ultimi tempi, la situazione per don Biancalani ha preso una piega più complicata. La Procura di Firenze gli ha recapitato un avviso di conclusione indagini in relazione a quattro presunti falsi contratti di lavoro, stipulati a favore di altrettante persone ospitate a Vicofaro tra il 2019 e il 2020. Le ipotesi di reato a suo carico sono di truffa e falso in atto pubblico. Secondo l'avvocato Fausto Malucchi, che difende il sacerdote insieme a Elena Baldi, a Biancalani viene contestato il reato di truffa per aver firmato falsi contratti di lavoro al fine di ottenere contributi dall’INPS. Inoltre, i pm fiorentini contestano l'utilizzo di questi contratti nell’ambito di vertenze giudiziarie davanti al tribunale di Firenze, allo scopo di ottenere provvedimenti favorevoli alla permanenza di stranieri sul territorio italiano, da cui l'accusa di falso in atto pubblico. I quattro rapporti di lavoro riguarderebbero stranieri assunti con contratti di collaborazione familiare, con il ruolo di mediatori culturali e di aiuto nella gestione del centro di accoglienza. Il sacerdote, che ha dato notizia dell'indagine in una conferenza stampa, ha 20 giorni di tempo per far conoscere le sue opinioni e probabilmente chiederà di essere ascoltato.
L'Ordinanza di Sgombero e la Reazione del Parroco
Contemporaneamente alle indagini giudiziarie, don Biancalani si è dovuto confrontare con un'ordinanza urgente di sgombero emessa il 20 luglio dal Comune di Pistoia. Questa ordinanza è scaturita da un sopralluogo dell’Azienda sanitaria locale che ha evidenziato diverse criticità nella struttura di Vicofaro, utilizzata come dormitorio per 164 posti letto. Il documento comunale fa riferimento al sovraffollamento, alle «precarie condizioni igienico-sanitarie dei luoghi» e alla presenza di «rifiuti, sporcizia, muffe, infiltrazioni, residui di alimenti, ristagni di acque di scarico, escrementi di topo e di volatile», oltre a «spazi esterni utilizzati come orinatoi». Sono stati riscontrati anche impianti elettrici non a norma, insufficienti requisiti di aerazione e assenza di dispositivi antincendio. Il sindaco Alessandro Tomasi ha sottolineato la necessità di un intervento istituzionale «prima che accada qualcosa di irreparabile». Don Biancalani ha avuto 15 giorni per ottemperare volontariamente all'ordinanza, ma ha chiarito che non intende farlo: «Continuerò a fare quello che ho sempre fatto, quindi disobbedisco assolutamente a questa ordinanza». Questo scenario, a meno di proroghe, prevede lo sgombero forzato da parte delle Forze dell'ordine dei circa 150 migranti alloggiati nella struttura.
