Il termine tabernacolo deriva dal latino tardo tabernaculum, cioè “tenda”, che a sua volta trae origine da taberna, ossia “casetta composta da tavole (tabellae) di legno”. È la parte più importante della Chiesa, perché custodisce il Corpo di Cristo consacrato. Una chiesa senza presenza eucaristica è in qualche modo morta, anche se invita alla preghiera. Infatti Cristo, anche dopo l'offerta del sacrificio, allorché viene conservata l'Eucaristia nelle chiese o negli oratori, è veramente l'Emmanuele, cioè il "Dio con noi". La conservazione dell'Eucarestia al di fuori della Messa, per comunicarsi e per l'adorazione, sono sempre state presenti nella prassi liturgica della Chiesa. Conservazione, adorazione e comunione fuori della Messa, sono rilevabili nel culto della Chiesa fin dalle sue prime manifestazioni.

Il Rapporto Fondamentale tra Custodia Eucaristica e Celebrazione
Un rapporto fondamentale tra la custodia eucaristica e la celebrazione comunitaria o Santa Messa è un tema centrale nell'iconografia della custodia eucaristica dall'anno Mille in poi. L'attenzione è sempre stata quella di ricollegare il Sacramento al suo contesto d'origine, la celebrazione comunitaria. Sebbene la pietà popolare abbia riservato all'adorazione dell'ostia un posto di particolare onore, focalizzando su di essa l'intimo fervore di una spiritualità incarnazionale dalle radici bernardiane e francescane e tutto lo slancio del misticismo popolare tardo-medievale, la maniera in cui la Chiesa ha presentato le Sacre Specie ai credenti riporta quasi sempre al contesto liturgico originario.
Esempi Iconografici e Liturgici
Una bellissima porticina di tabernacolo, opera senese del secondo '700 conservata nella chiesa di Sant'Agostino a Siena, recita "Ecce agnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi". Nonostante l'invito a unirsi in adorazione del panis angelicus (ai cherubini e serafini su cui poggia il calice) e nonostante il realismo della crocifissione impressa sull'ostia grande, la configurazione del calice e dell'ostia chiaramente vuole evocare il momento prima della comunione quando il celebrante invita i fedeli a vedere nel pane e vino il corpo e sangue di Cristo. L'uso di collocare il tabernacolo sull'altare, dai tempi della reazione contro Berengario in poi, come mostra una miniatura quattrocentesca da un Antifinario nella Libreria Piccolomini a Siena, con l'edicola eucaristica sull'altare dove si consacra, insiste sull'identità della specie custodita con il pane consacrato durante la Messa, ricollegando la custodia stessa al momento celebrativo.

Il "domicilium Eucharistiae" (come il tabernacolo viene chiamato in un inventario dell'Abbadia a Rofena) è il popolo che celebra: la "casa" che Dio promise di costruire per Davide, la discendenza che, in Cristo, innalza l'inno di lode al Padre: la Chiesa in festa, costituita come comunità precisamente nella celebrazione in cui esercita il suo carisma sacerdotale. La tradizione non dissocia mai la custodia eucaristica dalla celebrazione comunitaria, e così sembra essere stato sin dall'antichità.
La Custodia Eucaristica nell'Antichità
Commentando la prassi comune dei primi secoli, di custodire l'Eucaristia nelle case private e comunicarsi individualmente o nel nucleo familiare, Tertulliano insiste che questo non dispensi dall'obbligo di intervenire nell'assemblea eucaristica della comunità, ma, al contrario, tale familiarità con il corpo e sangue custoditi in casa deve spingere i credenti a "stare anche presso l'altare di Dio" (De orat. 19,4: PL 1, 1286-87). Già nel II secolo, Giustino Martire ci conferma l'uso di mettere da parte e mandare l'Eucaristia ai malati: mandare cioè dalla synaxis, dalla celebrazione comunitaria (Apol. 67, 3).
Forme e Luoghi di Custodia Antichi
La semplicità della custodia antica può essere suggerita da un particolare del pavimento della Basilica di Aquileia, risalente al IV secolo: un paniere o il pane consacrato avvolto in un panno di lino o in una piccola teca d'uso domestico. Le Costituzioni Apostoliche parlano poi del locale apposito della Chiesa dove i diaconi dovevano portare ciò che sopravanzava delle specie consacrate durante la Messa, chiamato Pastoforia - "cubiculo" o meglio "talamo" - termine che San Girolamo spiega in senso mistico, affermando che è la stanza nuziale preparata per la venuta dello Sposo (cap. VIII, cf Righetti 1:456). Si trattava di un semplice armadio, il conditorium: in Oriente si trovava al fianco dell'altare, in Occidente nel secretarium o sacristia.

Calici del sesto secolo, dal tesoro di Galognano, suggeriscono che, oltre a quello grande usato per la celebrazione, altri, più piccoli, potevano servire da pissidi, per riservare il vino e forse anche il pane. Una "edicola" a cupola, bizantina, nel Tesoro di San Marco a Venezia, alta 63 cm, probabilmente serviva per l'esposizione del calice: la modanatura posteriore, ritagliata per poggiare sull'orlo rialzato di un altare, è un dettaglio significativo. Ottato di Milevi, nel tardo IV secolo, rinfacciava ai Donatisti la distruzione degli altari affermando che avevano offeso Cristo stesso, il cui corpo e sangue "abitavano sull'altare in certi momenti". La Regola di San Fruttuoso di Braga, nel VII secolo, prescrive preghiere da dirsi dopo i pasti, "coram altario, Cristo ..." cioè davanti a Cristo stesso sull'altare.
L'Evoluzione dei Tabernacoli dopo l'Anno Mille
È solo dopo l'anno Mille che la custodia delle Sacre Specie assume forme canoniche. La massiccia reazione, soprattutto nell'ambito monastico, contro l'eresia di Berengario, accelera la tendenza a trasferire l'Eucaristia dalla Sacrestia nella Chiesa stessa, tendenza già in corso nel IX secolo. Lanfranco di Canterbury indice una sorta di processione eucaristica per la Domenica delle Palme, e a Bec e Cluny s'introducono genuflessioni ed incensazioni davanti all'Eucaristia riservata, e poco dopo la lampada accesa. I sinodi di Parigi e del Laterano, nel 1196 e 1215 rispettivamente, raccomandavano di vegliare "cum summa diligentia et honestate" alla custodia del Corpo del Signore, chiedendo che esso venga collocato "in pulcheriori parte altaris" (1:491).
Tipologie di Custodie e il Tabernacolo a Muro
Una bella pisside limosina del secondo '200, nel Museo della Cattedrale di Pienza, suggerisce la forma caratteristica della custodia all'epoca: forma derivata alla teca antica, con un coperchio conico, che già nel '200 viene "elevato" su un gambo che serviva per reggere la pisside così costituito per la comunione. Simili custodie erano "custodite" a loro volta in una sorta di padiglione sospeso, normalmente chiuso ma apribile per l'uso (come in un disegno di Viollet-le-Duc), sistemazione che evocava la tenda dell'Incontro durante il cammino desertico (l'Eucaristia come panis viatoris e manna absconditum) e il velo del Santo dei Santi nel tempio gerosolimitano. Si trattava di "pissidi pensili", sospese cioè sopra l'altare, sistema adoperato anche per la "colombina eucaristica", forma di tabernacolo che lega ancora più strettamente la custodia del sacramento al momento celebrativo, evocando lo Spirito mandato sui doni.

Un bellissimo esempio francese del XIII secolo, ora a New York, evidenzia la raffinatezza e preziosità di questi oggetti, notando la base su cui poggia la colomba: normalmente questo tipo di custodia, come la teca pensile, "abitava" una tenda o padiglione. Lo Spirito Santo "scendeva" verso l'altare e dalla sua carne - dall'apertura nella schiena - dava ai fedeli il corpo di Cristo. In cima all'asta di sostegno di alcune ricostruzioni ottocentesche, è presente la figura di Maria col bambino. Dopo l'iconografia relativa alla Passione, forse quella più comune nella custodia eucaristica medievale associa le Sacre Specie all'Incarnazione - al corpo nato dalla Vergine Maria.
ADORAZIONE EUCARISTICA - Cos'è? Come si fa? Perché? (247)
In Italia, c'era una netta preferenza per la solidità e sicurezza del tabernacolo a muro anziché sospeso. All'inizio del XII secolo, appaiono i tabernacoli murali, molto frequenti dal XIII al XV secolo, soprattutto in Italia e Germania. Si trattava di edicole nel muro vicino all'altare, in cornu Evangelii o nel coro, con uno sportello munito di serratura e decorate da una mostra, generalmente in marmo, con figurazioni a rilievo allusive all'Eucarestia.
Esempi Noti di Tabernacoli a Muro
Un tabernacolo a muro trecentesco in Badia a Ombrone, a Castelnuovo Berardenga nel senese, colloca la porticina tra l'Arcangelo Gabriele e Maria: il Verbo, al momento dell'Incarnazione, si fa pane e l'uomo impara a vivere di questa parola uscita dalla bocca dell'Altissimo, l'Eucaristia. Un esempio quattrocentesco di particolare interesse è il tabernacolo murale nella piccola cappella riservata all'uso di Cosimo Vecchio dé Medici nel Convento domenicano di San Marco, a Firenze. L'affresco che sovrasta il tabernacolo, su disegno del Beato Angelico ma eseguito da allievi, rappresenta l'Adorazione dei Magi. La scena è interrotta da una nicchia scavata nella parete, direttamente sopra il tabernacolo, all'interno della quale vediamo un Cristo morto ritto nel sepolcro, con gli strumenti della passione. Questa immagine della passione si inserisce nell'episodio dell'Infanzia, rivelandone la sua realtà di base, un'articolazione pittorica dell'interpretazione che troviamo nei Padri rispetto ai doni portati dai Magi.

Il foro praticato nella mensola che separa il tabernacolo dalla nicchia potrebbe essere stato lasciato aperto perché chi pregasse davanti al tabernacolo partecipasse spiritualmente al sacramento 'esposto' anche se invisibile, o per collocare un ostensorio. Il tabernacolo diventava così prolungamento ideale della pace comunionale vissuta nella celebrazione eucaristica, luogo in cui, essendoci il Signore, quella pace si conserva e si rinnova, poiché "ipse est pax nostra". Diventava anticipazione visiva del dono nascosto al suo interno: il corpo stesso del Signore che si offre dal sepolcro come dall'altare (come nella porticina del tabernacolo ligneo a Asciano, opera della fine del '400 o dei primi del '500, di Fra Raffaello da Brescia).
Un'analoga evocazione dell'epiclesi della Messa si trova nel bel tabernacolo a muro di Luca della Robbia per Sant'Egidio, a Firenze, dove sotto il Padre che benedice, vediamo Cristo morto compianto da Maria e i discepoli (nella lunetta), e poi, nel tondo di bronzo, lo Spirito che discende sul tabernacolo vero e proprio. Un altro tabernacolo "pneumatico" è quello della Cappella Castellani, in Santa Croce: opera di Mino da Fiesole, dove vediamo lo Spirito che scende sopra la porticina lignea, con - sotto - le parole: "hic est panis vivus quod de celo discendit". Nel tabernacolo di Mino, la connessione visiva con la Passione di Cristo cede il passo all'aspetto metastorico, mistico: l'Eucaristia come manna spirituale, panis angelicus - adorato infatti da angeli. Nell'esempio più celebre del tabernacolo murale fiorentino, quello di Desiderio da Settignano per la Basilica di San Lorenzo, della metà del XV secolo, troviamo la gamma completa di questi vari riferimenti teologici: nella cimasa, il Bambino Gesù benedicente che emerge da una grande pisside, in basso, il corpo crocifisso e deposto, compianto dalla Madre e dall'amico. L'elemento centrale, il tabernacolo vero e proprio, privilegia invece l'adorazione mistica, con figure angeliche che si precipitano verso il Santissimo con gioia indicibile, ineffabile amore.
Realizzazione e Materiali dei Tabernacoli Moderni
Le aziende moderne realizzano tabernacoli da mensa (da appoggio) o da muro (incasso). Questi possono essere con o senza l'esposizione, dotati di lunetta e sportellino che permette una visuale del Santissimo a 360°. Alcuni pannelli sono realizzati da disegni unici, come quelli di cesellatori studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera. I materiali utilizzati sono bronzo, ferro, legno. Le pareti interne sono in lastre di ottone dorato. Per la sicurezza, vengono utilizzate serrature di sicurezza per la porta e fornite 3 chiavi. Le finiture possono essere argentate, dorate o bicolori. La varietà di scelta di pannelli, casse e raggiere è ampia. Il tabernacolo può essere realizzato in marmo, pietre dure, bronzo, legno dipinto o dorato, ecc. L'interno deve essere rivestito di materiale che respinga l'umidità, dorato e foderato di seta bianca (rossa nel rito ambrosiano).
Collocazione Ideale del Tabernacolo e Norme Liturgiche
L'altare e il tabernacolo sono inseparabili, almeno in linea di principio. Separare dall'altare il Sacramento a celebrazione conclusa crea per sé qualche disagio, sia all'altare che al tabernacolo, come se l'altare improvvisamente si spegnesse e la sua vita passasse al tabernacolo. Ma anche il tabernacolo subisce danno dalla separazione dall'altare. L'Institutio generalis del Messale Romano del 1970 raccomanda vivamente che il tabernacolo in cui si conserva la santissima Eucaristia sia collocato in una cappella adatta alla preghiera e all'adorazione privata dei fedeli. La Chiesa, oggi, sceglie quindi come posto ideale per il tabernacolo la cappella, distinta dalla chiesa, degna e adatta alla preghiera personale dei fedeli. Nelle chiese di nuova costruzione sarà facile realizzare con le qualità necessarie la cappella del Santissimo Sacramento.

Questa disposizione, tuttavia, ha provocato qualche difficoltà in quanto il Santissimo Sacramento è stato posto in linea con le devozioni e così privato della sua centralità e della sua unicità. In molte chiese il grande tabernacolo dell'altare maggiore rimane ancora vuoto e il Santissimo Sacramento giace in un tabernacolo laterale e dimesso. Ciò ha contribuito al collasso della pietà eucaristica nei fedeli e ha ridotto la portata dogmatica dell'Eucaristia e la sua assoluta preminenza nella chiesa. Conviene quindi che il tabernacolo sia collocato, a giudizio del vescovo diocesano: a) o in presbiterio, non però sull'altare della celebrazione, nella forma e nel luogo più adatti, non escluso il vecchio altare che non si usa più per la celebrazione. La prassi della celebrazione rivolta al popolo non consente di avere il tabernacolo sulla mensa dell'altare, soprattutto se esso è di carattere monumentale. È più conveniente che il tabernacolo in cui si conserva l'Eucaristia non sia collocato sull'altare su cui si celebra la Messa.
Presenza di Cristo nella Chiesa e Posizione del Tabernacolo
Nella celebrazione della Messa sono gradualmente messi in evidenza i modi principali della presenza di Cristo nella Chiesa. È presente in primo luogo nell'assemblea stessa dei fedeli riuniti in suo nome; è presente nella sua parola, allorché si legge in chiesa la Scrittura e se ne fa il commento; è presente nella persona del ministro; è presente infine e soprattutto sotto le specie eucaristiche: una presenza, questa, assolutamente unica, perché nel sacramento dell'Eucaristia vi è il Cristo tutto e intero, Dio e uomo, sostanzialmente e ininterrottamente. Proprio per questo la presenza di Cristo sotto le specie consacrate viene chiamata reale, non per esclusione, come se le altre non fossero tali, ma per antonomasia. Tale intento è importante: esso vuol mettere in luce le varie forme della presenza del Signore nelle azioni liturgiche e dare a ciascuna la possibilità di essere percepita e valorizzata.
La tradizione liturgica attesta però anche un incontro col Santissimo Sacramento immediatamente prima della celebrazione eucaristica stessa, soprattutto la celebrazione eucaristica stazionale del Papa o del Vescovo. L'Ordo Romanus I informa che nella processione introitale il Papa sosta per venerare i Sancta che gli sono portati dagli accoliti, che a loro volta recano i doni presantificati presso l'altare, affinché il Pontefice nel rito dell'immixtio li infonda nel calice. Ancora oggi, nell'ingresso corale del Vescovo, prima della Messa stazionale o nella visita pastorale, è prevista una breve adorazione davanti al Santissimo Sacramento. È soltanto nel caso in cui il Santissimo Sacramento è effettivamente fuori dal presbiterio, nella sua cappella propria, che si realizza visivamente la ragione del segno. Nella maggioranza delle chiese storiche, però, tale cappella non c'è, e il Santo Sacramento è da sempre conservato nel tabernacolo dell'altare maggiore. In questo caso esso rimane il luogo più degno e opportuno per custodire l'Eucaristia.
Raccomandazioni per la Collocazione Attuale
In relazione all'importanza della custodia eucaristica e dell'adorazione e riverenza nei confronti del sacramento del Sacrificio di Cristo, il Sinodo dei Vescovi si è interrogato riguardo all'adeguata collocazione del tabernacolo all'interno delle nostre chiese. La sua corretta posizione, infatti, aiuta a riconoscere la presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento. È necessario pertanto che il luogo in cui vengono conservate le specie eucaristiche sia facilmente individuabile, grazie anche alla lampada perenne, da chiunque entri in chiesa. A tal fine, occorre tenere conto della disposizione architettonica dell'edificio sacro: nelle chiese in cui non esiste la cappella del Santissimo Sacramento e permane l'altare maggiore con il tabernacolo, è opportuno continuare ad avvalersi di tale struttura per la conservazione e adorazione dell'Eucaristia, evitando di collocarvi innanzi la sede del celebrante. Nelle nuove chiese è bene predisporre la cappella del Santissimo in prossimità del presbiterio; ove ciò non sia possibile, è preferibile situare il tabernacolo nel presbiterio, in luogo sufficientemente elevato, al centro della zona absidale, oppure in altro punto ove sia ugualmente ben visibile. Tali accorgimenti concorrono a conferire dignità al tabernacolo, che deve sempre essere curato anche sotto il profilo artistico. Ovviamente è necessario tener conto di quanto afferma in proposito l'Ordinamento Generale del Messale Romano.
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