Il Significato della Salve Regina: Storia, Contesto e Rilevanza Attuale

Origini e Attribuzione Storica

Molti però non sanno che questa composizione risale al Medioevo, è scritta in latino e viene tradizionalmente attribuita al beato Ermanno di Reichenau, noto come Ermanno il Contratto (1013-1054). Fu un monaco benedettino tedesco vissuto in un'abbazia vicino al lago di Costanza.

Di questa singolare figura, si apprende che nacque il 18 luglio 1013 da Eltrude, sposa di Goffredo, conte di Altshausen di Svezia, e gli fu dato il nome di Ermanno. Per la sua grave malformazione fisica, che non gli permetteva di stare eretto né tanto meno di camminare, fu soprannominato "il Contratto" (dal latino «contractus», che significa appunto contratto, rattrappito, ma anche storpio).

La biografia riferisce inoltre che Ermanno non fu soltanto un ricercatore molto colto - conosceva la matematica, il greco, il latino, l'arabo, l'astronomia e la musica - ma anche un uomo contraddistinto da un'umanità appassionata, una persona «piacevole, amichevole, sempre ridente; tollerante, gaia», che scoprì in monastero la bellezza dell'amicizia e il calore di una casa. All'amico del cuore Bertoldo, che quotidianamente lo accompagnava e lo aiutava, affidò i suoi pensieri più intimi nei giorni della pleurite che lo avrebbe portato alla morte. Come scrisse il biografo Bertoldo: «La vita è così piena di vita pulsante che Ermanno ne esce veramente vivo […] per il suo coraggio, la bellezza della sua anima, la sua serenità nel dolore, la sua prontezza a scherzare, la dolcezza dei suoi modi che lo resero “amato da tutti”».

È sicuramente dal fatto che Ermanno vivesse sulla sua pelle la triste sorte per la sua salute, che fu spinto ad avere una speciale attenzione verso le virtù della tenerezza e della compassione che nella Vergine Maria riscontrava, definendola Madre di misericordia e modello di vita, dolcezza e speranza per tutti.

Il beato Ermanno venne raffigurato in un dipinto del soffitto della distrutta chiesa di Montecassino come il Doctor Marianus, esperto di Maria, perché in pochi hanno messo in risalto quegli occhi misericordiosi con i quali la Vergine si rivolge ai cristiani.

Tuttavia, come è noto, la Salve Regina è stata attribuita a molti altri autori. Si ricordano ad esempio il vescovo spagnolo Pietro Martinez († 1000), il vescovo francese Ademaro († 1098), san Bernardo e altri ancora. Il gesuita inglese Cyril Martindale si appassionò alla storia di Ermanno, dopo il ritrovamento nella biblioteca di Oxford del volume latino che ne riferiva la vita.

Ritratto di Ermanno il Contratto con elementi simbolici della sua sapienza e della sua disabilità

Evoluzione e Diffusione Liturgica

La forma attuale della Salve Regina assunse la sua configurazione corrente grazie ai monaci dell’abbazia di Cluny intorno al XII secolo. Inizialmente, l'antifona era espressione della pietà monastica. Si cantava come inno processionale a Cluny, al tempo dell’abate Pietro il Venerabile († 1156), che l’aveva stabilita durante la processione della festa dell’Assunta e nelle altre grandi feste.

Gli «Statuti della Congregazione Cluniacense», redatti verso il 1135, prescrivevano: «È stato stabilito che nella festa dell’Assunzione, durante la processione, venga cantata dalla comunità l’antifona composta per la santa Madre del Signore, che inizia con le parole: Salve, Regina mater misericordiae. Lo stesso si faccia nelle processioni che dalla chiesa principale degli Apostoli si dirigono, secondo la tradizione, alla chiesa della medesima Madre Vergine […]».

La Salve, inoltre, era usata dai Cistercensi, e ciò spiega perché una delle attribuzioni più diffuse sia stata anche quella a san Bernardo di Clairvaux († 1153). L’Antifonario cistercense, riformato tra il 1135 e il 1145, prevedeva il canto della Salve come antifona al Benedictus o al Magnificat, e nelle quattro feste medievali di santa Maria: Purificazione (2 febbraio), Annunciazione (25 marzo), Assunzione (15 agosto) e Natività (8 settembre).

Ben presto la Salve Regina fu adottata anche dagli Ordini mendicanti. Nel 1221 i Domenicani introdussero il canto quotidiano della Salve dopo compieta, prima a Bologna e poi negli altri conventi della Provincia di Lombardia, da dove si estese rapidamente in tutto l’Ordine. Il "Salve Regina" è stato cantato nelle comunità domenicane già nei primi anni di esistenza dell'Ordine.

Tra gli Ordini mendicanti, i Servi di Maria si distinsero per un uso frequente. Le Costituzioni antiche redatte nel 1280 prescrivevano nel Capitolo I: «Non si ometta in nessun tempo dell’anno liturgico la Salve Regina alla fine di ogni ora e dopo la mensa comune, eccetto che nel triduo della Parasceve. Ogni sera la Salve sia cantata con grande devozione dopo la terza lettura della Vigilia di Nostra Signora, quando questa è in canto; se poi la Vigilia non è cantata, la Salve Regina si canti a conclusione della compieta». Al canto della Salve i Servi inchinavano il capo e piegavano un ginocchio alle parole Salve Regina, fino al secondo Salve.

Nella chiesa di Santa Maria dei Servi a Bologna si può contemplare la dolce icona della Madonna della Salve, di autore anonimo del XIII secolo. La tradizione vuole che sia stato san Filippo Benizi († 1285) a donarla ai frati del convento bolognese.

Nel secolo XIV, la Salve Regina vide la sua introduzione nell’Ufficio Divino, che anticipa l’attuale Liturgia delle Ore, al termine della compieta. Nel XIX secolo e successivamente all’interno della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, è abitualmente intonata dopo la Santa Messa.

Il testo della Salve Regina, come saluto e invocazione alla Vergine, chiude la Liturgia delle Ore e la recita del Santo Rosario. Le sue prime parole latine, "Salve o Regina", sono una delle ultime preghiere cantate dalla comunità dei frati o delle suore domenicane prima di andare a dormire, alla fine della compieta.

Mappa della diffusione degli ordini monastici nel Medioevo con evidenziati Cluny e l'area Cistercense e Domenicana

Analisi dei Versi e del Profondo Significato

Dal testo in latino esistono numerose traduzioni, secondo le lingue correnti. La Salve Regina, come afferma Calabuig, per il suo contenuto è contemporaneamente espressione di saluto, forma di "clamore" e voce di supplica. È un saluto dei servi alla Regina di misericordia, un saluto solenne, espresso con felice disposizione letteraria: lo stesso termine apre e chiude la prima strofa: «Salve, Regina […] spes nostra, salve». È anche un clamore nel senso biblico-liturgico di grido di un popolo oppresso che sale fino al cielo.

Salve Regina: Titolo e Attributi

Il termine Regina prende spunto dai misteri gloriosi del Santo Rosario. Per questo motivo la Salve è stata molto amata da generazioni di fedeli, perché in Lei viene riconosciuta quella tenerezza materna della misericordia del Padre. Il titolo di Madre della misericordia giustamente la celebra in quanto Madre di Colui che è misericordia in Cristo Gesù, come affermava Papa San Giovanni Paolo II nell’enciclica Dives in Misericordia.

«Valle di lacrime», così è chiamato il nostro mondo e la nostra vita. Prima del grande silenzio della notte, è una preghiera che chiede la protezione della Madre di Dio, la vera Regina del Cielo. Il fedele si rivolge a Lei perché protegga ogni uomo nella sua "valle di lacrime" e gli mostri un giorno Gesù: questa è la dolcezza di Maria.

La Vergine Maria: Vita, Dolcezza e Speranza

Goffredo di Auxerre, in una sua omelia, spiega i tre attributi che accompagnano il titolo di Regina misericordiae applicato a Maria: «vita, dolcezza, speranza nostra». Secondo Goffredo, Maria è nostra vita perché con gli esempi della sua esistenza santa genera ed educa alla vita. È nostra dolcezza perché portatrice di valori d’immensa amabilità, quali l’amore alla contemplazione, la gioia al suo ricordo, la fiducia che infondono i suoi occhi misericordiosi rivolti verso di noi. Maria è speranza nostra anzitutto perché è «speranza di risurrezione». Contemplando già compiuto in lei ciò che attendiamo con intimo e struggente desiderio - la vittoria sulla morte e la felicità eterna -, ci sentiamo rincuorati e pieni di fiducia.

I tre attributi hanno un’eco intensa nel cuore del cristiano: lo richiamano al fatto misterioso della sua esistenza (vita), al suo bisogno di consolazione nell’amarezza (dulcedo), alla necessità di vivere in un’attesa che non deluda (spes).

Goffredo non affronta la difficoltà che rappresenta l’uso di questi termini applicati alla Vergine. Certo non ignora che, rigorosamente parlando, vita nostra è solo Cristo, lui solo la sorgente della suprema dolcezza, lui la nostra unica speranza. Lo sa e con i monaci lo canta allorché nell’ufficiatura corale ritornano i versi dell’inno liturgico «Jesu Rex Admirabilis»: «Iesu… vita desiderabilis / … dulcedo ineffabilis / … spes paenitentium». Ma per Goffredo, come per il suo maestro Bernardo, tutto ciò è dato per acquisito: in Maria non vi è luce che non sia riflesso di quella di Cristo. Il presupposto da cui parte Goffredo nel commento alla Salve è familiare alla letteratura devota del Medioevo: la coscienza della propria miseria e del proprio peccato e insieme l’anelito alla liberazione e alla vita.

Esuli Figli di Eva e la Valle di Lacrime

«A te ricorriamo, esuli figli di Eva»: il sì di Maria ha reso possibile la redenzione dell’umanità dal peccato originato da Adamo ed Eva; Maria è la nuova Eva.

«A te sospiriamo gementi e piangenti, in questa valle di lacrime»: tutti gli uomini sono sulla terra solamente di passaggio e sono affranti dal peccato originale, che provoca male e sofferenza.

Mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia, in un recente scritto sulla Salve Regina, commenta l'espressione «valle di lacrime» affermando che: «Le lacrime sono la caratteristica più profonda della nostra vita: lacrime di angoscia, di paura; lacrime di chi è lasciato, maltrattato, deriso, colpito, violentato; lacrime di chi non ha più nessuno, di chi ha fame, di chi ha freddo, di chi ha subito ingiustizia. Le lacrime diventano invocazione di liberazione, di riscatto». Il pianto e le lacrime sono un tema ricorrente nei discorsi e nelle omelie di Papa Francesco, inserendosi nella plurisecolare tradizione della Chiesa.

Don Luca Saraceno, rettore del santuario «Madonna delle lacrime» di Siracusa, nel suo libro La saggezza delle lacrime ha individuato sette tipologie di lacrime secondo Papa Francesco:

  • Lacrime di gioia
  • Lacrime di perdono e di pentimento
  • Lacrime d’inquietudine per amore
  • Lacrime di fedeltà
  • Lacrime di compassione
  • Lacrime di consolazione
  • Lacrime di beatitudine

Queste esemplificazioni evidenziano uno degli aspetti che si potrebbero analizzare della Salve Regina, ritenuta un piccolo gioiello letterario e religioso, per l’originalità ritmica, lo slancio dei sentimenti e la supplica piena di fiducia.

Gesù, il Frutto Benedetto del Tuo Seno

«Mostraci dopo questo esilio Gesù il frutto benedetto del tuo seno»: è in questa frase l’essenza di tutta l’invocazione, mostrare agli uomini Dio che si è fatto veramente uomo e si è rivelato al mondo, grazie alla maternità di questa donna che ha portato in grembo il frutto benedetto dell’amore di Dio.

O Clemente, O Pia, O Dolce Vergine Maria

San Bernardo, partendo da un'antifona primitiva, aggiungerà le tre esclamazioni finali: "O clemente, o pia, o dolce vergine Maria".

SALVE REGINA with Lyrics | Traditional Latin

La Salve Regina nella Teologia e nella Chiesa Contemporanea

Sicuramente il primato della Salve Regina le viene dal fatto che al suo interno troviamo quell’atto di affidamento che tutti i cristiani hanno nel rivolgersi a Lei in qualità di corredentrice di salvezza. Il mese di maggio è notoriamente il mese mariano dedicato alla Madre di Dio e Madre di tutti i credenti, e non a caso viene festeggiata anche la festa di tutte le mamme.

Il titolo «Madre della Misericordia» - presente nella Salve Regina - giustamente la celebra. Anzitutto perché è la Madre di Colui che è Misericordia, Cristo, come afferma San Giovanni Paolo II nell’enciclica Dives in misericordia. Inviato nel mondo da Dio, Cristo si fa uomo per amore dell’umanità, per condividerne dolore, solitudine, paura, morte.

Papa Francesco ha ripreso questo tema proclamando il 2016 Anno Giubilare della Misericordia. A questo proposito, nella Bolla Misericordiae Vultus (11 aprile 2015), con cui è stato indetto il Giubileo straordinario della misericordia, si afferma al n.24 una particolare menzione alla Salve come preghiera antica e sempre nuova, perché espressione del vero volto misericordioso di Cristo riflesso negli occhi della Vergine Maria. Le parole del Papa sollecitano all’uso orante della Salve Regina in questo anno dedicato alla misericordia.

Il Santo Padre ha inoltre posto attenzione al significato letterale di misericordia, termine focale di tutta la preghiera, che significa l’avere un cuore sensibile a tutte le miserie altrui. Sollecitati da Papa Francesco, soprattutto nell'Anno straordinario della Misericordia, ci si può domandare: cosa significa per noi essere misericordiosi? Letteralmente vuol dire avere un cuore sensibile alle miserie altrui, essere pronti a soccorrere. È l’atteggiamento del buon samaritano che, avendo incontrato sul ciglio della strada un malcapitato straniero, per di più di altra fede religiosa, ne ha compassione (cf. Lc 10,33), sente cioè una stretta al cuore che gli provoca una serie di atti di soccorso.

Il rivolgersi fiducioso alla Madre della Misericordia non è solo per il popolo devoto richiesta di intercessione per i peccati, ma soprattutto implorazione del suo aiuto a divenire misericordiosi, secondo il comando del Figlio Gesù: «Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro» (Lc 6,36).

Pertanto, nel pregare o cantare la Madre della Misericordia attraverso la Salve Regina, possiamo impegnarci a seguire Cristo, la via che la Madre di Dio ci insegna a percorrere: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). Come a dire: «Questo Figlio mio vi potrebbe dire qualcosa che vi potrebbe sembrare strana, ma voi fidatevi, come ho imparato a fidarmi io, anche quando le sue parole mi sono sembrate strane» (cf. Gv 2,1-5). In effetti, il Figlio dice ai servi una cosa piuttosto strana: i commensali vogliono il vino, e voi portategli l’acqua.

Celebri Commentatori della Salve Regina

Tra i commenti con cui è stata onorata la Salve Regina, segnaliamo quelli di Goffredo di Auxerre († 1188 ca.), San Lorenzo da Brindisi († 1619) e Sant’Alfonso M. de Liguori.

Goffredo di Auxerre

Si ritiene che il monaco cistercense Goffredo di Auxerre - amico e confidente di san Bernardo, suo segretario e compagno di molteplici viaggi - in un’omelia pronunciata per la festa della Natività di Maria, probabilmente negli anni in cui Goffredo fu abate di Clairvaux (1162-1165), abbia realizzato il primo commento alla Salve Regina. Questa omelia-commento dovette costituire una novità di rilievo nell’ambito dell’omiletica monastica, destinata peraltro a un duraturo successo.

San Lorenzo da Brindisi

San Lorenzo da Brindisi - frate cappuccino, sacerdote, Dottore della Chiesa e illustre biblista - è stato uno dei più grandi devoti di Maria che la storia abbia mai conosciuto. È autore di 84 discorsi sulla Vergine, tra cui 6 a commento della Salve Regina. Nei suoi discorsi sulla Salve, il santo ripropone l’antica questione sul rapporto tra i titoli «Regina» e «Madre» attribuiti a Maria: qual è la loro origine e come si armonizzano? San Lorenzo individua l’origine dei due titoli nella somiglianza di Maria con Dio e con Cristo. Dio è sommamente potente (Re) e sommamente buono (Padre). In modo analogo Maria possiede grande potenza (Regina) ed è piena di bontà (Madre). Al dire di questo autore, Dio ha fatto Maria Regina potente e Madre di Misericordia per intervenire a favore della Chiesa e dell’umanità.

Sant’Alfonso M. de Liguori

Sant’Alfonso M. de Liguori, grande missionario, vescovo zelante e scrittore celebre, è autore dell’opera Le Glorie di Maria, edita nel 1750. Il libro ebbe uno straordinario successo e fu tradotto in varie lingue, ed è ritenuto da alcuni studiosi il capolavoro del santo, che lo pubblicò dopo lungo travaglio e accurate ricerche storiche e teologiche. Il volume si divide in due parti: la prima comprende un ampio commento alla Salve Regina, la seconda presenta «Le virtù di Maria». Nel commento alla Salve Regina, che costituisce la parte più importante del famoso libro, sant’Alfonso descrive in maniera viva, a volte drammatica, i molteplici interventi della Vergine nei confronti dei fedeli. Maria ottiene loro il perdono, li riporta all’amicizia con Dio; se il peccato separa e allontana da Dio, ella avvicina, riconcilia e unisce. Interviene per mantenere in grazia il peccatore convertito: lo invita alla preghiera, gli ottiene luce e forza, gli impedisce di cadere ancora, gli ottiene il dono della perseveranza finale.

Illustrazione storica di Sant'Alfonso Maria de' Liguori mentre predica o scrive la sua opera

La Salve Regina nel Nostro Tempo: Un Gioiello Letterario e Religioso

La Salve Regina, inizialmente espressione di pietà monastica e adottata dagli Ordini mendicanti, ha un posto rilevante nella pietà popolare, riscuotendo grande simpatia tra la gente. Il suo valore e significato permangono intatti nel nostro tempo. Per il linguaggio e l’atteggiamento cultuale, per l’ambiente sociale che riflette e la concezione teologica cui si riferisce, la Salve Regina è un’espressione tipica del Medioevo. Per tali valori, la Salve è stata ed è amata da generazioni di fedeli. È una preghiera autentica sulle labbra dei primi oranti, e risuona vera, nonostante la mutata temperie culturale, sulle labbra di quelli del nostro tempo.

Il popolo cristiano invoca la Madre della Misericordia perché riconosce in lei la misericordia del Padre in forma materna, fatta cioè di tenerezza, gratuità, generosità e accoglienza. Le testimonianze di questo fatto acquistano talvolta un carattere pubblico.

David Maria Turoldo, il più famoso frate dei Servi di Maria, in un brano poetico presenta in modo suggestivo il rapporto filiale tra la Vergine e i suoi Servi in relazione a questa antifona: «Quanti frati e quale coro di voci a salutarmi ogni sera!». In questa rievocazione storica non possiamo tralasciare la memoria di un altro indimenticabile servo di Maria, fra Ignazio Maria Calabuig († 2005).

La Salve Regina, afferma Calabuig, per il suo contenuto è contemporaneamente espressione di saluto, forma di “clamore” e voce di supplica: un saluto dei servi alla Regina di misericordia, un saluto solenne, espresso con felice disposizione letteraria (lo stesso termine apre e chiude la prima strofa: «Salve, Regina […] spes nostra, salve»); e un clamore nel senso biblico-liturgico di grido di un popolo oppresso che sale fino al cielo.

Foto di una comunità religiosa che canta la Salve Regina in una cappella

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