Il Caso di Suor Mariangela Faré: Dalla Condanna alla Scarcerazione, le Voci della Famiglia Sacconago

Introduzione: La Vicenda Giudiziaria di Suor Mariangela Faré

Il caso di Suor Mariangela Faré, l'ex religiosa condannata per le violenze sessuali ai danni di Eva Sacconago, è tornato al centro dell'attenzione mediatica con la sua scarcerazione. La vicenda, che ha avuto inizio nell'oratorio di Sant'Edoardo a Busto Arsizio, ha attraversato anni di indagini e processi, culminando in una condanna definitiva e nella successiva liberazione della donna, generando profonde reazioni nella famiglia della vittima.

L'Inizio della Relazione e la Scoperta dei Genitori

Tutto ebbe inizio nell’oratorio di Sant’Edoardo a Busto Arsizio. La relazione tra Eva Sacconago, quindici anni, e suor Mariangela Faré, trentotto, si sviluppò dapprima come un intenso rapporto spirituale, che tuttavia si tramutò nel tempo in una dinamica ossessiva e morbosa. Centinaia di bigliettini e dichiarazioni d’amore, come scrissero i giudici nelle motivazioni della sentenza di primo grado, avevano «avviluppato la quindicenne in un bozzolo di parole che conduceva a una totale confusione circa il significato di “amore”».

La relazione tra Eva e suor Maria Angela Farè non era sfuggita ai genitori, Roberto Sacconago, funzionario di banca in pensione, e la moglie Giovanna Bozzolini. Un giorno d'autunno del 1998, Eva tardava a rientrare per cena. La mamma la cercò in oratorio, trovandola nella stanza di suor Maria Angela. Così, iniziò a controllare il diario della figlia e scoprì i bigliettini, dapprima firmati «Suor Mary» e poi «Mamma Mary», alcuni che esprimevano affetto altri con espliciti riferimenti intimi.

Dopo che i genitori di Eva, leggendo i diari della figlia, avevano scoperto questa relazione, la suora era stata allontanata dall'oratorio di Sant'Edoardo e inviata in un convento di Catania con la scusa che doveva terminare gli studi di teologia.

Oratorio di Sant'Edoardo a Busto Arsizio, immagine generica

Il Ritorno di Suor Faré e l'Escalation del Rapporto

Suor Faré sarebbe ritornata al nord quando Eva era ormai maggiorenne, e la relazione riprese regolarmente. Anche se l'accusa riconosce che Eva era maggiorenne, ritenne che si dovesse parlare di violenza sessuale continuata, in quanto la ragazza era in condizione di inferiorità psichica. Ad un certo punto, Eva iniziò a subire con fastidio la presenza e le incursioni di suor Faré nella sua vita, incursioni che divennero sempre più insistenti e soffocanti. È da questo momento che nacquero le ulteriori incriminazioni di violenza e molestie sessuali, violenza privata e stalking.

Eva, anche dopo il rientro della suora, aveva continuato a frequentare l'oratorio di Sant'Edoardo, dove aveva costruito un gruppo che occupava totalmente la sua vita, e aveva incontrato don Alessandro Bonura che era diventato un valido sostegno per la sua anima. Tutto questo, tuttavia, aveva fatto sempre di più ingelosire, infuriare e incattivire suor Mariangela Faré.

Il Suicidio di Eva Sacconago e le Nuove Incriminazioni

Eva Sacconago si suicidò a giugno del 2011, all'età di soli 26 anni. Lasciò una serie di diari che raccontavano il suo rapporto con la suora, conosciuta in oratorio quando aveva solo 15 anni. La suora venne arrestata nel novembre 2012, all’età di 52 anni, su ordine della magistratura dopo le indagini della squadra mobile di Varese e degli agenti del commissariato di Busto Arsizio. Le nuove incriminazioni includevano violenza e molestie sessuali, violenza privata e stalking, accertando le vessazioni di Maria Angela Farè fin da quando Eva aveva quindici anni.

Il Processo e la Condanna Definitiva

Durante il processo, vennero prodotte lettere, bigliettini, foto e messaggi che testimoniavano la strettissima, quasi asfissiante relazione fra la religiosa e la giovanissima Eva. I giudici scrissero che Eva, quando aveva 14 anni, subì «violenza sessuali vere e proprie nel 2010 e 2011 e comportamenti che avrebbero minato la stabilità psichica di chiunque».

La Corte di Cassazione, nel dicembre 2019, confermò la condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi di reclusione per Maria Angela Farè. I giudici in primo grado avevano anche escluso la responsabilità della congregazione religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice, alla quale apparteneva la suora. La donna, prima della condanna definitiva, aveva trascorso un periodo agli arresti domiciliari e all’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova).

Immagine generica di un tribunale o aula di giustizia

La Scarcerazione e la Reazione della Famiglia Sacconago

L'ex religiosa è tornata in libertà. La notizia, diffusa dal sito «Rete L’Abuso» e confermata dall’avvocato Daniela Cultrera, ha rivelato che l'ordine di scarcerazione risale al 4 settembre del 2021 e la liberazione è avvenuta il 21 settembre 2021. L’intera pena, che comprende anche la custodia cautelare prima del processo, è stata scontata in carcere, senza alcun beneficio. I genitori di Eva, Roberto e Giovanna Sacconago, hanno appreso la notizia il primo febbraio, definendo la liberazione, avvenuta proprio il giorno del compleanno della figlia, "un colpo e un dispiacere al cuore".

Le Preoccupazioni dei Genitori e il Mancato Risarcimento

Roberto Sacconago ha sottolineato che, nonostante la giustizia abbia fatto il suo corso, la famiglia non ha mai ricevuto delle scuse personali da parte di Farè, né il risarcimento di 50.000 euro previsto dal giudice. La difesa dell’ex suora ha fatto sapere che non può risarcire perché è “incapiente”.

I genitori hanno espresso profonde preoccupazioni: «Sappiamo che è libera, ma dove e cosa possa fare ancora non c’è dato di saperlo. Siamo preoccupati per quello e per quanto possa fare ancora ad altre persone piccole come Eva». I giudici le hanno inflitto come pene accessorie l’interdizione dal frequentare ambienti con minori e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per 5 anni, ma la famiglia "non è tranquilla" e ha "paura che possa rifare con nostra figlia quello che ha già fatto".

Riguardo alle cause del suicidio di Eva, i genitori non condividono interamente le conclusioni di una parte della sentenza. Se da un lato emerse che il “perdurante stato di ansia” non sarebbe stato causato dal comportamento dell'imputata, bensì da un complesso di fatti esterni, come le "chiacchiere dei ragazzi dell’oratorio" e la "delusione cocente di vedere la sua vita spiata e giudicata", nonché la "sordità di don Ale" verso i suoi sentimenti, la mamma di Eva ha invece dichiarato: «Fra Eva e don Ale c’era solo una grande, stupenda amicizia. C’erano i pettegolezzi, le cattiverie. C’era gente che diceva che fosse rimasta incinta del don. La seguivano, la spiavano. Un giorno ha trovato le quattro gomme dell’auto tagliate».

Il docu-film su Rete L'abuso, che farà conoscere al mondo i crimini italiani della chiesa cattolica.

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