Basilica di Santa Maria Assunta di Atri: Storia, Architettura e Arte

Atri, un comune di 10.119 abitanti in provincia di Teramo, rappresenta un'importante città artistica del medio Adriatico e si colloca tra le più antiche città d'Abruzzo. La sua storia in epoca imperiale non si arresta, seppur risultando minore a causa della perdita dell'autonomia nel 289 a.C. divenendo colonia romana. Ciò nonostante ebbe l'onore di avere sul trono romano un suo cittadino, l'imperatore Elio Adriano. Egli, di fatti, si considerava tale poiché proprio in questo luogo esercitò la carica censuaria di quinquennale, motivo per cui ancora oggi il corso principale della città è a lui intitolato.

I reperti dell'antica città romana "Hatria-Picena" sono numerosissimi e provengono dagli scavi di Piazza Duomo e delle Necropoli Colle della Giustizia e Pretara del VI-V sec. Dopo un periodo di crisi durante le invasioni barbariche, Atri si costituì in libero comune nel 1251 per opera di Innocenzo IV e da quel momento in poi la città cominciò ad acquisire quel senso estetico che tuttora in parte conserva.

Vista panoramica della città di Atri

La Cattedrale di Santa Maria Assunta: Fondazione e Sviluppo

La Cattedrale di Santa Maria Assunta si erge su una delle zone più importanti del nucleo storico di Atri, Piazza Duomo, lungo l'asse viario principale del paese, dove un tempo sorgevano le terme di Hatria Picena.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta vista da Piazza Duomo

L'odierna struttura è opera di Raimondo di Poggio e Rainaldo d'Atri che la iniziarono intorno al 1260, dando atto ad un progetto ambizioso che trasformò quasi del tutto la precedente chiesa romanica a cinque navate, eretta nella seconda metà del XII secolo, per adeguarsi alla dignità episcopale acquisita nel 1251.

La storia della Cattedrale, inoltre, è supportata e confermata dalle epigrafi che datano e firmano l'esecuzione dei portali, sul lato meridionale e della facciata, da parte di due artisti abruzzesi. L'esecuzione della Cattedrale si concludeva, almeno nella sua parte esterna, nel primo decennio del Trecento con l'inserimento del portale sulla facciata antistante Piazza Duomo, mentre negli anni seguenti furono compiute opere di ornamento che sono testimoniate da due diverse Bolle pontificie risalenti al 1292 e 1294.

Successivamente, nella prima metà del XIV secolo, proseguirono i lavori del chiostro annesso alla chiesa ed ebbe inizio la vasta decorazione pittorica dell'interno, che culminò con gli affreschi del coro realizzati da Andrea De Litio a partire dal 1450.

Il campanile della Cattedrale di Santa Maria Assunta

L'edificio successivamente non subì notevoli cambiamenti nel corso dei secoli e venne dichiarato monumento nazionale nel 1899. A seguito di gravi lesioni subite nel terremoto del 1915, fu oggetto di numerosi interventi di restauro da parte della Soprintendenza, causandone la chiusura al culto per lunghi periodi.

Architettura della Facciata e dei Portali

La Cattedrale di Atri rappresenta una delle espressioni più rilevanti dell'architettura abruzzese dei secoli XIII e XIV con la sua maestosa facciata, dal volume chiaro ed unitario, a terminazione rettilinea in conci di pietra d'Istria. Questa singolare tipologia di facciata, a coronamento orizzontale, ebbe una larga diffusione in Abruzzo nei suddetti secoli, tanto da qualificare la produzione architettonica della regione con numerosi esempi a L'Aquila, Lanciano, Sulmona fino a Celano.

Nella struttura presa in esame, la facciata presenta una terminazione rettilinea con cornice ad archetti pensili trilobati e risulta tripartita da lesene. La parte centrale del portale, sormontato da sottili incorniciature cuspidate, e il rosone a ruota risultano inseriti in un'unica incorniciatura a timpano tagliata orizzontalmente da una fascia a foglie geminate.

La tradizione che vorrebbe la terminazione originaria di Santa Maria Assunta cuspidata, di netto stile gotico, costituirebbe, in realtà, solamente un malinteso derivante da un'interpretazione soggettiva del Necrologio della Cattedrale. Quel documento, risalente al terremoto del 1563, riferisce che il violento sisma lesionò gravemente la facciata provocando la caduta di alcune pietre collocate sulla sommità, senza però citare in alcun modo quale fosse il tipo della terminazione dell'edificio. Per questo motivo non sussiste la possibilità che il restauro cinquecentesco abbia modificato il disegno originario del prospetto.

I portali della Cattedrale di Santa Maria Assunta

I Portali Meridionali

Partendo dal prospetto meridionale, il portale più antico, posto in posizione mediana, è quello attribuito a Raimondo de Podio e datato 1288. Collocato tra due lesene che ne diventano parte integrante, presenta una decorazione molto sobria con un elemento nastriforme che ne delimita la parte superiore costituita da un frontone a timpano. Al di sotto, invece, l'arco, ornato al suo interno da figure floreali a punta di diamante, è disegnato da una cornice sottile.

Il secondo portale, sulla destra rispetto al precedente, è attribuito per sua stessa epigrafe al medesimo artista che, seppur seguendo un disegno analogo, mostra qui la sua piena maturità artistica, che si concretizza in un linguaggio molto originale caratterizzato da ricchi ornamenti negli archivolti. Vi è, infatti, un ampio uso della foglia di palma che viene lavorata radialmente attorno alla curvatura dell'archivolto, in modo tanto singolare da essere definita "palmetta atriana".

Sempre sul fianco, il terzo ed ultimo portale, anche per cronologia, essendo la sua costruzione datata nel 1305, è stato realizzato da Rainaldo d'Atri, il quale viene considerato dall'iscrizione sulla lapide collocata sulla lesena di sinistra anche come il progettista dell'intera opera del Duomo.

Il Portale Maggiore

Infine, il portale maggiore, contemporaneo all'ultimo del fianco, pur presentando i medesimi stilemi dei precedenti, li rielabora in dimensioni grandiose.

Il portale maggiore della Cattedrale

L'Interno della Cattedrale e il Ciclo Pittorico

Proseguendo verso l'interno della Cattedrale, ci troviamo di fronte a una pianta a tre navate che presenta un discreto slancio verticale e un ritmo regolare grazie alla divisione dello spazio operata da archi diaframma su pilastri quadrilobati. Questi creano una commistione tra la severa semplicità dell'architettura precedente e il contenuto slancio gotico degli archi a sesto acuto impostati su semplici capitelli in pietra.

Interno della Cattedrale con navate e pilastri

È proprio al suo interno che la Cattedrale di Atri racchiude un'altra delle sue meraviglie: il ciclo pittorico che corre lungo le superfici dello spazio interno, dalle pareti ai rinforzi ottagoni delle colonne. Gli affreschi furono iniziati alla fine del Duecento e conclusi circa due secoli dopo con la decorazione del coro.

"Incontro dei vivi e dei morti"

Uno dei dipinti più antichi, risalente al 1270 circa, è situato sulla navata sinistra ed è denominato Incontro dei vivi e dei morti. Esso ritrae tre scheletri apparsi inaspettatamente a tre nobili signori vestiti con ricchi abiti e accompagnati da cavalli. Questo affresco, che presenta una struttura molto semplice con un modellato privo di profondità che lo fa collocare proprio tra le prime sperimentazioni del periodo gotico, risulta ancor più interessante per il tema della raffigurazione; esso ci riporta direttamente alla tradizione dei poemi francesi del XII secolo in cui ricorre tale singolare incontro che vede tre giovani cavalieri al cospetto di altrettanti cadaveri che li ammoniscono con un memento mori.

Affresco

Il Coro e gli Affreschi di Andrea De Litio

Gli affreschi, che costituiscono una delle opere più importanti del Quattrocento in Abruzzo, si sviluppano sulle tre pareti dell'ultima campata, nella parte centrale dell'abside, e nella volta. In alto, sulle quattro vele della crociera costolonata, troviamo su uno sfondo azzurro disseminato di stelle le ampie figure degli Evangelisti e Dottori della Chiesa, disposti nella stessa modalità di Giotto ad Assisi nella chiesa di San Francesco.

Volta affrescata del coro della Cattedrale

Nelle pareti del coro, invece, si possono ammirare le scene tratte dal Nuovo Testamento composte in riquadri e delimitate da archi e colonne finemente decorati.

Particolare del coro affrescato

Atri e la sua Cattedrale: Un Legame Profondo

La Cattedrale di Santa Maria Assunta è per Atri non solo un importante monumento religioso e artistico, ma anche un simbolo della sua identità storica e culturale. La sua importanza è tale che, nel dialetto atriano, non esiste un termine specifico per "Cattedrale" o "Duomo"; si parla semplicemente di "chijse de Sanda Marije", un'espressione che, pur abbassando il grado, non sminuisce, anzi lascia percepire il senso di affetto verso la "chiesa nostra".

In un tempo in cui Atri non era più la ricca città romana e si trovava in decadenza, la formazione di una comunità cristiana fu lenta. Per questo, sotto il profilo religioso, faceva parte della diocesi di Penne, mentre politicamente era amministrata dai Conti di Apruzio, presso Teramo. Se l'aristocrazia feudale e latifondista era concentrata a Teramo e a Penne, ad Atri si poté sviluppare un ricco ceto borghese impegnato in attività commerciali, grazie anche alla vicinanza con il mare.

L'ottenimento della Diocesi e del Comune, avvenuto grazie a una mossa pontificia, fu di fondamentale importanza, soprattutto la concessione della Diocesi. Allora, per poter essere sede di un potere politico ed essere definito "città", un centro doveva avere una propria diocesi.

Nel '600, al posto delle botteghe fu costruito il Seminario, che però divenne anch'esso un punto "laico", poiché oltre agli aspiranti sacerdoti vi potevano studiare i rampolli delle famiglie benestanti, diventando antenato dell'attuale Liceo. All'interno del Duomo si svolgevano le più importanti assemblee cittadine; il Palazzo Comunale era solo il contenitore di uffici e burocrazia.

La moglie di un rappresentante del potere, Isabella Piccolomini, come ex voto per la salvezza del marito, costruì nel Duomo l'altare di sant'Anna, opera di Paolo de Garviis di Como, sfruttando l'uso tradizionale della chiesa da parte del potere pubblico, di cui lei e il marito si sentivano supremi rappresentanti, anzi rafforzandolo in quel momento di debolezza.

La Leggenda dell'Acquasantiera

I Vescovi riuscirono a gestire la chiesa poco più facilmente. C'è un racconto che sembra tramandare queste ostilità. Un'acquasantiera della navata centrale è una statua di inizio '400 di una donna che, come le contadine abruzzesi, regge sul capo il bacino. La "troccoletta" ha una scollatura molto ampia, si alza la gonna, scopre le gambe; si dice che avesse un'espressione ammiccante e nelle mani reggesse dei fiori. Gli atriani tramandano che un vescovo avesse voluto togliere la statua perché indecente, ma incontrò la fiera opposizione dei fedeli che gli concessero solo, e di malavoglia, di raschiare il volto e troncare di netto i fiori.

Il Vescovo e gli Affreschi

Il vescovo si fece ritrarre ben quattro volte all'interno del ciclo di affreschi, a perpetuare la sua memoria di vescovo e di cittadino di Atri, che lui aveva omaggiato con quest'opera.

Dettaglio di un affresco con la figura del vescovo

Nella "Presentazione di Maria al Tempio" di Andrea De Litio, il sacerdote che accoglie Maria è il Probi. Uomini e donne in abiti semplici (gli atriani erano molto parsimoniosi, dicono le fonti, o almeno lo vogliono far credere...), si muovono all'interno di un'Atri più o meno trasfigurata dal pittore, immersa nelle attività del tempo. Ma ciò che rende ancora più vive quelle storie è la grande diversità di tipi umani presenti, e se oggi riusciamo a riconoscere solo il vescovo, forse all'epoca era tutto un discutere tra i fedeli per capire chi di loro fosse stato rappresentato.

Forse ora si capisce perché la signora con la spesa, con grande naturalezza, abbia parlato di "chiesa nostra". A questa chiesa sono legati i ricordi d'infanzia, anche di chi non fa parte della parrocchia del Duomo. Riti secolari si rinnovano sempre uguali nella Cattedrale e, allo stesso tempo, il piccolo atriano che per la prima volta assiste ad essi pare averli vissuti da molto più tempo. Così, se ha un po' di tempo, capita che un atriano, con la stessa naturalezza con cui rientra a casa sua (perché lo è!), entra a farsi un giretto nel Duomo.

Una Cattedrale ad Atri era necessaria; senza diocesi la città non sarebbe stata quasi niente. Ma quella parola, forse, qualche atriano nemmeno l'ha capita: per tutti è la Chiesa (nostra) di Santa Maria. Per la cronaca, la signora con la spesa poi ha seguito tutta la visita.

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