La strage degli innocenti è un episodio presente nel Vangelo secondo Matteo (2,1-16), in cui Erode il Grande, re della Giudea, ordina un massacro di bambini allo scopo di uccidere Gesù, della cui nascita a Betlemme era stato informato dai Magi. Nella tradizione occidentale e cristiana, il racconto è divenuto un "topos" culturale che ha dato luogo nei secoli a moltissime rappresentazioni artistiche.

L'Episodio Biblico: La Nascita di Gesù e la Fuga in Egitto
L'episodio narrato nel Vangelo secondo Matteo (2,1-16), senza paralleli negli altri vangeli canonici, inizia dopo la nascita di Gesù. Alcuni Magi giunsero a Gerusalemme chiedendo, in buona fede, dove si trovasse il re dei Giudei, appena nato. Erode si turbò alla notizia e chiese ai sommi sacerdoti e agli scribi del popolo il luogo dove sarebbe dovuto nascere il Messia e, avuta risposta che le profezie indicavano Betlemme, disse ai Magi, convocati in segreto, di recarsi nella cittadina giudea e di tornare a riferirgli, affinché potesse adorarlo anche lui.
Avvertiti in sogno da un angelo, i Magi decisero di non tornare a Gerusalemme. Poco dopo, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode.

Il viaggio verso l'Egitto fu segnato dalla paura. Giuseppe si guardava in continuazione intorno, temendo che da un momento all’altro potessero emergere gli scherani di Erode per prendere il piccolo e ucciderlo. Dopo quasi tre settimane di cammino, trovarono rifugio nella regione del Delta del Nilo, a Bubasti, e vi rimasero per due mesi in un accampamento di esuli giudei.
La Strage di Betlemme e il Carattere di Erode
Quando Erode, capito l’inganno dei Magi, si adirò moltissimo, ordinò di uccidere tutti i maschi che erano a Betlemme e in tutto il suo territorio, dall’età di due anni in giù. Furono uccisi tutti i bimbi maschi da due anni in giù perché, secondo le informazioni chieste ai Magi relative all'apparizione della stella (Mt. 2, 7), si era concluso che il Bambino Gesù non aveva più di due anni. Il gesto criminale di Erode è dettato dalla sua egoistica difesa del trono, un tratto che corrisponde pienamente al suo carattere.
Giuseppe Ricciotti lo descrive come "uno degli uomini più sanguinari che la storia conosca" e non si fece scrupolo nel ricorrere alla violenza temendo per il proprio trono. La sua crudeltà è ben documentata: nel 37 a.C. mise a morte quarantacinque Asmonei e molti membri del Sinedrio; nel 35 a.C. uccise il sommo sacerdote e suo cognato Aristobulo; nel 34 suo zio Giuseppe; nel 29 Mariamme (una delle sue mogli) e sua suocera Alessandra; nel 25 il cognato Kostobar e quindi due figli (Alessandro e Aristobulo) con trecento ufficiali e nel 4 a.C. anche il primogenito Antipatro. Secondo Macrobio, Augusto, ricevuta la notizia della strage, disse scherzosamente, con un gioco di parole greco, che «È meglio essere un porco [üs] di Erode che non un figlio [üiòs]», alludendo alla nota avversione degli ebrei per la carne suina: Erode non avrebbe ucciso un porco, ma con facilità uccideva i figli.
La Storicità e il Numero delle Vittime
Molti storici moderni negano la storicità dell'episodio della Strage degli Innocenti, dato anche il mancato riscontro nelle opere di Giuseppe Flavio, fonte principale della storia giudaica del I secolo. Tuttavia, il racconto appare del tutto conforme al modo di agire di Erode.
Non è determinabile il numero esatto dei bambini massacrati. Viene scartato il numero simbolico di 144.000 di Ap. 14, 1, allusivo alle schiere di asceti cristiani. In base invece a statistiche demografiche, molto oscillanti a causa dell'ignoranza del numero demografico di Betlemme e dell'indice di natalità e mortalità infantile al tempo di Cristo, si propongono cifre diverse:
- U. Holzmeister, supponendo circa 3.000 abitanti per Betlemme, con un indice della natalità del 40 per mille e quello della mortalità a 1/3 o 2/5 in due anni, propone il numero di 65-80 maschi.
- Altri commentatori, che riducono gli abitanti ad un migliaio, la natalità al 30 per mille e la mortalità a metà dei nati, dànno cifre molto più basse: pochi si limitano a 10-12 uccisi (A. Bisping, P. Schegg) o a 12-15 (P. Schanz, J. Knabenbauer), mentre molti stanno per una ventina (M. J. Lagrange, M. Sales, H. Simon-J. Prado, ecc.).
- Giuseppe Ricciotti afferma che, essendo circa mille gli abitanti adulti a Betlemme, il numero di bambini nati in quel periodo poteva aggirarsi intorno ai sessanta individui. Volendo però Erode uccidere solo i bambini maschi, il numero degli uccisi è dunque, approssimativamente, di circa trenta neonati e, contando che la mortalità infantile in Vicino Oriente era molto alta, il numero si restringe a soli venti.
Adempimento delle Profezie e Ritorno in Israele
La strage degli Innocenti è presentata nel Vangelo di Matteo come l'adempimento della parola del profeta Geremia (Mt. 2, 17-18; cf. Ger. 31, 15). Il pianto delle donne di Betlemme, private dei loro figli, richiama all'evangelista il pianto di Rachele, sepolta a Rama presso Betlemme, poeticamente descritta dal profeta Geremia mentre piange gli Ebrei deportati in Babilonia. L'evangelista fa una semplice accomodazione, suggerita dall'analogia tra le due situazioni. In Ger 31:15,16 il testo dice: «Così parla il Signore: ‘Si è udita una voce a Rama, un lamento, un pianto amaro; Rachele piange i suoi figli; lei rifiuta di essere consolata dei suoi figli, perché non sono più’».
Gesù rimase in Egitto fino alla morte di Erode, che viene fatta risalire al 4 a.C. Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nella terra d'Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Tuttavia, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Così, in obbedienza a un ulteriore avvertimento in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e si stabilì a Nazaret. Matteo, con un’accomodazione (Mt 2:15), vi applica la profezia di Os 11:1 che riguardava Israele: «Quando Israele era fanciullo, io lo amai e chiamai mio figlio fuori d’Egitto».
Nazaret è il luogo che ci obbliga a fare memoria di come l’obbedienza adulta sia necessaria affinché si compia «quanto fu detto per mezzo dei profeti», in questo caso la parola «sarà chiamato Nazareno». Il Vangelo di Matteo colloca l’adempimento di ciò che è stato detto dal Signore per mezzo del profeta - cioè «dall’Egitto ho chiamato mio figlio» (v. 15) - non quando, morto Erode, Giuseppe riconduce fuori il bambino e sua madre, bensì già prima, quando questa famiglia di profughi rimane in Egitto.
Rappresentazioni Artistiche e Liturgiche
Gli artisti che nel corso dei secoli hanno rappresentato la Strage degli Innocenti hanno posto l'accento sull'assurdità di questo eccidio, sottolineandone gli elementi più orribili. Seguendo il Vangelo di Matteo e la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, gli artisti hanno messo in risalto la crudeltà dei soldati con il dolore atroce delle madri, che cercano invano di mettere in salvo i propri figli. Questo soggetto ha conosciuto nell'arte una particolare diffusione tra il XIV e il XVII secolo.

Nel Rito ambrosiano antico, la festa è denominata IN NATALI SS. INNOCENTUM MARTYRUM. Alcuni testi liturgici associati includono:
- Psalmellus: «Vindica, Domine, sanguinem sanctorum tuorum, qui effusus est. Posuerunt mortalia servorum tuorum escas volatilibus cœli, carnes sanctorum tuorum bestiis terræ.» (Vendica, Signore, il sangue dei tuoi santi, che è stato sparso. Hanno gettato i cadaveri dei tuoi servi in pasto agli uccelli del cielo, le carni dei santi alle bestie della terra).
- Antiphona post Evangelium: «Accedit homo ad cor altum, * et exaltabitur Deus. • Sagittæ parvulorum factæ sunt plagæ eorum: * et infirmatæ sunt in ipsis linguæ eorum.» (L'uomo trama grandi misfatti, ma Dio trionfa lo stesso. Le frecce dei fanciulli sono diventate le loro piaghe: e in loro si sono indebolite le loro lingue).