Storia della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno e del Santuario di Materdomini

La Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, in latino Dioecesis Nucerina Paganorum-Sarnensis, è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, appartenente alla regione ecclesiastica Campania.

Nel 2016, la diocesi contava 225.000 battezzati su una popolazione di 233.900 abitanti. La sede vescovile è la città di Nocera Inferiore, dove si trova la Cattedrale di San Prisco. La diocesi comprende anche due parrocchie santuario: il Santuario Maria SS. Annunziata e il Santuario di Santa Maria Materdomini.

Origini e Vicende Storiche della Diocesi

La prima diocesi della Campania Inferiore risalirebbe, secondo alcune interpretazioni, al I secolo, quando San Prisco, considerato il primo vescovo di Nuceria, sarebbe giunto in Italia insieme a Pietro e ai 72 discepoli di Gesù. Tuttavia, è più probabile che San Prisco sia vissuto durante il III secolo.

Un evento significativo nella storia ecclesiastica di Nocera fu l'esilio dell'antipapa Lorenzo nel 498, che trovò rifugio nella città. Eletto papa insieme a Simmaco, perse la carica a seguito di un periodo di instabilità civile.

San Prisco è venerato come patrono della città di Nocera e dell'intera diocesi. La sede della prima cattedra nocerina rimane sconosciuta.

Nel corso dei secoli, il territorio della diocesi subì significative trasformazioni. Una parte del suo territorio fu smembrata e passò alla Diocesi di Salerno. Sebbene questa notizia, riportata dal vescovo Simone Lunadoro, non trovi piena conferma negli storici successivi, è documentata la presenza di alcuni vescovi (Placido, Filippo, Iametro) nel periodo di una presunta soppressione.

Particolarmente illustri furono i vescovi di origine comense della famiglia Giovio, che ressero la diocesi durante il Rinascimento.

Nonostante fosse sede vacante dal 1806, la diocesi rimase autonoma fino al 27 giugno 1818, quando venne unita aeque principaliter alle diocesi di Cava e Sarno.

La Diocesi di Sarno

La Diocesi di Sarno fu eretta nel 1066 dall'arcivescovo Alfano I di Salerno, con una bolla convalidata da papa Alessandro II. Il primo vescovo fu Riso, salernitano, che stabilì la sua residenza nella zona allora conosciuta come Casamabile, divenuta in seguito sede vescovile.

Il 25 settembre 1972, le diocesi di Cava e Sarno furono unite in persona episcopi alla Diocesi di Nocera de' Pagani. Tuttavia, il 30 settembre 1986, l'unione tra Cava e Sarno fu sciolta. Cava fu unita in piena unione all'arcidiocesi di Amalfi, dando origine all'arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni.

Il 30 settembre 1986, le due ex diocesi (Nocera de' Pagani e Sarno) furono fuse nell'unica Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, guidata dal vescovo S.E. Gioacchino Illiano per quasi 24 anni. Dal 4 giugno 2011, S. E. Mons. Silvio Zurlo è alla guida della diocesi.

Mappa della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno

Nocera Inferiore: Storia e Archeologia

Nuceria, nell'antichità, chiuse la sua tradizione di città libera dopo l'assoggettamento dei Sanniti da parte dei Romani, subendo l'influenza romana e denominandosi anche "Constantia". La città fu saccheggiata da Ruggiero il Normanno nel XII secolo.

Parte delle sue mura è ancora visibile nel villaggio Pareti, mentre altri ruderi si trovano nella zona di Pucciano, in contrada Trebulonia. Di particolare interesse archeologico sono le porte della città: Porta Romana e Porta Stabiana.

A Grotti si trova un anfiteatro, di dimensioni paragonabili a quello di Pompei. Altri imponenti ruderi, situati in prossimità delle mura di Pareti, sono stati identificati come caserme di presidio o fortilizi. Nella stessa zona di Pareti, è stato individuato un edificio pubblico, interpretato da alcuni studiosi come un tempio, basilica e foro.

Un esempio di architettura paleocristiana è il Battistero di Santa Maria Maggiore, risalente al 1842, considerato secondo solo a quello di San Giovanni in Laterano a Roma per antichità e struttura. Il "Tempio", di forma circolare, presenta una vasca battesimale centrale e un rivestimento marmoreo decorato con croci di stile greco. L'edificio, funzionante da Battistero per la Valle del Sarno, servì anche da cattedra del vescovo nocerino fino al IX secolo, trovandosi all'interno delle mura cittadine. Successivamente, dal XIV secolo, la sede vescovile fu trasferita al monastero benedettino di San.

Resti archeologici di Nuceria Alfaterna

Sarno: Patrimonio Storico e Archeologico

La città di Sarno vanta un notevole patrimonio archeologico, paragonabile a quello di Nocera. Tra i suoi tesori si annoverano il teatro a Foce e il millenario santuario di Santa Maria.

A pochi chilometri dal santuario si trovano le mura d'Arce, su cui correva un acquedotto, la cui costruzione è attribuita all'imperatore Claudio o, secondo altri, all'epoca augustea.

L'intera zona pedemontana del Sarno, fino al valico di Codola (Passo dell'Orco), è considerata un'area archeologica di grande rilievo. Si ipotizza la presenza di resti di un tempio di Minerva sul castello medievale e di un castrum Augusti sulla collina di San.

Teatro romano di Sarno

Il Museo dell'Agro Noccerino

Istituito nel 1964 dalla provincia di Salerno e inaugurato il 4 luglio 1965, il Museo dell'Agro Noccerino ha sede presso il convento di San Antonio dei Padri Conventuali a Nocera Inferiore.

Il museo è organizzato in tre sale: la prima espone reperti di antichità romana; la seconda ospita monete nocerine e altri oggetti; la terza è dedicata agli arredi di tombe rinvenute tra Pareti e Pucciano negli anni 1961-1964, tra cui spiccano vasi di bucchero come una coppetta e una oinochoe trilobata.

Il Santuario di Santa Maria Materdomini

Il Santuario di Santa Maria Materdomini, noto anche come Santuario dell'Assunta o Santuario di Materdomini, è una basilica pontificia minore, un santuario, un'ex abbazia benedettina e monumento nazionale situato a Nocera Superiore, nella frazione di Materdomini.

La tradizione narra del ritrovamento della tela della Madonna sotto terra, conservata tra due tavole di legno di castagno, a seguito della visione di una contadina, Caramari, alla quale la Madonna avrebbe chiesto di scavare sotto una quercia.

La devozione per l'icona sacra, chiamata anche "la Cona", crebbe grazie ai miracoli attribuiti dai fedeli. La costruzione di una prima piccola chiesa nel luogo del ritrovamento è datata intorno al 1041 o 1060.

Nel 1834, padre Bernardino di Lioni testimoniava l'inizio della primitiva cappella, informazione poi confermata da Michele De' Santi nel 1909, basata su pergamene del XV secolo.

Il 1º maggio 1061, papa Niccolò II consacrò la cappella, concedendo un'indulgenza plenaria. Dal 1075 circa, la cura dell'immagine e della cappella fu affidata a Pietro Regina e successivamente ai fratelli Stefano e Nicola Pagano. Dal 1632 subentrarono i Basiliani, fino al 1809.

Nel 1300, Carlo II d'Angiò donò il castello di Castel San Giorgio e l'annessa cappella al santuario. I padri Benedettini, a partire dal 1631, trasformarono il castello in un piccolo convento.

Il santuario custodisce le spoglie di Roberto d'Angiò, figlio di Carlo I d'Angiò, e quelle della regina Beatrice di Provenza, tumulata provvisoriamente accanto al figlioletto.

Esterno del Santuario di Santa Maria Materdomini

Arte e Architettura del Santuario

Il complesso, che oggi ospita il convento dei frati minori, presentava fino al 1943 un quadriportico. A seguito dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, due ali furono abbattute, rimanendo solo l'ala nord.

La facciata è caratterizzata da tre grandi archi, sormontati da finestroni. L'atrio è accessibile attraverso tre portali d'ingresso, di cui il maggiore racchiude un portone ligneo istoriato del 1833, raffigurante le fasi del ritrovamento dell'icona e i primi miracoli.

L'interno della basilica è a navata unica. Al centro della navata, sulla destra, si trova il tempietto che custodisce l'immagine della Madonna. Questo tempietto, a base quadrata, è sormontato da una cupoletta di marmo.

Il quadro di Santa Maria Materdomini è conservato in una cornice marmorea sopra il tabernacolo e l'altare, circondato da pregevoli stucchi. Molti fedeli lo definiscono "piccola Porziuncola".

La tradizione narra di episodi miracolosi legati al tentativo di spostare il quadro sull'altare maggiore, interrotto da eventi naturali.

Opere d'Arte e Decorazioni

Nel 1660 circa, il soffitto fu sostituito da un cassettonato ligneo con ventuno opere di Angelo Solimena, tra cui la tela del ritrovamento del quadro e l'Assunzione di Maria.

Nel 1775, a causa di infiltrazioni d'acqua, il soffitto fu sostituito da stucchi e Giacinto Diano rifece le tele del ritrovamento e dell'Assunzione. A seguito dei bombardamenti del 1943, il soffitto crollò e fu ricostruito nel 1947 con tre dipinti di Giuseppe Canali.

La tela centrale, la più grande, rappresenta il momento del ritrovamento dell'icona di Maria, con personaggi e dettagli fedeli alla tradizione. Un'altra tela raffigura un cartiglio dorato con un'iscrizione latina relativa all'indulgenza plenaria.

Sulla parete sinistra si trovano quattro altari dedicati al Sacro Cuore di Gesù, Sant'Antonio di Padova, San Giuseppe e San Francesco d'Assisi, con tele di padre Aurelio Balzani. Sul lato destro sono presenti l'altare della Deposizione, la cappella del Santo Rosario o della Riconciliazione, la cappella di San Basilio, la sacrestia e la sala capitolare.

La cappella del Santo Rosario ospita diverse tele e statue, tra cui la Madonna del Rosario dipinta da Francesco Guarini nel 1645 circa.

La cappella di San Basilio, eretta dai padri Basiliani, custodisce la tela del santo e affreschi dei fondatori dell'abbazia di Grottaferrata. Nelle lunette del soffitto sono raffigurati santi correlati a San Basilio.

Ai lati della cappella sono collocate due tele di Angelo Solimena, raffiguranti la visita di papa Niccolò II e un miracolo attribuito all'imperatore Enrico IV.

Il presbiterio, realizzato nel '700 con marmi policromi, è separato dalla navata da una balaustra. Ai lati dell'altare vi sono altorilievi in stucco raffiguranti Sant'Agostino e San Giovanni Crisostomo.

Dietro l'altare maggiore si trova un coro ligneo del 1832, finanziato dal re Ferdinando II di Borbone.

Interno del Santuario con l'altare maggiore

Il Santuario di San Gerardo Maiella

Il Santuario di San Gerardo Maiella, situato nella frazione Materdomini di Caposele (AV), sorge nel luogo dove, nel Medioevo, la Vergine apparve a dei pastori. In ricordo dell'evento, fu edificata una cappellina.

La chiesa, riedificata e ampliata nel corso dei secoli, fu dichiarata basilica minore da papa Pio XI nel 1930. È dedicata alla Madonna, invocata sotto il titolo di Mater Domini.

Le visite pastorali degli arcivescovi di Conza, a partire dal 1505, attestano i pellegrinaggi verso questo luogo sacro.

Nel 1748, Sant'Alfonso Maria de' Liguori fondò un collegio di Padri Redentoristi nei pressi della cappella mariana. Qui morì San Gerardo Maiella il 16 ottobre 1755.

Il culto di San Gerardo Maiella, dopo la sua canonizzazione nel 1904, si affiancò a quello per la Mater Domini. L'aumento dei pellegrinaggi ha portato all'ampliamento del tempio e alla costruzione di una nuova chiesa.

Statua di San Gerardo Maiella

Tradizione e Devozione

La tradizione orale sannicolese tramanda la leggenda del ritrovamento di un'icona della Vergine da parte del Gran Conte Ruggiero d'Altavilla. Per favorire la cultura latina nel Meridione, Ruggiero si avvalse dell'opera degli ordini monastici Benedettino e Certosino.

Un antico canto narra la gioia dei cuori per l'arrivo dei romani e le lodi a Santa Maria. Secondo un'altra tradizione, San Bruno riposò sotto gli ulivi che ombreggiano l'ingresso del tempio, custodito da eremiti.

La chiesetta di Mater Domini fu lesionata dal terremoto del 1783 e riedificata da un artigiano locale.

La festa principale si celebra il 15 agosto, con un grande concorso di fedeli e emigrati. La statua della Madonna con Bambino viene girata per benedire gli abitanti di San Nicola da Crissa e dei comuni vicini.

La devozione per la Materdomini è legata alla tradizione millenaria che si tramanda di generazione in generazione.

Processione con la statua della Madonna Materdomini

Opere d'Arte e Elementi Architettonici

Il portone del santuario, realizzato intorno al 1830 dai Frati Minori, è un'opera di rara bellezza artistica. Le sue due ante raccontano le fasi della storia del luogo sacro, dalla leggenda del drago al ritrovamento dell'icona.

All'interno della basilica, il tempietto che custodisce l'immagine della Madonna è considerato una "chiesa dentro la chiesa".

La Basilica conserva diverse opere artistiche, tra cui reliquiari di Santi, antichi paramenti e preziosi oggetti liturgici.

Il coro ligneo del 1832, donato dal re di Napoli Ferdinando II di Borbone, arricchisce ulteriormente la bellezza del santuario.

Dettaglio del portone istoriato del Santuario

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