La Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, fondata nel 1261, è una delle più antiche, ricche e prestigiose confraternite laiche di Venezia. Nata come comunità di "disciplinati o flagellanti", noti anche come Battuti, essa riuniva i fedeli attorno alla devozione per il proprio santo patrono, San Giovanni Evangelista.
Storia e Sviluppo della Scuola
Pochi anni dopo la fondazione, la famiglia Badoer costruì accanto alla Scuola un ospizio per vedove, concedendo nel 1340 in locazione il piano superiore alla confraternita. Tra il 1349 e il 1354, come testimoniato da un'iscrizione sotto il bassorilievo esterno all'edificio, i confratelli ristrutturarono gli ambienti per adeguarli alle proprie necessità. La lapide recita: "M.CCCXLVIIII. FO FATO QVESTO LAVORIER P. CONPAGNI E DELI BENI DELA SCOLA E CON LAIDA D. EMISER. ALBE.TIN SO FRAR. TVT.I CAVI E PA.TRO.I. DEL DITO LOGO E P. SIER BO.TOLAMIO DIT. MAZVCO P.COLATOR DEL SOVRADIT."
Il prestigio della Scuola aumentò notevolmente nel 1369, quando ricevette in dono da Philippe de Mézières, cancelliere dei regni di Cipro e Gerusalemme, un frammento della Vera Croce. Questa reliquia, a sua volta, era stata donata a Philippe dal patriarca latino di Costantinopoli Pietro Tommaso. Oltre alla Croce, le insegne della Scuola rimasero l'aquila di San Giovanni e il bastone pastorale, talvolta accompagnate dalle iniziali S Z. Il bastone pastorale commemorava un leggendario episcopato dell'evangelista ad Efeso, spesso sintetizzato nel solo pastorale ornato da una testa d'aquila sull'estremità del ricciolo.

Il crescente prestigio convinse i confratelli ad un ampliamento della sede. Concordata con i Badoer la costruzione di un nuovo ospedale sostitutivo, la Scuola occupò l'intero edificio, riadattandolo negli anni tra il 1414 e il 1420. Questa data è confermata dalla commissione di un primo ciclo di dipinti per decorare le sale, opere che sarebbero state sostituite un secolo e mezzo dopo da quelle oggi note. Questa nuova distinzione spinse a impreziosire la sede con ulteriori opere d'arte e arredi architettonici. Tra il 1478 e il 1481, Pietro Lombardo realizzò il setto d'ingresso al campiello della Scuola. Successivamente, nel 1498, si decise di costruire un nuovo scalone di accesso, affidandone il progetto a Mauro Codussi.
Poco prima, tra il 1496 e il 1501, era stata presa la decisione di commissionare una serie di teleri per la Sala Grande della confraternita, raffiguranti i miracoli della reliquia della Croce a Venezia. Alla loro realizzazione furono chiamati alcuni dei principali artisti attivi in città: Gentile Bellini dipinse tre teleri, Giovanni Mansueti ne eseguì due, Vittore Carpaccio uno, Lazzaro Bastiani uno e Benedetto Diana un altro. Un telo attribuito al Perugino, tuttavia, non si è conservato.
L'Architettura e gli Ambienti della Scuola Grande
Il complesso della Scuola Grande è accessibile attraverso un portale, elemento architettonico che ne sottolinea l'importanza artistica con i suoi decori scultorei rinascimentali. A destra del setto di ingresso si trova l'edificio principale, che si sviluppa dapprima su due piani nell'ala dell'atrio, per poi ampliarsi posteriormente in un grande edificio di tre piani, dove si trova la Sala Capitolare. Sul portale d'ingresso rettangolare, oltre a un mascherone centrale, sono presenti negli angoli dell'architrave due piccoli bassorilievi con frati inginocchiati in preghiera. Alla sinistra dell'ingresso, un grande bassorilievo mostra la Madonna con Bambino in alto e, sotto, i confratelli della Scuola Grande riuniti in preghiera davanti al santo protettore.

Il maestoso scalone di accesso, capolavoro del bergamasco Mauro Codussi, ripropone la soluzione a due scale convergenti, già adottata per la Scuola di San Marco. Le rampe, coperte da volte a botte e affiancate da dossali di pietra scura, si allargano verso l'alto con un gioco prospettico esaltato dalla cupola finale e dalla luce di un'ampia bifora ad arco.

Gli Interni
All'interno della Scuola, vari ambienti di grande pregio accolgono i visitatori:
- Sala delle Colonne: Prende il nome dalle sue cinque grandi colonne in pietra.
- Sala Capitolare: Rifatta tra il 1727 e il 1757, è considerata il capolavoro di Giorgio Massari. Questo vasto e luminoso salone, destinato all'assemblea dei confratelli, è caratterizzato da un soffitto rialzato a 11 metri di altezza, illuminato superiormente da dodici grandi finestre ovali. Alle finestre circolari sono aggiunte delle bifore in imitazione codussiana. Il sontuoso pavimento è decorato da superfici marmoree policrome. L'altare di San Giovanni Evangelista, che culmina nella sala, rappresenta il Santo ispirato da un angelo mentre scrive il Vangelo. Sulle pareti sono presenti tele che narrano episodi della vita di San Giovanni Evangelista, mentre il soffitto è decorato con scene del libro dell'Apocalisse.
- Oratorio della Croce: Questo è il luogo più sacro della Scuola, dove dal Trecento è custodita la preziosa reliquia della Santa Croce. Oggetto di culto per la comunità nei secoli, la reliquia ispirò anche le grandi tele di Gentile Bellini.
- Sala dell'Albergo: Era il luogo deputato alle riunioni degli organi di governo della Scuola.

La Preziosa Reliquia della Santa Croce
La reliquia della Santa Croce, conservata nell'Oratorio, fu donata alla Scuola Grande nel 1369 da Filippo de Mezieres, Gran Cancelliere del Regno di Cipro e Gerusalemme. Egli ne dispose in quanto esecutore testamentario del patriarca di Costantinopoli, cui era stata affidata da alcuni monaci siriani.
Il reliquiario gotico, in argento dorato, è un capolavoro dell'oreficeria veneziana che riproduce la forma della croce. Ai lati del Crocifisso sono raffigurati la Vergine e San Giovanni Evangelista, secondo la tradizione iconografica risalente al V secolo, insieme a una fitta decorazione a fogliame, viticci e figure angeliche. Nell'estremità superiore, entro una teca pentagonale con una grande pietra rossa ottagonale incastonata alla base, è posta l'insigne Reliquia della Croce, affiancata da due angeli genuflessi e sormontata da un angioletto recante tra le braccia il sudario della Veronica. Secondo l'attuale statuto della Scuola, come specificato nell'Art. 5, essa è depositaria della preziosa Reliquia della SS. Croce, racchiusa in un artistico reliquiario gotico e ceduta dai conti Marcello con atto del 26 luglio 1929 al Patriarca di Venezia Card. Pietro La Fontaine, che l'ha affidata alla Scuola. L'Art. 2 dello statuto menziona inoltre il culto della Santissima Croce e la celebrazione della festa di San Giovanni Evangelista.

Il Patrimonio Artistico della Scuola
Le notizie sui primi cicli pittorici della Scuola sono talvolta scarne e contraddittorie. Le scritture della Scuola indicano che nel 1421 fu deciso di decorare la Sala Capitolare con una serie di dipinti raffiguranti "Storie dell'Antico e del Nuovo Testamento", sebbene senza specificare i temi. Si sa che il proseguimento della serie fu commissionato a Jacopo Bellini, parzialmente compensato nel 1437. Successivamente, le opere di Jacopo Bellini e del suo studio furono trasferite o sostituite per far spazio al ciclo dipinto da manieristi come Palma il Giovane, Domenico Tintoretto, Sante Peranda e Andrea Vicentino, realizzato tra il 1595 e il 1626.
La Chiesa di San Giovanni Evangelista, annessa alla Scuola Grande e con essa in simbiosi, fu edificata nel X secolo. Al suo interno, si possono ammirare alcune opere di Domenico Tintoretto e uno straordinario organo del 1760, tutt'oggi funzionante, che la rendono unica.
Con la soppressione del 1806, molte opere rilevanti e preziosi arredi furono confiscati, come la tavola isolata (un polittico senza l'incorniciatura originale) di Giovanni da Bologna, oggi conservata alle Gallerie dell'Accademia dal 1818.
Significato e Funzione delle Mariegole Veneziane
Il termine Mariegola deriva da "madre regola" o "matricola", indicando sia l'insieme delle regole statutarie di una confraternita sia l'elenco dei suoi soci. A Venezia, fin dall'XI secolo, le prime associazioni tra liberi lavoratori, come maestri d'arte, artigiani e mestieranti, si formarono con scopi morali e assistenziali, antesignane dei moderni sindacati. Le Mariegole regolamentavano diritti e doveri degli affiliati, il rapporto tra lavoratori (titolari e apprendisti), la lealtà della concorrenza, la qualità dei prodotti e un sistema di mutua assistenza. Stabilivano inoltre norme religiose, morali, comportamentali, politiche, economiche e amministrative. Nel corso degli anni, subirono numerose modifiche e integrazioni a causa di delibere, decreti o proclami.
La Repubblica di Venezia esercitava uno stretto controllo sulle corporazioni, le quali dovevano pagare tasse e fornire prestazioni gratuite allo Stato. La Serenissima garantiva il rispetto delle normative imposte dalle Mariegole, un sistema organizzativo avanzato che permetteva il controllo della qualità dei prodotti esportati, mantenendo alta la reputazione commerciale di Venezia. Alcune categorie, come i vetrai di Murano e gli arsenalotti, ricevevano "mariegole d'oro" speciali, a testimonianza del loro valore strategico per la Repubblica.
Le Mariegole erano custodite negli archivi delle Scuole, confraternite laiche che sceglievano un santo protettore e fornivano assistenza economica, lavorativa e spirituale. Molte riunivano artigiani per professione, e ogni Scuola aveva la propria Mariegola come un albo professionale. Mentre cittadini di ceto medio aderivano alle Scuole, i patrizi si riunivano nelle Scuole Grandi, che acquisirono maggiore importanza sociale. Istituite nella seconda metà del Quattrocento, le Scuole Grandi si dedicavano a opere di beneficenza, assistenza e pubbliche espiazioni. Grazie all'autotassazione, disponevano di ingenti somme, reinvestite in oggetti di culto o immobili per accrescere il loro prestigio e svolgevano un ruolo fondamentale nella raccolta di fondi in tempi di crisi o per il sostegno militare di Venezia.
Nell'Archivio di Stato di Venezia sono conservati 13 volumi di Mariegole relativi alla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, alcuni come statuti e altri come elenchi di confratelli. Nel 2003, la Scuola ha pubblicato una trascrizione della Mariegola n. 8, curata da Gian Andrea Simeone, che include i capitoli statutari dal 1261 al 1457 e l'elenco dei confratelli della Mariegola n. 5.

Le Mariegole della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista: Tesori Ritrovati
Le Mariegole erano preziosi volumi in pergamena. Quando si rendeva necessario riscrivere gli statuti o quando erano consunti dall'uso, venivano fatti copiare da abili amanuensi e miniatori, cercando di conservare le pagine illustrate. La qualità della scrittura e delle integrazioni era un obbligo, e le Scuole spesso stipendiavano un calligrafo esterno per questo incarico.
All'Archivio di Stato di Venezia sussistono ancora quattro esemplari lacunosi delle Mariegole della Scuola di San Giovanni Evangelista, riportanti modifiche allo statuto dal primo Trecento al Quattrocento.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, documenti di inestimabile valore storico, tra cui la "Mariegola della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista" e quella della "Scuola Grande della Misericordia", furono trafugati dall'Archivio di Stato di Venezia. Le loro tracce si erano perse per decenni, fino al 2018, quando furono ritrovati a Boston, negli Stati Uniti, tra le collezioni della Boston Public Library. Questi importanti manoscritti medievali, identificati e restituiti a Venezia dopo oltre settant'anni dal furto, erano stati sottoposti a smembramento, rimozione di capitoli e numeri di pagina, e rilegatura disordinata, presumibilmente per celarne l'identità. La riscoperta fu opera della ricercatrice Dr. Lisa Fagin-Davis. In seguito, la dottoressa, la BPL, l'Archivio di Stato di Venezia e le polizie italiana e americana hanno cooperato per la restituzione. La restauratrice Miriam Rampazzo si occuperà del restauro di entrambe le mariegole.
Resta piuttosto misterioso da quale volume d'origine furono staccati i due preziosi fogli miniati acquisiti regolarmente dal Cleveland Museum of Art e dal Musée Marmottan, tuttavia l'ipotesi più probabile è che appartenessero a un'ulteriore redazione, successiva alla prima versione conservata a Venezia, oggi completamente perduta nella parte testuale. Nonostante datazioni non particolarmente distanti tra le due mariegole, le dimensioni delle miniature a piena pagina escludono la provenienza dalla redazione precedente, più piccola. Le dimensioni dell'immagine (quella di Cleveland 278 x 200 mm e quella di Parigi 280 x 200 mm) e l'impostazione stilistica, pur con margini bianchi tagliati via, pongono le due opere in stretta relazione. L'incorniciatura a fasce con caratteri pseudo-arabi interrotta da piccoli medaglioni e le raffigurazioni dal gusto bizantino con tratti già gotici sono molto simili.
Miniature Notabili
- Miniatura di Cleveland: Ritrae una Deesis, particolarmente interessante per la sua retorica dedicata ai Battuti, rappresentando la ricompensa celeste ai confratelli disciplinati. Un maestoso Cristo in trono, scortato da ali turbinanti di serafini rossi e accompagnato da Maria e Giovanni (rappresentato anziano secondo le consuetudini della Scuola), accoglie i Battuti. Alcuni di essi, raggruppati attorno alla croce processionale, sono cullati da due angeli, altri sono già assurti sopra le proprie nuvolette. I confratelli, che indossano la bianca cappa con le insegne della Scuola, aperta sulla schiena per ostentare le piaghe delle fustigazioni, sono già nel "cielo dei cieli", più in alto degli angeli tubicini e del firmamento con gli astri che li osservano dal basso. Numerosi angeli plaudenti fanno da cordone e ala nella parte superiore.
- Miniatura del Marmottan: Frutto delle medesime intenzioni retoriche, raffigura la flagellazione di Cristo all'interno di un ambiente marcatamente gotico. Ai piedi di Gesù, tra i due aguzzini, sono inginocchiati in preghiera due piccoli confratelli, anch'essi con la cappa aperta sulle spalle.
- Miniatura della Fondazione Cini: Appartiene a una Mariegola dell'Archivio iniziata nel 1366. Staccata dal libro in epoca remota ma di provenienza lecita, fu acquistata nel 1939 da Vittorio Cini come parte della collezione di Ulrico Hoepli. Il formato della pagina, la grafia, la spaziatura e lo stile delle decorazioni filigranate coincidono con il libro originale, e permane una leggera impronta delle miniature sul verso della pagina di apertura con gli indici. L'incorniciatura della pagina Cini è relativamente più semplice, ravvivata dall'iniziale di «In nomine patris…» con un Cristo benedicente e, nell'angolo opposto, da un piccolo medaglione con Giovanni intento a scrivere il Vangelo sotto la dettatura di un angelo. La pergamena miniata della Cini appare opera vicina alla bottega di Giustino di Gherardino da Forlì per assonanze con gli ornati del Graduale della Scuola di Santa Maria della Carità, sebbene le figure, pur accurate, risultino più semplificate.
- Pagina miniata ex Boston: Questa pagina, risalente all'inizio del XV secolo e raffigurante una pagina iniziale da una mariegola della Scuola di San Giovanni Evangelista, è risultata, grazie agli studi della Humphrey, far parte dei fogli trafugati dall'Archivio di Stato tra il 1947 e il 1949. La sua composizione originale era ben nota tramite le vecchie pubblicazioni di Pompeo Gherardo Molmenti e Giulio Lorenzetti. Le indagini successive alla scoperta hanno portato la Homeland Security Investigations a imporre il sequestro di questa pagina e di un'altra manoscritta appartenente alla Mariegola della Scuola Grande della Misericordia, provenienti dal medesimo furto. La Boston Public Library ha rinunciato spontaneamente al possesso dei manoscritti. In questa pagina, un'elegante profusione di motivi vegetali dipinti a bordura e due quadrilobi agli angoli superiori con i simboli degli evangelisti Marco e Giovanni fanno da ala alla raffigurazione centrale del Padre Eterno.
In ambedue le illustrazioni di fondo pagina di queste mariegole, un gruppo di aspiranti confratelli inginocchiati giura la propria fedeltà sul volume della Mariegola, portato dai degani della Scuola. Sono tutti disposti davanti a un altare, mentre un gruppo di persone assiste, in piedi, alla destra della scena. Le differenze sono evidenti negli eleganti abiti dei convenuti, in special modo per le ampie maniche pendenti e orlate in quella trecentesca, secondo la moda del tempo e di gusto cortese nell'altra.
MARIEGOLE RITROVATE, I CARABINIERI RESTITUISCONO ALLA CITTA' UN PEZZO DI STORIA
Soppressione Napoleonica e Ricostituzione
Dopo cinque secoli e mezzo di attività ininterrotta, a seguito del decreto napoleonico del 1806 (o 1807), la Scuola di San Giovanni Evangelista venne soppressa, come tutte le altre confraternite, e privata di tutti i suoi beni. Sotto il successivo governo asburgico, si ipotizzò persino di demolire gli edifici per costruirvi case a scopo speculativo, e si progettò di smontare i pavimenti della Sala Capitolare per ricollocarli in palazzi o chiese austriache. Tuttavia, nel 1830, il ricco imprenditore Gaspare Biondetti Crovato avviò trattative per restituire il complesso a un gruppo di fedeli, e la richiesta fu accolta solo nel 1855.
La Scuola fu ricostituita nel 1856 sotto il Regno Lombardo-Veneto, con la denominazione di "Corporazione delle Arti Edificatorie di Mutuo Soccorso nella Scuola di S. Giovanni Evangelista in Venezia". Da quell'anno ha continuato ininterrottamente a esercitare le proprie attività sociali e spirituali, come ente dotato di personalità giuridica, con sede a Venezia presso i suoi monumentali edifici. Essa conforma e conforma le proprie attività sociali e culturali alla legge civile e quelle di ispirazione religiosa alle indicazioni della disciplina canonica.
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